Il Giardino degli Dei

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo capitolo… Ci addentriamo subito nel giardino della scuola (83%)

2. Nel giardino

Anche se avevo detto ad Emma che non l’avrei aiutata questo non voleva dire che non sarei andata fino all’Istituto Tecnico Multidisciplinare “Giuseppe Garibaldi”.

Emma sosteneva che ero indispensabile per le loro ricerche perché sapevo come comportarmi in ogni situazione. Ma chi può stabilire con esattezza dove si trova la sottile linea rossa che divide una situazione difficile da una impossibile?

Emma quando mi vide mi mostrò così tanto entusiasmo che mi affrettai a dirle: “Sono qui solo per dare un’occhiata.”

L’edificio era formato dal collegio che ospitava i forestieri che si recavano là per partecipare ai seminari che si tenevano periodicamente, dai numerosi laboratori, dalla palestra, dalle aule in cui si tenevano le lezioni teoriche, dal cortile e da un immenso giardino a cui si poteva accedere solo con uno speciale permesso del preside.

Con noi c’erano anche il dottor Giacomo Visconti e la professoressa Orsola Demichelis, che ufficialmente insegnava economia domestica ma in pratica era meglio come guida turistica. Ella ci condusse prima dal preside e poi, su autorizzazione di questo, nel giardino. All’ingresso, ad attenderci c’era un folto gruppo di persone: il professor Gerardo Patriota, la professoressa Valeria Zamponi, Azzurro Fumagalli ed Ercole Zinardi.

“E’ passato così tanto tempo, ragazzi! Raccontateci un po’ di voi” esordì la professoressa Demichelis.

“Guardi che ci siamo diplomati quest’estate” precisai.

“Come lei sa il primo ottobre frequenteremo la stessa università” spiegò Azzurro.

“Io comunque continuerò a fare il giornalista. E’ un lavoro che mi piace. Sarà dura conciliare lavoro e scuola ma mi darò da fare” disse Ercole.

“Il ricordo che ho del giardino è un po’ vago. Ci siamo andati talmente poco” esclamò Azzurro.

“Non è vero. Non ti ricordi che le ore di italiano facevamo lezione fuori?” lo corresse Emma.

“Sì, ma io intendo dire che ci abbiamo passeggiato poco” ribatté Azzurro.

“Visto che siamo così numerosi che ne dite, senza fare danni, di partecipare a una passeggiata nelnapoleonicogiardino della scuola?” li interruppe il professor Patriota.

L’ingresso dell’imponente giardino annesso al “Giuseppe Garibaldi”, con le sue sculture ispirate all’arte dell’antica Grecia, lasciava intuire l’accuratezza con cui era tenuto. Le due colonne, sovrastate da capitelli corinzi erano solo un assaggio di quello che ci aspettava all’interno. L’intera area era circondata da una recinzione in ferro battuto, che la rendeva inespugnabile.

La professoressa Demichelis aprì il cancello e ci guidò in quell’oasi di profumi e colori. Il giardino occupava un’area rettangolare di almeno tre ettari. Dal sentiero principale si diradavano viottoli che circondavano le numerose aiuole che componevano il giardino. Esse avevano le forme più disparate: circolari, esagonali, ovali, quadrate, rettangolari, ellittiche. Le varietà floreali erano disposte in modo da creare effetti visivi particolari in ogni stagione. Ciò richiedeva cure costanti ma ne valeva la pena.

Al momento erano sbocciate alcune varietà di rose che sfumavano dal giallo chiaro al rosso scuro. L’aroma che si respirava mutava a ogni passo. C’erano fragranze sottili, corpose, dolci, frizzanti. Nessuno fiatava. A mano a mano che avanzavamo in quell’ambiente comparivano davanti ai nostri occhi statue rappresentanti gli dei dell’Olimpo: Zeus, Giunone, Afrodite, Ares, Efesto, e così via. Essi erano scolpiti così bene che sembravano vivi. Non esagero se dico che mancava loro soltanto la parola. Erano collocati sapientemente tra un’aiuola e l’altra con la funzione di esaltare il valore artistico dell’intero giardino.

In un paio di minuti giungemmo d’innanzi a una lunga caverna poco illuminata, che percorremmo celermente e, una volta arrivati dall’altra parte, cosa vedemmo?

Un giardino bellissimo, decorato anch’esso da statue degli dei dell’Olimpo. Era di forma rettangolare, cinto da una recinzione in ferro. La galleria da cui provenivamo era situata sul lato più corto. Dal lato opposto c’era l’uscita. Più o meno il giardino era largo cinquecento metri e lungo seicento. Nelle aiuole, di varia forma ed estensione, vi erano rose e altri fiori variopinti e dal profumo dolce e delicato. Qua e là vi erano statue bianchissime, quasi vive. Gli occhi erano pietre azzurre, verdi e nere che alla luce del sole assumevano sfumature impaurite o minacciose. Ai piedi calzavano sandali d’oro. Alcune avevano ornamenti di bronzo. C’era chi teneva una cetra in mano e chi ci puntava addosso un pugnale. A mano a mano che ci inoltravamo per la via principale altri occhi si posavano su di noi lanciandoci oscuri messaggi che noi non eravamo in grado di decifrare. Dall’alto di quei piedistalli si alzava un grido che noi non udivamo. Era la voce di Ares, di Afrodite, di Atena, di Giunone, di Zeus, di Apollo, di Efesto e di tutti gli altri dei che popolavano l’Olimpo ma anche due giardini vicini e così diversi uno dall’altro nonostante la somiglianza apparente.

Nel prossimo capitolo conosceremo Leonardo che…

  • accompagnerà Agata da Casimiro Dolphin (20%)
    20
  • spiegherà ad Agata dove si trova (40%)
    40
  • soccorrerà Agata (40%)
    40
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67 Commenti

    • Stavolta procedo spedita perché è la versione condensata di una storia che ho già scritto, ho pensato di proporvela per farvi conoscere personaggi e ambientazioni così poi per il seguito sapete già di cosa sto parlando 😉

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