Un Antico Amico

Dove eravamo rimasti?

Cosa è quel rumore? Il resto del gruppo di cacciatori mandato in perlustrazione? (57%)

Una brutta scoperta

«Dobbiamo andare, non c’è tempo!» disse Caio a bassa voce. Labieno annuì e si incamminò verso l’uscita della caverna. I due cuccioli, rimasti in disparte fino a quel momento, seguirono Labieno e trotterellarono verso la luce esterna. Ancora con i nervi tesi, Caio seguì il legionario e si trovò a sbattergli contro facendo cozzare le armature. Un momento scosso da quell’impatto si avvicinò all’orecchio del soldato «Che diavolo succede adesso?» – «Ce ne sono molti altri, troppi… Dobbiamo correre via adesso, prima che ci vedano». Non se lo fece ripetere, Caio si chinò e afferrò i due cuccioli, passandone uno a Labieno «Mi raccomando» gli disse fissandolo dritto in volto. Il legionario afferrò il cuccioletto e quasi rimase intenerito da quella piccola palla di pelo che aveva la forza di un terremoto. Sorrise lievemente e annuì al suo superiore «Andiamo». Si lanciò in corsa verso sud-ovest e seguì la strada che avevano deciso di intraprendere. Caio lo seguì correndo notando che il cucciolo che aveva in mano stava annusando l’aria, portando il musetto verso l’alto, dietro di sé. Volse lo sguardo e notò che un nutrito gruppo di cacciatori era all’entrata della grotta.

Dopo aver percorso un paio di centinaia di metri si fermò per riprendere fiato e fece cenno a Labieno di fare lo stesso. Il legionario si accostò al superiore «Signore, cosa stai facendo?» – «Shh, non ci hanno… Oh Merda!» uno dei cacciatori uscì urlando dalla caverna e guardò verso i due legionari. «Corri!» Caio si voltò e riprese la sua corsa. Labieno non se lo fece ripetere due volte e intraprese la stessa strada correndo alla massima velocità consentitagli dalle gambe.

Quella corsa sembrava interminabile, il bosco non finiva più e quei cacciatori sembravano avere fiato a sufficienza per corrergli dietro per altri sei giorni.

Caio strinse i denti e si maledì per aver deciso di fermarsi, li avrebbero potuti evitare se avesse continuato a correre. Ormai era fatta, non si poteva tornare indietro… Avanti era la salvezza.

Immerso nei suoi pensieri non si accorse della fine del sentiero. Cadde in un dirupo scosceso, rotolò per diversi metri. Non l’aveva previsto ma un pensiero fulminante gli corse per la testa e subito portò entrambe le braccia intorno al cucciolo per proteggerlo. La caduta gli costò la perdita del fiato a causa di un forte impatto con una roccia dove la sua armatura andò completamente distrutta. Si alzò lentamente facendo dei grossi sospiri, portò una mano al petto e si sganciò i resti del corpetto di metallo. Guardò il cucciolo. Non aveva nulla, anzi, lo fissava con la testa leggermente china di lato non capendo cosa stesse facendo il suo padrone. Nonostante il dolore non riuscì a contenere un breve sorriso, poi volse lo sguardo verso l’alto e notò Labieno che, con molta fatica, aveva intrapreso la discesa di quel dirupo. Continuò a fissarlo per un po’, qualcosa non ridava: Labieno stava usando mani e piedi per scendere da quella parete di terra e roccia… Dov’era il cucciolo? Passò un lungo istante di silenzio e tensione prima che Caio si accorgesse dell’ingegno del ragazzo: aveva legato il cucciolo, con una fascetta di cuoio del cingulum, al pomo del gladio. Il piccoletto era inerme con le zampe penzoloni nel vuoto. Ancora una volta scappò un sorriso ma venne subito rimpiazzato dal duro sguardo della paura. I cacciatori erano vicini. Caio attese Labieno e si diresse con lui dietro ad un grosso tronco caduto.

Sedettero li per lunghi istanti, ripresero fiato e al tempo stesso cercarono di ascoltare i rumori. I due cuccioli vennero liberati ed entrambi puntarono musetti e orecchie verso la cima del dirupo. Sicuramente c’era qualcuno: i due legionari si voltarono lentamente e notarono che i cacciatori erano tutti li ad osservare a destra e sinistra il minimo movimento possibile. Tornarono a coprirsi dietro il tronco e attesero che il pericolo scampasse.

Quell’istante sembrava non finire più, dall’alto arrivavano voci che parlavano una lingua sconosciuta a Caio e il bosco, davanti a lui, sembrava non finire più. Si avvicinò a Labieno e lo guardò dritto in volto facendo cenno con la testa verso i loro nemici. «Dicono di aver perso le tracce. Stanno andando via. Dicono che senza i cani non potranno mai trovarci» Labieno sorrise e accarezzò uno dei cuccioli.

In un attimo svanì tutta la tensione, le voci non si udivano più e i cacciatori non si vedevano.

Caio fece un lungo sospiro poi si alzò in piedi e si tolse definitivamente l’armatura rotta nascondendola tra il tronco e il fogliame secco.

Dopo aver dato un ultima occhiata alla cima della scarpata riportò lo sguardo sul bosco notando un piccolo dettaglio a diverse centinaia di metri da loro: il bosco era di nuovo tappezzato di corpi… Corpi di compagni legionari…

Si alzò e corse a perdifiato. Raggiunse la distesa e si fermò dinanzi ad uno degli stendardi caduti. Labieno lo raggiunse con i due cuccioli e rimase a bocca aperta «La diciottesima…»

Anche la diciottesima legione è stata distrutta. Cosa c'è sul campo di battaglia?

  • Altri legionari sopravvissuti? (61%)
    61
  • Sciacalli che saccheggiano i corpi? (28%)
    28
  • Altri cacciatori intenti ad uccidere i feriti? (11%)
    11
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56 Commenti

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