Il calice del tormento

Dove eravamo rimasti?

Cosa succederà nel prossimo episodio? Smettila con questi incubi e segui la sig.ra Orfini. (57%)

È finito il tempo delle lacrime e dei sospiri

Imploro l’insonnia a prestar soccorso alla mia mente deturpata. Ma non basta.

Mi incammino per le strade semi deserte della capitale, come un folle in cerca di gloria. Osservo il Tevere, che in passato si è prestato ad ascoltare versi d’amore, di angosce e di speranze; ma adesso, il sacro fiume, si appresta ad udire le mie stolte parole.

Ma prima, di proferir parola, lo supplico di non straripare dinanzi ai miei versi.

“Oh infame natura che, dalle tue remote viscere, hai creato gli incubi e succubi,

oh mente perversa che, nei meandri dei miei ricordi, hai tratto tormenti,

oh notti infelici che, nel lieto riposo, hai sussurrato alle mie angosce,

qui lo dico, a voi indegni, che non avrete più la gioia di straziarmi.”

Farneticando come un ebro, che duella con le pene d’amore, giungo davanti al palazzo di via Murgia,che mi invita ad entrare, mostrando il suo portone aperto.

Oh maligno fato anche tu osi schernire il mio disagio.

I miei passi sono coperti dal russare della portinaia, fino alla porta della defunta Sara.

Sotto la fessura, noto una luce accesa; il volto s’impallidisce.

Dopo aver preso vigore inchino la fronte, e mi fermo solo quando l’occhio non si  allinea al buco della serratura.

Le luci si spengono.

Un tuono assordane fa vibrare il mio timpano e fa cessare il ronfare della vecchia.

In un silenzio tombale, le mie orecchie odono lo stridio metallico di una maniglia che si abbassa.

Come una lepre che sente il fiuto di un cane, mi accingo a scaraventarmi giù per le scale,ma un bagliore sinistro, creato ad arte da una candela ondeggiante, mi ostruisce la via di fuga.

Nel panico più totale il mio braccio viene afferrato da una mano gelida, che mi tira all’interno dell’appartamento.

Ritorna la luce è vedo la sig.ra Orfini, intanto la portinaia, con la candela in mano, torna nel suo loculo, ignara della nostra presenza.

<<Che ci fa lei qui?>> Noto, dal tono della sua voce, un invito a tendergli una risposta esaustiva.

<<Potrei farle la stessa domanda.>> Ecco! Questa non è certo una risposta esaustiva.

<<Cosa!!!>> La prima lettera viene urlata, mentre le restanti vengono sussurrate. <<Da quando è accaduta questa tragedia sono stata circondata da degli incapaci. Cronisti cinici e depressi, fotografi perversi ed avidi; per non parlare di uno Stato assente, rassegnato a farsi sodomizzare dal volere di pochi eletti. Porporati e politici che censurano le nefandezze di una società ormai allo sbaraglio, rimpiangendo la santa inquisizione che col sangue ripuliva la fede dei cristiani.>>

Lo sfogo continua, liberando i nefandi ricordi.

<<Da quando la terra, della gelida Russia, copre le sacre spoglie del mio povero marito, ho dovuto limare le zanne ed estrarre gli artigli per sopravvivere. Mi son dovuta prostituire alle SS per dar da mangiare a mia figlia. I miei compaesani, il 25 aprile, mi hanno umiliato, rapandomi a zero e sputandomi addosso, come nemica del popolo. Arrancando giungo fino ai giorni nostri, dove ho venduto i miei pochi averi, per far studiare mia figlia a Roma; dove un folle l’ha uccisa e deturpata. I suoi occhi lucenti trasmettevano speranza, adesso quei due iridi diabolici trasmettono orrore.

È finito il tempo delle lacrime e dei sospiri. Cosa ci faccio io qui? Cosa ci fa lei?>>

La mia bocca è completamente spalancata ed i miei occhi non possono far altro che imitarla. Sono intimorito dal suo sfogo, ma in realtà, è lei ad essere intimorita. Aver scelto me come uno scrigno, la preoccupa; soprattutto se il forziere ha il fondo lacerato. I suoi oscuri ricordi meritano parole di conforto. Purtroppo io non sono la persona adatta.

Le uniche parole che escono dalla mia stolta bocca sono:<<Ha trovato qualcosa?>>

La donna abbassando leggermente lo sguardo e scuotendo la testa mi dice: << No! sto solo cercando un calice, di cui ignoro la provenienza>>

<<Cosa! Dove! Perché? Quale calice? Dove l’ha visto?>> gli scuoto le spalle con tale fervore da fargli scompigliare la sua casta chioma.

<<Calmati! Sei stato tu a…>> cerca di rispondere mentre si svincola dalla mia morsa.

<<A cosa? Questo calice mi tormenta ogni notte, ed io non te ne ho mai parlato.

<<Svegliati! Le foto che mi hai mostrato! Ricordi?

<<Si!…ma>>

<<Nella prima foto, quella sfocata e piena di ombre, sull’angolo in alto a destra, si intravede uno specchio, che riflette un calice sorretto da una mano. Carlo ci deve delle spiegazioni. Come ha fatto ad entrare nella stanza prima dei carabinieri? Chi reggeva il calice? Perché un calice? Chi lo ha informato del box auto? Ma soprattutto perché mia figlia? E l’ultima, ma non ultima perché tutte queste domante, non te le sei poste tu? Ma che razza di reporter sei? Manco le basi del mestiere sai!>>

<<Beh…io>> con un atto di orgoglio alzo il capo e le rispondo con ferma audacia:<< Anche io ho una pista, e so come ha fatto ad entrare nella stanza.>>

Prossimo episodio

  • Scanzi e la sig.na Orfini trovano Carlo morto nella sua dimora. (80%)
    80
  • Carlo sorprende Scanzi e la sig.ra Orfini nella sua dimora. (20%)
    20
  • Scanzi si intrufola nella dimora di Carlo, mentre la Orfini lo pedina. (0%)
    0
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76 Commenti

  • Letto.
    Finale interessante; come la storia, del resto. Scena drammatica nella chiusa ben pensata, d’effetto, per quanto banalotta… 😉
    Spero che la prossima storia che deciderai di scrivere sarà ragionata a tavolino in modo che non finisca per annoiarti e indurti a correre per chiuderla in fretta come hai fatto stavolta. In fondo questa era una bella storia, bastava crederci un po’ di più per evitare noia per te e cliché per noi.. 🙂 Ti seguirò anche nella prossima storia, tuttavia. Meriti.

  • Questa storia è senza dubbio una delle mie preferite. Mi piace la trama ed anche i personaggi, ognuno dei quali sembra nascondere qualcosa. Il fotografo è senza dubbio il più “viscido” e quindi sarà nel suo appartamento che si svolgerà il prossimo episodio. Bravo 🙂

    • Grazie per aver votato e per i consigli che mi dai, sono sicuro, che nei prossimi episodi (se li caricherò), ci saranno sempre degli errori; è nella mia natura sbagliare 🙂
      P.S Sicuramente anche in questo commento ci sono degli errori 🙂 Ciao

  • voto per la chiave, la trama mi piace, e devo dire che essendo 1 amante dei gialli, è originale, di certo qui non si parla del solito cadavere amputato o decapitato. Occhio ai tempi e a qualche refuso qua e là (ne ne rimane). Se posso darti un consiglio, cerca di esser più fluido, meno stacchi durante lo svolgimento dei fatti.
    Passa dal mio racconto e dimmi cosa ne pensi a presto!

  • Ciao, D.
    mi piace questo tuo incipit, e ho deciso di seguire la tua storia.
    Tuttavia devo darti dei consigli ( incappi in una ltrettanta giornalista, che però non ha avuto a che fare con cadaveri, ma che può esserti utile) utili alla narrazione poichè la tua storia può essere davvero intrigante, ma alcuni dettagli devi curarli meglio, assolutamente:
    scrivi:
    “…che avrebbe venduto una foto di sua madre nuda per qualche soldo; nonostante ciò mi offre un caffè,che in seguito pagai io. …”
    Mettiti d’accordo con i tempi verbali, qui ne hai usati tre diversi nello stesso periodo. La frase corretta è:
    “capace di vendere la foto di sua madre nuda per qualche soldo; nonostante ciò mi offre un caffè, che poi ho pagato io.”

    e attenzione alle battute dei personaggi, se vai a capo non mangi battute, tranquillo. ( lo so che sono 5000, ma andare a capo non comporta nulla. Però serve alla narrazione. ) Qui hai messo due battute nello stesso periodo:
    «Cosa vuoi in cambio?»Gli dissi senza giri di parole,«tre milioni di lire» mi risponde.

    Invece è:
    “Cosa vuoi in cambio?”, chiesi senza girarci intorno.
    Rispose: “Tre milioni”.

    Poi ci sono refusi vari, ma nell’insieme l’incipit è davvero molto interessante. Tanto quanto l’aver deciso di ambientare la storia negli anni ’60, che ci regala uno scorcio di vita passata di cui dovremmo tutti sentire nostalgia: il taccuino al posto dell’I-phone, magari un telefono a gettoni al posto di uno smartphone.

    Ti dirò, il buon Lee Child col suo Jack Reacher, insegna, come anche non ultimo Dylan Dog, che l’investigatore senza mezzi tecnologici è sempre la figura più affascinante e il migliore sulla piazza. Poichè egli saprà sempre come arrivare a un risultato, abituato a trovare elementi con la testa e non col “metodo intuitivo”. 🙂 quindi, ottima scelta!
    Solo una domanda:
    un Colonnello? E’ una fogura che appartiene all’esercito, non hai giustificato la ragione per cui debba occuparsi di un delitto comune. O la vittima era nell’esercito?

    Ti seguo volentieri. Al prossimo.

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