NON è FACILE.VIVERE.

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà Marco, obbedirà al prefetto o al suo cuore? Escogita un piano per obbedire al proprio cuore pur obbedendo al prefetto. (88%)

“Marco, cosa succede?“

Senso di colpa, paura, terrore. Queste le sensazioni che Marco provò al risveglio, dopo una notte passata a pensare ed a ripensare; a ricordare i bei momenti passati con il suo amico Simone. 

Ogni volta che ricordava alcuni istanti della sua vita con l’amico, gli passavano per la mente delle immagini: Simone e la sua famiglia che lavoravano brutalmente nei campi; Simone che veniva torturato da una guardia; le urla della madre dell’amico che vedeva staccare da un boia, le unghie del figlio. Ogni immagine veniva scandita dalla presenza di alcuni istanti di buio che, assieme alle immagini, creavano un ritmo, una sinfonia a dir poco infernale.

Marco mise i piedi fuori dal letto e si alzò velocemente in piedi: si vestì rapidamente, andò in bagno e si lavò, poi si affrettò ad andare in cucina e, senza nemmeno salutare, prese una fetta di pane e marmellata e fuggì via, ignorando tutta la famiglia e, in particolare, sua madre che gli chiedeva << Marco, che succede? >>. Il ragazzo la ignorò e si vergognò di averlo fatto, ma in quel momento provava ancor più vergogna nel raccontarle ciò che gli era stato ordinare di fare.

Camminò tutta la mattina senza meta. Le strade erano deserte e silenziose: per le vie, afose come non mai, si sentiva soltanto il verso fastidioso di colonie e colonie di cicale, qua e là il cinguettio di alcuni uccelli. Passò di fronte a negozianti silenziosi, anziani e giovani resi inermi dal caldo di quel giorno; uno scenario che sembrava essersi omologato allo stato d’animo del giovane Marco. Tutto triste, tutto grigio finchè non arrivò davanti a casa Di Porto: un palazzotto di due piani, costruito in stile  Liberty e perimetrato da una schiera di alberi di pesco fioriti. L’aria, fin lì pesante come un  masso di pietra, davanti a questa casa, sembrava più leggera, profumata. Man mano che il giovane si avvicinava, sentiva il profumino, proveniente dalla cucina, di un ciambellone appena sfornato; sicuramente la signora Di Porto stava preparando qualcosa di buono con cui far merenda. Questo scenario così celestiale, così paradisiaco, fece dimenticare al povero Marco, tutti gli incubi, gli ordini, il buio. Ora desiderava entrare, salutare tutti, dare un morso a quella soffice “creatura” preparata dalla signora Di Porto; quasi fosse entrato in un sogno che, però, venne interrotto bruscamente dall’apparizione dell’amico Simone. Di nuovo il senso di colpa, la paura, il terrore. Ora, però, intervenne una nuova e più atroce sensazione: il panico. Il giovane Simone non fece in tempo a dire <<Ciao, come stai?>> che si vide sparire da davanti gli occhi il suo amico Marco, quasi fosse un fantasma: rimase stupito. 

Mai in quasi quindici anni di amicizia con Marco, Simone lo aveva visto in uno stato così confusionario, avvolto in un’atmosfera così gelida. Pur avendo più di qualche dubbio sul comportamento dell’amico, Simone preferì non dire niente a nessuno: rientrò dentro casa e si appisolò, grazie all’odorino della torta preparata dalla madre, che gli fece quasi da sonnifero. 

Marco, intanto, riprese la sua corsa infinita senza meta. Piangeva, piangeva dalla vergogna verso quel ragazzo che lo aveva difeso e protetto, incoraggiato e confortato nei momenti di bisogno. Nel panico più assoluto giunse di fronte ad un bivio: a destra la casa, la famiglia; a sinistra la prefettura, il signor prefetto. Di fronte a questo crocevia importante per la sua vita, Marco scelse la strada di sinistra non per appoggiare il progetto di deportazione, di prigionia, di rancore del prefetto, al contrario per stroncarlo sul nascere, per evitare l’inferno dei campi di lavoro alla famiglia Di Porto, per tornare a sorridere alla vita.

Si avvicinò all’entrata principale della prefettura, dove stazionavano di guardia due suoi “amici” che, non appena lo videro, lo salutarono. Marco non contraccambiò, preferì proseguire per la sua strada, per il suo progetto omicida: marciò, superando ogni ostacolo fino alla sua meta, mise mano al coltellaccio riposto nel fodero sulla destra della cinta, aprì la porta bruscamente, deciso ormai ad ucciderlo, ma trovatosi di fronte al prefetto, quasi questo avesse un potere ipnotico, nel povero Marco sparirono tutti i suoi intenti omicidi. Attese silenziosamente sulla porta, nuovamente con uno sguardo perso nel vuoto, attendendo le parole del superiore che, prontamente, arrivarono <<Buongiorno Calciano – disse con un tono dubbioso, quasi sgomento dal rumore della porta – tutto bene? Avete sistemato quei “cari amici” per il “viaggetto”?>>. Marco rispose quasi in automatico << No signore, mi dispiace>>. Allora il prefetto disse <<Non c’è tempo Calciano, entro venerdì deve essere fatto. E’ un compito di estrema importanza!>>. Si congedò da quell’incontro che si era aperto come importante per la vita, ma che, poi, si era trasformato in un colloquio noioso in cui si erano ribaditi concetti e formalità : la consegna doveva essere conclusa entro il venerdì.

Entro venerdì la cattura: cosa succederà?

  • Marco, pur combattuto, consegna la famiglia, ma trova un modo per salvarla. (75%)
    75
  • Marco porta a termine il compito e consegna, nelle grinfie del prefetto, la famiglia Di Porto. (0%)
    0
  • Marco non porta a termine il compito. (25%)
    25
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24 Commenti

  1. Ho votato per il sì perché, alla fine della storia, vorrei i Di Porto finalmente al sicuro.
    Anche se…
    Ci si potrà fidare di questa Lucia? Marco si è già infatuato di lei, quindi potrebbe non avere la giusta obbiettività per riconoscere un pericolo. Quel furgoncino potrebbe essere una trappola? Oppure la trappola sarà nella casa in cui dovranno attendere i nuovi documenti?

  2. Ciao,
    Questo racconto mi piace un sacco! Ho votato per la libertà, perché la domanda dice che “la sorte aiuta Marco” e ciò è incompatibile sia con la morte, che con il campo di concentramento. Del resto, se tutti morissero al quinto capitolo, il racconto non potrebbe proseguire. Inoltre “libertà” è la mia parola preferita, perciò non potrei scegliere altro.
    Però, qualora la famiglia dovesse effettivamente morire, vorrei che Marco si schierasse ufficialmente dalla loro parte, morendo insieme a loro.

  3. E’ il tipo di scelta che non vorrei mai affrontare.
    Se non ha la soluzione, né il coraggio di affrontare il suo superiore adesso, non li avrà neanche dopo che i Di Porto saranno deportati.
    Se disubbedisce al prefetto, sarà punito.
    Se li consegna, sarà dannato.
    Sarò romantica. Si mette a rischio e li salva.

  4. Non posso resistere a un racconto storico, specie se ambientato negli anni della guerra 😉
    Lo stile mi piace, hai reso bene i primi due personaggi. Stai solo attento alle ripetizioni ^^
    Trovo troppo rischioso per lui disubbedire e non mi sembra il tipo da voltare le spalle al suo migliore amico. Perciò troverà un sistema alternativo.
    Aspetto il seguito! Ciao!

  5. Sembra davvero bello
    E poi questo ”ambiente”, o meglio le vicende che girano intorno al fascismo, mi son sempre piaciute. Ma sopratutto mi ha piacevolmente colpito la prima parte del racconto, bellissimo! Ho scelto la seconda opzione. Comunque fremo per il prossimo episodio 🙂

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