Aokigahara – La Foresta dei Suicidi

Dove eravamo rimasti?

Siamo qui riuniti tutti per darvi la triste notizie, che ci è appena stata comunicata dalla Polizia, che il Dottor Caligari è stato ucciso Ci spiace per la sua perdita, ma noi non ci arrenderemo di fronte a nulla. Andremo personalmente in Giappone a scoprire la verità! (57%)

La ballata dell’Impiccato

Noi scivolammo nel gelo di una morte senza abbandono

recitando l’antico credo di chi muore senza perdono.

Con la chiusura delle ultime parole del reporter lo schermo si fece nero pece, e una lieve musica si levò nell’aria. (clicca qui per ascoltarla) Le immagini iniziarono a scorrere lente: la pista di un aeroporto, un aereo in decollo, le riprese in volo della città di Tokyo.

La nuova inquadratura fornì ai presenti la visione di Mark, sorridente, con una foresta alle spalle.

<Salute a tutti, o come dicono da queste parti, Kangei>e con una rozza imitazione di un saluto orientale, il presentatore unì le mani di fronte a se e si inchinò.

<Come potere vedere, siamo giunti fino alla famosa Aokigahara come vi avevamo promesso. Durante il viaggio abbiamo avuto modo di ricevere nuove informazioni sul temibile omicidio del Dottor Caligari.>

Lo sguardo dell’uomo si fece più serio, e la telecamera zoomò su di lui.

<A quanto pare l’omicida ha sottratto svariati documenti di vitale importanza. Il Dottore stava infatti studiando la causa scatenante dei suicidi che avvengono in questi luoghi. Da quello che ci è stato riportato, in questi luoghi è possibile tracciare una particolare anomalia.>

Mark sorrise per qualche istante, fintanto che non giunse una voce fuori campo <Perfetto così.> Il presentatore si rilassò, la mano sinistra venne passata sulla barba curata.

<Alex, ci pensi tu a spiegare quella stronzata del dottore?>

L’inquadratura si sposta e inquadrò Alex che sistema le sue attrezzature <Si, si. Come vuoi. Che palle..>la voce dell’uomo era palesemente stanca e svogliata come i suoi movimenti. Quando questi alzò lo sguardo alla videocamera, la prima cosa che si notò erano le profonde occhiaie scure.

<Allora, il dottore diceva che a Aokigahara si sviluppano dei suoni particolari, definiti bi neurali.>

<Bi-neurali?>chiesa la voce fuori campo di Mark.

<Si, bi-neurale. In poche parole, grazie alle vibrazioni prodotte dal vento che passa fra gli alberi, viene suddiviso in varie componenti, le quali poi possono riassemblarsi all’interno della stessa foresta. Insomma, sarebbe come far passare dell’aria in un intricato labirinto. Questa si scompone nelle varie vie ed ogni tanto può scontarsi, generando strani effetti sonori.>

<E questo cosa comporta?>

<Comporta la creazione, delle volte, dei suoni bi-neurali. L’aria crea delle frequenze tali da ottenere la frequenza fondamentale del cervello. Così facendo, ascoltando questi suoni impercettibili all’uomo, il cervello è come se vibrasse, in particolar modo la ghiandola pineale. E si dice che questo organo possa rilasciare degli ormoni che ti spingono a ucciderti.>

<Beh, un gran mucchio di stronzate insomma>la videocamera si spostò nuovamente su un Mark ridente, che scuoteva piano il capo. <Quel tipo per me si faceva di roba pesante…che stronzata, suoni bi-neurali, ghiandola pineale. Bisogna essere proprio dei dottori rincoglioniti per pensarle ste cose. Forza ragazzi, gambe in spalla>

L’inquadratura torna a sfocarsi fino a farsi nera, la musica iniziale ripartì fino a chiudersi.

Le successive immagini riprenderono vari alberi nella foresta, in modo sfuocato e poco chiaro, sia a causa del continuo movimento dell’operatore, sia per la poca luce presente nella scena, il tutto probabilmente registrato con un cellulare datato.

<Hey ma quello che cazzo fa?> la voce fuori campo sembra appartenere a Mark, ma la qualità del filmato non permette di riconoscerla con precisione, in quanto il tutto è disturbato da un rumore graffiante di sottofondo.

Dopo altri scossoni alla camera da presa, questa si stabilizza. Fra gli arbusti e i rami si poté notare un uomo in camicia bianca che si muove scattosamente attorno a un albero.

<Cosa cazzo sta facendo?>

<Non ne ho idea…sembra che..si arrampichi sull’albero…>

Le immagini continuarono a scorrer lente, l’uomo non pareva badasse a niente se non al suo intento misterioso.

<Senti, io lo chiamo…HEY, HEY TU!>

Per tutta risposta si poté vedere l’uomo girarsi, e osservare nella direzione della voce del presentatore, guardandosi attorno con un sorriso ebete sul volto. Sembrò quasi avesse visto i ragazzi tanto che alzò un braccio al cielo a mo’ di saluto.

<Siamo qui, signore! Scusi cos..>

La voce si perse nel nulla nell’istante successivo quando l’uomo si lasciò come cadere a terra.

Attorno al suo collo si stringeva una corda con sette nodi.

L’uomo mosse un paio di volte i piedi e poi rimase sospeso ad un metro dal suolo, la punta delle scarpe che sfioravano le foglie sul terreno. Il peso della corda gli aveva rotto le cervicali, provocando una morte rapida per emorragia interna ed asfissia.

La videocamera rimase ferma su quell’immagine per alcuni minuti, nessun suono umano venne esalato, si sentiva solo il vento che scorreva fra gli alberi.

E l’uomo ciondolava lento allo spostarsi dell’aria, compiendo dei brevi movimenti. Simili ad un ballo con la morte.

La scena si chiuse poco dopo. Quando nuovamente le immagini ricominciarono offrirono al visione di:

  • Un'altra vittima della foresta (46%)
    46
  • Un piccolo fuoco da campo, attorno i ragazzi (8%)
    8
  • Una vista notturna dell'interno della foresta, lungo un sentiero (46%)
    46
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75 Commenti

  1. Pian piano ci si addentra finalmente nella foresta. Mi piace l’idea dell’effetto del vento sulle persone e certamente sarebbe interessante riuscire a svilupparlo più approfonditamente anche se purtroppo lo schema che si deve seguire su The Incipit non lo consente.
    A mio parere questo schema nel tuo caso comincia ad essere un po’ stretto e forse dovresti cominciare a pensare un po’ più in grande.
    Mi aggiungo anch’io a quanto hanno auspicato altri: scrivi più spesso.

  2. Il tuo racconto mi piace semplicemente perché, capitolo dopo capitolo, ha senso e funziona. Il ritmo narrativo e la volontà di rendere dinamico il racconto (non solo a parole, ma inserendo il link con la musica ad esempio – un applauso per te) sono molto, molto buoni. Le immagini che costruisci, invece, a volte sono un po’ forzate: spingere la lingua e l’immaginazione al limite non è reato – alcune scene del tuo testo sono davvero d’effetto – ma non esagerare o rischi che il lettore non riesca a crearsi in testa un’immagine mentale di quel che tu stai raccontando. A parte questo piccolo appunto, un lavoro davvero ben fatto. E, se puoi, pubblica più spesso che sono curiosa!

  3. Ciao. Un’altra vittima. Non sono molto d’accordo sul fatto della ghiandola pineale. La ghiandola pineale fortunatamente ha altri scopi. A presto. 🙂

  4. Allora non penso ci sia bisogno di dirti che è un bel capitolo. E che la descrizione anche di ciò che la telecamera non può vedere, descrive un tocco di classe ed una firma. Bravo vecchio! 🙂 Sapevo che ti saresti risvegliato dal torpore.

    Detto questo, preferisco andare in Giappone per non far “addormentare” troppo la storia in sé! 🙂

      • Forse mi son spiegato male.
        Sì, ho voglia dell’altra dose di macelleria accompagnata da buona dose di paura ed terrore, che certamente, concorderai con me, non fanno mai male a questo genere che è difficile.

        Dico anche questo perché dopotutto, il racconto ha il titolo di Aokigahara. Il luogo è giapponese, vero ? Ed il richiamo al primo capitolo è sempre lì in zona (suppongo), no ? 😉 Ed allora, perché dunque non ritornare alla zona ?

        Questo, lo posso definire come una sorta di piccolo cameo, di quel che fa risentire la foresta all’infuori della zona.

        Li sai benissimo i miei giri arzigogolati, ma i concetti li avrai capiti sicuramente dato che è indubbia (e oserei dire sprecata.) la tua intelligenza! 🙂

  5. “Gli occhi neri brillavano di luce innaturale, pazza, di terrore” non mi viene in mente nessuna immagine quando l’ho letto. “Dove passava la lama piccoli frammenti di vetro brillavano nella ferita di luce cangiante” qui sembra che la ferita brilla di luce cangiante. “gocce d’acqua cadevano come proiettili dal cielo quasi che questi volesse vendicarsi della terra” vendicarsi per cosa? “dai modi netti quanto la linea della sua barba” bruttino. “sembrava la classica voce da documentario” raccontatissimo. “incrinatura nelle corde vocali strana” l’aggettivo va primo o dopo ‘incrinatura’. “tanto che in alcuni punti il silenzio è tanto da giungere quello creato con una camera anecoica” mi piace. Bello citare l’usanza degli ubasute. Bella anche “simile a un cane di Pavlov”, lessi un bel libro che citava quegli esperimenti. “per cui, se io dico…” mi sembra un discorso ingenuo.

    • Eccomi qui carissimo.

      Voglio scusarmi in anticipo per eventuali errori che troverai di grafia e grammatica ma attualmente sono al lavoro e scrivo con un.vecchio telefono il cui T9 mi ha giurato guerra aperta.

      Allor si dunque, inizio a risponderti alle varie parti.

      L’immagine che non ti è venuta in mente all’inizio del racconto è molto semplice. Quando una persona libera adrenalina, in casi di paura e/o in casi di stress come il protagonista, questa fa contrarre i muscoli dell’iride causandone un’apertura molto ampia, tanto che sembra che il bianco dell’occhio sparisca. Per contro , una così alta esposizione dell’occhio alla luce potrebbe essere dannosa a lungo periodo per cui le ghiandole lacrimali secernono il loro sebo per bagnare l’occhio e proteggerlo. Bel caso tu colpisca gli occhi con luce diretta questi sembrano brillare proprio a causa delle secernazioni delle ghiandole lacrimali. Questo è quel che accade, la scena descritta va a spiegare, con licenza poetica se vogliano dire, questo piccolo processo fisiologico.

      Seconda cosa che non ti ha convinto: si la ferita brilla di luce cangiante. Ma come dirai te! La ferita non può brillare. Ed hai ragione se non fosse per un piccolo particolare che forse non hai notato. Infatti il coccio di vetro rilascia nella ferita piccole schegge. Ora, considerato che il sangue arterioso è di un bel rosso vivo, se questo scorre sotto un vetro apparirà che pure il vetro è rosso. E poi aggiungi che il suddetto frammento di vetro, sporco di sangue rosso, viene colpito direttamente dalla luce di una torcia, la nostra retina andrà a recepire che il colore del vetro è di un bel rosso vivo brillante.

      La pioggia che cade per vendicarsi della terra è un bel dilemma. Ho provato a chiederlo ma nulla. Non mi risponde proprio la maledetta! Scherzi a parte, qui denoto una tua totale mancanza di grazia poetica. Sembri un mio amico che osserva solo il significato della frase. Ma prova ad andare al significante. Cioè cerca il concetto oltre la scena visiva e letteraria. Di per se è una frase che non dice nulla, ma va a creare una interessante metafora sulla violenza cone promotore stesso della vita. Ma è un discorso lungo e non voglio annoiarti ora.

      La descrizione dei modi netti come la sua barba per te è bruttino ma è già una base descrittiva di un personaggio. In mezza frase hai già descritto aspetto e carattere, cosa che ad esempio da te manca su entrambi i fronti. Prova a pensarci un attimo, non è a livello letterario una scelta emozionante ma funzionale di certo.

      La voce narrante raccontatissima è infatti la prima volta che la uso io o che credo venga usata nel sito, anche se credo che il termine racvobtatissima non abbia molto senso nel contesto ma vabbe sopra sediamo su ciò.

      Incrinatura è posizionato li apposta, è compreso bel prezzo della licenza poetica, un po’ come dire che in questo momento sto come in autonomo sopra gli alberi coi soldati.

      Felice che i successivi tre punti siano stati di tuo gradimento, su pavlov ti consiglio di leggere gli studi di applicazione sugli umani del suo esperimento, è davvero interessante.

      L’ultimo punto concordo l’ingenuità del discorso c’è ma spiega in poche righe il concetto espresso da George Orwell in 1964 se non erro sul titolo. Per quanto sia ingenuo il racconto è la realtà psicologica della relazione fra uomo e schermo televisivo

      • ‘Luce innaturale’:allora la luce è naturale. In questo caso avresti dovuto spiegare brevemente tutto il processo fisiologico dell’occhio.

        ‘Ferita che brilla’: allora va bene.

        ‘Pioggia che si vendica’. Devi spiegare perché si vendica. Quando il lettore legge il passo si domanda più o meno consciament: perché la pioggia si vuole vendicare della terra? La domanda non trova risposta e il lettore resta impercettibilmente deluso.

        ‘Barba e modi netti’ era un’opinione personale.

        Raccontare: “Sembrava la classica voce da documentario”.
        Mostrare: “Aveva una voce profonda e una cadenza melodiosa.”
        La mia decrizione probabilmente è mediocre, solo che io ho mostrato, tu hai raccontato.

        • Emm no.

          Cioè, io ho raccontato e mostrato, poi forse tu non hai voluto vedere 😉

          Torno sulla “Luce innaturale”. Allora, la condizione sopracitata si verifica, come già espresso, in caso di stress elevato e nel caso in cui la secernazione di adrenalina è più elevata del previsto. E’ una condizione non fisiologica, quindi non presente naturalmente in un uomo. Dai qui la definizione “innaturale”. Più che sufficiente per spiegare un concetto difficile ai più come la correlazione fra stress e la ghiandola pineale che gestisce la secernazione di adrenalina delle ghiandole surrenali.

          “Pioggia che si vendica”. No, non voglio spiegarlo, ogni persona è libera di veder li ciò che vuole caro. Tu non hai visto nulla altri forse hanno visto qualcosa che a te è sfuggito. non sono nessuno per imporre ciò che un lettore deve vedere o meno in quel che scrivo.

          Raccontare: “Sembrava la classica voce da documentario”.
          Mostrare: “Aveva una voce profonda e una cadenza melodiosa.

          Ma la voce non ha una cadenza melodiosa, dove lo hai letto scusa? inoltre io non volevo mostrare nulla, una voce non si può mostrare se non usando uno spettrometro di onde di frequenza, possibilmente inscritte all’interno deo 20-20k Herz. Sopra o sotto quel range è soggettivo.

          Ma ciò non importa. La descrizione fornita al lettore è ancora una volta soggettiva e non oggettiva. ogni persona è libera di immaginare la voce del documentario che più ama. Perchè vuoi per forza veicolare le emozioni del lettore sulla sua strada?

  6. Non avrei saputo darti un personaggio che non si bella giornata. Il mio primo giorno di ferie per il parcheggio privato di circa un anno fa piacere, ma anche da parte mia tanti auguri per il resto della settimana prossima. Rivolto al lavoro, non vado a vedere se effettivamente questo pomeriggio ho fatto un lavoro. Mi sembra di essere un buon lavoro e non preoccuparti, ti va bene per la prima parte.

  7. mi piace l’opzione più caotica ed imprevista… l’escandescenza…

    Storia che si impenna verso il crudele…chi sfida certe cose…per lo vil dinaro prima o poi…. 😛

    Bravo…continua così ^^

  8. Vediamo cosa succede nella sala di visione.
    Bello e dall’atmosfera tesa, come se qualcosa fosse pronto a scattare e stesse solo aspettando. Ti confesso che non avevo idea che si potessero inserire collegamenti intertestuali, ma quel volto ha davvero reso.
    Aspetto il prossimo con impazienza !

    • Sono felice di vedere che il racconto piaccia 😉

      Si, i collegamenti sono disponibili,nel lato destro se non erro.

      E per quanto riguarda il volto è realmente un uomo morto nella foresta ed è…si inquietante:)

  9. Ciao. Ascoltiamo la leggenda. Bella trama. Molto interessante. Mi piacciono anche le ambientazioni. L’episodio presenta dei pezzi molto violenti che secondo me va bene per un horror. Continua così. Ti seguo. 😀

    • Grazie per il commento,mi scuso per il mostroso ritardo nel farlo ma ho avuto un periodo di stacco.

      Ah,la violenza….quella piccola cosa capace di tinger di rosso anche la tela più chiara, di iilluminare il buio della notte con un guizzo scarlato….

  10. Ciao, io punterei molto sui membri della squadra, così ci caliamo nei personaggi e poi magari se avanza spazio o nel prossimo capitolo ci descriverai il luogo.

    Mi sono avvicinato a questa storia incuriosito dal titolo, un anno e due mesi dopo il mio Aokigahara su TheIncipit (https://theincipit.com/2014/03/aokigahara-diegozucca/) ecco un altro racconto con lo stesso titolo (e ora anche gli americani ci hanno fatto il film che esce questo mese se non sbaglio, Sea of trees si intitola). Ma credo che già Murakami ne avesse scritto e anche un b-movie giapponese fosse stato fatto.
    Incipit interessante, sono curioso di vedere il tuo svolgimento.
    Ti seguo!

  11. Bellissima idea quella di usare come ambientazione Aokigahara! Avevo letto di questa foresta, dei cartelli sparsi all’interno che invitano ad uscire ed a rinunciare al suicidio.
    Spero in un buon racconto, a presto 😉 .

    • Grazie mille per il commento ^^

      Si, hai azzeccato i film a cui mi sono ispirato, il pessimo B movie E venne il giorno e il famoso Rec, decente nei primi due capitoli ma penoso nei successivi terzo e quarto XD

      Per quanto riguarda la tua scelta, vedremo cara, vedremo 🙂

  12. Allora. Babbuccetto rosso non ci stà proprio, la foresta é futile e non mi toglie la fame. Mi piacerebbe tanto ordinarli un polpette ma sembra che sia nel posto sbagliato, specie se mancano 4 giorni a natale. Il racconto non è abbastanza mainstream per i miei gusti, non parli d’amore né del cuore né del sole. Ma stiamo scherzando? Cioè, dove pensi di voler andare così? No no no, non ci siamo proprio. Manca di pago e di effetti speciali. E non mi hai nemmeno fatto gli auguri perché sono diventato nonno a sette anni. Vergognati.

  13. Non amo particolarmente il genere, però se scritto bene o in maniera accattivante non mi nego la lettura. E il tuo incipit rientra perfettamente. 🙂 Voto la voce narrante.

  14. Direi di far conoscere i membri della squadra, per iniziare, e lasciare le sicuramente interessanti leggende per dopo, quando si è già immersi nella storia e si possono apprezzare appieno.
    Ottimo lessico e lo stile non è da meno. Ti seguo con molto, molto piacere e curiosità.

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