Carpe Diem

Dove eravamo rimasti?

Chi incontrerà Silvia nel parco che l'aiuterà a sfogarsi e superare lo shock dell'abbandono? Un ragazzo dall'aria problematica, ma gentile (43%)

Inaspettata gentilezza

Se, tra tutti quelli che custodivo gelosamente nel mio cuore, c’era un ricordo in particolare di mio padre che era ancora vivido e intatto in me più degli altri, risaliva ad un tranquillo pomeriggio di quattordici anni prima, quando i miei genitori avevano deciso di trascorrere un piacevole fine settimana d’estate sul Lago di Como. Furono due giorni stupendi, passati tra risate, passeggiate nei boschi, bagni e grigliate, ma la domenica pomeriggio, al momento di salire in macchina e fare ritorno a casa, mi ero messa a piangere disperatamente, come solo una bambina di quattro anni sa fare, urlando di voler rimanere in quel luogo. Era stato mio padre ad avvicinarsi a me e a cercare di convincermi a seguirlo. Quando, dopo un po’, si era accorto di quanto fossi risoluta nella mia decisione, aveva afferrato un sasso e l’aveva scagliato nel lago, facendolo saltellare per quattro volte sulla superficie, prima di affondare. Io ero rimasta affascinata a guardare quello spettacolo e subito avevo iniziato ad assillarlo, chiedendogli di insegnarmi quel trucco.

«Sei ancora troppo piccola per riuscirci, Silvia» aveva detto con dolcezza, «ma ti prometto che torneremo qui molto presto, in modo che tu possa imparare. Vedrai, diventerai persino più brava di me!»

Papà era stato di parola. Eravamo tornati molte volte su quella spiaggia ghiaiosa del Lago di Como e, con il passare del tempo, mi aveva insegnato a scegliere i sassi giusti, quelli piatti e sottili, a tenere il braccio nel modo corretto al momento del lancio e alla forza adatta da applicare per ottenere più saltelli. Passavamo ore intere a fare a gara a chi riuscisse a farne di più e, negli ultimi tempi, immancabilmente vincevo io. Non mi ero mai scordata di quell’insegnamento, anche se insignificante rispetto a molti altri ricevuti da mio padre, e ancora adesso, appena mi trovavo in prossimità di uno specchio d’acqua liscio e calmo, mi mettevo a lanciare sassi sulla sua superficie. Come stavo facendo in quel momento, sulla spiaggia di un lago e in un tempo diversi da quelli dove avevo imparato in principio quel giochetto.

Il solo modo per sfuggire al dolore causato dal gesto di mia madre era pensare alla vita felice che avevo vissuto fino alla morte di mio padre. Era da quel giorno che ogni cosa aveva iniziato a crollare rovinosamente.

Tirai un altro sasso, con più forza, e riuscii ad ottenere sei saltelli sull’acqua, prima che scomparisse.

Il cielo era nuvoloso e l’aria fredda, ma la sola idea di tornare a casa mi metteva i brividi. Come avrei fatto ad andare avanti adesso? Non potevo permettermi di continuare a pagare l’affitto della villetta in cui avevo vissuto con mia madre per due mesi. Avrei dovuto cercarmi un lavoretto, magari part-time in modo da organizzarmi con la scuola, e trasferirmi in un monolocale. Avrei dovuto badare nuovamente a me stessa, d’ora in poi.

Sette saltelli. Mi misi a ridere, più per la disperazione che per la gioia di aver battuto qualsiasi mio record precedente.

«Cos’ha fatto di così malvagio il lago Maggiore da meritarsi tanta crudeltà?» udii dire alle mie spalle da una voce sconosciuta.

Mi voltai di scatto e mi ritrovai davanti un ragazzo che non avevo mai visto prima. Aveva i capelli biondi e gli occhi azzurri, dei lineamenti piuttosto attraenti, anche se lo sguardo era duro. Calcolai che potesse avere al massimo due anni in più di me, ma la sua espressione determinata lo faceva sembrare più grande. Se ne stava lì, a pochi passi da me, a fissarmi con un mezzo sorriso arrogante e le mani ficcate nelle tasche dei jeans.

«Il lago non c’entra niente» risposi, e nella mia voce risuonò tutta la rabbia che mi invadeva in quel momento. «Sono le persone a far soffrire ingiustamente gli altri.»

Il ragazzo mi osservò per un attimo, forse stupito dalla mia collera.

«Di qualsiasi cosa si tratti, di sicuro deve trattarsi di ben peggio di un’interrogazione di filosofia andata male» disse, continuato a sorridere in modo gentile. «Ad ogni modo, io sono Matteo e, se hai bisogno di un orecchio che ti ascolti, sono disponibile.»

Mi porse la mano e io impiegai qualche istante prima di stringerla e presentarmi a mia volta.

«So che ti starai chiedendo se io sia un pazzo o un malintenzionato per averti abbordato in questo modo, ma la risposta giusta non è nessuna delle due. Ti offro il mio aiuto per il semplice fatto di saper distinguere quando una persona ne ha bisogno ed è sola. Lo dico per esperienza personale.»

Non mi fidavo totalmente di quel ragazzo e delle sue apparenti buone intenzioni, ma non potevo non ammettere che avesse ragione. Strinsi la sua mano e, prima di riuscire a fermarmi, cominciai a raccontargli tutte le disgrazie che avevano segnato la mia vita fino a quel momento. Se non mi fossi sentita così disperata, non avrei mai parlato dei miei problemi ad un estraneo. Niente e nessuno potevano porre rimedio al mio dolore. Ma quando mi zittii dovetti ammettere di sentirmi più leggera. Cominciai a piangere di nuovo e non cercai neppure di nascondermi.

Cosa farà Matteo per convincere Silvia delle sue buone intenzioni?

  • La ospiterà a casa propria. (29%)
    29
  • Le suggerirà un B&B di sua conoscenza ed economico dove trasferirsi. (21%)
    21
  • Le offrirà un lavoro presso il negozio di frutta e verdure gestito da sua madre. (50%)
    50
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

238 Commenti

  • Ciao Mica.
    Ho trovato la tua storia spulciando nei racconti e mi è sembrata interessante, nonostante il genere non proprio nelle mie corde.

    Il racconto è ben scritto, ma come dice Flavia, ad un certo punto sembra quasi tutto troppo accelerato, come a voler “saziare” il lettore inserendo tante, forse troppe, vicende. Ma nel complesso la storia è godibile.

    Ormai sei arrivata al capitolo finale, e dunque non voto, ma lascio a te e a chi ha partecipato attivamente alle votazioni la scelta del finale.

    Al prossimo capitolo e alla prossima storia!

  • Ciao Mica,
    Silvia continua a essere rassegnata nei confronti di sua madre (ma io spero ancora che nell’ultimo capitolo la madre si faccia viva anche solo mandandole un messaggio), quindi, visto che non ci sono novità in proposito, avrei sviluppato maggiormente la seconda parte, con la discussione tra Samantha e Matteo.
    Voto per la terribile verità.
    A presto!

  • Che bello, sei tornata finalmente! Mancavano i tuoi racconti!!
    Io proprio come Silvia sono curiosissima di comprendere meglio le parole di Matteo, di vedere cosa si cela dietro a quelle frasi pronunciate. Per cui ho votato la prima e non vedo l’ora di sapere come continuerà 😍

  • Ciao Mica,
    vedo che hai cominciato questa storia nel 2015, ma non è mai troppo tardi! Ho letto tutti i capitoli e devo dire che mi ha fatto piacere leggere una storia quasi completa, soprattutto in questo periodo in cui il sito è un po’ disabitato.
    Leggendo il primo capitolo, Silvia mi ha ricordato la protagonista del mio precedente racconto (che ho pubblicato sempre qui su The Incipit), Giada: anche suo padre è morto e sua madre, soprattutto dopo la perdita del marito, diventa ludopatica.
    La tua storia è scorrevole ed è scritta molto bene. Tuttavia, dal secondo capitolo in poi, si svolge tutto nell’arco di due giorni e alcune cose, secondo me, risultano molto affrettate (la madre che scappa, Silvia che racconta tutto a Matteo, Matteo che le offre il lavoro, Manuela che si confida subito con Silvia, Silvia che comincia a provare qualcosa per Matteo). E poi: ma possibile che Silvia si rassegni subito alla partenza di sua madre e non cerchi nemmeno di contattarla? Questa è una questione che affronterei, almeno nel capitolo finale.
    Mi incuriosisce il personaggio di Samantha, perciò voto l’opzione per cui Silvia segue la sua auto in cerca di risposte.
    A presto!

    • Ciao Flavia! Innanzitutto, grazie per aver dedicato del tempo alla mia storia! Onestamente, ti confesso di essere perfettamente d’accordo su quanto hai detto. Rileggendo, ieri, i capitoli scritti fino ad ora mi sono accorta io stessa di molte incongruenze. Credo che ciò fosse dovuto al fatto di essermi lasciata prendere dall’ansia di dover sintetizzare tutto quello che avevo da dire, all’epoca, ma cercherò di rimediare (per quanto, ormai, mi sia possibile) negli ultimi due capitoli. E devo dire che mi hai incuriosita con le somiglianze tra i personaggi delle nostre storie, passerò presto a leggerti! Buona giornata!

    • Ho concluso anche la seconda parte di “Dark fang” ed ho scritto uno spin-off/prequel riguardante un personaggio introdotto in “Dark fang 2”.
      Ho scritto anche un racconto rosa, se ti interessa, ed una rivisitazione di “Cappuccetto rosso”.

      Ah, grazie anche al sito, ho completato un libro che avevo in mente di scrivere. 🙂

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi