Un Antico Amico

Dove eravamo rimasti?

Che cosa ha visto Caio? Il governatore è vivo ma nel carro con lui c'è un amico di Caio (64%)

La nostra priorità

«”Ma” cosa? Signore che succede?» Caio era evidentemente scosso da quella vista e i soldati si fecero tutti vicini intorno a lui. Labieno continuò con le domande «Che cosa hai visto?». Si riprese e alzò lo sguardo verso i soldati notando che lo stavano fissando con aria preoccupata. Maledì se stesso per aver fatto trapelare quel sentimento di preoccupazione, un vero ufficiale non deve mai dare a vedere le sue debolezze davanti ai sottoposti. Si ricompose velocemente e quando la carovana sparì dalla loro vista, si alzò in piedi «in quel carro c’è il governatore, il legato della diciannovesima e…» si interruppe con un lungo sospiro «E?» ripeté Labieno «e il mio optio». I soldati si guardarono un momento tra loro poi Caio riprese «Decimo è con me da quando è entrato in legione… Non c’è soldato più fedele di lui… Ma soprattutto… Non esistono amici come lui…» non aggiunse altro, si volse e scavalcò sul sentiero. I cuccioletti lo seguirono e si fermarono al suo fianco scodinzolando e fissandolo dritto in volto. Caio era preoccupato e non ricambiò quello sguardo.

I soldati lo seguirono e quando tutti furono sul sentiero, diede l’ordine di marcia. Si incamminarono a passo spedito e seguirono le tracce della carovana. Si volse verso i soldati e con tono fermo chiese «Quanti ne avete contati?» – «Diciassette» – «Sedici» – «Quindici» – «Sedici» tutti risposero a voce bassa e a quanto pare c’era qualcuno non molto bravo con la matematica. «Bene. Io ne ho contati sedici, quindi credo che sia il numero più veritiero» dopo una breve pausa continuò «sapete bene qual è la nostra priorità. Giusto? Quindi, siete pronti a combattere contro un numero di nemici nettamente superiore al nostro?» Labieno si fece avanti e annuendo parlò per tutti «non devi nemmeno chiederlo. Siamo le aquile di Roma. Noi non abbiamo paura di niente». Tutti annuirono e Caio rispose soddisfatto con un cenno del capo.

Si girò e riprese a camminare ma uno dei soldati si fece avanti a tutti «Signore, io sono stato nell’avanguardia della diciottesima e la notte prima della marcia siamo venuti qui a fare un sopralluogo. Conosco questa strada e so che a breve il sentiero finirà in una gola. E’ possibile contenere li dentro l’intera carovana». Il volto di tutti si illuminò in una serie di sorrisi e ghigni che lasciavano presagire una cosa sola: tutti avevano voglia di combattere.

Non servì nessun ordine, si girarono e tornarono sui loro passi correndo a perdifiato verso il campo di battaglia. Appena giunti raccolsero uno scudo ed un elmo ciascuno. Indossarono l’elmo, misero lo scudo in spalla e corsero più che poterono verso quella gola annunciata dal soldato. Durante la corsa i due cuccioletti si guardavano sempre intorno ed annusavano l’aria, tutto ciò non sfuggì a Caio che tenne la guardia sempre alta. Tagliarono per il bosco e in poco meno di un’ora raggiunsero la gola. Si fermarono e ripresero fiato a grandi boccate riempiendo i polmoni più che potevano.

Dopo poco Caio si chinò verso i lupetti e, come aveva già fatto in precedenza, gli raccomandò di stare fermi lì sul limitare del bosco. I cuccioli si stesero a terra e lo guardarono. Erano contenti di obbedire agli ordini di quel capobranco e scodinzolarono felici in attesa della loro ricompensa. Il centurione allungò le braccia verso di loro e li grattò sulla schiena sorridendo. La loro reazione fu buffa: battevano la zampa posteriore destra sul terreno, come se soffrissero il solletico. Alcuni istanti dopo, Labieno li raggiunse e poggiò una mano sulla spalla del centurione «Stanno arrivando». Caio si alzò, imbracciò lo scudo e sguainò il gladio «Andiamo».

Si disposero in una fila da quattro e in due rimasero dietro a proteggere un possibile attacco alle spalle.

Le rocce che correvano ai loro fianchi erano troppo alte e aggirarle avrebbe richiesto molto tempo ai loro avversari. Dovevano essere veloci e letali in quella piccola battaglia, la vita del governatore dipendeva da loro.

La carovana arrivò sulla strada e imboccò la gola e solo dopo una breve curva a sinistra notò la presenza di quel muro di scudi cremisi pronti a respingerli.

Il convoglio si fermò, ci fu una breve disputa tra alcuni uomini poi sei di questi si fecero avanti, imbracciarono gli archi ed incoccarono le frecce.

Il silenzio di quel momento sembrava non finire più ed era così pregnante che, nonostante la distanza, i legionari poterono sentire le corde degli archi che si tendevano.

Caio si guardò rapidamente a destra e a sinistra, controllò che i cuccioli fossero fuori dalla portata delle frecce e riportando lo sguardo davanti a se, tornò a fissare gli avversari.

Archi tesi, silenzio pesante e una sola voce si alzò da dietro la carovana «Lasciate il passo se volete vivere». Non servi che Caio rispondesse, un soldato lo fece per lui «Fottiti stronzo e vieni qui a morire».

Null’altro, solo un ordine nella lingua del luogo e gli archi scoccarono.

Non c’era altro da fare, Caio alzò il gladio e urlò «Testudo!!!»

Cosa succederà durante la battaglia?

  • Qualcuno li aggirerà e tenterà di sorprenderli (31%)
    31
  • Caio verrà ferito durante lo scontro (54%)
    54
  • La maggior parte dei legionari cadrà sul campo ma vinceranno lo scontro (15%)
    15
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