Un Antico Amico

Dove eravamo rimasti?

Anche la diciottesima legione è stata distrutta. Cosa c'è sul campo di battaglia? Altri legionari sopravvissuti? (61%)

Amici in difficoltà

Un clangore di spade proveniva da dietro l’altura «Andiamo» disse Caio. Corsero a perdifiato sulla distesa di corpi saltando tra l’uno e l’altro. I lupetti, piccoli e agili, li seguivano senza perdersi dietro di loro. Arrivarono in cima alla collinetta e si distesero. I cuccioli si avvicinarono piano e fecero la stessa cosa, quasi ad imitare quel nuovo genitore. Si appiattirono al terreno e ci poggiarono i musetti, mentre con gli occhi sembravano chiedere al loro padrone “va bene così?”. Caio li guardò un momento e sorrise.

Da li lo sguardo si mosse e giunse su ciò che stava avvenendo oltre la collina: un piccolo manipolo, quattro uomini, erano intenti a combattere con almeno il doppio dei nemici.

I due soldati si guardarono e annuirono, poi Caio si volse verso i lupetti «Aspettatemi qui». Non aveva mai addestrato quei piccoletti e se ne rese conto solo quando aveva già intrapreso la discesa della collina correndo da albero ad albero per non farsi individuare. Volse lo sguardo indietro e notò con sommo stupore che i cuccioli lo avevano capito, lo stavano ascoltando; erano fermi, seduti sul crinale della collinetta.

Scosse la testa e sorrise incredulo a quella scena, poi si volse verso Labieno, nascosto dietro un altro albero a non più di tre metri da lui «Aggiriamoli, prendi uno scudo e carichiamoli. Otto contro sei… Vinciamo sicuramente noi» sorrisero entrambi e si divisero accerchiando i nemici.

La lotta continuava feroce sul campo di battaglia ma nessuno dei due schieramenti sembrava voler cedere all’altro.

Arrivati alle spalle dei nemici, indossati i rispettivi elmi, afferrati gli scudi e impugnate le spade, i due si guardarono e al cenno di Caio si lanciarono in una carica furibonda.

«Aaaaaaaaah!!! Legionari, serrate le fila!» quasi increduli, alcuni cacciatori si volsero lasciando un momento di respiro ai soldati. Questi, disciplinati come sempre, nonostante fossero sorpresi da quell’arrivo improvviso, obbedirono all’ordine e serrarono la fila creando un muro di quattro scudi. Quell’attimo fu vitale per loro e mortale per i loro nemici: il muro di scudi era impenetrabile.

Caio e Labieno arrivarono sul campo di battaglia ed entrambi si lanciarono addosso ad un avversario. L’impatto con lo scudo fu devastante, i due cacciatori volarono a terra e uno dei due non si mosse più da lì, mentre l’altro venne finito nel momento in cui tentò di rialzarsi. La lama di Labieno ne trafisse il collo facendo sentire lo scricchiolio della spina dorsale tranciata di netto.

Caio approfittò della sua carica devastante e proseguì verso un altro avversario che era li, pronto a riceverlo. I quattro legionari, eccitati da quel nuovo arrivo, iniziarono l’avanzata a passo lento con lo scudo dinanzi a loro. Botta di scudo, un passo avanti, un affondo col gladio, botta di scudo, un passo avanti, un affondo col gladio. Quell’avanzata fu l’esempio lampante della disciplina dell’esercito romano: quattro soldati, stanchi e feriti che obbedivano agli ordini del loro superiore senza battere ciglio. L’offensiva si fermò quando Caio urlò «Legionari, fermi!». In quel momento il tempo si fermò, il silenziò tornò sovrano su quel luogo e le uniche cose che si potevano udire erano lo scricchiolio del sottobosco che cedeva sotto le caligae dei legionari e il fiatone di questi ultimi.

La situazione si era ribaltata: i cacciatori erano caduti tutti… Tutti tranne due, che ora, alla mercè dei legionari, buttarono le spade a terra e si misero in ginocchio dinanzi a loro.

«Soldati, riposo. Rompete le righe» era quasi un eufemismo, la riga era una sola, anche molto piccola, ma quella era un’abitudine prevalse. I soldati, stremati e ansimanti, poggiarono a terra gli scudi rimanendo fermi in attesa di ordini.

Caio si volse verso Labieno e fece un cenno del capo: il soldato aveva capito tutto e non se lo fece ripetere due volte. Si avvicinò ai due cacciatori e li trafisse uno alla volta col proprio gladio. Tutti i legionari rimasero a vedere quella scena: Il gladio di Labieno fuoriuscì dallo stomaco dei due uccidendoli in pochi attimi.

Quando tutto finì Caio fece un fischio e si avvicinò ai legionari «Come state soldati? Piacere di vedervi tutti interi, a quanto pare siete molto antipatici agli Dei degli inferi». I soldati risero tutti quanti. «Stiamo bene, signore. Tu però non fai parte della diciottesima». Caio annuì e il suo volto si indurì «No, è vero! Anche la diciassettesima è stata distrutta». Un momento di silenzio scese in mezzo a loro e i legionari accusarono il colpo di quella notizia. Uno di loro alzò lo sguardo verso il comandante «E la diciannovesima? Il governatore?». Caio scosse il capo «Non sappiamo nulla. Io e lui siamo gli unici sopravvissuti della diciassettesima e voi siete le prime facce amiche che incontriamo da questa mattina». Ancora una volta scese il silenzio.
Labieno fece un passo avanti «Cosa facciamo adesso, signore?» Caio lo guardò un momento e poi riportò lo sguardo sugli altri.

Cosa succederà?

  • Decideranno di proseguire verso nord-est alla ricerca del governatore. (79%)
    79
  • Decideranno di proseguire verso sud-ovest e scappare (0%)
    0
  • I Cuccioli verranno rapiti (21%)
    21
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

56 Commenti

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi