Carpe Diem

Dove eravamo rimasti?

La madre di Silvia ricomincerà a bere anche nella nuova città o sarà in grado di prendersi finalmente cura della figlia? Fugge dalla città, abbandonando la figlia al proprio destino. (57%)

Presentimenti

Quella mattina, in classe, non riuscivo a concentrarmi. Non avevo seguito una sola parola di quello che il professor Dorotei aveva detto fino a quel momento riguardo Schopenhauer e alla filosofia in generale. La mia mente continuava a vagare. Era come se un brutto presentimento mi impedisse di pensare ad altro, ma non riuscivo a capire a cosa potesse riferirsi.

«Allora, Gregoretti, potrebbe essere così gentile da riassumere l’argomento della lezione di oggi?»

Udendo quella frase, mi riscossi immediatamente e mi accorsi che nell’aula era calato un silenzio tombale e che il professore mi stava fissando, con uno sguardo leggermente crudele.

Fin dal primo momento in cui l’avevo conosciuto, due mesi prima, avevo provato una profonda antipatia per quell’uomo dall’aria perennemente malaticcia. Era basso, magrissimo, quasi totalmente calvo e con un paio di occhialetti orrendi, appoggiati sulla punta del naso. Il suo volto era sempre pallido e non esisteva giorno in cui si presentasse privo della sua sciarpa rossa, legata attorno al collo.

 «A dire la verità, prof» risposi, assumendo un tono sofferente, «oggi non mi sento molto bene.»

La sua espressione divenne improvvisamente preoccupata, ma prima che potesse dire qualcosa, il suono della campanella decretò la fine dell’ora. Ficcai di corsa nello zaino libri e quaderni, e mi precipitai fuori dall’aula, fermandomi in segreteria per fare firmare il permesso di uscita anticipata. Ormai ero diventata una vera esperta nell’arte di convincere presidi e professori riguardo improvvisi malesseri o problemi familiari che richiedessero la mia presenza a casa.

Mentre attraversavo il cortile del liceo, dirigendomi al cancello, una strana agitazione cominciò ad impossessarsi di me. Le mie gambe presero a correre verso casa senza che io riuscissi a fermarle.

Appena la raggiunsi, spalancai la porta e mi precipitai al piano di sopra. Quel giorno mia madre era di riposo dal lavoro e quindi avrei dovuto trovarla lì. La chiamai e cercai in tutte le stanze, ma di lei non c’era traccia. Quando giunsi infine nella sua camera, mi sedetti sul letto e mi imposi di calmarmi. Perché mi preoccupavo tanto? Poteva essere semplicemente uscita a fare la spesa. Ma fu in quel momento che il mio sguardo cadde sull’anta dell’armadio di mia madre, spalancata. Rimasi per un attimo a fissare il guardaroba, sotto shock. Per quanto mi sforzassi di pensare che fosse solo un terribile scherzo o un incubo, i ripiani dell’armadio erano vuoti e, al posto degli abiti che vi erano solitamente appesi, rimanevano soltanto le crocette. Non era rimasto un solo indumento. Aprii in tutta fretta il cassetto del comodino e vidi che lo stesso valeva per i suoi gioielli e documenti importanti. 

La consapevolezza di quanto era appena accaduto mi colpì violentemente, come un pugno nello stomaco. Mi lasciai cadere sul letto e, mentre mi si formava un nodo alla gola, calde lacrime cominciarono a rigarmi il viso. Era da tempo che non piangevo e avevo sempre detestato farlo. Mi faceva sentire debole. Ma in quel momento non c’era niente che potessi fare per fermare quel pianto scaturito dalla rabbia e dall’incredulità. Mia madre se n’era andata. Mi aveva abbandonata al mio destino, come se non contassi nulla per lei. Ma quello che più di tutto mi faceva male era non sapere per quale motivo lo avesse fatto. Mi era sembrata così felice in quei due ultimi mesi, da quando ci eravamo trasferite a Vasia. Era tornata ad essere la donna e la madre che era stata in passato, quando mio padre era ancora vivo. Si preoccupava per me, faceva in modo di trascorrere parecchio tempo in mia compagnia, cercando di recuperare quello che aveva perso nei due anni in cui aveva preferito rifugiarsi tra le braccia dell’alcol. E invece ora scoprivo che era stato tutto inutile. Probabilmente in quell’ultimo periodo aveva solo finto di essere qualcuno che non sarebbe mai più stata per poter poi fuggire indisturbata, senza che io sospettassi nulla.

Sentii la rabbia farsi largo prepotentemente in me. Avevo fatto tutto quanto fosse in mio potere per aiutarla, ma non era servito a niente. Dalla morte di mio padre, avevo coltivato la speranza che le cose potessero tornare, se non come un tempo, almeno con una parvenza di normalità. Mi sentivo tradita. Pensai a mio padre, a come avrebbe reagito sapendo quello che aveva fatto mia madre e sentii che in quel momento mi mancava più che mai.

Quando, parecchio tempo dopo, ebbi finito le lacrime da versare, mi asciugai gli occhi, misi la giacca e uscii di casa. Avevo bisogno di prendere un po’ d’aria e sfogarmi e camminare, così decisi di dirigermi verso il parco della città, affacciato sul lago. Sentii l’aria fredda e umida di novembre graffiarmi la pelle, ma non mi importava. Il dolore che invadeva la mia mente in quel momento era infinitamente superiore a qualsiasi dolore fisico potessi provare. Mi guardai intorno. Non sapevo come avrei fatto ad affrontare la vita adesso, ma di una cosa ero certa: l’avrei fatto a testa alta.

Chi incontrerà Silvia nel parco che l'aiuterà a sfogarsi e superare lo shock dell'abbandono?

  • Un cucciolo di cane (21%)
    21
  • Una ragazza che non è mai stata sfiorata da un solo problema nella vita, ma comprende quelli di Silvia (36%)
    36
  • Un ragazzo dall'aria problematica, ma gentile (43%)
    43
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238 Commenti

  • Ciao Mica.
    Ho trovato la tua storia spulciando nei racconti e mi è sembrata interessante, nonostante il genere non proprio nelle mie corde.

    Il racconto è ben scritto, ma come dice Flavia, ad un certo punto sembra quasi tutto troppo accelerato, come a voler “saziare” il lettore inserendo tante, forse troppe, vicende. Ma nel complesso la storia è godibile.

    Ormai sei arrivata al capitolo finale, e dunque non voto, ma lascio a te e a chi ha partecipato attivamente alle votazioni la scelta del finale.

    Al prossimo capitolo e alla prossima storia!

  • Ciao Mica,
    Silvia continua a essere rassegnata nei confronti di sua madre (ma io spero ancora che nell’ultimo capitolo la madre si faccia viva anche solo mandandole un messaggio), quindi, visto che non ci sono novità in proposito, avrei sviluppato maggiormente la seconda parte, con la discussione tra Samantha e Matteo.
    Voto per la terribile verità.
    A presto!

  • Che bello, sei tornata finalmente! Mancavano i tuoi racconti!!
    Io proprio come Silvia sono curiosissima di comprendere meglio le parole di Matteo, di vedere cosa si cela dietro a quelle frasi pronunciate. Per cui ho votato la prima e non vedo l’ora di sapere come continuerà 😍

  • Ciao Mica,
    vedo che hai cominciato questa storia nel 2015, ma non è mai troppo tardi! Ho letto tutti i capitoli e devo dire che mi ha fatto piacere leggere una storia quasi completa, soprattutto in questo periodo in cui il sito è un po’ disabitato.
    Leggendo il primo capitolo, Silvia mi ha ricordato la protagonista del mio precedente racconto (che ho pubblicato sempre qui su The Incipit), Giada: anche suo padre è morto e sua madre, soprattutto dopo la perdita del marito, diventa ludopatica.
    La tua storia è scorrevole ed è scritta molto bene. Tuttavia, dal secondo capitolo in poi, si svolge tutto nell’arco di due giorni e alcune cose, secondo me, risultano molto affrettate (la madre che scappa, Silvia che racconta tutto a Matteo, Matteo che le offre il lavoro, Manuela che si confida subito con Silvia, Silvia che comincia a provare qualcosa per Matteo). E poi: ma possibile che Silvia si rassegni subito alla partenza di sua madre e non cerchi nemmeno di contattarla? Questa è una questione che affronterei, almeno nel capitolo finale.
    Mi incuriosisce il personaggio di Samantha, perciò voto l’opzione per cui Silvia segue la sua auto in cerca di risposte.
    A presto!

    • Ciao Flavia! Innanzitutto, grazie per aver dedicato del tempo alla mia storia! Onestamente, ti confesso di essere perfettamente d’accordo su quanto hai detto. Rileggendo, ieri, i capitoli scritti fino ad ora mi sono accorta io stessa di molte incongruenze. Credo che ciò fosse dovuto al fatto di essermi lasciata prendere dall’ansia di dover sintetizzare tutto quello che avevo da dire, all’epoca, ma cercherò di rimediare (per quanto, ormai, mi sia possibile) negli ultimi due capitoli. E devo dire che mi hai incuriosita con le somiglianze tra i personaggi delle nostre storie, passerò presto a leggerti! Buona giornata!

    • Ho concluso anche la seconda parte di “Dark fang” ed ho scritto uno spin-off/prequel riguardante un personaggio introdotto in “Dark fang 2”.
      Ho scritto anche un racconto rosa, se ti interessa, ed una rivisitazione di “Cappuccetto rosso”.

      Ah, grazie anche al sito, ho completato un libro che avevo in mente di scrivere. 🙂

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