Il calice del tormento

Dove eravamo rimasti?

Beatrice si scaraventa addosso a Scanzi dimenando la lama come l'Orlando furioso. Cosa accadrà? Nessuno viene ferito. (57%)

Reazioni a catena.

Sono riverso a terra, con il palmo della mano cerco di alzarmi. Mi ritrovo con il  coltello davanti ai piedi. Lo afferro.

<<Fermati! Io non c’entro niente, te lo giuro! Tu adesso vieni con me, andiamo al palazzo di via Mur…>>

Non riesco a finire la frase visto che continua a darmi pugni e calci.

La sua forza bruta è figlia dell’ira; tra urti e bestemmie raggiungiamo l’auto e partiamo.

Dopo una trentina di curve a gomito, e dopo aver sentito il mio occhio destro pulsare e gonfiarsi, arriviamo a destinazione.

Inciampo più volte, sui gradini d’entrata. Beatrice invece ansima, si dimena ed urla ma nessuno l’ascolta.

<<La stronza è giù in cantina, forza! Andiamo!>>

Lo scricchiolio delle assi di legno mi inquieta.

Più scendo e più riconosco i rumori che si arrampicano per le scale. Sento lo scoppiettio di un fuoco e dell’acqua che bolle. Riesco persino a riconoscere il suono di un mestolo, che urta il bordo di un pentolone.

I gradini di legno tacciono, ed inizio a rimpiangere quel angoscioso scricchiolio.

Non ho il coraggio o la voglia di aprir bocca, visto che questa faccenda non mi riguarda.

<<Perché hai ucciso mia figlia?>>

<<Dovette essere punita!>> Il rumore del mestolo continua a sovrastare lo scoppiettio del  fuoco, ma non il suo modo di esprimersi.

<<Perché? Non ha mai fatto del male a nessuno>> La voce tremante di Beatrice fa svanire persino il gonfiore dai miei occhi.

<<Vedeste la foto piegata? Quei due volti carbonizzati furono dei genitori di Carlo, che erano stati bruciati vivi dentro la stalla. La vicina di casa accusatte la femmina e lu maritu di aver dormuto co’ lu Diavulo, sotto furma di caprone. In quel tempo, le malelingue si movettero come le fiamme che divoratteno la fattoria. Il neonato risparmiato fu… ed io lo accudetti; essendo sua zia. I nostri vicini fu la famiglia Orfini, e giurammo di bevere il loro sanguine, e quello dei loro eredi, in dei scintillanti calici dorati.>> #

<<Mia figlia è stata uccisa per questo? Ma che c’entriamo noi? La mia famiglia non ha mai avuto a che fare con questa storia! Ma lei lo sa quante famiglie Orfini ci sono? Questa è follia!>>

<<Si che lo saccio, sette ragazze Orfini stettero nel box auto! Li vedeste? Questo è solo l’inizio. La violenza genera violenza, solo che quello stupido di Carlo…>>

<<Cosa ha fatto?>>

<<Ha inseminato la vostra erede>> La vecchia risponde con tono schifato.

<<Vuol dire che il neonato che abbiamo visto tra le sue braccia è mio nipote?>> La voce di Beatrice sembra acquistare speranza.

<<Era, suo nipote! Guarda in pentola cosa bolle! Gli eredi pagheranno col sangue. La violenza genera violenza!>>

In quel preciso istante si scatena l’inferno in terra.

* * *

(9 anni dopo)

<< Questa è la mia storia, caro onorevole. Dopo 9 anni mi trovo qui, in questo appartamento, a raccontarla a lei.>>

<< Che ne è stato di Beatrice e della portinaia?>>

<< Beatrice, dopo aver strangolato la vecchia e seppellito suo nipote, si gettò nel Tevere. Oh quale orrore ripensarci. Io scappai in Svizzera per qualche anno. I miei incubi si mutarono in realtà.>>

<<Scanzi! Hanno chiamato da palazzo Chigi, il governo ha accettato lo scambio! Libereranno i nostri compagni in cambio dell’onorevole Moro! Abbiamo vinto! Viva la rivoluzione! Viva il proletariato!>>

<<Onorevole! Ha sentito il mio compagno?>>

<<Certo!>>

<<Ricorda la mie prime parole che ho detto?>>

<<Quali?>>

<<Tre cose odio di più al modo: la stupidità e la presunzione.>>

<<La terza?>>

<<La terza è che ho scoperto di essere figlio di entrambi i mali. Uccidete il gerarca democristiano!>>

<<Ma Scanzi!, Abbiamo vinto la battaglia! I nostri compagni saranno liberi!>>

<<Uccidetelo! E portatemi il mio calice! La violenza genera violenza, l’azione che sto per compiere causerà altri orrori ed altri incubi! Ma non a me! Non a me…>>

* * *

(Lampedusa 2014)

Su una spiaggia deserta, vi sono 78 cadaveri. Donne, bambini ed uomini provenienti dall’Africa nera. Uno di questi e completamente coperto dalla sabbia. L’unica cosa che si intravede è una mano bianca che spunta dalla rena. In mano ha un documento.

Il suo nome è Silvia Scanzi.

FINE

#(Alcuni errori ortografici sono voluti dall’autore; altri, invece, dall’ignoranza.)

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76 Commenti

  • Letto.
    Finale interessante; come la storia, del resto. Scena drammatica nella chiusa ben pensata, d’effetto, per quanto banalotta… 😉
    Spero che la prossima storia che deciderai di scrivere sarà ragionata a tavolino in modo che non finisca per annoiarti e indurti a correre per chiuderla in fretta come hai fatto stavolta. In fondo questa era una bella storia, bastava crederci un po’ di più per evitare noia per te e cliché per noi.. 🙂 Ti seguirò anche nella prossima storia, tuttavia. Meriti.

  • Questa storia è senza dubbio una delle mie preferite. Mi piace la trama ed anche i personaggi, ognuno dei quali sembra nascondere qualcosa. Il fotografo è senza dubbio il più “viscido” e quindi sarà nel suo appartamento che si svolgerà il prossimo episodio. Bravo 🙂

    • Grazie per aver votato e per i consigli che mi dai, sono sicuro, che nei prossimi episodi (se li caricherò), ci saranno sempre degli errori; è nella mia natura sbagliare 🙂
      P.S Sicuramente anche in questo commento ci sono degli errori 🙂 Ciao

  • voto per la chiave, la trama mi piace, e devo dire che essendo 1 amante dei gialli, è originale, di certo qui non si parla del solito cadavere amputato o decapitato. Occhio ai tempi e a qualche refuso qua e là (ne ne rimane). Se posso darti un consiglio, cerca di esser più fluido, meno stacchi durante lo svolgimento dei fatti.
    Passa dal mio racconto e dimmi cosa ne pensi a presto!

  • Ciao, D.
    mi piace questo tuo incipit, e ho deciso di seguire la tua storia.
    Tuttavia devo darti dei consigli ( incappi in una ltrettanta giornalista, che però non ha avuto a che fare con cadaveri, ma che può esserti utile) utili alla narrazione poichè la tua storia può essere davvero intrigante, ma alcuni dettagli devi curarli meglio, assolutamente:
    scrivi:
    “…che avrebbe venduto una foto di sua madre nuda per qualche soldo; nonostante ciò mi offre un caffè,che in seguito pagai io. …”
    Mettiti d’accordo con i tempi verbali, qui ne hai usati tre diversi nello stesso periodo. La frase corretta è:
    “capace di vendere la foto di sua madre nuda per qualche soldo; nonostante ciò mi offre un caffè, che poi ho pagato io.”

    e attenzione alle battute dei personaggi, se vai a capo non mangi battute, tranquillo. ( lo so che sono 5000, ma andare a capo non comporta nulla. Però serve alla narrazione. ) Qui hai messo due battute nello stesso periodo:
    «Cosa vuoi in cambio?»Gli dissi senza giri di parole,«tre milioni di lire» mi risponde.

    Invece è:
    “Cosa vuoi in cambio?”, chiesi senza girarci intorno.
    Rispose: “Tre milioni”.

    Poi ci sono refusi vari, ma nell’insieme l’incipit è davvero molto interessante. Tanto quanto l’aver deciso di ambientare la storia negli anni ’60, che ci regala uno scorcio di vita passata di cui dovremmo tutti sentire nostalgia: il taccuino al posto dell’I-phone, magari un telefono a gettoni al posto di uno smartphone.

    Ti dirò, il buon Lee Child col suo Jack Reacher, insegna, come anche non ultimo Dylan Dog, che l’investigatore senza mezzi tecnologici è sempre la figura più affascinante e il migliore sulla piazza. Poichè egli saprà sempre come arrivare a un risultato, abituato a trovare elementi con la testa e non col “metodo intuitivo”. 🙂 quindi, ottima scelta!
    Solo una domanda:
    un Colonnello? E’ una fogura che appartiene all’esercito, non hai giustificato la ragione per cui debba occuparsi di un delitto comune. O la vittima era nell’esercito?

    Ti seguo volentieri. Al prossimo.

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