Rebel 2315

Dove eravamo rimasti?

chi è l'uomo misterioso? un amico perduto (50%)

Pesci?

“Cheslav!?” esclamo incredula per poi buttargli le braccia al collo e stringerlo il più forte possibile. Cheslav è vivo. Porca puttana, è VIVO! Gli tocco la faccia e mi do un pizzico per constatare che è vero, che è lui in carne ed ossa ed è qui, davanti a me. E sorride. E improvvisamente mi viene l’irrefrenabile impulso di dargli un ceffone e lo faccio. “Brutto stronzo! Ma dove cazzo eri finito!? Credevo che fossi morto, andato, stecchito!” inveisco contro di lui. Ma mi conosce, e non si scompone. Aspetta pazientemente il secondo abbraccio, che arriva subito, mentre l’arrabbiatura mi passa. “Credevo di averti perso per sempre” gli sussurro cercando di mandare giù il groppo in gola. “Ma sono qui” risponde lui col suo tono caldo, profondo, rassicurante. D’accordo, è arrivato il momento di parlare di Cheslav: è il mio migliore amico. Era aiuto cuoco tantissimo tempo fa, quando eravamo ragazzini, e i miei si arrabbiavano sempre moltissimo perché una del mio lignaggio non poteva mischiarsi con gli sguatteri. In effetti, dovevano aspettarsi la mia ribellione. Ad ogni modo, Cheslav scappò con me e mia sorella. E durante una missione fu catturato, e credevo che fosse rimasto ucciso o peggio, ed era stata colpa mia, perché non avevo calcolato bene i rischi della missione, perché ero stata una stupida idiota e per salvare me lui si era sacrificato. Il senso di colpa mi ha mangiata viva fino ad oggi. Ho cercato di seppellire il suo ricordo, il suo viso, ma la sua assenza è stata la presenza più assordante da quando l’ho perso. E invece eccolo qui. Dopo tre anni e mezzo. “Vieni, ti faccio fare un giro” mi dice, e lo seguo. 

Il posto è gigantesco, sembra una vecchia reggia, o una cosa del genere. Ci saranno migliaia di persone qui, ognuna lavora a qualcosa di specifico, in gruppo o in solitaria. Un’organizzazione del genere noi non riusciremmo ad averla nemmeno tra dieci anni, siamo troppo pochi. “Che combinate qui?” “Semplice, creiamo casino per aiutare la Resistenza. Siamo il nucleo più numeroso.” “Il nucleo …? Quanti ce ne sono?” Cheslav ride. “Tanti da non poterli immaginare. Non tutti così grandi, ci sono anche da dieci persone.” Strabuzzo gli occhi. Allora la mia missione suicida era servita a qualcosa. Ci sono degli altri, molti altri. “Avevi ragione, sai? Non ho mai dubitato di te.” “Ma perché non sei tornato? Perché non mi hai avvisata che eri vivo!?” “Perché un uomo morto non esiste più, e un ribelle morto fa molti più danni di uno vivo, a quanto pare. Guarda cosa sono riuscito a mettere su: quando sono arrivato qui, eravamo una cinquantina. Ho sfruttato i tuoi insegnamenti. Ed eccoci qua!” Non so davvero cosa dire. Cheslav mi presenta alla sua squadra, gli racconto di quanto è accaduto, dei miei compagni lasciati al loro destino, di mio padre. Resta molto sorpreso. Beh si capisce … ad ogni modo mi mostra i dormitori e consumiamo un pasto insieme prima di riposarci. Ne abbiamo bisogno entrambi. Stiamo a lungo sdraiati a raccontarci cosa è successo o meno rispettivamente nelle nostre vite negli ultimi tre anni e mezzo. Sembra una cosa lontana anni luce, eppure ecco, è come se non fosse passato neanche un giorno. “Mi dispiace per averti lasciato lì.” dico dopo un lungo momento di silenzio. “Eri tu che dovevi proseguire. E poi tutto questo non sarebbe mai stato possibile se tu non mi ci avessi lasciato.” Lo guardo un attimo. Sembra che non sia passato un giorno, ma non è così. A guardarlo bene ha la faccia stanca e tirata di chi non riposa da mesi. Diverse cicatrici che testimoniano quella brutta avventura tra cui una in bella vista, proprio sopra all’occhio. Qualche millimetro più giù e sarebbe rimasto cieco. “Che c’è?”. La domanda mi coglie impreparata. Mugugno un “niente” e rispondo dicendo che sarà meglio dormire ora. Cheslav, ovviamente, concorda con me.

Il giorno dopo, quando mi alzo, mi accorgo che tutti sono già operativi da un pezzo. Mi chiedo se si riposino mai. Cheslav mi mette subito al corrente dei piani: riunire altri ribelli, ora che sappiamo che ci sono, e “…andare al Palazzo?” chiedo ingenuamente. Lui mi guarda per un attimo come se non parlassimo la stessa lingua. “Malia … il Palazzo è un insignificante sputo rispetto al resto. Il vero centro del potere è a Colosso. Stiamo organizzando delle spedizioni per andare lì.” “A Colosso!? Ma è lontano anni luce!” Cheslav fa un sorriso furbetto, uno dei suoi. “Seguimi”, e lo seguo. Attraversiamo tutto il salone, scendiamo una rampa di scale piuttosto lunga, alla fine della quale c’è una stanza sommersa o quasi. Lo guardo perplessa, e lui con aria tutta soddisfatta aziona una leva: il livello dell’acqua si abbassa, vengono fuori degli enormi pesci meccanici. L’acqua non li ha nemmeno scheggiati. “Che cosa diavolo …” “Sommergibili. Resistono a tutto. Abbiamo lavorato a una lega particolare. Sono indistruttibili. E tutto il pianeta ha questo strato di acqua acida adesso. Si dice che prima ci fosse la lava.” “Già …” “Partiamo tra due settimane.”

Cosa succede nelle due settimane di attesa?

  • Altri Ribelli vanno da loro (33%)
    33
  • I sommergibili vengono distrutti in un incidente (0%)
    0
  • C'è un attacco a sorpresa (67%)
    67
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50 Commenti

    • Ciao, scusa se ci metto sempre una vita a rispondere e a postare, ma siamo quasi alla fine ^^”’. Comunque, breve riassunto: Malia e i suoi sono arrivati a Baku, sono riusciti a lanciare un segnale ai ribelli dalla torretta di comunicazione, ma sono stati catturati. Tra i soldati nemici c’è il padre di Malia, che contro ogni aspettativa la libera di nascosto. Tuttavia, Malia durante la fuga viene inseguita. Trova salvezza grazie a un drone misterioso. Riescono a scappare ancora quando i soldati li trovano, ma il drone viene ferito e dal sangue si capisce che potrebbe essere umano. I due si salvano grazie a una pistola che rimpicciolisce, poi sprofondano in un cunicolo degli anni Felici che porta a una base ribelle, dove Malia scopre l’identità del suo aiutante 🙂

  1. Ciao, ti scopro soltanto ora: se dici di avere già esperienza letteraria ti credo, infatti rilevo una padronanza nel linguaggio tale che soltanto pochi altri autori della piattaforma hanno; riesci perfettamente a rendere sia l’atmosfera drammatica senza scendere nel lacrimevole sia a far trasparire lo sfinimento del vecchio attraverso la descrizione fisica. Ti seguo assolutamente, voto affinché il padre rimanga ucciso (perché renderebbe la ragazza consapevole delle proprie responsabilità).

  2. Bel capitolo, brava! Attenta a qualche errore di battitura, una volta confermato l’episodio, non c’è modo di correggere. Ho votato la prima opzione, quella in cui viene ritenuta, a torto, una traditrice dai suoi stessi compagni. Mi piacerebbe vedere in che modo riesca a cavarsela. Alla prossima! 🙂

  3. :”Berla, a Colosso, a Torre Alta, a Madre” non sono male come nomi. “Furtivamente si arrampicano sulle impalcature, agili, svelti” quali impalcature? a quanto ho capito c’è una falla in una specie di cittadella fortificata, da cui la protagonista entrerà coi suoi uomini. “I dieci migliori… vigliacca” quindi sta dando dei vigliacchi a degli uomini a cui ordina lei stessa di restare nelle retrovie? “Klaus… Venera” sono discreti come nomi.

    Ho scelto: “Offrirà a Malia di tornare al Palazzo Reale in cambio di informazioni sui ribelli”

    • Sì, c’è una falla. Il “vigliacca” è riferito al fatto che lei, essendo un capo, non può stare nelle retrovie come vorrebbero i suoi uomini che vogliono proteggerla. Crede che un capo che si comportasse così sarebbe un vigliacco, non i suoi uomini, ma forse sono stata poco chiara. Comunque grazie del commento 🙂

  4. ho appena scritto il nuovo capitolo. Alla fine le opzioni Malia prigioniera e l’attentato fallito risultavano a pari merito, ma ho optato per la seconda. Sono riuscita a risolvere tutti i problemi, continuerò a scrivere con questo account 🙂

  5. Bhe il mondo post-apocalittico ha sempre il suo fascino, poi l’incipit lo hai scritto bene..
    Ho solo due appunti da fare : io personalmente darei più “aria” al testo, è troppo fitto, metterei più punti a capo; inoltre non ho ben capito la fine del racconto, nel senso che se conquistassero la torretta delle comunicazioni poi come farebbero a mettersi in contatto con gli altri ribelli se hai detto che le torrette di comunicazione le possono utilizzare solo i sovrani delle città ?
    Comunque sono solo opinioni personali, l’incipt è tuo, non mi stancherò mai di dire che i miei commenti sono puramente costruttivi e nient’altro…
    Ti rifaccio i complimenti e ti saluto..

    • Le critiche costruttive sono sempre ben accette, il fatto di “far prendere aria” al testo mi é stato utile per scrivere il capitolo successivo. Per quanto riguarda le incertezze nella storia, essendo un diario molte cose vengono sottintese o spiegate in un secondo momento. In ogni caso terrò conto anche di questo nella stesura dei capitoli successivi 🙂

  6. Wow grazie! Non mi aspettavo tanto seguito. Comunque vi comunico che mi cancellerò dal sito per problemi tecnici, ma appena potrò mi iscriverò di nuovo e riposterò questa storia dato che è piaciuta tanto. Grazie mille 🙂

  7. E’ sicuramente un bell’incipit, brava. Forse la storia dei ribelli in un mondo post-apocalittico mi ricorda molto alla lontana Divergent, ma appunto, è giusto un’eco dettata dal genere distopico/fantascientifico.

    Le descrizioni dello scenario sono molto buone, presentano bene la situazione riuscendo comunque ad incuriosire il lettore.

    Ti seguo e aspetto il prossimo capitolo 😉

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