Un Antico Amico

Dove eravamo rimasti?

Cosa succederà durante la battaglia? Caio verrà ferito durante lo scontro (54%)

Le Termopili

Era una manovra semplice, ripetuta migliaia di volte: i due esterni fecero un passo indietro, i soldati al centro della formazione si chinarono in avanti e poggiarono gli scudi a terra. Immediatamente gli esterni, ormai arretrati, alzarono i loro scudi e li poggiarono su quelli dei loro compagni chinati. Caio e Labieno, con uno scatto fulmineo, si posizionarono ai lati della formazione e la chiusero. La testuggine era completa, anche se piccola, era pronta all’impatto. Le frecce caddero come pioggia e sui loro scudi impattarono con forza: rimbalzarono a destra e sinistra, si infilzarono nel legno piegato e caddero fuori dalla formazione. Il tutto durò una manciata di secondi. Pochi attimi che sembrarono infiniti. Appena il diluvio di frecce cessò, Caio guardò oltre gli scudi per scrutare la prossima mossa del nemico e si accorse dell’imminente carica a cui avevano dato inizio. Non si lasciò sfuggire quell’attimo e gridò «Formazione in linea». I soldati obbedirono e tornarono a formare una riga di quattro scudi pronti a ricevere l’impatto della carica nemica. «Ricorderete questo giorno come il migliore della vostra vita, ricorderete questo momento come la più grande impresa della vostra carriera. NOI SIAMO LE AQUILE DI ROMA!» a quell’incitamento, tutti i soldati urlarono e le loro voci rimbalzarono contro le pareti di roccia amplificandosi. Il nemico sentì molto bene quell’urlo di battaglia e in qualche modo si rese conto di trovarsi di fronte ad un avversario intento a non lasciare il passo. I soldati barbari erano ormai ad una manciata di metri dai legionari «Saremo come Leonida alle Ternopili» una risata riecheggiò tra gli scudi e tutti si prepararono all’impatto. Eccoli, i cacciatori saltarono tentando di oltrepassare gli scudi ma il muro resse anche a quello, Labieno e Caio, da dietro la fila, affondavano i loro gladi in quelli che tentavano di oltrepassarla. Ancora una volta la disciplina rendeva questi soldati delle vere e proprie macchine da guerra, di nuovo: botta di scudo, un passo avanti, un affondo col gladio. Non c’era via di scampo da quella gola, uomo dopo uomo, tutti i cacciatori andarono ad infrangersi contro il muro di scudi. Da lontano giunse un urlo e Caio alzò lo sguardo oltre i suoi legionari: il mondo stava crollando, la loro impresa stava fallendo. Un uomo alto e muscoloso aveva tirato fuori dalla gabbia il governatore e proprio in quel momento, davanti agli occhi di Caio, lo stava sgozzando facendo colare il sangue caldo sulla sua decoratissima armatura. Il centurione vacillò, le gambe tremarono e un lampo passo davanti ai suoi occhi: un uomo alto, con la barba folta, brandendo una lunga spada, era riuscito ad oltrepassare la barriera di scudi. La lama cadde forte e veloce, impattando contro l’elmo di Caio. Tutto divenne bianco, dopo pochi secondi nero. Sentì il volto bagnato e qualcosa che continuava a bagnarlo, riaprì gli occhi e vide i due lupetti in piedi sul suo petto che facevano a gara a chi leccava per primo la sua faccia. Portò le mani al volto nel tentativo di scansarli e quando si toccò la mandibola sentì un immenso dolore che gli scosse tutto il corpo e gli fece perdere immediatamente tutte le forze «Dannazione!». Riusciva a tenere gli occhi aperti e a vedere sopra di se il cielo grigio che tentava di farsi strada tra le fronde degli alberi. Intorno a lui tutto era silenzioso e nulla turbava la quiete di quel luogo. All’improvviso un ricordo affiorò alla mente: il governatore. Tentò di alzarsi ma due mani lo trattennero a terra «Dove diavolo credi di andare?». La voce era familiare, quelle mani erano familiari. Gli occhi si gonfiarono di lacrime e lo sguardo si volse verso quella figura «Decimo, amico mio». Il soldato sorrise di rimando al centurione «Stai giù, sei stato ferito». A quelle parole Caio alzò una mano e tentò di toccarsi testa ma venne immediatamente fermato dall’optio. «Dove sono gli altri?» – «Stanno dando le giuste esequie al governatore Varo e al legato Settimio». Fece un lungo sospiro e chiuse gli occhi «Quindi non ce l’abbiamo fatta…» – «No signore, mi dispiace. I tuoi uomini però sono tutti vivi e i nemici tutti morti» – «Una magra consolazione rispetto a ciò che avremmo dovuto fare. Dammi una mano, aiutami a sedere» – «Ma signore…» – «E’ un ordine soldato». Decimo allungò le braccia e aiutò il comandante a sedere, gli fece poggiare la schiena contro la roccia. Da quel punto, nonostante il mal di testa e la fasciatura stretta, Caio poteva vedere cosa era veramente successo sul campo di battaglia. I legionari erano tutti vivi, i nemici tutti morti e con loro anche il governatore Varo e il legato della diciannovesima. «Dobbiamo andarcene da qui» – «Per ora non possiamo scendere a sud. Quando sono salito sul carro ho sentito dire che diverse bande di cacciatori stanno setacciando la zona per uccidere tutti i superstiti e che Arminio e le sue truppe si sono accampati proprio a sud del campo di battaglia».

Cosa decideranno di fare i nostri legionari?

  • Andranno a nord in cerca di un passaggio via mare per la Britannia (64%)
    64
  • Andranno a sud tentando di passare inosservati vicino all'accampamento nemico (21%)
    21
  • Andranno ad ovest nelle terre dei Frisi dove Labieno ha degli amici (14%)
    14
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56 Commenti

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