Il calice del tormento

Un insolito cadavere

Tre cose odio di più al mondo, la stupidità e la presunzione. La terza? La terza è che non so in quale delle due appartengo. Ma una cosa so di sicuro, che il colonnello che esegue le indagini appartiene alla prima categoria.

Nonostante i miei sforzi, il colonnello non mi fa entrare nella stanza dove la ragazza è stata uccisa. Nel corridoio ascolto il medico legale. I miei colleghi ,curvi sui loro taccuini, divorano dettagli dell’accaduto, accontentandosi di queste inutili voci censurate; ma io no. Mi avvicino alla stanza, cercando di non far notare la mia presenza, e odo un tonfo secco. Intravedo, dalla fessura della porta, due scarpe nere con la punta rivolte verso l’alto e dei pantaloni con una riga rossa. E’ un giovane appuntato che ha perso i sensi. Di scatto si spalanca la porta, esce un suo collega, che rigurgitando anche l’anima si dirige in bagno. Mi avvicino a lui,e girandogli il coltello nella piaga, gli faccio una domanda.

:«Dicono che la ragazza sia stata legata sul letto e ha delle ferite sul…» non ho nemmeno il tempo di finire la frase che la sua testa scompare nella ceramica, e odo rumori che mi fan rivivere l’adolescenza dei post sbornia. Ritornato nel mondo a colori l’appuntato, con un volto cadaverico e due occhi persi nel vuoto, mi risponde:«Ho visto…»

:«Scanzi ancora lei! Vada fuori!»esordisce il colonnello uscendo dalla stanza.

Con aria imbarazzata e beffarda rispondo:«Obbedisco colonnello, obbedisco».

Mentre scendo le scale del palazzo ottocentesco incontro Claudio, un fotografo senz’anima che avrebbe venduto una foto di sua madre nuda per qualche soldo; nonostante ciò mi offre un caffè,che in seguito pagai io.

Mentre beviamo il caffè mi dice che è riuscito a scattare tre foto sul luogo del delitto,

«Cosa vuoi in cambio?»Gli dissi senza giri di parole,«tre milioni di lire» mi risponde.

«Cosa? Solo per tre foto? Te ne do due e mezzo» e lui «tre o niente»

«Cristo Santo», gli urlo senza pudore, «stiamo trattando sulle foto di una ragazza morta».

«di sicuro non avrà nulla da obbiettare»

Nauseato dalla sua battuta sono andato in banca a prelevare i tre milioni.

Ci vediamo due giorni dopo io con i soldi, lui con le foto. In quel momento penso ad un unica cosa, alla qualità degli scatti. Non immagino affatto che di li a poco avrei varcato i cancelli dove dimorano le mie paure più nascoste.

Mentre mi consegna le foto mi da tre consigli. Il primo è di aprirle in casa , il secondo è di stare seduto e l’ultimo, ma non ultimo, di non mangiare.

Faccio il giornalista investigativo da più di vent’anni e ho visto cadaveri di guerra, mafia, terrorismo e fanatici di ogni genere ma non so come, mi tremano i polsi.

Corro a casa. Salgo le scale affannosamente a due a due; chiudo la porta alle mie spalle e apro la busta.

Estraggo la prima foto con cautela, come se fosse una tela del rinascimento; non credo ai miei occhi, tutto avrei immaginato tranne questo.

Ciò che mi appare dinnanzi agli occhi è un essere che ha perso l’umana forma. Privata del suo cranio e del suo organo intellettivo, i suoi occhi svaniti chissà dove e le sue labbra, che hanno sussurrato le ultime mortali parole, si sono perse in quel massacro. Al suo posto e stata ricucita,con cura e maestria maniacale,una testa di una bestia. La bestia che per molti uomini, nel passare del tempo, rappresenta uno dei volti di satana; la capra.

Anche le gambe non appartengono alla vittima,le sue sono state amputate per essere rimpiazzate da delle zampe di cavallo o di un altro quadrupede con gli zoccoli.

La cassa toracica, con tutte le sue interiora, sono esposte al pubblico senza la censura della cute.

Dopo un sospiro di amara conferma, alla sfiducia che ripongo nel genere umano, inizio ad analizzare le altre foto. La seconda è sfocata; si vedono ombre e macchie senza senso, una foto inutile e riconfermo la mia sfiducia. Alla terza foto mi rendo conto che non vi sono traccie di sangue, ne sul corpo (di quello ne ne rimane) ne sul letto, ma l’occhio da cronista, nota nella mano sinistra della ragazza un oggetto. Ma visto che il suddetto occhio ha più di 50 anni, devo trovare assolutamente una lente di ingrandimento alla Sherlock Holmes.

Cosa ha, in mano, la vittima?

  • Un libro (27%)
    27
  • Una foto (27%)
    27
  • Una chiave (45%)
    45
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76 Commenti

  • Letto.
    Finale interessante; come la storia, del resto. Scena drammatica nella chiusa ben pensata, d’effetto, per quanto banalotta… 😉
    Spero che la prossima storia che deciderai di scrivere sarà ragionata a tavolino in modo che non finisca per annoiarti e indurti a correre per chiuderla in fretta come hai fatto stavolta. In fondo questa era una bella storia, bastava crederci un po’ di più per evitare noia per te e cliché per noi.. 🙂 Ti seguirò anche nella prossima storia, tuttavia. Meriti.

  • Questa storia è senza dubbio una delle mie preferite. Mi piace la trama ed anche i personaggi, ognuno dei quali sembra nascondere qualcosa. Il fotografo è senza dubbio il più “viscido” e quindi sarà nel suo appartamento che si svolgerà il prossimo episodio. Bravo 🙂

    • Grazie per aver votato e per i consigli che mi dai, sono sicuro, che nei prossimi episodi (se li caricherò), ci saranno sempre degli errori; è nella mia natura sbagliare 🙂
      P.S Sicuramente anche in questo commento ci sono degli errori 🙂 Ciao

  • voto per la chiave, la trama mi piace, e devo dire che essendo 1 amante dei gialli, è originale, di certo qui non si parla del solito cadavere amputato o decapitato. Occhio ai tempi e a qualche refuso qua e là (ne ne rimane). Se posso darti un consiglio, cerca di esser più fluido, meno stacchi durante lo svolgimento dei fatti.
    Passa dal mio racconto e dimmi cosa ne pensi a presto!

  • Ciao, D.
    mi piace questo tuo incipit, e ho deciso di seguire la tua storia.
    Tuttavia devo darti dei consigli ( incappi in una ltrettanta giornalista, che però non ha avuto a che fare con cadaveri, ma che può esserti utile) utili alla narrazione poichè la tua storia può essere davvero intrigante, ma alcuni dettagli devi curarli meglio, assolutamente:
    scrivi:
    “…che avrebbe venduto una foto di sua madre nuda per qualche soldo; nonostante ciò mi offre un caffè,che in seguito pagai io. …”
    Mettiti d’accordo con i tempi verbali, qui ne hai usati tre diversi nello stesso periodo. La frase corretta è:
    “capace di vendere la foto di sua madre nuda per qualche soldo; nonostante ciò mi offre un caffè, che poi ho pagato io.”

    e attenzione alle battute dei personaggi, se vai a capo non mangi battute, tranquillo. ( lo so che sono 5000, ma andare a capo non comporta nulla. Però serve alla narrazione. ) Qui hai messo due battute nello stesso periodo:
    «Cosa vuoi in cambio?»Gli dissi senza giri di parole,«tre milioni di lire» mi risponde.

    Invece è:
    “Cosa vuoi in cambio?”, chiesi senza girarci intorno.
    Rispose: “Tre milioni”.

    Poi ci sono refusi vari, ma nell’insieme l’incipit è davvero molto interessante. Tanto quanto l’aver deciso di ambientare la storia negli anni ’60, che ci regala uno scorcio di vita passata di cui dovremmo tutti sentire nostalgia: il taccuino al posto dell’I-phone, magari un telefono a gettoni al posto di uno smartphone.

    Ti dirò, il buon Lee Child col suo Jack Reacher, insegna, come anche non ultimo Dylan Dog, che l’investigatore senza mezzi tecnologici è sempre la figura più affascinante e il migliore sulla piazza. Poichè egli saprà sempre come arrivare a un risultato, abituato a trovare elementi con la testa e non col “metodo intuitivo”. 🙂 quindi, ottima scelta!
    Solo una domanda:
    un Colonnello? E’ una fogura che appartiene all’esercito, non hai giustificato la ragione per cui debba occuparsi di un delitto comune. O la vittima era nell’esercito?

    Ti seguo volentieri. Al prossimo.

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