Il Giardino degli Dei

Dove eravamo rimasti?

Ultimo capitolo della serie ma non della storia… di cosa parliamo? del compito assegnato da Carota ad Agata e Leonardo (60%)

10. Il brevetto di Michele

Leonardo ed io lasciammo l’accampamento e ci dirigemmo verso Zerba. Durante la prima parte del tragitto non parlammo perché dovevamo fare attenzione a tutti i rumori sospetti poiché i soldati di Kroeger potevano annidarsi ovunque. Non dovevamo assolutamente far loro sapere dove era situato il nostro campo base. La foresta di Boscoscuro ci proteggeva e noi non dovevamo farci scoprire.

Giunti nei paraggi della città di Zerba ci guardammo attorno con circospezione per identificare qualsiasi movimento sospetto attorno ad essa. Notammo un viavai disordinato di guerrieri del perfido Brutus Kroeger e la cosa non ci piaceva. Temevamo che essi fossero in procinto di trasferire il piccolo Silvestro nella blindatissima prigione di Selenia, in cui si trovava anche Ercole.

Potevamo camminare tranquilli per le strade di Zerba perché non c’erano manifesti con la nostra foto segnaletica. I guerrieri di Kroeger sapevano della presenza dei banditi proprio fuori dalla città ma, per nostra fortuna, ignoravano completamente che faccia avessero. Questo sarebbe stato a nostro vantaggio fino a quando non ci avessero scoperti perché, una volta identificati non saremmo più stati al sicuro in alcun luogo.

Ci avvicinammo al brefotrofio seguendo un percorso casuale in modo da non destare sospetti. Ora veniva la parte più difficile perché dovevamo entrare là dentro e prelevare Silvestro con una scusa.

“Non sarà facile: loro sanno che è il futuro re e si insospettiranno della nostra richiesta” constatai.

“Ho già pensato a questo. Fingeremo di essere suoi lontani parenti” rispose Leonardo.

“Non avevi una bugia un po’ più credibile?” domandai.

“No, sono a corto di idee” fu la sua eloquente risposta.

Nemmeno io, a dire, il vero, avevo un pretesto migliore. Ci presentammo all’ingresso, bussammo e venne ad aprirci la direttrice dell’istituto.

“Buongiorno signora, siamo parenti di un bambino vostro ospite…” cominciò mieloso Leonardo.

“Davvero? Sì, ogni tanto esce fuori qualche zio alla lontana. Chi è il fortunato questa volta?” rispose la donna, passandosi una mano tra i capelli.

“Nostro cugino si chiama Silvestro…” proseguì Leonardo.

“Silvestro? Avevamo un solo bambino con quel nome ma è fuggito stanotte” fu la pacata risposta della signora.

“Come! E’ scappato?” m’intromisi.

“Il re in persona lo aveva invitato al suo castello per una vacanza premio e quando i soldati che dovevano scortarlo sono venuti a prenderlo lui si è dileguato nella foresta. Non so che motivo avesse per comportarsi così. Non si rende conto della fortuna che ha avuto a essere invitato come ospite a Selenia” spiegò la direttrice.

“Capisco. Grazie comunque” concluse Leonardo.

Ci allontanammo dall’edificio sconsolati ma, allo stesso tempo, rassicurati dal fatto che per lo meno Silvestro non era nelle grinfie di Kroeger.

“Adesso che facciamo?” domandai.

“Tornare al campo base sarebbe inutile perché a quest’ora Carota sarà già partito per Selenia. Restare qui non ci darà alcun giovamento quindi propongo di lasciare Zerba e scoprire a cosa serve il medaglione che ti ha donato Casimiro Dolphin” propose Leonardo.

“Suppongo di non avere alternative” constatai.

C’incamminammo silenziosamente verso l’uscita principale della città, proprio il sentiero da cui eravamo arrivati alcuni giorni prima. Ormai che conoscevo la vera storia della foresta di Boscoscuro non avevo più paura di quel luogo così lugubre. Vedevo raggi di sole dappertutto e forse il mio ottimismo era eccessivo.

“E quella che ci fa là sulla panchina? Dorme o prende il sole? Ehi, parlo con te! Non è forse tua amica?” la voce di Leonardo mi riportò bruscamente alla realtà.

Effettivamente vederela Demichelisseduta su una panca ai bordi della strada mi preoccupava un po’. Che aspettasse il pullman era improbabile. Iniziarono a passarmi per la mente i pensieri più cupi: che fosse stata assassinata, che si fosse sentita male, che fosse una trappola per catturarci, che fosse passata dalla parte del nemico, che…

“E poi non è mia amica!” obiettai “è stata la mia prof. di economia domestica e basta!”

Intanto ci avvicinammo ed ella ci salutò cordialmente.

“Come mai è tutta sola?” chiese gentilmente Leonardo.

“L’età, i reumatismi… ero stanca e mi sono fermata un po’ a riposare” si giustificòla Demichelis.

“Così ora ha perso gli altri…” constatai.

“Ma ci siete voi adesso a farmi compagnia…” disse sorridendo.

“Certo che quei cavalieri dei signori Visconti e Patriota potevano fermarsi. Pazienza Azzurro ed Emma che devono sempre essere in prima linea! Almenola Zamponiche è sua grande amica…” dissi.

“Valeria c’è ma non si vede!” ribattéla Demichelis.

“Oh cielo! Qui bisogna riportarla a Osmond prima che ci degeneri del tutto!” esclamai sbigottita.

Improvvisamente da una roccia strategica situata dall’altra parte della strada si alzò un grido di giubilo: “Cucù! Bel nascondiglio, vero? Con quelli là che parlano solo di guerriglie e sommosse ci sentivamo fuori luogo…”

Categorie

Lascia un commento

67 Commenti

    • Stavolta procedo spedita perché è la versione condensata di una storia che ho già scritto, ho pensato di proporvela per farvi conoscere personaggi e ambientazioni così poi per il seguito sapete già di cosa sto parlando 😉

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi