Il Giardino degli Dei

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo capitolo… ci addentriamo nella foresta di Boscoscuro (71%)

5. Ombre nel bosco

Nei boschi attorno a Zerba si diceva che vagasse una banda di briganti comandata dal capitano Carota che derubava le diligenze per poi spartire il bottino tra la popolazione.

Giungemmo sulla sommità di una collina. La foresta di Boscoscuro si stendeva per chilometri e chilometri impedendo ai raggi del sole di toccare il suolo. Una massa colossale d’acqua, il mar Tempestoso, cullava i sogni di chi viveva a Zerba e scaraventava qua e là gli incubi di coloro che osavano avvicinarsi all’agglomerato urbano. Zerba era seconda come grandezza soltanto alla capitale del Regno di Magicland, Selenia.

La selva era attraversata da uno spazioso sentiero spesso percorso da carrozze di nobili signori che giungevano da ogni parte del regno o semplicemente da contadini, viandanti e pellegrini che si recavano a Zerba. Soprattutto a settembre i movimenti migratori in quella direzione si moltiplicavano dieci, cento, mille volte. Ognuno con la sua storia alle spalle solcava le strade di Zerba, cercando le stoffe più pregiate o semplicemente tentando di imbarcarsi sulle navi che fendevano il mare per dirigersi in altre parti del Regno di Magicland o per pescare quel buon pesce che si trova solo nel mar Tempestoso.

“I tuoi amici hanno un giorno di vantaggio su di noi. Comunque penso che si trovino ancora a Zerba” disse Leonardo.

“E se li hanno arrestati?” domandai.

“In qualche modo lo sapremo. Se sono liberi direi che il luogo più probabile in cui si possono trovare è il parco.”

Ci immettemmo nella strada principale e ci incamminammo verso sinistra, cioè a nord. Passato l’ennesimo quartiere di ostelli e rosticcerie giungemmo nei pressi del parco cittadino. Era ricoperto di erba e sparse qua e là c’erano panchine e fontane. Al centro c’era un lago in cui si poteva andare in barca. Percorremmo quell’oasi di pace in lungo e in largo e, quando ormai avevamo perso ogni speranza di trovare là i miei amici sentimmo delle voci che mi sembrava di conoscere dietro una siepe. Siccome era piuttosto alta dovemmo fare un giro lunghissimo prima di arrivare dall’altra parte.

“Finalmente vi abbiamo trovati!” urlai dalla felicità.

“E lui chi è?” domandòla Demichelisindicando Leonardo.

“Sono Leonardo Foresta e ho aiutato Agata a cercarvi” rispose.

Uno per uno i miei compagni di viaggio si presentarono a Leonardo.

“Non vedo Ercole e Azzurro” commentai.

“Sono accadute delle cose terribili” affermòla Demichelissoffiandosi il naso e asciugandosi gli occhi.

“Il telefonino di Ercole continuava ad avere delle interferenze e allora è entrato in un negozio per farlo aggiustare e lo hanno arrestato. Mi pare che mentre lo portavano via abbia detto che lo conducevano a Selenia” spiegò il professor Gerardo Patriota con una nota di disapprovazione

“Azzurro invece ha cercato di manomettere un telefono pubblico e lo hanno portato in prigione con la nave. Non so dirti dove” disse mestamente la professoressa Zamponi.

“Sull’isola di Attila” annunciò Leonardo.

“Adesso che facciamo? Che ne sarà di Ercole e Azzurro?” domandò Emma.

“Ci rifugeremo nella foresta di Boscoscuro” propose Leonardo.

I miei compagni di viaggio non conoscevano le leggende a proposito di quel luogo ed era meglio così. Attraversammo tutto il parco e ci inoltrammo nella selva. Emma mi prese in disparte e mi chiese dove avessi incontrato Leonardo. Le spiegai che ero caduta in una scarpata ed egli mi aveva salvata e aveva accettato di aiutarmi a trovare i miei amici. Non dissi niente a proposito di Casimiro Dolphin e del desiderio di Brutus Kroeger di conquistare il nostro mondo: non era ancora tempo per simili rivelazioni.

“Non vi sentite osservati?” domandò la professoressa Zamponi.

“Effettivamente mi sento un po’ scrutata” osservò Emma.

“Sarà qualche animaletto selvatico” le tranquillizzò Visconti.

“Ragazzi, avete visto quell’ombra che è guizzata dietro agli alberi?” chiese Patriota.

“Qualunque cosa accada state calmi” consigliò Leonardo.

“Sono i banditi, vero?” domandai.

Nessuno ebbe il tempo di dire altro. In meno di venti secondi dai rami e dai cespugli sbucarono trenta o quaranta uomini muniti di coltelli che ci intimarono di stare fermi. Ci legarono le mani e bendarono gli occhi. Spintonandoci ci condussero al loro accampamento. Ci tolsero le pezze dagli occhi e ci fecero inginocchiare su gusci di noce. Arrivò un uomo alto, magro, con capelli rossi, occhi verdi e un’aria autoritaria. Intuii che era il loro capo.

“Da quel che mi pare di capire non siete né nobili né guerrieri del nostro caro sovrano” disse.

“Tutti, tranne me, sono del mondo parallelo” affermò Leonardo.

“Adesso ci consegnerà alle autorità e incasserà i soldi” brontolò Visconti.

“Direi di no se è Carota” m’intromisi “lei non è quello che ruba ai ricchi per dare ai poveri?” continuai.

“Sì” rispose l’uomo.

“Agata, lo conosci?” chiese la professoressa Zamponi.

“Se proprio volete saperlo mi chiamo Raffaele Carota” confidò l’uomo “Pietro, slega pure i nostri ospiti, non mi sembra carino trattarli così. Simone, aiuta Marco e Carolina a preparare il pranzo.”

Nel prossimo capitolo…

  • approdiamo sull’isola di Tarqui (0%)
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  • incontriamo un nuovo personaggio (0%)
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  • c’imbarchiamo sulla Sirena dei Venti (100%)
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67 Commenti

    • Stavolta procedo spedita perché è la versione condensata di una storia che ho già scritto, ho pensato di proporvela per farvi conoscere personaggi e ambientazioni così poi per il seguito sapete già di cosa sto parlando 😉

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