NON è FACILE.VIVERE.

Dove eravamo rimasti?

Entro venerdì la cattura: cosa succederà? Marco, pur combattuto, consegna la famiglia, ma trova un modo per salvarla. (75%)

La consegna.

Passarono circa due giorni, due giorni senza uscire di casa; sdraiato sul letto nel silenzio più assoluto. Di dormire non se ne parlava proprio. Il tempo, però, era poco e scorreva veloce, implacabile; la data della consegna della famiglia Di Porto ad un destino infernale si avvicina inesorabilmente. Ormai mancava un solo giorno. Marco si alzò e subito i suoi occhi non poterono fare a meno di guardare lo specchio dove era proiettata l’immagine di un automa, scherno e deperito: non aveva mangiato per ben due giorni. Il volto era bianco, cadaverico e lo sguardo, serrato in due occhi incavati nel viso. 

Uscendo dalla camera e passando per la cucina, vide una figura seduta al tavolo, che gli richiamò alla mente la proiezione che, in precedenza, aveva visto allo specchio: era la madre, rimasta anch’essa a digiuno per due giornate. Marco non aveva nè il coraggio, nè la forza, nè, tantomeno, la voglia di dire qualcosa che potesse, quantomeno, tirare un po’ su lo spirito materno; preferì uscire senza nemmeno salutare. 

Si incamminò verso la prefettura dove, accennato un saluto ai suoi compagni, comunicò gelidamente il suo intento, ciò che gli era stato ordinato di compiere. Per aiutarlo, si proposero tre personaggi loschi e cupi: il primo, un ometto basso e tarchiato sulla quarantina con un omicidio alle spalle, Sergio; il secondo, un signorotto di cinquanta o forse sessant’anni di media statura che, in vita sua, aveva commesso tanti reati quanti erano i suoi anni; il terzo, tale Aurelio, di circa sessant’anni, dal corpo tarchiato e tozzo, gli occhi azzurri e gelidi come il ghiaccio ed i capelli sul grigio. Dei tre, quest’ultimo era il più crudele, il più arcigno, il più macabro: in tutta la sua esistenza aveva sicuramente commesso meno reati degli altri due, ma quei pochi che aveva compiuto era pesanti come un macigno. Come tutto il paese, anche Marco Calciano era a conoscenza dei reati che i tre omacci avevano commesso, ma al contrario degli altri cittadini, il ragazzo non ebbe paura di rapportarcisi, anzi, accettò l’aiuto; forse inconsapevole di ciò che stava per compiere. 

Verso sera la triste brigata dei tre si incamminò, guidata dal povero Marco, alla casa della famiglia Di Porto. Giunti di fronte al cancello di entrata, il nostro giovanotto ordinò con tono vuoto, ma deciso “Voi tre circondate la casa. Io entro per primo, li conosco. Al mio segnale irrompete nella casa, li arresteremo e li condurremo dal prefetto, lui poi saprà cosa fare. Ma – e qui si interruppe un attimo – tutto deve avvenire nel massimo silenzio, nessuno deve sapere o vedere niente”. Con questa frase, Marco volle assicurare almeno l’incolumità fisica degli amici: se tutto doveva avvenire nel silenzio, ciò significava che non dovevano esserci violenze che potessero provocare urla. 

Marco aprì il cancello di recinzione della casa, percorse il vialetto che collegava il cancello con la porta d’ingresso, salì le scalette marmoree. Giunto di fronte al portoncino, controllando a fatica il panico e l’angoscia, bussò due volte, come faceva solitamente, e subito si vide aprire la porta: davanti a sè, Simone. Questo, non appena vide il suo amico, lo abbracciò fortemente, ma lo sentì gelido, duro e legnoso, quasi fosse un blocco di cemento. Simone provò a chiedere ” Marco, cosa succede?”, ma in risposta si vide puntato al collo un coltellaccio. Marco “Stai fermo e non ti farò del male”; poi fece segno ai tre briganti di entrare . Questi, in breve tempo radunarono tutta la famiglia all’ingresso e Marco ebbe di fronte a sè i suoi amici: il padre di Simone, Carlo, ben vestito e più che mai tranquillo, almeno esteriormente; la madre, Francesca, donna di un fascino unico. Nemmeno lei era impaurita dell’atto, ma rimase sbalordita che a coordinarlo fosse proprio Marco, quel Marco tanto amico di famiglia.  Poi c’era il fratellino, Luca, grazioso e particolarmente intelligente. Lui sì che era impaurito dalle armi, piangeva. Infine Simone, ragazzo alto e robusto, non grasso. Non appena si vide il coltello puntato al collo, collegò la sparizione di Marco, avvenuta nei giorni precedenti. 

Marco rimase talmente colpito dal potente silenzio della famiglia, che voleva piangere ed urlare. Dopo aver accerchiato i Di Porto, gli omacci, guidati da Marco, condussero i prigionieri dal prefetto, in una serata clamorosamente fresca, quasi fosse un armistizio tra il caldo torrido ed i malcapitati italiani, in quell’estate afosa. La famiglia entrò nella stanza del prefetto, mentre Marco attese fuori cercando di dar consolazione all’anima che gridava. Stremato si appoggiò alla ringhiera, poi cadde, come cade corpo morto.

Quale sarà il destino della famiglia Di Porto?

  • Morte (0%)
    0
  • Libertà (33%)
    33
  • Campo di prigionia (67%)
    67
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24 Commenti

  1. Ho votato per il sì perché, alla fine della storia, vorrei i Di Porto finalmente al sicuro.
    Anche se…
    Ci si potrà fidare di questa Lucia? Marco si è già infatuato di lei, quindi potrebbe non avere la giusta obbiettività per riconoscere un pericolo. Quel furgoncino potrebbe essere una trappola? Oppure la trappola sarà nella casa in cui dovranno attendere i nuovi documenti?

  2. Ciao,
    Questo racconto mi piace un sacco! Ho votato per la libertà, perché la domanda dice che “la sorte aiuta Marco” e ciò è incompatibile sia con la morte, che con il campo di concentramento. Del resto, se tutti morissero al quinto capitolo, il racconto non potrebbe proseguire. Inoltre “libertà” è la mia parola preferita, perciò non potrei scegliere altro.
    Però, qualora la famiglia dovesse effettivamente morire, vorrei che Marco si schierasse ufficialmente dalla loro parte, morendo insieme a loro.

  3. E’ il tipo di scelta che non vorrei mai affrontare.
    Se non ha la soluzione, né il coraggio di affrontare il suo superiore adesso, non li avrà neanche dopo che i Di Porto saranno deportati.
    Se disubbedisce al prefetto, sarà punito.
    Se li consegna, sarà dannato.
    Sarò romantica. Si mette a rischio e li salva.

  4. Non posso resistere a un racconto storico, specie se ambientato negli anni della guerra 😉
    Lo stile mi piace, hai reso bene i primi due personaggi. Stai solo attento alle ripetizioni ^^
    Trovo troppo rischioso per lui disubbedire e non mi sembra il tipo da voltare le spalle al suo migliore amico. Perciò troverà un sistema alternativo.
    Aspetto il seguito! Ciao!

  5. Sembra davvero bello
    E poi questo ”ambiente”, o meglio le vicende che girano intorno al fascismo, mi son sempre piaciute. Ma sopratutto mi ha piacevolmente colpito la prima parte del racconto, bellissimo! Ho scelto la seconda opzione. Comunque fremo per il prossimo episodio 🙂

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