Aokigahara – La Foresta dei Suicidi

Il Sacrificio

L’immagine traballò pesantemente, sfuocata, quasi irreale.

Alcuni rumori di fondo, e di fronte allo schermo apparve il volto di un uomo.

Gli occhi neri brillavano di luce innaturale, pazza, di terrore.

Il viso era solcato da un profondo taglio che, dalla tempia sinistra, scendeva trasversale fin quasi alle labbra.

<Cazzo cazzo! Sono… sono Mark Wein, della CNN. Siamo a Aokigahara e qui>

Lacrime iniziarono a sgorgare dagli occhi e l’espressione mutò in una maschera di dolore.

<Qui sono morti tutti, io sono vivo per miracolo. Ma devo concludere questo servizio, non posso…non.. >

un rumore sordo provenne dal filmato, l’espressione di Mark mutò in stupore.

Poi fu nero.

Alcuni minuti passarono in religioso silenzio, interrotto solo da respiri tesi ed irregolari.

L’immagine del filmato tornò a fuoco e il volto di Mark riapparve quasi svuotato.

La bocca era semi aperta in armonia col volto apatico.

Con un movimento lento si vide l’uomo alzare la mano insanguinata. Teneva un coccio di vetro tra le dita, che stringevano il tagliente con tanta forza da far parire la carne fusa col vetro.

Mark alzò gli occhi verso la videocamera.

In un lampo un sorriso, poi il coccio di vetro venne posato sul collo.

Con un movimento morbido, quasi armonico la punta del coccio penetrò il collo per svariati millimetri e con una lentezza quasi chirurgica iniziò ad incidere. Mentre il vetro fendeva la carne, rivoli di sangue iniziarono a scendere dalla ferita, macchiando il colletto della camicia bianca insudiciandone la stoffa di rosso.

Dove passava la lama piccoli frammenti di vetro brillavano nella ferita di luce cangiante, quasi gemme scarlatte di una preziosa collana.

Schizzi bordeaux iniziarono a dipingere l’obbiettivo quando la carotide venne squarciata. Ma nonostante questo velo, la videocamera riprendeva. Riprendeva finchè l’uomo non toccò l’altra vena.

A quel punto il collo venne preso da violenti spasmi, e Mark cadde portando con sè la videocamera. Negli ultimi frame che riprendevano la sua vita, oltre al sangue che sgorgava dai lati della bocca, dalle narici e dal collo aperto, si notò un lampo di luce nei suoi occhi spenti.

Un lampo di luce accompagnata da un ghigno sinistro che si dipinse in un’ultimo spasmo sul suo volto, sancendone la morte.

***

La luce tornò nella stanza all’ultimo piano del grattacielo. Fuori, gocce d’acqua cadevano come proiettili dal cielo quasi che questi volesse vendicarsi della terra.

Nessuno parlò. Tre uomini in giacca e cravatta fissavano lo schermo dove erano appena scorse le immagini, come se qualcosa potesse ancora provenire da quei filmati. Una risposta forse.

<Dunque>iniziò Kevin, nuovo membro del consiglio di amministrazione<direi che> trattenne il fiato alcuni istanti per poi sbottare <Dobbiamo consegnare tutto alla polizia. La cosa ci è ovviamente sfuggita di mano. Cinque persone della nostra emittente sono morte. Dobbiamo far qualcosa!>

<Giusto.> affermò Harris, uomo di mezza età dai modi netti quanto la linea della sua barba <qui finiamo tutti a puttane, signore! Quello..quello che abbiamo visto…> ammise con un brivido ed una rapida occhiata allo schermo <è la più grande cazzata del mondo. Io non so che altro dire.>

Entrambi gli uomini si guardarono ed osservarono il superiore, il sessantenne Bryan O’ Neil.

Costui osservava lo schermo, ancora assorto in chissà quali pensieri. Per lunghi minuti nessuno parlò e quando Kevin fece per richiamarlo questi sbottò.

<TACETE CAZZO!> con tono duro e perentorio.

<Voi non capite. Questa è la nostra miniera d’oro. Abbiamo i filmati originali, gli unici al mondo signori. GLI UNICI E VOI VOLETE ANDARE DALLA POLIZIA?!>sbraitò l’uomo, alzandosi di scatto in piedi e affrontando i colleghi con un’espressione truce nel volto. Ciò che era più inquietante,però, era la luce in fondo ai suoi occhi.

<Non prendiamoci in giro.> disse poi<se siete qui è perché avete fatto pure voi le vostre belle porcate al tempo. Tu Harris facevi servizi in Jugoslavia, e ben sappiamo dei tuoi rapporti con i guerriglieri al fine di filmare qualche fucilazione in diretta, o scoprire fosse comuni. E tu Kevin…>disse osservando il giovane< come dimenticare quando scorrazzavi in elicottero in Iraq a sparare assieme ai soldati sui civili, facendoli passare per terroristi?>

I due abbassarono il capo e Harris divenne terribilmente rosso. I ricordi da “glorioso” reporter di guerra avevano in lui ancora questo effetto.

<Adesso ascoltatemi bene. Abbiamo fra le mani una vera bomba, sta a noi decidere se usarla o no. Può esploderci in mano e fregarci tutti, o può divenire una miniera d’oro. Non ci vuole molto lavoro. Due tagli lì, un po’ di musica qua ed il gioco è fatto.>

Lasciò passare qualche secondo perchè i due percepissero l’idea e continuò

<Non lasciatevi intimidire dall’idea che sta gente è morta. La notizia a volte richiede sacrifici, e per Dio loro si sono sacrificati! Io dico: cazzi loro. Sapevano cosa rischiavano.>

La linea d'azione era decisa. Alcuni giorni dopo i tre si ritrovarono riuniti. Un nuovo inizio...

  • Una voce narrante racconta le leggende di Aokigahara (56%)
    56
  • Vengono presentati i membri della squadra (31%)
    31
  • Il filmato parte descrivendo il luogo delle riprese (13%)
    13
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75 Commenti

  1. Pian piano ci si addentra finalmente nella foresta. Mi piace l’idea dell’effetto del vento sulle persone e certamente sarebbe interessante riuscire a svilupparlo più approfonditamente anche se purtroppo lo schema che si deve seguire su The Incipit non lo consente.
    A mio parere questo schema nel tuo caso comincia ad essere un po’ stretto e forse dovresti cominciare a pensare un po’ più in grande.
    Mi aggiungo anch’io a quanto hanno auspicato altri: scrivi più spesso.

  2. Il tuo racconto mi piace semplicemente perché, capitolo dopo capitolo, ha senso e funziona. Il ritmo narrativo e la volontà di rendere dinamico il racconto (non solo a parole, ma inserendo il link con la musica ad esempio – un applauso per te) sono molto, molto buoni. Le immagini che costruisci, invece, a volte sono un po’ forzate: spingere la lingua e l’immaginazione al limite non è reato – alcune scene del tuo testo sono davvero d’effetto – ma non esagerare o rischi che il lettore non riesca a crearsi in testa un’immagine mentale di quel che tu stai raccontando. A parte questo piccolo appunto, un lavoro davvero ben fatto. E, se puoi, pubblica più spesso che sono curiosa!

  3. Ciao. Un’altra vittima. Non sono molto d’accordo sul fatto della ghiandola pineale. La ghiandola pineale fortunatamente ha altri scopi. A presto. 🙂

  4. Allora non penso ci sia bisogno di dirti che è un bel capitolo. E che la descrizione anche di ciò che la telecamera non può vedere, descrive un tocco di classe ed una firma. Bravo vecchio! 🙂 Sapevo che ti saresti risvegliato dal torpore.

    Detto questo, preferisco andare in Giappone per non far “addormentare” troppo la storia in sé! 🙂

      • Forse mi son spiegato male.
        Sì, ho voglia dell’altra dose di macelleria accompagnata da buona dose di paura ed terrore, che certamente, concorderai con me, non fanno mai male a questo genere che è difficile.

        Dico anche questo perché dopotutto, il racconto ha il titolo di Aokigahara. Il luogo è giapponese, vero ? Ed il richiamo al primo capitolo è sempre lì in zona (suppongo), no ? 😉 Ed allora, perché dunque non ritornare alla zona ?

        Questo, lo posso definire come una sorta di piccolo cameo, di quel che fa risentire la foresta all’infuori della zona.

        Li sai benissimo i miei giri arzigogolati, ma i concetti li avrai capiti sicuramente dato che è indubbia (e oserei dire sprecata.) la tua intelligenza! 🙂

  5. “Gli occhi neri brillavano di luce innaturale, pazza, di terrore” non mi viene in mente nessuna immagine quando l’ho letto. “Dove passava la lama piccoli frammenti di vetro brillavano nella ferita di luce cangiante” qui sembra che la ferita brilla di luce cangiante. “gocce d’acqua cadevano come proiettili dal cielo quasi che questi volesse vendicarsi della terra” vendicarsi per cosa? “dai modi netti quanto la linea della sua barba” bruttino. “sembrava la classica voce da documentario” raccontatissimo. “incrinatura nelle corde vocali strana” l’aggettivo va primo o dopo ‘incrinatura’. “tanto che in alcuni punti il silenzio è tanto da giungere quello creato con una camera anecoica” mi piace. Bello citare l’usanza degli ubasute. Bella anche “simile a un cane di Pavlov”, lessi un bel libro che citava quegli esperimenti. “per cui, se io dico…” mi sembra un discorso ingenuo.

    • Eccomi qui carissimo.

      Voglio scusarmi in anticipo per eventuali errori che troverai di grafia e grammatica ma attualmente sono al lavoro e scrivo con un.vecchio telefono il cui T9 mi ha giurato guerra aperta.

      Allor si dunque, inizio a risponderti alle varie parti.

      L’immagine che non ti è venuta in mente all’inizio del racconto è molto semplice. Quando una persona libera adrenalina, in casi di paura e/o in casi di stress come il protagonista, questa fa contrarre i muscoli dell’iride causandone un’apertura molto ampia, tanto che sembra che il bianco dell’occhio sparisca. Per contro , una così alta esposizione dell’occhio alla luce potrebbe essere dannosa a lungo periodo per cui le ghiandole lacrimali secernono il loro sebo per bagnare l’occhio e proteggerlo. Bel caso tu colpisca gli occhi con luce diretta questi sembrano brillare proprio a causa delle secernazioni delle ghiandole lacrimali. Questo è quel che accade, la scena descritta va a spiegare, con licenza poetica se vogliano dire, questo piccolo processo fisiologico.

      Seconda cosa che non ti ha convinto: si la ferita brilla di luce cangiante. Ma come dirai te! La ferita non può brillare. Ed hai ragione se non fosse per un piccolo particolare che forse non hai notato. Infatti il coccio di vetro rilascia nella ferita piccole schegge. Ora, considerato che il sangue arterioso è di un bel rosso vivo, se questo scorre sotto un vetro apparirà che pure il vetro è rosso. E poi aggiungi che il suddetto frammento di vetro, sporco di sangue rosso, viene colpito direttamente dalla luce di una torcia, la nostra retina andrà a recepire che il colore del vetro è di un bel rosso vivo brillante.

      La pioggia che cade per vendicarsi della terra è un bel dilemma. Ho provato a chiederlo ma nulla. Non mi risponde proprio la maledetta! Scherzi a parte, qui denoto una tua totale mancanza di grazia poetica. Sembri un mio amico che osserva solo il significato della frase. Ma prova ad andare al significante. Cioè cerca il concetto oltre la scena visiva e letteraria. Di per se è una frase che non dice nulla, ma va a creare una interessante metafora sulla violenza cone promotore stesso della vita. Ma è un discorso lungo e non voglio annoiarti ora.

      La descrizione dei modi netti come la sua barba per te è bruttino ma è già una base descrittiva di un personaggio. In mezza frase hai già descritto aspetto e carattere, cosa che ad esempio da te manca su entrambi i fronti. Prova a pensarci un attimo, non è a livello letterario una scelta emozionante ma funzionale di certo.

      La voce narrante raccontatissima è infatti la prima volta che la uso io o che credo venga usata nel sito, anche se credo che il termine racvobtatissima non abbia molto senso nel contesto ma vabbe sopra sediamo su ciò.

      Incrinatura è posizionato li apposta, è compreso bel prezzo della licenza poetica, un po’ come dire che in questo momento sto come in autonomo sopra gli alberi coi soldati.

      Felice che i successivi tre punti siano stati di tuo gradimento, su pavlov ti consiglio di leggere gli studi di applicazione sugli umani del suo esperimento, è davvero interessante.

      L’ultimo punto concordo l’ingenuità del discorso c’è ma spiega in poche righe il concetto espresso da George Orwell in 1964 se non erro sul titolo. Per quanto sia ingenuo il racconto è la realtà psicologica della relazione fra uomo e schermo televisivo

      • ‘Luce innaturale’:allora la luce è naturale. In questo caso avresti dovuto spiegare brevemente tutto il processo fisiologico dell’occhio.

        ‘Ferita che brilla’: allora va bene.

        ‘Pioggia che si vendica’. Devi spiegare perché si vendica. Quando il lettore legge il passo si domanda più o meno consciament: perché la pioggia si vuole vendicare della terra? La domanda non trova risposta e il lettore resta impercettibilmente deluso.

        ‘Barba e modi netti’ era un’opinione personale.

        Raccontare: “Sembrava la classica voce da documentario”.
        Mostrare: “Aveva una voce profonda e una cadenza melodiosa.”
        La mia decrizione probabilmente è mediocre, solo che io ho mostrato, tu hai raccontato.

        • Emm no.

          Cioè, io ho raccontato e mostrato, poi forse tu non hai voluto vedere 😉

          Torno sulla “Luce innaturale”. Allora, la condizione sopracitata si verifica, come già espresso, in caso di stress elevato e nel caso in cui la secernazione di adrenalina è più elevata del previsto. E’ una condizione non fisiologica, quindi non presente naturalmente in un uomo. Dai qui la definizione “innaturale”. Più che sufficiente per spiegare un concetto difficile ai più come la correlazione fra stress e la ghiandola pineale che gestisce la secernazione di adrenalina delle ghiandole surrenali.

          “Pioggia che si vendica”. No, non voglio spiegarlo, ogni persona è libera di veder li ciò che vuole caro. Tu non hai visto nulla altri forse hanno visto qualcosa che a te è sfuggito. non sono nessuno per imporre ciò che un lettore deve vedere o meno in quel che scrivo.

          Raccontare: “Sembrava la classica voce da documentario”.
          Mostrare: “Aveva una voce profonda e una cadenza melodiosa.

          Ma la voce non ha una cadenza melodiosa, dove lo hai letto scusa? inoltre io non volevo mostrare nulla, una voce non si può mostrare se non usando uno spettrometro di onde di frequenza, possibilmente inscritte all’interno deo 20-20k Herz. Sopra o sotto quel range è soggettivo.

          Ma ciò non importa. La descrizione fornita al lettore è ancora una volta soggettiva e non oggettiva. ogni persona è libera di immaginare la voce del documentario che più ama. Perchè vuoi per forza veicolare le emozioni del lettore sulla sua strada?

  6. Non avrei saputo darti un personaggio che non si bella giornata. Il mio primo giorno di ferie per il parcheggio privato di circa un anno fa piacere, ma anche da parte mia tanti auguri per il resto della settimana prossima. Rivolto al lavoro, non vado a vedere se effettivamente questo pomeriggio ho fatto un lavoro. Mi sembra di essere un buon lavoro e non preoccuparti, ti va bene per la prima parte.

  7. mi piace l’opzione più caotica ed imprevista… l’escandescenza…

    Storia che si impenna verso il crudele…chi sfida certe cose…per lo vil dinaro prima o poi…. 😛

    Bravo…continua così ^^

  8. Vediamo cosa succede nella sala di visione.
    Bello e dall’atmosfera tesa, come se qualcosa fosse pronto a scattare e stesse solo aspettando. Ti confesso che non avevo idea che si potessero inserire collegamenti intertestuali, ma quel volto ha davvero reso.
    Aspetto il prossimo con impazienza !

    • Sono felice di vedere che il racconto piaccia 😉

      Si, i collegamenti sono disponibili,nel lato destro se non erro.

      E per quanto riguarda il volto è realmente un uomo morto nella foresta ed è…si inquietante:)

  9. Ciao. Ascoltiamo la leggenda. Bella trama. Molto interessante. Mi piacciono anche le ambientazioni. L’episodio presenta dei pezzi molto violenti che secondo me va bene per un horror. Continua così. Ti seguo. 😀

    • Grazie per il commento,mi scuso per il mostroso ritardo nel farlo ma ho avuto un periodo di stacco.

      Ah,la violenza….quella piccola cosa capace di tinger di rosso anche la tela più chiara, di iilluminare il buio della notte con un guizzo scarlato….

  10. Ciao, io punterei molto sui membri della squadra, così ci caliamo nei personaggi e poi magari se avanza spazio o nel prossimo capitolo ci descriverai il luogo.

    Mi sono avvicinato a questa storia incuriosito dal titolo, un anno e due mesi dopo il mio Aokigahara su TheIncipit (https://theincipit.com/2014/03/aokigahara-diegozucca/) ecco un altro racconto con lo stesso titolo (e ora anche gli americani ci hanno fatto il film che esce questo mese se non sbaglio, Sea of trees si intitola). Ma credo che già Murakami ne avesse scritto e anche un b-movie giapponese fosse stato fatto.
    Incipit interessante, sono curioso di vedere il tuo svolgimento.
    Ti seguo!

  11. Bellissima idea quella di usare come ambientazione Aokigahara! Avevo letto di questa foresta, dei cartelli sparsi all’interno che invitano ad uscire ed a rinunciare al suicidio.
    Spero in un buon racconto, a presto 😉 .

    • Grazie mille per il commento ^^

      Si, hai azzeccato i film a cui mi sono ispirato, il pessimo B movie E venne il giorno e il famoso Rec, decente nei primi due capitoli ma penoso nei successivi terzo e quarto XD

      Per quanto riguarda la tua scelta, vedremo cara, vedremo 🙂

  12. Allora. Babbuccetto rosso non ci stà proprio, la foresta é futile e non mi toglie la fame. Mi piacerebbe tanto ordinarli un polpette ma sembra che sia nel posto sbagliato, specie se mancano 4 giorni a natale. Il racconto non è abbastanza mainstream per i miei gusti, non parli d’amore né del cuore né del sole. Ma stiamo scherzando? Cioè, dove pensi di voler andare così? No no no, non ci siamo proprio. Manca di pago e di effetti speciali. E non mi hai nemmeno fatto gli auguri perché sono diventato nonno a sette anni. Vergognati.

  13. Non amo particolarmente il genere, però se scritto bene o in maniera accattivante non mi nego la lettura. E il tuo incipit rientra perfettamente. 🙂 Voto la voce narrante.

  14. Direi di far conoscere i membri della squadra, per iniziare, e lasciare le sicuramente interessanti leggende per dopo, quando si è già immersi nella storia e si possono apprezzare appieno.
    Ottimo lessico e lo stile non è da meno. Ti seguo con molto, molto piacere e curiosità.

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