Carpe Diem

Presentazioni

Il mio nome è Silvia, Silvia Gregoretti, e da due mesi vivo in una nuova città che si affaccia sul Lago Maggiore, nel Nord Italia, chiamata Vasia. Devo ammettere che la trovo bellissima rispetto a quella in cui vivevo fino a poco fa. Borcaccia non mi era mai piaciuta. Si trova in Lombardia, di piccole dimensioni, ma infinitamente caotica, e l’incredibile capacità della gente di rendere la vita impossibile a qualcuno attraverso maldicenze e pettegolezzi aveva fatto in modo che la odiassi per sempre, anche se era proprio lì che avevo lasciato gli anni ed i ricordi migliori. Infatti, io e mia madre non ci eravamo trasferite per piacere, eravamo state obbligate. Tre anni prima, mio padre stava tornando a casa dopo un’importante riunione di lavoro, quando all’improvviso la sua auto aveva sbandato ed era finita in un dirupo profondo decine di metri. I soccorsi erano riusciti a recuperare il suo corpo dopo due giorni di intenso lavoro, ma per lui non c’era più niente da fare. Dissero che papà non portava la cintura di sicurezza ed era morto sul colpo, dopo aver sbattuto violentemente la testa sul parabrezza. Non seppi mai cosa avesse provocato di preciso l’incidente. Forse un colpo di sonno o una curva presa a velocità troppo elevata, ma non era importante. L’unico aspetto della vicenda che riuscii ad assimilare era che mio padre era morto. In quel momento avevo capito che non l’avrei più trovato seduto in salotto sulla sua poltrona, con gli occhiali sul naso, intento a leggere il giornale, mentre aspettava che rincasassi la sera quando uscivo. Non avrei più potuto rifugiarmi tra le sue braccia dopo una delusione d’amore, o qualche altro problema adolescenziale. Papà non ci sarebbe stato più, punto. Ma se questa tragedia aveva lasciato nel mio cuore una cicatrice insanabile e mi aveva portata a maturare uno spiccato istinto di sopravvivenza, quasi al limite dell’ossessivo, a mia madre aveva portato via qualsiasi gioia di vivere e donato, invece, un costante desiderio di alcol. Pochi mesi dopo la scomparsa di mio padre, aveva iniziato a bere. All’inizio faceva in modo di non farmelo capire, si chiudeva in camera sua la sera e non ne usciva più fino alla mattina seguente, ma col passare del tempo questo suo problema era divenuto impossibile da trascurare. Tornava a casa dal lavoro già ubriaca e, barcollante, se ne andava di sopra a continuare a peggiorare la situazione. Diverse volte era capitato che dovessi chiamare l’ambulanza perché lei era svenuta o caduta dalle scale. Ma era nel fine settimana che non si controllava, sapendo di non avere nessun impegno. Se ne stava barricata in camera per due giorni interi, uscendo solo per andare in bagno quando era sicura che non fossi in giro. Non ricordavo nemmeno più che aspetto avesse mia madre da sobria. Quando ci incontravamo per fare colazione la mattina, aveva perennemente un aspetto orribile, occhiaie profonde e puzzava di whisky. Non mi rivolgeva nemmeno la parola, ma ero sicura che non lo facesse perché in quei rari momenti di pseudo-lucidità si vergognava di se stessa e di cos’era diventata. Era un miracolo che non l’avessero ancora licenziata dalla libreria in cui lavorava, ma ero sicura che presto sarebbe accaduto. La odiavo per questo. Invece di essere forte ed affrontare il dolore per la perdita di papà in modo diverso, si abbandonava alla felicità illusoria regalata per breve tempo dall’alcol. Così, tutte le responsabilità erano ricadute su di me. Ero stata costretta a pulire il suo vomito, a infilarla nella doccia e lavarla quando era troppo ubriaca per farlo da sola e controllare costantemente che non combinasse disastri per quasi due anni. Poi un giorno, circa un anno prima, mi ero stufata e avevo preso una drastica decisione. Mi ero informata riguardo gli orari degli incontri che si svolgevano presso la sede degli alcolisti anonimi di Borcaccia e avevo iniziato a trascinarla lì di forza ogni mercoledì sera. Avevo, inoltre, preso coraggio ed ero entrata in camera di mia madre, buttando nella spazzatura qualsiasi bottiglia vi avessi trovato. Per evitare che ricadesse nel vizio a mia insaputa, la accompagnavo al lavoro di persona e andavo a prenderla. Fortunatamente ero sempre stata brava a scuola e le continue entrate ed uscite all’infuori dell’orario scolastico non avevano avuto alcuna ripercussione sul mio andamento. A poco a poco, nell’arco di sei mesi, mia madre era riuscita a tirarsi fuori dal tunnel oscuro dell’alcolismo e aveva riacquistato la sua dignità. A quel punto, però, erano stati i continui pettegolezzi dei vicini, le occhiate di disprezzo che le lanciavano appena la incontravano e i bisbigli che si scambiavano in sua presenza, a far vacillare la sua nuova determinazione, così l’avevo convinta a cambiare città. Ci serviva aria nuova per una vita nuova. E così avevamo fatto. Qualche mese prima, mi ero iscritta al liceo scientifico della città, mia madre si era trovata un lavoretto part-time in un’altra libreria e ci eravamo trasferite a Vasia.

La madre di Silvia ricomincerà a bere anche nella nuova città o sarà in grado di prendersi finalmente cura della figlia?

  • Fugge dalla città, abbandonando la figlia al proprio destino. (57%)
    57
  • Si trasforma in una persona completamente diversa, attenta alle esigenze della figlia e tornando com'era prima della morte del marito. (36%)
    36
  • Inizialmente ricade nel vizio, ma appena se ne accorge reagisce per il bene della figlia. (7%)
    7
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238 Commenti

    • Ciao Vai Tra! Innanzitutto grazie per essere passato da queste parti, in secondo luogo desidererei due chiarimenti.
      Se mi scrivi “racconti troppo e alcuni termini sono troppo astratti” gradirei che tu mi facessi anche qualche esempio, in modo da cercare di migliorare e comprendere i miei errori.
      E poi, ecco, l’ultima frase non l’ho proprio capita. “Le tematiche non le ho trovate interessanti”. Ma scusa, se sei arrivato a leggere fino a quest’ultimo capitolo vuol dire che almeno leggermente “queste tematiche” hanno stuzzicato la tua curiosità. Oppure hai commentato sulla base di un unico paragrafo letto? In questo caso non avresti avuto modo di scoprire realmente quali tematiche affronto e il tuo commento risulterebbe un po’ campato in aria. Nulla di personale, però se mi lasci un commento contenente delle critiche gradirei che queste fossero costruttive, nel senso che vorrei mi aiutassero a capire cosa effettivamente non ti è piaciuto o cosa preferiresti vedere scritto in un altro modo. Letto così, il tuo commento risulta solo come un modo per ricevere attenzione e voti alla tua storia o di criticare unicamente per il gusto di farlo.
      E con questo non voglio dire che non sopporto che qualcuno disprezzi le mie storie, anzi. Altre persone mi hanno lasciato commenti non troppo positivi, ma mi hanno elencato anche cosa non li convincesse. Troppo facile dire “non mi piace” e basta. Fammi sapere cosa pensi realmente di questa storia e considererò il tuo commento come valido. Accetto le critiche, purché siano sensate. Poi, per l’amor del cielo, nemmeno lo scrittore più affermato e ingegnoso di questo mondo potrà mai piacere a tutti, si sa, e non sarò di certo io a cercare di ottenere il contrario 🙂

      • “la trovo bellissima” astratto, raccontato
        “non mi era mai piaciuta” qui racconti prima di mostrare;
        “infinitamente caotica” il termine “infinitamente” è astratto e piuttosto abusato; e comunque avresti potuto sostituire l’aggettivo “caotica” con un’ immagine concreta
        “rendere la vita impossibile a qualcuno attraverso maldicenze e pettegolezzi” banale
        “eravamo state obbligate” raccontato
        “intenso lavoro” espressione preconfezionata
        “sbattuto violentemente” espressione preconfezionata; “sbattere” include già il “violentemente” immagina una cosa che “sbatte delicatamente”: allora tocca
        “assimilare” non mi piace
        “velocità troppo elevata” puzza di espressione preconfezionata
        “questa tragedia aveva lasciato nel mio cuore” banale
        “cicatrice insanabile” espressione preconfezionata
        “mi aveva portata a maturare uno spiccato istinto di sopravvivenza” banale
        “si vergognava di se stessa e di cos’era diventata” banale, preconfezionato

        Mi fermo qui, probabilmente lo stile non cambia dal primo all’ultimo episodio.

        “Letto così, il tuo commento risulta solo come un modo per ricevere attenzione e voti alla tua storia o di criticare unicamente per il gusto di farlo”

        Che te ne fai di tutti gli altri commenti buonisti? Questo lavoro serve a me e a te. Devi cercare l’errore anche dove non c’è se vuoi qualcosa di valido.

        Come leggere e analizzare i grandi autori aiuta a capire le sottigliezze e le soluzioni brillanti, criticare gli esordienti (come me) mi esercita a ricordare quello che non devo fare.

        Mi piacerebbe sinceramente che qualcuno lo facesse su di me, in modo tale da analizzare le possibili soluzioni assieme.

      • Ciao Mica, purtroppo Vaitra è un personaggio particolare e svariate volte fa questi commenti non del tutto chiari e poco gentili. Il mio consiglio? Lascialo perdere, la storia è bella ed è un peccato che tu non sia ancora andata avanti! Ma che ti è successo? Lavoro? Sei scomparsa ahah XD Torna presto 😉

        • Ciao Mingo! Grazie del supporto! 🙂 dispiace tanto anche a me di non essere riuscita ad andare avanti con il racconto e nella lettura delle altre storie in questi ultimi mesi, ma il lavoro e un trasloco hanno completamente assorbito tutto il mio tempo e le mie energie. Sto iniziando ad essere un po’ più libera ora, e penso proprio che avrò da recuperare! 🙂 Grazie ancora Mingo!!! 😀

          • Figurati, mi sembrava giusto farlo ^_^ capisco, dev’essere stato un periodo tosto! Allora nulla, ci sentiamo per il tuo prossimo episodio e se riuscirai a leggere il continuo della mia 😉 buona fortunaaaaa!

  • A costo di mandarti in parità, dico che Samantha è l’assistente sociale che segue Matteo. Se la parità rimane, ti toccherà farli diventare anche parenti. 😉
    Mi è piaciuto questo episodio.
    P.s. Mi sa’ che i complimenti per la copertina non te li ho mai fatti, Rimedio adesso. Complimenti. 😀

    • Ciao Danica! Scusa per il ritardo nel rispondere al tuo commento e nel leggere i tuoi nuovi capitoli, ma sono stata nuovamente senza internet! Ti ringrazio per i complimenti e leggerò al più presto il seguito della tua storia! 🙂

    • Ciao Trix! Grazie per essere passata a leggere il mio nuovo capitolo! Sono riuscita a trovare un momentino libero per scriverlo, prima di lunedì 😉 non ci resta che aspettare il seguito per scoprirlo, dunque 😀 a presto!!!

    • Ciao (posso chiamarti Carlo o mi attengo a Valerio? :D)! Ti ringrazio per aver letto il mio nuovo capitolo e per il complimento! Grazie davvero! E mi fa piacere che tu possa trovare qualche somiglianza reale nei miei personaggi 😉 vedremo quale opzione vincerà 😀

  • Mica, come ti avevo promesso, oggi tocca a te ;). Kal ti saluta e ti ringrazia :D.

    Autore: Mica93

    “Carpe Diem” ha una trama coinvolgente e una penna molto delicata, che declina diverse tematiche senza lasciare nulla al caso. L’autrice mostra il viaggio introspettivo di Silvia Gregoretti e di come un volto amico possa fare la differenza quando si incontrano serie difficoltà nella vita.

    La trama

    Silvia Gregoretti, adolescente portata per lo studio, deve crescere prima del tempo per via di diversi problemi famigliari: suo padre è morto sul colpo in un incidente e la madre, inizialmente dedita all’alcol, sembra averla abbandonata. Nell’incontro inaspettato con un ragazzo e con sua madre, Silvia riprenderà fiducia in se stessa e (forse?) una nuova famiglia, anche se la madre potrebbe tornare (forse?). La storia è ancora alla sesta puntata, quindi non si può delineare ancora totalmente la trama, ma solo auspicare dei colpi di scena che sicuramente cambieranno la vita di Silvia e di Matteo. Tutta la storia viene raccontata grazie alle impressioni di Silvia, che mostra tutto in prima persona.

    I personaggi

    I personaggi sono ben delineati e mostrano il minimo di introspezione necessaria, perché si prendono in considerazione solo i pensieri di Silvia, mentre degli altri personaggi non ne cogliamo il pensiero. I personaggi si presentano pochi e funzionali all’interno della storia.

    Silvia. Protagonista del racconto, si muove a metà tra l’adolescenza e l’età adulta. Ovviamente, ragiona come una ragazza della sua età, anche se è molto matura: la sua determianzione si evince, più che essere detta e questo lo rende un ottimo personaggio, in cui immedesimarsi (una proiezione dell’autrice? In questo caso riuscita).

    Matteo. Gentile e premuroso, Matteo si disvela pian piano. Sebbene un estraneo che aiuti senza cattive intenzioni sia un po’ irrealistico, nella vita ci sono anche persone buone e Matteo le rappresenta, nonostante gli errori del passato.

    Il padre di Silvia. Compare solo come fantasma, o meglio, come ricordo felice, ma questo personaggio risulta determinante nella vita di Silvia e il suo eco potrebbe portare belle sorprese.

    La madre di Silvia. La madre, figura di contorno, ma significativa per i problemi che crea, è un asso nella manica che consigliamo di tenere in considerazione.

    Manuela, la madre di Matteo. Donna forte esteriormente, ma fragile dentro, Manuela si presenta a Silvia come una seconda mamma, più che come un datore di lavoro. Vedremo il suo sviluppo nel corso della vicenda.

    Le ambientazioni

    Le ambientazioni sono essenzialmente due: Borcaccia, che racchiude il passato di ricordi amari di Silvia, e Vasia, dove la ragazza vive una sorta di rinascita. Le due ambientazioni sono “a chiasmo”, cioè in netta opposizione tra loro, quasi a evidenziare la crescita della protagonista. La descrizione del negozio di frutta, in contrapposizione alla scuola, oppure in contrapposizione al centro di recupero, dà da supporto all’intera vicenda. Sembra che i luoghi siano in realtà cornici di qualcosa di più intimo, come avviene per il Lago Maggiore, luogo di incontro tra i due ragazzi.

    Ritmo e stile

    Il testo è scorrevole e non manca di sentimento, senza cadere nel dolciastro, prima trappola del genere rosa. Le vicende si susseguono come nella vita reale e lo stile accompagna il tutto, giustapponendo le frasi e senza l’uso di un periodale troppo complesso.

    Tematiche

    Le tematiche principali sono:

    L’abbandono;
    La riscoperta di se stessi;
    La morte;
    I problemi sociali (dipendenze, reati, ecc.);
    La vita, intesa come sopravvivenza.

    Le tematiche sono appena accennate, ma vale la pena indicarle al lettore, in modo che ci si soffermi un po’. All’autrice si consiglia di continuare a inserire queste tematiche con un velo, come si sta già facendo, per evitare che queste prendano il sopravvento sulla storia.

    Punti da approfondire

    Oltre ad alcuni personaggi che compaiono e scompaiono, sarebbe molto interessante vedere un cambiamento nel pensiero di Silvia, in modo da mostrare la rinnovata maturità che, giorno dopo giorno, questo amore e questa nuova vita le stanno regalando.

    Riflessioni finali e mercato editoriale

    Fuori dal rosa di tipo commerciale, la storia rientra nelle cosiddette “Storie di vita”, interessanti nel panorama delle grandi realtà editoriali. Si consiglia, se non è stata già fatta, la lettura di Sara Rattaro di Garzanti, che ha fatto di questo genere un nuovo modo di concepire il romanzo. La formula del racconto resta ottima per non divagare, ma concorsi a tema potrebbero essere un ottimo modo per emergere nel panorama editoriale.

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