NON è FACILE.VIVERE.

Dove eravamo rimasti?

Salvare la propria vita e quella dei suoi amici un problema immenso, ma la sorte aiuta Marco fornendogli una cartina: cosa accadrà? Ad ovest, la Svizzera, libertà e salvezza. (80%)

Scelte di vita.

Agire, prima possibile, a costo e a danno della propria vita, ma agire. Per non arrendersi al destino, ad un triste destino, di sofferenze, di morti premature. Quella cartina aveva restituito a Marco una nuova speranza, la speranza di poter salvare i suoi amici; come per magia sentiva in sè una nuova forza, una nuova spinta, la spinta tipicamente giovanile, la voglia di vivere e non di sopravvivere, il desiderio di agire e non di subire passivamente. Ora, ardiva affrontare di petto tutte le difficoltà, tutti i pericoli che il destino poteva presentargli sulla strada, anche se le problematiche potevano sembrare insormontabili,folli. Sì, perchè le grandi scelte, i grandi atti che passano alla Storia, inizialmente sono follie, ma solo con le follie l’evoluzione umana può fare il suo corso. I grandi personaggi, quindi, son folli e Marco si sentiva folle e riteneva, nel suo piccolo, di poter fare la Storia, riuscendo a salvare i suoi amici. Può sembrare incredibile quanto una stupida cartina possa turbare psicologicamente un essere umano, ma sono le piccole cose a variare e decidere il destino.

Passando per la stazione romana, Marco aveva impresso nella sua mente la cartina ferroviaria italiana. A Bologna la strada ferrata si ramificava: andando verso est, si raggiungeva l’Istria, luogo dove, forse, erano diretti; andando verso ovest, dopo aver raggiunto Milano, si poteva facilmente giungere in Svizzera. La Svizzera, luogo di pace e di libertà, è lì che Marco doveva condurre i suoi amici, anche a costo di morire. Ma come liberarsi di quei tre omacci, di quei tre energumeni, di quei tre criminali? Corromperli, forse, ma avrebbero riferito tutto al prefetto, tornando al paese; allora sarebbero stati problemi grossi per lui e, soprattutto, per le ripercussioni sulla sua famiglia.

Non riusciva a trovare via di uscita, di salvataggio, se non una, la più grave, la più difficile: ucciderli e nascondere i cadaveri. Ma Marco si sentiva veramente pronto ad ucciderli? Ne sarebbe stato capace? Sarebbe stato capace di uccidere tre esseri umani?

Marco era un giovane e, come tutti i giovani, nel ragionare e nel decidere, non guardò tanto alle conseguenze morali e psicologiche di un gesto del genere: la saggezza appartiene agli anziani e può essere un vincolo nelle decisioni repentine, ma Marco era un giovane e decise di agire, di ucciderli, tenendo conto, forse, del principio secondo il quale il Male è un mezzo per arrivare al Bene, una tappa da affrontare inevitabilmente.

Trovate le motivazioni, ora bisognava stabilire le modalità per agire: l’omicidio doveva avvenire prima di Bologna, altrimenti sarebbe stato troppo difficile raggiungere Milano, quindi la Svizzera. Come ucciderli? Sfruttare il buio, la stanchezza per coglierli in flagrante ed ucciderli col coltellaccio, questa l’idea di Marco.

Certo la sfida era ardua, ma il fine troppo importante per rinunciare al tentativo.

Preso coraggio, Marco decide di salvare i Di Porto, tentando di portarli ad Ovest. Prima, però bisogna uccidere gli omacci: ci riuscirà?

  • Altro. (33%)
    33
  • Si, uccide i tre omacci e porta gli amici a Milano. (33%)
    33
  • No, verrà scoperto e, insieme agli amici consegnato al campo di prigionia. (33%)
    33
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24 Commenti

  1. Ho votato per il sì perché, alla fine della storia, vorrei i Di Porto finalmente al sicuro.
    Anche se…
    Ci si potrà fidare di questa Lucia? Marco si è già infatuato di lei, quindi potrebbe non avere la giusta obbiettività per riconoscere un pericolo. Quel furgoncino potrebbe essere una trappola? Oppure la trappola sarà nella casa in cui dovranno attendere i nuovi documenti?

  2. Ciao,
    Questo racconto mi piace un sacco! Ho votato per la libertà, perché la domanda dice che “la sorte aiuta Marco” e ciò è incompatibile sia con la morte, che con il campo di concentramento. Del resto, se tutti morissero al quinto capitolo, il racconto non potrebbe proseguire. Inoltre “libertà” è la mia parola preferita, perciò non potrei scegliere altro.
    Però, qualora la famiglia dovesse effettivamente morire, vorrei che Marco si schierasse ufficialmente dalla loro parte, morendo insieme a loro.

  3. E’ il tipo di scelta che non vorrei mai affrontare.
    Se non ha la soluzione, né il coraggio di affrontare il suo superiore adesso, non li avrà neanche dopo che i Di Porto saranno deportati.
    Se disubbedisce al prefetto, sarà punito.
    Se li consegna, sarà dannato.
    Sarò romantica. Si mette a rischio e li salva.

  4. Non posso resistere a un racconto storico, specie se ambientato negli anni della guerra 😉
    Lo stile mi piace, hai reso bene i primi due personaggi. Stai solo attento alle ripetizioni ^^
    Trovo troppo rischioso per lui disubbedire e non mi sembra il tipo da voltare le spalle al suo migliore amico. Perciò troverà un sistema alternativo.
    Aspetto il seguito! Ciao!

  5. Sembra davvero bello
    E poi questo ”ambiente”, o meglio le vicende che girano intorno al fascismo, mi son sempre piaciute. Ma sopratutto mi ha piacevolmente colpito la prima parte del racconto, bellissimo! Ho scelto la seconda opzione. Comunque fremo per il prossimo episodio 🙂

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