La Catastrofe

Dove eravamo rimasti?

Inizia così la fuga di Remigio! Cosa succederà ora? Remigio riesce a salvarsi in un modo bizzarro ma efficace ... per ora. (56%)

KURETT

La porta era abbastanza resistente da incassare il colpo senza cedere del tutto, ma il legno venne profondamente incrinato. Remigio senza pensarci iniziò a correre. La porta-finestra che lo separava dall’esterno era chiusa. Si affrettò ad aprirla ma i pochi istanti che impiegò furono comunque sufficienti al canguro per abbattere la porta con un calcio e sparare.

Il proiettile lo colpì all’avambraccio. Remigio guardò la ferita: un intero pezzo di carne era stato strappato. Le sue gambe ceddettero.

In quel momento sentì crollare tutte le sue certezze. Avrebbe voluto gridare aiuto, ma nessuno avrebbe risposto.

Glielo aveva detto sua madre, che non era una buona idea, che una casa
al mare è isolata, e non va bene per uno studente, per viverci da solo. Come avrebbe voluto adesso che ci fosse sua madre! Si sentì in colpa, sì sentì stupido,  si sentì spaventato. Più di tutto, però, si sentì solo.

Il canguro portò il fucile vicino al muso e prese la mira.
Pur sapendo che sarebbe stato inutile, il ragazzo urlò.

La bestia sembrò rimanere perplessa e non sparò. Abbassò lo sguardo . Poi voltò la testa: sembrava aver notato una vecchia radio. La accese. L’emittente sulla quale era sintonizzata trasmetteva musica dance. Il canguro scosse la testa e iniziò a battere il tempo con il piede. Alzò di nuovo il fucile e prese la mira.
Ma anche stavolta non sparò. Girò invece la manopola della radio, cambiando svariate stazioni, finché ne trovò una che stava mandando un vecchio pezzo rock caraterizzato da arpeggi lenti e dalla forte carica emotiva. Il canguro chiuse gli occhi, alzò la testa, fece un respiro profondo.
Sparò.
…E si accorse che un suono si era sovrapposto a quello del colpo. Un cane-lupo nero di piccola taglia era entrato dalla porta ormai a pezzi e abbaiava verso di lui, digrignando i denti.

“CARBONE! NO!” Gridò Remigio. Il secondo colpo lo aveva mancato, ma la porta-finestra era stata distrutta ed una scheggia di vetro gli aveva provocato un profondo taglio alla gamba. Nonostante questo, trovò la forza di rimettersi in piedi. 

Il canguro si avvicinò minacciosamente al cane, tenendogli l’arma sempre puntata contro. La piccola bestia agitava la coda e ringhiava, e quando fu il momento giusto si lanciò in avanti per mordergli la gamba. La bestia con scritto KURETT sul collare emise un verso di dolore, ma a parte questo rimase ferma, impassibile. Portò la canna del fucile a contatto con la testa del cane.
Remigio guardava impotente.
La coda del canguro si mosse con gran velocità e gettò a terra qualcosa che si trovava sul tavolo lì vicino. Era una scatola di croccantini.
Il canguro indicò con lo sguardo i piccoli bocconcini sparsi sul pavimento, e il cane-lupo iniziò a mangiare. Il marsupiale si chinò ad accarezzarlo.

Remigio non esitò ad approfittarne per scappare, ma non appena fu uscito dalla sua casa, si rese conto di non avere nessun posto verso cui fuggire.

Davanti a lui sabbia a vista d’occhio, nessun posto per ripararsi e nessuna via di fuga, solo aria vuota pronta a farsi attreversare dai proiettili. A destra e a sinistra, cancelli chiusi di villette sul mare con le luci spente, qualche aiuola, e una strada troppo lunga per sperare di scappare. Alle sue spalle, un rumore sordo che ormai aveva imparato a riconoscere.

Non aveva speranza. Un canguro armato aveva bussato alla sua porta, e di lì a poco lo avrebbe ucciso.

Infatti l’animale saltellante stava arrivando alle sue spalle e in poco tempo sarebbe stato sufficientemente vicino da riuscire a non sbagliare mira. 

Remigio corse attraverso la spiaggia. Sentiva il dolore lancinante del braccio e quello ardente della gamba, ma questo non gli impediva di correre a perdifiato. Il dolore ormai non gli importava, anzi, gli piaceva. Gli occhi gli si riempirono di lacrime, la mente sembrò riempirsi di elio e lievitare altrove. 

Continuò a correre, mentre l’acqua del mare arrivava all’altezza delle caviglie e poi a quella del ginocchio. Si tuffò. L’aqua non era molto fredda. Rimase sommerso finché potè, continuando a nuotare. Riemerse qualche metro più avanti, ma sentì uno sparo e istintavamente si immerse di nuovo. Fu in quel momento che capì.  

Aveva un posto dove ripararsi, un posto dove i proiettili non potevano raggiungerlo.

Non aveva importanza se il canguro  sapesse nuotare o meno: se anche lo avesse inseguito, in mare non sarebbe riuscito ad usare il fucile, e se invece fosse rimasto sul bagnasciuga non avrebbe potuto sparargli finché lui fosse rimasto sott’acqua. Proseguì nuotando in immersione, affiorando velocemente per prendere aria quando ne aveva bisogno, fino a che fu esausto.

 Solo allora si voltò a guardare indietro. Il suo inseguitore era lì, fermo sulla battigia, ormai troppo distante per riuscire a colpirlo. Però era lì. Batteva ritmicamente il piede e scuoteva la testa, come se stesse canticchiando tra sé e sé.

Era lontano come un incubo della notte appena trascorsa.

“Ma prima o poi  dovrò uscire dall’acqua”.

Fu l’ultimo pensiero di Remigio prima di perdere i sensi. 

La fuga da KURETT è riuscita, ma è solo l'inizio! Dove si risveglierà ora Remigio?

  • Non lo sappiamo, il prossimo capitolo non parlerà di lui. (0%)
    0
  • In un letto di pregiatissima fattura. (60%)
    60
  • Su una spiaggia vicino ad un carcere. (40%)
    40
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29 Commenti

  1. Far redimere il soldato, così ti metto le opzioni in parità e se ho capito qualcosa si questo sito, potrebbe rimanere definitiva.
    Ben ritrovato Invano. A suo tempo cliccai ‘segui’ sulla tua storia, l’avevo trovata originale e ben scritta. Per quel ‘segui’ sono tornato qui a leggere la rua ultima fatica. Certamente ben scritta, ma gli ultimi due capitoli, rispetto agli iniziali, mi hanno entusiasmato decisamente meno. Se c’è speranza che termimi entro il 2042 probabilmente leggerò anche i prossimi capitoli, ma con entusiasmo tendenzialmente calante.

    Ciao a presto

  2. Ciao,

    La tua storia mi ha incuriosito, allucinata quel tanto che basta per catturare la mia attenzione. Ho l’impressione che abbia lasciato quà e là diversi indizi ad uso del lettore, ma non riesco ad interpretarli… ad esempio che c’entra La Spada nella Roccia??
    Io stavo già interpretando il canguro come una sorta di Bianconiglio al contrario che piuttosto che farsi inseguire ti dà la caccia…
    Aspetto il seguito e nel frattempo voto kebabberia, mi pare la scelta più coerente con l’atmosfera che hai creato 🙂

  3. I canguri sono proprio persone orribili. Complimenti per il racconto, è veramente interessante e originale. Ben scritto, oltretutto.
    Per il prossimo episodio ho votato “centro di ricerca” (scusa per la parità, ma te la puoi cavare mettendo il centro di ricerca in Antartide o in un freezer).
    Seguo e aspetto gli sviluppi!

  4. Luogo freddo.

    La canzone all’inizio del capitolo l’ho riconosciuta: è una di quelle che Merlino canta al futuro re Artù nel film della Disney (almeno mi pare che sia della Disney) “La spada nella roccia”, più precisamente quando si trasformano in pesci.

  5. Ti ho portato in parità ma la spiaggia vicino a un carcere chiunque ti direbbe che è il mio ideale… almeno per quello che scrivo io ahahahah
    Bravo, sono contenta di averti scoperto stasera, davvero una storia intrigante che leggo volentieri.

    Seguo. 😉

  6. Ciao, sono rimasto davvero colpito da questo incipit, e il canguro ha un effetto davvero disturbante, anormale…. insomma, sbagliato, e questo rende la storia irresistibile.
    Ti seguo assolutamente, l’ho letta tutta di un fiato e non vedo l’ora che prosegua per sapere cosa ne è nel protagonista (immagino si ritroverà in un bel letto ^_^).

  7. Remigio riesce a salvarsi in modo bizzarro ma efficace!
    Sono rimasto interessato dall’incipit: questo tizio che sta scrivendo qualcosa, quando improvvisamente quello che ha scritto accade! Poi il canguro è stata la genialata finale 😀

    Vediamo che succede nei prossimi capitoli ^_^

    Ciao 🙂

    • All’asilo mi chiamavano ‘il filosofo’, alle elementari scrivevo poesie, al liceo ho iniziato a interessarmi di musica. Finirò i miei giorni come ingegnere … che tristezza crescere.
      Grazie per l’incoraggiamento, spero che la fantasia non mi abbandoni mai.

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