Il Giardino degli Dei

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo capitolo incontreremo un personaggio fondamentale che… spaventerà Agata con un’insolita invenzione (67%)

7. Michele Galileo

Nuotai per conquistare la spiaggia e quando fui là mi sdraiai e mi addormentai. Sognai spiagge caraibiche e ore di sole, bibite dissetanti e granite al limone, biciclette, deltaplani che si libravano nell’aria, animaletti che si rincorrevano nel bosco. Vidi uno ad uno gli undici giocatori della nazionale in campo per la finalissima dei Mondiali di calcio, l’allenatore, la squadra avversaria, i guardalinee. Poi l’arbitro fischiò la fine del primo tempo e io mi svegliai senza nemmeno sapere chi avesse vinto la partita. Subito pensai di essere nel territorio degli ex banditi di Boscoscuro poi mi resi conto che la sabbia era diversa: non bianca ma bensì rosa. E non c’era quell’insenatura caratteristica che riparava le imbarcazioni degli ex banditi. Ero su un’isola deserta?

No, c’era del fumo, un fuoco, una capanna. Forse c’era pure l’ultimo esemplare di una razza umana in via d’estinzione che non aveva conosciuto il resto del regno di Magicland. Eccolo, stava venendo verso di me. No, non era un selvaggio ma un giovane uomo civilizzato, alto e di carnagione dorata dal sole, occhi verdi, capelli scuri corti e indomabili che andavano in tutte le direzioni. Indossava bermuda coloniali verdi e una canottiera azzurra. Ai piedi calzava un paio di sandali in pelle. Mi avvicinai sperando che parlasse la mia stessa lingua. Non sapevo ancora che a Magicland non c’è una miriade di idiomi come a Osmond.

“Salve, mi chiamo Agata Argento. Dove mi trovo?” domandai. Egli taceva. Che fosse sordo?

“Ehi! Mi chiamo Agata Argento.” Taceva. Che fosse cieco?

“Mi vede?” gridai sbracciandomi davanti a lui. Taceva. Che fosse muto?

“Insomma, perché non mi risponde?”

“E’ inutile che continui a sbraitare. Quello è un ologramma” disse qualcuno dietro di me. Mi voltai e vidi un uomo identico a quello che avevo davanti.

“La mia invenzione funziona. Lei credeva di trovarsi di fronte ad una persona in carne ed ossa” continuò.

“Adesso che è arrivato lei può dirmi, per favore, dove mi trovo?”

“Mi dispiace, devo andare via” e si allontanò nella foresta.

Ero nuovamente sola. In che razza di posto ero capitata?

“Le è piaciuto il mio ologramma parlante?” chiese una voce dietro di me. Mi voltai e vidi lo stesso uomo che avevo visto prima che armeggiava con uno strano marchingegno.

“E’ finto anche lei?” domandai avvicinandomi.

“Mi chiamo Michele Galileo” mi tese la mano ed io la strinsi. Stavolta non era uno scherzo. Quel posto mi inquietava. Quali altre creazioni di quello strano individuo sarebbero saltate fuori? Ero in pericolo?

“Non mi sembra il caso di darci del lei. Forse abbiamo la stessa età. Ho diciannove anni.”

“Anch’io.”

“Non mi sembri di queste parti. Da dove vieni?”

“Se te lo dico non ci credi.”

“Fai la misteriosa? Tutto sommato non mi interessa saperlo.”

“Ci sei solo tu su quest’isola?”

“Dall’altra parte c’è un villaggio. Poche persone ma tutta brava gente. Comunque nessuno viene mai da queste parti. Hanno seminato in giro dicerie su di me e sulla mia vita. La mia maggiore aspirazione è rendermi utile alla mia patria ma c’è gente che non vuole capirlo. Nessun problema, anzi stare da solo mi aiuta a creare nuove invenzioni… E poi ogni tanto vado dall’altra parte dell’isola e i paesani parlano della mia visita per dei mesi. La mia è una famiglia importante: tutti grandi scienziati o quasi. Credo che anche io imboccherò questa strada.”

“So che mi prenderai per una pazza ma c’è una squadra, gli ex banditi di Boscoscuro, che può fare al caso tuo.”

“Stai scherzando.”

“No, credimi.”

“E comemai Raffaele Carotaha deciso di diventare buono? Quali novità sono accadute nel continente da portare a simili trasformazioni?”

“Sono arrivati parecchi forestieri che l’hanno convinto a cambiare strategia.”

“Non sarai forse osmondiana?”

“Cosa te lo fa pensare?”

“A Magicland sono forestieri quelli di Osmond.”

“In effetti non ci avevo pensato.”

“Come mai sei naufragata?”

“Ci eravamo imbarcati sulla nave di Carota per andare a salvare un mio amico. E’ scoppiata una tempesta e… sono finita qua.”

“Suppongo che ti cercheranno.”

“Quando arriveranno qui, verrai via con noi, Michele?”

“Non so, devo pensarci. Non ho molta fiducia in te.”

“Perché?”

“Sei osmondiana.”

“Sei razzista?”

“No, ritengo che Magicland abbia avuto una vita migliore da quando è stato chiuso il varco con Osmond.”

“Questo è razzismo.”

“No, è scetticismo.”

“Grazie per il chiarimento. Visto che non posso contare sulla tua ospitalità mi cercherò una sistemazione per conto mio.”

“Fai come credi.”

Mi inoltrai nel bosco. Avevo capito che con Michele non potevo andare d’accordo. Eravamo in confitto, ognuno con la sua idea stampata sulla fronte. Aveva un carattere forte e apprezzavo questa sua dote perché significava che non si sarebbe fatto mettere i piedi in testa da nessuno. D’altra parte non condividevo affatto la sua opinione nei miei confronti.

Dove stavo andando? E che ne sapevo! Ero su un’isola deserta e l’unica persona che avevo fino a quel momento incontrato mi aveva palesato tutta la sua diffidenza nei miei confronti.

Nel prossimo capitolo…

  • saltiamo il salvataggio e torniamo a Boscoscuro (0%)
    0
  • andiamo a salvare Azzurro (17%)
    17
  • esploriamo ancora l’isola di Tarqui (83%)
    83
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67 Commenti

    • Stavolta procedo spedita perché è la versione condensata di una storia che ho già scritto, ho pensato di proporvela per farvi conoscere personaggi e ambientazioni così poi per il seguito sapete già di cosa sto parlando 😉

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