Il cielo è rosso

Dove eravamo rimasti?

Mi dispiace, ma Lisetta è ormai sola. Cosa farà nell'Atto II? Mentre vaga per le campagne alla ricerca di cibo, incontra un uomo abile alla guerra, ma perché non è al fronte? (72%)

Atto II - Lello

Le gambe sono tronchi, dure e pesanti. Lisetta arranca. Il terreno fa schifo, ma almeno non c’è puzza di polvere e di bruciato. Lisetta continua, lo stomaco borbotta.
Perché lo faccio?
Alza la testa, verso il cielo. Si dice che è idiozia, perché gli aerei arrivano dal mare e non si addentrano così tanto. Eppure dà un’altra occhiata alle nuvole. Scuote il capo e si concentra sulla strada. Il fianco sta cedendo. Non ragiona più. Non mangia da due giorni.
Perché sono qui?
Rumori alle sue spalle.
La mano scatta dentro la tasca, verso il coltello. Ne stringe il manico. Continua a camminare, più veloce.
Passi sul terreno, ciottoli che si muovono.
Lisetta ansima, le gambe fanno troppo male. Deve rallentare.
L’aria vortica, la vista si appanna.
Che…?
Le ginocchia cedono, il terreno si avvicina…

                                                                          ****

«… che casino».
Voce di una vecchia. Mamma?
«Nessun casino. Anzi, è una cosa buona, no?»
Voce di uomo. Papà?
Rumori sparsi, Lisetta non capisce. È stesa su un letto.
Ma…
Lei non ha più un letto.
«Se lo dici tu…»
«Lascia qua, quando si sveglia…»
«Ha mosso la testa!»
«Eh?»
Silenzio.
«Ehm… ragazza?» fa l’uomo.
Papà non mi chiamerebbe ragazza.
Lisetta apre gli occhi. La luce la acceca. Alza il braccio, lo mette davanti alla faccia. Lacrime scendono.
«Chiudi le tende!» ordina la vecchia.
Metallo scorre su metallo.
«Puoi aprirli, ora» fa l’uomo, la voce gentile.
Lisetta toglie il braccio, si asciuga le lacrime e apre gli occhi. Due sagome indistinte. I secondi passano e finalmente può vedere chi le sta parlando.
La donna non è vecchia come pare dalla voce. Portamento dritto, spalle e fianchi larghi. I capelli sono più grigi che neri, qualche ruga e labbra sottili. Gli occhi marroni la fissano, preoccupati.
«Tutto bene, signorina?»
Lisetta annuisce. Dietro la donna compare un uomo. Mascella squadrata e naso un po’ storto. Stessi occhi marroni. Non può avere più di venticinque anni.
«Come ti chiami?»
«Lisetta… ma…»
La donna fa un gesto verso il giovanotto.
«Ti ha trovato mio figlio, Lello»
Quello arriccia il labbro.
«Sei svenuta davanti a me»
Lo stomaco brontola. Lo sentono anche gli americani.
Lisetta abbassa la testa. «Scusate».
La donna sorride. Le mancano almeno un quarto di denti. Si avvicina, prende un vassoio sul comodino. Lisetta si mette a sedere e la donna le appoggia il vassoio in grembo. Qualche fetta di pane e due uova sode. Vicino ci sono forchetta e coltello.
«Ora abbiamo capito perché sei svenuta. Dai, mangia».
Lisetta annuisce, prende una delle fette, la infila in bocca e ne stacca metà. È un po’ dura, forse del giorno prima. I denti macinano, ingoia veloce e prende il resto del pane.
«Tieni».
Lello le sta porgendo un bicchiere colmo d’acqua. Lisetta lo afferra e sorseggia. Lo appoggia sul comodino, riavvia i capelli dietro le orecchie e prende le posate.
«Vado di là, fai compagnia alla nostra ospite…» dice la signora.
«Lisetta, ma’» la corregge il figlio.
«Ok, fai compagnia a Lisetta, poi però vienimi ad aiutare».
Rivolge un altro sorriso alla ragazza e si volta, cammina piano verso l’uscita.
Lello si siede ai piedi del letto e la osserva mangiare le uova.
«Da quanto tempo non mangiavi?»
Lisetta manda giù il boccone. «Due giorni».
«Qui non c’è tantissimo cibo, ma sempre meglio di niente, no?»
«Questo è già tantissimo» fa Lisetta. Prende un’altra fetta di pane, la porta alle labbra ma si ferma. «Anzi, mi dispiace che vi state privando di quel po’…»
Lello alza la mano e scuote la testa. Pare indignato.
«Ne avevi bisogno».
Lisetta non sa che dire. Torna a mangiare. Le uova sono un po’ appiccicaticce, non come le faceva mamma.
Lello alza una mano e si gratta il naso. Una grossa benda ricopre l’arto, lasciando scoperte solo le unghie.
Lisetta indica con la forchetta la mano e domanda: «Che ti sei fatto?»
«Oh». Lello abbassa la mano. «Un incidente».
È arrossito?, si chiede la ragazza. Le uova sono quasi finite. Manda giù l’ultimo pezzo e finisce l’acqua. Il pane è ancora lì, ma decide di conservarlo per dopo.
Lello prende il vassoio e lo appoggia sul comodino. La mano non sembra procurargli tanto dolore, forse è fasciata bene.
«Che tipo di incidente?» chiede ancora la ragazza.
Lello non la guarda. Lisetta capisce e si arrabbia.
«Ti sei rotto la mano per non partire.».
Silenzio.
«C’è gente che muore al fronte, lo sai?» insiste la ragazza.
Lello le lancia un’occhiataccia. «E tu lo sai che non me fotte niente della guerra?»
Lisetta sposta il lenzuolo e si mette a sedere. Le sue scarpe sono lì. Si china e si aiuta con le mani per infilarle.
«Dove vai?» fa Lello.
«Via».
«Cristo, non vorrai mica farmi la predica perché non sono al fronte?»
«Non riesco a pensare a mio padre chissà dove e tu qui, a mangiare e vivere come se niente fosse».
«Mi dispiace per tuo padre, ma io dovevo pensare alla famiglia mia».
Lisetta si alza.
«Se io partivo» continua Lello, un po’ più forte, «che succedeva a mia mamma? E a te? Tu ora saresti viva?»
Lisetta lo fissa.
«Meglio morta».
Va verso la porta. È ancora debole.

E adesso?

  • Lisetta viene aggredita (30%)
    30
  • Lisetta si unisce ad un gruppo di donne con figli a carico in cerca di cibo (10%)
    10
  • Lello la raggiunge e le spiega meglio la situazione (60%)
    60

Voti totali: 20

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79 Commenti

  1. Inutile, sai gestire benissimo gli stati d’animo dei tuoi personaggio. Trovo molto umane le motivazioni del disertore, ma bisogna vedere cosa ne pensa Lisetta. Forse Lello può convincerla delle sue ragioni, sempre se non è solo un codardo…

  2. Mi è piaciuta la scena di conversazione durante il pasto.
    Generalmente gli elementi che si utilizzano nelle scene sono direttamente proporzionali al tema del dialogo,
    ti faccio un esempio: si parla di lui che si è rotto la mano per non partire. lei è indignata, suo padre è al fronte, e quasi rifiuterebbe il pasto se non lo avesse già finito. Cosa potrebbe mangiare durante un dialogo come questo? invece che uova appiccicaticce e pane duro, dovrebbe trattarsi qualcosa di friabile, che si sbriciola facilmente, qualcosa che non ha consistenza, che la costringe a lesinare le briciole. Questo perchè la scena ci dice che il loro rapporto è adesso appeso a un filo, friabile appunto, che lui e lei stanno lesinando le briciole di questa guerra: lui mutilandosi pur di non partire, lei elemosinando un pasto perchè ridotta in miseria…
    🙂 ma te la sei cavata bene lo stesso. Sono simbolismi usati soprattutto nel cinema, poiché molto figurativi e metaforici.

    Qui direi che lei si è mostrata un po’ ingrata, per cui darei a Lello la possibilità di inseguirla per spiegarle meglio.
    🙂

    • Non sapevo di questi simbolismi, ad essere sincero. Ho solo pensato a cosa si poteva trovare facilmente in campagna 😀 Però la mia mente doveva pur pensare a qualcosa di preciso se ha scelto proprio quel pasto. Forse 😉

      Grazie per il tuo tempo 😀

  3. sono per lello che la raggiunge e le spiega la situazione. I dialoghi sono davvero davvero ben pensati e costruiti, nessuna parola scritta a caso, nessuna frase inutile, il tutto coesiste in modo armonioso. Complimenti. Ovviamente apprezzo molto le domande di stacco che hai inserito all’inizio ( io faccio lo stesso anche per il mio racconto 🙂 però uso una voce narrante in terza persona e scrivo in prima 😀 ) vieni a leggere il mio nuovo episodio! a presto!

    • Il problema degli storici a cui siamo abituati è che vogliono cercare di dare tante informazioni sul passato. Questo, invece, potrebbe tranquillamente essere ambientato nella Siria del 2015, con un leggero cambio di nomi 😀

      Grazie per il voto e per il commento!

  4. sono per l’incontro con l’uomo, il tema è senza dubbio delicato ma ammetto che lo stai sviluppando molto bene. E’ coinvolgente al punto giusto. Ma ancor di più sei riuscito a trasmettere atmosfera, emozioni e sensazioni a 360 gradi, da quelle più profonde a quelle di contorno. Ben lavoro ti seguo.

      • Senti tu che sei esperto io ora mi sto scervellando sull’inci delle etichette! Non è che hai capito il segreto? Da un mese ho messo nel bagno dei libri di Jason Forbus, quando gli ho detto che lo leggo nel bagno si è un poco offeso ( è che è una lettura allegra e quindi la leggo in un momento tragico in attesa di liberare il settimo chakra!).
        Ciao vado a lavorare…I bambini mi hanno fatto promettere di travestirmi da Cappuccetto Rosso e farli ballare perchè se c’è una rincoglionita nelle favole è proprio lei!
        “Manettra ma una che non liconosce la nonna da un lupo sarà una cema o no?”
        E che gli vai a raccontare ?
        Fammi andare ciao….

  5. Ciao di nuovo =)
    Ma forse hai pubblicato l’episodio troppo presto? Di solito è meglio uno a settimana così consenti a tutti i lettori di seguirti =)
    Il 2 capitolo ancora meglio del 1 e sai perchè: Il verso frantumato.
    Frasi breve e punteggiatura assidua, questo ritmo, per lo meno a me, ha dato la chiara sensazione di velocità, azione, bombe. Lo stesso ritmo di bombe lanciate, proiettili, riflesso tra le righe.
    Sottolinea proprio l’attimo nella guerra. Sicuramente un passo avanti bravo.
    Ho deciso di votare per l’uomo abile in guerra.
    Alla prossima! =)

    • Era la sensazione che volevo dare e sono felice di essere riuscito a trasmettertela 😀

      Forse mi sto lasciando trascinare dall’emozione e dalla storia, o semplicemente non sono molto pratico di questo sito visto che ci scrivo solo da due giorni, quindi non sapevo come regolarmi 😀 Vorrà dire che aspetterò un po’ prima di pubblicare il successivo Atto 😀

      Ti ringrazio infinitamente per la dritta e per avermi letto ancora 😀

  6. In genere gli storici non mi attirano, è un tema verso cui non ho mai sviluppato interesse, però questo mi ha colpita. E con “colpita” intendo a mo’ di pugno nello stomaco. Quindi direi che hai fatto un buon lavoro 😀

    Mi associo a quanto detto qualche commento fa da Meister riguardo il linguaggio a tratti “volgare”, che secondo me se utilizzato bene può contribuire a rendere l’idea della situazione, forse era solo il contesto un po’ sbagliato, il fatto di averlo utilizzato nel primissimo capitolo.

    Comunque si vede chiaramente che il tema ti appassiona, apprezzo poi le frasi brevi e spezzate che coinvolgono ancora di più il lettore nel caos della vicenda.

    A presto 😉

    • Grazie, grazie e grazie 😀

      L’ho inserito come “storico” solo per l’ambientazione, ma se pensi che questa è la vita di tutti i giorni in paesi non lontanissimi da noi, allora ci rendiamo conto che tanto “storico” non è.

      Per quanto riguarda le parolacce: ho riletto il prologo una decina di volte e devo ammettere che quel “cagano” dà un po’ fastidio anche a me. Forse avrei dovuto scrivere meno parolacce lì e inserirle di più nell’Atto I…

      Spero che ti piacciano anche i successivi episodi 😀

      Ciao! 😀

  7. Interessante l’opzione dell’incontro con l’uomo abile alla guerra che, per qualche ragione però non è al fronte, potrebbe essere un partigiano? un ribelle? un evaso? un ex-detenuto? 🙂
    hai dato molto bene la scena mostrando il dolore della perdita di Lisetta. Hai saputo giocare con il rumore dei bombardamenti, delle sirene e al contempo il silenzio sordo della solitudine che si frappone fra il disordine e l’amore spezzato dalla guerra.
    Ora ti suggerisco però di smettere di bombardare e di inziare a farci viaggiare insieme a Lisetta, nel “viaggio” che la protagonista deve fare per raccontarci la sua avventura: dove porta, cosa scopre, perché ci racconta questa storia?

    Alla prossima.

    • Prima di tutto, ti ringrazio di leggermi così attentamente 😀

      Per quanto riguarda l’uomo, ho in mente qualcosa che alleggerisca un po’ la situazione… e direi, anche 😉 Ammesso e non concesso che sia quella l’opzione scelta.

      Per quanto riguarda i bombardamenti, grazie per il suggerimento. La prima idea era di introdurre Lisetta già inginocchiata sulle macerie e mostrare i bombardamenti come un flashback, ma ho pensato che riprenderli e mostrarli dal “basso”, questa volta, fosse più incisivo. è tempo di lasciare riposare la città… per ora 🙂

      A presto!

  8. Personaggio maschile disilluso.
    Bel ritmo poetico, cinico e incalzante allo stesso tempo.

    Seguo, anche perché il titolo è splendido, il racconto incuriosisce e la bio dice che leggi anche le etichette sugli shampoo, come non seguiri fino alla fine del viaggio sorridendo di fianco? 🙂
    alla prossima.

  9. Ciao!
    Un prologo breve e coinciso, bene!
    “il cielo è rosso, di fuoco e sangue” Hai reso quello che stava succedendo, mi piace quest’espressione che hai creato!
    Scorrevole e facile da leggere! =)
    Voto per il personaggio femminile che ha subito una perdita
    Alla prossima! =)

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