Una notte, il mare…

Dove eravamo rimasti?

Cosa succederà ora? Alex si smarrisce e perde di vista il gabbiano (70%)

Un gabbiano nel cielo

Il gabbiano era uscito dalla breccia nel muro. Due rapidi colpi d’ala, una

lunga planata, ed era lontano dalla camera; sembrava una freccia scagliata

da un arco. L’uccello era teso: le zampe tirate indietro, il collo dritto e il becco serrato tratteneva l’anello. A pochi centimetri dal mare cominciò a

battere le ali, un intenso rumore fatto di tanti colpi ritmici sullo sfondo

dello sciabordio dell’acqua.

Batteva le ali più velocemente per guadagnare quota e aggiustare la rotta in

direzione della luna. Est.

Più si innalzava in aria, più sembrava che potesse toccare le stelle.

Giunto ad un’altezza sufficiente interrompe il battito delle ali, lasciandole

aperte. Plana, lasciando dietro di sé la stanza, la scogliera, i pesci volanti

che a tratti affiorano dal mare; alcune sagome e figure, si intravedono

sull’acqua per poi subito scomparire. Un relitto di una nave, capovolta,di

cui emerge solo lo scafo percosso dalle onde, produce un rumore sinistro,

simile al vento in una tempesta.

A mano a mano che si allontana il gabbiano diventa sempre più stilizzato,

perdendo i dettagli e confondendosi con le nuvole; sparendo, infine,

all’orizzonte.

**

Alex è inginocchiato. Appoggia le mani sul fondo della pseudo-barca. La

testa a ciondoloni in avanti. Il torace si gonfia a più non posso ed espelle

subito l’aria.

Non è stata una grande idea.

Si morde il labbro, guarda più volte a destra e sinistra. Verso l’orizzonte.

Intorno si estende il mare a perdita d’occhio. Si volta indietro. Sussulta.

La camera, Lara e la breccia sono scomparse; solo il mare intorno.

“Non è possibile” Cade in ginocchio. Si rannicchia. “Come torno?”

Urla, scuote la testa; batte i pugni sul fondo della pseudo-barca,

imprimendo sempre più forza. “Che faccio?”,“Che faccio?”,”Che faccio?”,

ripete ossessivamente ad ogni pugno.

“Devo trovare quel gabbiano. Se è riuscito ad entrare ed uscire, riuscirò

anche a trovare un modo per farmi riportare indietro.”

Ridestatosi, alza l’indice e lo punta verso la luna. Disegna con la punta una

possibile rotta immaginaria per l’uccello. Sbuffa.

“Dove diavolo sarà finito?”

“A meno che non mi spuntino ali dietro, sperando che quel dietro non sia il

sedere, come lo ritrovo; quel dannato uccello?”

Un’onda muove la prua, alzandola; il frangente lo infradicia. Scuote il corpo

percorso da un brivido e, dopo un sospiro, si mette a sedere a gambe

raccolte. “Alex, sei un idiota. Calmati! Puoi farcela! Devi farcela!”

L’acqua in alcuni punti genera delle scie che procedono velocemente. Delle

figure affusolate nuotano appena sotto la superficie. I loro spostamenti si

muovono in simultanea. Sono quattro e ad ogni movimento o rumore

scattano in una direzione diversa. Si spostano come piccoli siluri. Due di

loro spiegano le pinne pettorali e, con una vibrazione frenetica della coda,

compiono un salto che si allunga per un paio di metri finendo in un punto

dove vi è una intensa luce verde a forma di mezza luna.

Pesci volanti?,socchiude gli occhi, inquadrando il punto del tuffo.

E quella luce?

Lo scintillio si abbassa, ondeggiando e scendendo verso le profondità del

mare, diventando più piccola. Risale come se fosse a qualche centimetro

sotto la superficie dell’acqua.

Un altro pesce effettua un salto, descrivendo un arco al di sopra della

pseudo-barca, attraversandola da banda a banda per finire, con un tuffo

sonoro, nel punto della luce.

Qualcosa non va.

“Dove sono finiti i pesci? Perché non riemergono?”, corruga la fronte, la

mano tormenta il mento. “Meglio scappare”.

Agguanta il remo, lo immerge, rema. La pseudo-barca si allontana dalla

luce.

Un tonfo sordo, simile al bussare su di una porta in legno, proviene dallo

scafo. Un altro colpo, più forte, fa fare alla pseudo-barca un giro su se

stessa.

Alcuni schizzi gli colpiscono il volto e le spalle. Porta la mano sinistra al

viso per farsi scudo, mentre con la destra, stringe la parete

dell’imbarcazione. Chiude gli occhi e digrigna i denti. Un lieve capogiro. La

rotazione della pseudo-barca si è arrestata.

Afferra la testa tra le mani ed apre gli occhi.

L’armadio-barca rolla; scricchiolando ad ogni movimento del mare.

La luce è ancora a pochi metri. Oscilla sott’acqua. Emerge provocando

piccole onde, non più grandi di quelle che farebbe la coda di un delfino, e

subito dopo si inabissa diventando più fioca e piccola.

“Che cazzo è successo?”

Appoggia le mani alle pareti per darsi stabilità, allarga le piante dei piedi,

dà una spinta sulle ginocchia e si alza in piedi.

Il mare tutt’intorno è un susseguirsi di onde, di riflessi dei raggi lunari.

La nebbia inizia a far sbiadire l’orizzonte. La luce è tornata alla sua

grandezza iniziale, risplendente appena sotto la superficie.

“no”. Serra le labbra, sgrana gli occhi. Un brivido lo pervade. Dallo

scintillio si estende una figura nera, sotto il pelo dell’acqua, simile ad un

serpente, largo due braccia. Si allunga per tutta la lunghezza della barca

sbucando, per un metro, all’altra estremità.

Dopo essersi smarrito le sciagure di Alex non sembrano arrestarsi. Si salverà ?

  • No, in fondo la sfiga ci vede bene. (0%)
    0
  • Si e no, qualche danno se lo procura (57%)
    57
  • Si, in fondo è un bravo ragazzo, simpatico... (43%)
    43

Voti totali: 7

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32 Commenti

    • La frequenza e a tua discrezione, un consiglio e quello di non andare ne troppo lento, perché i tuoi lettori potrebbero perdere interesse e dimenticarsi dei capitoli precedenti, e nemmeno troppo veloce o perderesti potenziali incipoint di lettori ritardatari, quindi sta a te quando pubblicare un racconto, tenendo conto dei consigli 🙂

  1. Bella idea, molto fantasiosa.
    Mi permetto di farti un’osservazione negativa:
    Il layout del testo è parecchio incasinato, mi è venuto mal di testa a leggere, ma dell’altro bell’incipit, credo verrà fuori un bel racconto.
    Ho votato perchè Alex si smarrisse.
    Ti seguo naturalmente 🙂

  2. Io mi perderei e perderei divista pure il gabbiano, in una stuazione assurda come la sua! eheheheh
    però devo dire che sarebbe eccitante aprire gli occhi e, al posto delle pareti e del cemento delle strade adiacenti, mi trovassi a galleggiare in mare….
    un incipit che prende molto, almeno ha preso me. Però davvero non riesco a dargli una direzione, proprio non posso immaginare dove vuoi arrivare… e dove ci vuoi portare. Vedremo. Mi sembri un autore intelligente e molto creattivo, lo avevo notato anche dai tuoi commenti. Sono curiosa di vedere dove arriveremo…

    Ti seguo volentieri.

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