Rebel 2315

Dove eravamo rimasti?

Come si svoglerà l'attentato? Malia viene catturata e portata al Palazzo Reale e la torretta viene distrutta (43%)

Un attentato col botto

Allaccio la lampo della mia tuta aderente antiradioattività insieme agli altri. La settimana scorsa ho mandato in perlustrazione una decina di ribelli. Cinque sono morti perché una di loro ha voluto strafare. Mi è stato detto che i dardi mortali l’hanno trasformata in un puntaspilli. Ma noi abbiamo fatto i nostri calcoli. Le guardie sono all’incirca un’ottantina e noi siamo una cinquantina. Inferiori di numero, ma con buone possibilità di successo, se seguiamo la strategia. E’ un buon piano Malia, è un buon piano. Passeremo per la falla nella cinta muraria. Ne stanno ricostruendo un pezzo. Saremo furtivi e manterremo un profilo basso fino al cuore della città. Arrivati lì, la torretta è in cima a una base di circa sei metri. Quaranta di noi attaccheranno frontalmente i soldati. Ci libereremo della maggior parte di loro. Aspetteremo che i soldati all’interno escano, una volta sentito il clamore, e combatteremo anche quelli. Resisteremo perché siamo preparati, siamo bravi, siamo pronti. Una volta che avremo equiparato i numeri, gli altri dieci di noi entreranno all’interno dell’edificio. Raggiungeranno la torretta e se ne approprieranno. Non avremo molto tempo perché la gente nelle altre capitali possa sentire le nostre voci al megafono, ma ce lo faremo bastare per dar loro una speranza. Noi altri continueremo a fare da diversivo. Appena il nostro messaggio sarà completato, fuggiremo il più in fretta possibile e torneremo a casa. Le nostre armi sono meno avanzate, le nostre tecniche più rozze, ma noi combattiamo per un ideale. Combattiamo per la libertà. Nei miei libri ho imparato che il motivo per cui si combatte può fare la differenza, e il nostro è un buon motivo. E’ un buon piano.

E allora perché mi sento come se stessi indossando un guanto di morte?

“Sei pronta?” chiede Liuba, interrompendo il flusso dei miei pensieri. Mi guarda con quegli occhi spauriti da cucciolo. Vorrei che non dovesse vedermi andar via ed essere angosciata dal fatto che potrei non tornare. Vorrei non doverla mai vedere con quell’espressione in volto. Spesso le ripeto che io sono un capo, e un capo non può sottrarsi a certi obblighi. Spesso, lo ripeto anche a me stessa. Annuisco, dopo un attimo di esitazione. La bacio sulla fronte e l’abbraccio. “Tornerò” le prometto. Ricambia l’abbraccio con calore. “Andiamo”. Mi avvio verso il portellone, mentre indossiamo tutti la maschera per l’ossigeno. Mi volto un attimo verso mia sorella e le accenno un saluto prima di gettarmi incontro al pericolo.

Abbiamo dovuto indossare un altro strato di protezioni sopra le tute. La neve acida non smette di cadere e se dovesse arrivare alla pelle, non ci sarebbe più molto da fare. Camminiamo ormai da due ore, ma siamo quasi arrivati. Posso vedere la cinta muraria della città. Siamo arrivati da est, come avevamo progettato. Infatti a pochi metri di distanza c’è il punto di muro crollato. A gesti indico ai miei uomini cosa devono fare. Furtivamente si arrampicano sulle impalcature, agili, svelti. In pochi minuti i soldati sono tutti a terra. Alcuni già morti, altri si portano le mani al collo in una disperata ricerca d’aria. I miei uomini hanno tolto loro le mascherine con l’ossigeno. E’ incredibile che almeno in quello siamo riusciti a sviluppare una tecnologia più avanzata: le nostre riserve durano dodici ore, le loro solo quattro. In ogni caso, ai soldati stesi a terra non serviranno. Entriamo nella città. Caseggiato per caseggiato, vicolo per vicolo, ci liberiamo di ogni singola sentinella. Le cose stanno andando per il verso giusto. Fin troppo. Ormai siamo quasi nel cuore di Baku. Possibile che non sia successo nulla di anomalo? “Ei! Laggiù!” bisbiglia accorato un ribelle, indicando la struttura al centro della strada principale: la torretta era lì, a un centinaio di metri. La zona è ben sorvegliata. Come previsto, in tutto ci sono un’ottantina di soldati. Do indicazioni ai miei uomini per l’attacco. I dieci migliori resteranno nascosti fino a nuovo ordine. Vorrebbero che io fossi una dei dieci, ma non resterò nelle retrovie come una vigliacca. Un buon capo deve dare l’esempio. Sono la prima ad attaccare, senza un grido di battaglia o inutili scenate di questo genere. Uccido il primo soldato che cade a terra con un tonfo sordo. Nemmeno il tempo di accorgersi che la sua vita sarebbe finita di lì a poco. Ma quello accanto ha sentito forte e chiaro, e si è precipitato a dare l’allarme. In un attimo ci sono addosso. Combattiamo con tutta la forza di cui disponiamo, siamo caparbi, gli diamo un bel po’ di filo da torcere. Abbiamo equiparato i numeri e le guardie all’interno dell’edificio sono uscite attirate dal clamore dell’esterno. I nostri dieci entrano per primi. Chi si libera dal combattimento, li segue. Vedo Kim salire in cima alla torretta. E’ fatta! Un grido di orrore mi smorza l’entusiasmo. Mi guardo intorno, tutti i soldati si sono allontanati. Corro verso la porta dell’edificio, ma prima che io possa entrare, un’esplosione mi scaglia lontanissima.

 

Le radiazioni assorbite e le ferite riportate rendono la situazione drammatica. Cosa succederà a Malia e ai ribelli?

  • Tutti vengono uccisi e il comando passa a Liuba. (13%)
    13
  • Tutti vengono uccisi tranne Maila. (38%)
    38
  • Tutti vengono fatti prigionieri. (50%)
    50
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50 Commenti

    • Ciao, scusa se ci metto sempre una vita a rispondere e a postare, ma siamo quasi alla fine ^^”’. Comunque, breve riassunto: Malia e i suoi sono arrivati a Baku, sono riusciti a lanciare un segnale ai ribelli dalla torretta di comunicazione, ma sono stati catturati. Tra i soldati nemici c’è il padre di Malia, che contro ogni aspettativa la libera di nascosto. Tuttavia, Malia durante la fuga viene inseguita. Trova salvezza grazie a un drone misterioso. Riescono a scappare ancora quando i soldati li trovano, ma il drone viene ferito e dal sangue si capisce che potrebbe essere umano. I due si salvano grazie a una pistola che rimpicciolisce, poi sprofondano in un cunicolo degli anni Felici che porta a una base ribelle, dove Malia scopre l’identità del suo aiutante 🙂

  1. Ciao, ti scopro soltanto ora: se dici di avere già esperienza letteraria ti credo, infatti rilevo una padronanza nel linguaggio tale che soltanto pochi altri autori della piattaforma hanno; riesci perfettamente a rendere sia l’atmosfera drammatica senza scendere nel lacrimevole sia a far trasparire lo sfinimento del vecchio attraverso la descrizione fisica. Ti seguo assolutamente, voto affinché il padre rimanga ucciso (perché renderebbe la ragazza consapevole delle proprie responsabilità).

  2. Bel capitolo, brava! Attenta a qualche errore di battitura, una volta confermato l’episodio, non c’è modo di correggere. Ho votato la prima opzione, quella in cui viene ritenuta, a torto, una traditrice dai suoi stessi compagni. Mi piacerebbe vedere in che modo riesca a cavarsela. Alla prossima! 🙂

  3. :”Berla, a Colosso, a Torre Alta, a Madre” non sono male come nomi. “Furtivamente si arrampicano sulle impalcature, agili, svelti” quali impalcature? a quanto ho capito c’è una falla in una specie di cittadella fortificata, da cui la protagonista entrerà coi suoi uomini. “I dieci migliori… vigliacca” quindi sta dando dei vigliacchi a degli uomini a cui ordina lei stessa di restare nelle retrovie? “Klaus… Venera” sono discreti come nomi.

    Ho scelto: “Offrirà a Malia di tornare al Palazzo Reale in cambio di informazioni sui ribelli”

    • Sì, c’è una falla. Il “vigliacca” è riferito al fatto che lei, essendo un capo, non può stare nelle retrovie come vorrebbero i suoi uomini che vogliono proteggerla. Crede che un capo che si comportasse così sarebbe un vigliacco, non i suoi uomini, ma forse sono stata poco chiara. Comunque grazie del commento 🙂

  4. ho appena scritto il nuovo capitolo. Alla fine le opzioni Malia prigioniera e l’attentato fallito risultavano a pari merito, ma ho optato per la seconda. Sono riuscita a risolvere tutti i problemi, continuerò a scrivere con questo account 🙂

  5. Bhe il mondo post-apocalittico ha sempre il suo fascino, poi l’incipit lo hai scritto bene..
    Ho solo due appunti da fare : io personalmente darei più “aria” al testo, è troppo fitto, metterei più punti a capo; inoltre non ho ben capito la fine del racconto, nel senso che se conquistassero la torretta delle comunicazioni poi come farebbero a mettersi in contatto con gli altri ribelli se hai detto che le torrette di comunicazione le possono utilizzare solo i sovrani delle città ?
    Comunque sono solo opinioni personali, l’incipt è tuo, non mi stancherò mai di dire che i miei commenti sono puramente costruttivi e nient’altro…
    Ti rifaccio i complimenti e ti saluto..

    • Le critiche costruttive sono sempre ben accette, il fatto di “far prendere aria” al testo mi é stato utile per scrivere il capitolo successivo. Per quanto riguarda le incertezze nella storia, essendo un diario molte cose vengono sottintese o spiegate in un secondo momento. In ogni caso terrò conto anche di questo nella stesura dei capitoli successivi 🙂

  6. Wow grazie! Non mi aspettavo tanto seguito. Comunque vi comunico che mi cancellerò dal sito per problemi tecnici, ma appena potrò mi iscriverò di nuovo e riposterò questa storia dato che è piaciuta tanto. Grazie mille 🙂

  7. E’ sicuramente un bell’incipit, brava. Forse la storia dei ribelli in un mondo post-apocalittico mi ricorda molto alla lontana Divergent, ma appunto, è giusto un’eco dettata dal genere distopico/fantascientifico.

    Le descrizioni dello scenario sono molto buone, presentano bene la situazione riuscendo comunque ad incuriosire il lettore.

    Ti seguo e aspetto il prossimo capitolo 😉

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