Il calice del tormento

Dove eravamo rimasti?

Nuovo personaggio. Chi sta scendendo le scale del palazzo di via Murgia? La madre della ragazza uccisa. (63%)

Giornalismo d’assalto

Apro gli occhi, avvicinandomi la sveglia al naso, sono solo le tre e mezza del mattino. Il fragore impetuoso della tempesta irrompe nella mia stanza. Una folata di vento fa aprire la porta, che da nel corridoio. Mi alzo per chiuderla, e vedo lei. La donna che ho incontrato per le scale del palazzo di via Murgia. Una donna dall’aspetto intrigante ma allo stesso tempo malinconico e cupo, ha un vestito nero con una gonna sobria che supera leggermente le ginocchia. Il volto è semicoperto da un velo a maglia larga, nella mano sinistra tiene un guinzaglio, ma non riesco a vedere dall’altro capo chi vi è legato, visto che, la vittima di tal sopruso, è giù per le scale. Nella mano destra regge un calice dorato.

Quel calice non mi è nuovo, la sua forma sinuosa risuscita in me un ricordo opaco.

La donna si incammina verso di me. Man mano che i suoi passi si avvicinano, odo un respiro affannoso ed inquietante salire verso il mio piano. Da dietro l’angolo noto una nube densa di vapore, è il respiro affannoso della creatura che avanza per le scale, una creatura dissimile ad ogni altra.

La bestia che mi appare, dietro la figura esile della donna, è un grande ominide alto dai 2,5 ai 3,00 metri, ha una folta peluria scura su tutto il corpo, con un volto relativamente simile a quello umano. Ma ciò che noto con più timore è la chiave in mano alla bestia, la chiave che mi perseguita da quel maledetto giorno.<<MALECASTUS!>> odono di nuovo le mie stanche orecchie.

Suona la sveglia. Un altro incubo è passato. Devo assolutamente rivedere quella donna.

Parcheggio l’auto sul lato opposto del palazzo, mi accendo una sigaretta, e aspetto con occhio vigile.

Vedo l’anziana portinaia andare su e giù per le scale, come in preda ad un raptus di follia e il pargolo, che porta in braccio, è l’ennesima vittima di un mondo fatto da dementi incoscienti.

Dall’angolo di via Murgia e via Tenofea mi appare una figura a me conosciuta, è lei. Scendo dalla macchina ed inizio a correre, attraversando la strada, incurante del pericolo che incombe al mio fianco; una frenata brusca fa attirare l’attenzione su di me.

Mi scuso con l’autista, con aria distratta, e raggiungo la signora vestita in nero, che nel frattempo, ha rallentato il suo cammino, incuriosita dagli insulti che ricevo, dal conducente dell’autocarro .

Con il volto rosso e lucido, e maledicendo l’ultima sigaretta che mi fa parlare con un pesante fiatone, entro in scena con queste parole :<<salve signora, ci siamo incontrati ieri si…>>

Mi interrompe con un semplice gesto, e mi dice :<< vi prego di non mercificare il mio dolore, causando in me un irrefrenabile senso di disgusto verso la vostra categoria, voi giornalisti non siete altro che sciacalli alla ricerca di carcasse, descrivete le sciagure che affliggono l’umanità, con un certo piacere personale e vi permettete di condannare e di assolvere come se foste il padreterno in terra >>.

Sento già la nostalgia degli insulti volgari dell’autista. Inseguendo i suoi passi le rispondo

:<< signora, non sono altro che un semplice scribacchino, che tenta di portare alla luce misteri irrisolti coinvolgendo il mio pubblico di lettori>>.

<< Bel pubblico di finti intellettuali, cosa vuole da me? >> mi chiede con aria di sfida.

<<Farle qualche domanda se non le dispiace?>>

<<Si, mi dispiace!>>

<<Avere dei pregiudizi, su ogni essere vivente, è una prerogativa che aspetta a uomini cinquantenni, caduti in un vortice depressivo che li porterà ad una lenta ed angosciante agonia, non certo ad una donna…>> mi interrompe per l’ennesima volta.

<<Ad una donna che ha perso il suo più grande amore? L’unica figlia che avevo è stata portata via come un sospiro in una tormenta gelida. Sara Orfini era mia figlia, una giovane ragazza di 28 anni che è stata uccisa in casa durante una rapina. Le basta questo?>>

<<Cosa? Una rapina?>>

<<Cos’è quel volto incredulo?>> mi chiede la signora Orfini, con due occhi spalancati.

<<Ma lei ha visto il corpo di sua figlia?>>

<<No… non mi è stato consentito, oggi mi hanno consegnato il referto del medico legale>>.

<<Posso leggerlo?>> gli chiedo cortesemente.

Incuriosita la donna estrae il certificato dalla borsa, ed io indossando gli occhiali mi accingo a leggerlo.

Le cause del decesso:

Ad un primo esame si rileva che sul cadavere ci sono segni di contusione e abrasioni, insomma qualcuno l’ha picchiata,nessuna traccia di medicazione delle ferite e degli ematomi.

Mi basta leggere queste poche righe, per rendermi conto che stanno celando gli atroci soprusi subiti dalla ragazza, nemmeno una parola fa riferimento a quell’orrore che ho visto nelle foto di Claudio.

In quell’istante la portinaia con movenze furtive e rapide, entra nel suo ufficio ed inizia a telefonare. Una scena già vista.

Cosa succederà dopo questo incontro?

  • La signora Orfini si chiude, in silenzio,nel suo dolore. (17%)
    17
  • Scanzi cela le foto alla signora Orfini, ma non i suoi incubi. (17%)
    17
  • Scanzi mostra le foto alla signora Orfini. (67%)
    67
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76 Commenti

  • Letto.
    Finale interessante; come la storia, del resto. Scena drammatica nella chiusa ben pensata, d’effetto, per quanto banalotta… 😉
    Spero che la prossima storia che deciderai di scrivere sarà ragionata a tavolino in modo che non finisca per annoiarti e indurti a correre per chiuderla in fretta come hai fatto stavolta. In fondo questa era una bella storia, bastava crederci un po’ di più per evitare noia per te e cliché per noi.. 🙂 Ti seguirò anche nella prossima storia, tuttavia. Meriti.

  • Questa storia è senza dubbio una delle mie preferite. Mi piace la trama ed anche i personaggi, ognuno dei quali sembra nascondere qualcosa. Il fotografo è senza dubbio il più “viscido” e quindi sarà nel suo appartamento che si svolgerà il prossimo episodio. Bravo 🙂

    • Grazie per aver votato e per i consigli che mi dai, sono sicuro, che nei prossimi episodi (se li caricherò), ci saranno sempre degli errori; è nella mia natura sbagliare 🙂
      P.S Sicuramente anche in questo commento ci sono degli errori 🙂 Ciao

  • voto per la chiave, la trama mi piace, e devo dire che essendo 1 amante dei gialli, è originale, di certo qui non si parla del solito cadavere amputato o decapitato. Occhio ai tempi e a qualche refuso qua e là (ne ne rimane). Se posso darti un consiglio, cerca di esser più fluido, meno stacchi durante lo svolgimento dei fatti.
    Passa dal mio racconto e dimmi cosa ne pensi a presto!

  • Ciao, D.
    mi piace questo tuo incipit, e ho deciso di seguire la tua storia.
    Tuttavia devo darti dei consigli ( incappi in una ltrettanta giornalista, che però non ha avuto a che fare con cadaveri, ma che può esserti utile) utili alla narrazione poichè la tua storia può essere davvero intrigante, ma alcuni dettagli devi curarli meglio, assolutamente:
    scrivi:
    “…che avrebbe venduto una foto di sua madre nuda per qualche soldo; nonostante ciò mi offre un caffè,che in seguito pagai io. …”
    Mettiti d’accordo con i tempi verbali, qui ne hai usati tre diversi nello stesso periodo. La frase corretta è:
    “capace di vendere la foto di sua madre nuda per qualche soldo; nonostante ciò mi offre un caffè, che poi ho pagato io.”

    e attenzione alle battute dei personaggi, se vai a capo non mangi battute, tranquillo. ( lo so che sono 5000, ma andare a capo non comporta nulla. Però serve alla narrazione. ) Qui hai messo due battute nello stesso periodo:
    «Cosa vuoi in cambio?»Gli dissi senza giri di parole,«tre milioni di lire» mi risponde.

    Invece è:
    “Cosa vuoi in cambio?”, chiesi senza girarci intorno.
    Rispose: “Tre milioni”.

    Poi ci sono refusi vari, ma nell’insieme l’incipit è davvero molto interessante. Tanto quanto l’aver deciso di ambientare la storia negli anni ’60, che ci regala uno scorcio di vita passata di cui dovremmo tutti sentire nostalgia: il taccuino al posto dell’I-phone, magari un telefono a gettoni al posto di uno smartphone.

    Ti dirò, il buon Lee Child col suo Jack Reacher, insegna, come anche non ultimo Dylan Dog, che l’investigatore senza mezzi tecnologici è sempre la figura più affascinante e il migliore sulla piazza. Poichè egli saprà sempre come arrivare a un risultato, abituato a trovare elementi con la testa e non col “metodo intuitivo”. 🙂 quindi, ottima scelta!
    Solo una domanda:
    un Colonnello? E’ una fogura che appartiene all’esercito, non hai giustificato la ragione per cui debba occuparsi di un delitto comune. O la vittima era nell’esercito?

    Ti seguo volentieri. Al prossimo.

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