FORT ISLAND

Dove eravamo rimasti?

E poi... la fine (61%)

“Un ultimo sguardo, da lontano”

«Forse non mi ha capito, signorina», l’addetto alla reception aveva un tono strafottente.

«Io ho un appuntamento!» disse Eve.

«L’intera ala è stata sgomberata. Non può esserci nessuno che l’aspetta lassù».

«Il piano!» replicò Eve, attirando lo sguardo di chi attraversava la hall.

L’addetto sospirò, «Novantunesimo. Corridoio nord, prenda l’ultimo ascensore».  

Con uno strano formicolio nello stomaco, la giordana si mise in marcia.

Forse era una trappola, sì, ma aveva dedicato la vita alla ricerca della verità, non poteva tirarsi indietro.

Pigiò il tasto 91 trattenendo il fiato. Con lei, in ascensore, entrarono altre  persone. Impiegati in abito scuro, donne in tailleur.

Ascoltò due amiche che organizzavano un pranzo take away , e sorprese un uomo a canticchiare Merry Christmas con tre mesi d’anticipo.

Per un istante si odiò per non aver costruito una vita che le offrisse un futuro.

Gli ultimi passeggeri scesero venti piani più sotto. Con le porte aperte su un corridoio luminoso Eve, rimasta sola, immaginò la sua fuga. Sarebbe bastato un solo passo.

Ma non si mosse, e l’ascensore riprese a salire.

L’ufficio era semivuoto: una scrivania, un telefono. Poi udì un ronzio. Nello schermo LCD che troneggiava sulla parete, apparve il volto di un uomo.

«Benvenuta, fanciulla.»

La vista di Edison Mallik strappò un gemito alla giordana.

Negli occhi del professore vibrava una luce perversa, lontana dal vittimismo che aveva simulato a Fort Island.

Lo aggredì: «Lei è la conferma ai miei sospetti. Come ha potuto–».

«Fanciulla, non siamo qui per questo.»

«No, infatti. Cosa è successo ad Asier Delgado?»

Mallik sorrise: «Ti abbiamo monitorata, in quanto giornalista e unica sopravvissuta ai test. Sapere fin dove saresti arrivata con le tue capacità e con la tua motivazione, ci ha permesso di scoprire punti deboli nella nostra strategia di copertura, suggerendoci quali tracce cancellare. Nessuno dovrà sospettare di noi, una volta che il grande evento si sarà verificato.»

Eve si avvicinò allo schermo: «Dunque un attentato terroristico ci sarà?».

«Dimmelo tu. Cosa hai scoperto?»

«Non dirò una parola. Dov’è Delgado?»

L’uomo irrigidì la mascella.

Lo schermo diventò nero, ingoiando la sua immagine.

«Mallik!»

Il telefono sul tavolo prese a squillare.

Eve scattò da quella parte e sollevò la cornetta.

Chi parla?, udì.

Una voce che la donna riconobbe immediatamente.

«Asier! Sono Eve! Dove sei?»

Eve? Ma che… No, Eve.

Silenzio. La linea era già muta.

Sullo schermo ricomparve Mallik.

«E adesso rispondi, fanciulla. Cosa hai scoperto?»

La giordana incatenò la rabbia che le ruggiva dentro. Doveva stare al gioco.

«Di sicuro sai che disponiamo di molteplici fortezze», aggiunse il professore.

«Nove, per l’esattezza. Dislocate nel deserto» disse Eve. «Le usate per eseguire test sulla risposta cognitiva.»

Il professore annuì. «Compiliamo delle liste con i nomi dei soggetti sperimentali da prelevare».

«Diversi per cultura, età, professione» continuò Eve. «Scegliete cavie campione, elementi che siano rappresentativi di un particolare segmento sociale. Il modo in cui reagiscono loro–»

«Sarà il modo in cui reagiranno soggetti a loro simili», disse lui. «E lo scopo è?»

«Manipolazione visiva e uditiva. Per stabilire fino a che punto si possa ingannare la mente umana», concluse lei.

«E perché?»

Ad Eve servì qualche secondo. «Un falso attentato terroristico».

Silenzio.

Eve riprese: «Agirete contro voi stessi, e il mondo intero non vedrà il trucco. Sarà come vedere un Beechcraft, o chissà che altro, quando a voi non serve un aereo, vi basterà un missile cruise

Mallik era compiaciuto.

Poi indurì il volto: «L’imprevista collaborazione del vostro gruppo e la tua fuga con Delgado, hanno minato l’esperimento e messo in dubbio la mia reputazione. Affidargli una falsa missione ci è servito per valutare la reazione che avranno all’attentato le forze dell’ordine, soggetti addestrati a resistere anche in circostanze di forte stress. Ma lui ci ha dato filo da torcere. E oggi, in modo che definirei poetico, avrò la mia personale vendetta su di voi».

Eve trasalì.

Lo schermo si spense.

Il telefono trillò ancora.

La giordana lo raggiunse al primo squillo. «Asier?»

Non puoi essere tu! Un grido che le attraversò l’anima.

«Dove sei?»

Ti avevo chiesto di dimenticare! È qui, Eve!

«Cosa è qui

Una pausa. Struggente come una lama nel petto.

Mi dispiace, giordana. Ho cercato di salvarti—

«Tu mi hai salvata!»

No, Eve. Lo faranno qui. Ora.

Lei schizzò alla finestra, tirando il filo del telefono.

La vista di Manhattan le tolse il respiro per qualche secondo. Il cielo di Settembre era limpido. Una giornata in cui vivere.

Sono nella Torre Sud.

Eve inquadrò rapida la successione di vetri nell’edificio gemello. Dio sa se lo cercava.

Scegline una, giordana.

«Una

Una finestra. E decidi di vedermi. Perché moriremo entrambi, oggi.

Un suono roboante giunse dall’esterno.

Un’ombra scura cresceva sulla facciata dell’edificio.

Verità? L’invenzione di Mallik?

Ormai non aveva importanza.

Torre sud, penultima finestra a sinistra. Si convinse di vedere Ace.

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939 Commenti

  • Ciao alessandra,
    Sono qui da poco quindi ho letto il tuo racconto concluso da un pezzo.
    Molto ben scritto e ben pensato, il finale poi mi è piaciuto tantissimo. Non hai certo bisogno dei miei complimenti ma te li faccio lo stesso.
    Sono arrivata qui seguendo un tuo commento su un racconto che ho letto poco fa e mi è sembrato strano che tu bazzicassi ancora il sito ma non scrivessi più.
    Il tuo stile mi ricorda molto quello di un’altra autrice, lei è attualmente attiva. Tra l’altro anche lei è una giornalista ma si trincera dietro l’anonimato per scrivere cose vere,
    Chissà, tra colleghe magari vi conoscete ma nessuna delle due sa che l’altra scrive su TI… 😉
    Quando riprenderai a scrivere?

    Ciao Ciao

    • Ciao Moneta, grazie di aver letto il racconto, mi fa molto piacere. Sono dell’idea che i racconti conclusi siano un prezioso tesoro che resta lì, come in una libreria virtuale, a disposizione di tutti per essere aperto e letto in qualunque momento. E’ vero che qui si scrivono racconti interattivi ma sono pur sempre opere finite e frutto dell’ingegno dell’autore e meritano di non finire mai nel dimenticatoio. A questo proposito, se posso permettermi, ti consiglio di leggere – quando avessi tempo e voglia – l’altro mio racconto presente in classifica SHIMPU, che presto diventerà un romanzo ma che per ora ritengo qualcosa di veramente importante. Se lo farai sarò felice di leggere il tuo commento. Grazie ancora.
      Ho già ripreso a scrivere 😉

      • Si vabbhè commento, cioè io commento, senza nessuna pretesa da dare a quell’io, in ritardo. Mi ricordo di Shimpu, quando usciva, non potevi fare a meno di leggerlo, era tipo una magia che ti avvinghiava, ed ero invidioso perchè le mie parole non decollavano, per questo devo aver detto qualche parola sconveniente a te, o a qualcun altro. In quel periodo bevevo e stavo molto al pc, e non sò letteralmente cosa ho fatto. Però una cosa posso dirla Shimpu per me è leggenda, Fort island è per gli amanti di genere, e a me non piace quel genere, ma ti rispetto tantissimo. Se eri te scusa. Le scuse sono oneste: non bevo più e ho ripreso a scrivere =)

  • Mi ero perso il finale… Mea culpa! Chiusa fantastica che da spessore alla storia, risponde ai dubbi dei lettori accumulatisi nel corso dei precedenti nove episodi e lascia addosso un senso di angoscia e di ineluttabilità che toglie il respiro (letteralmente). Credo già abbiano detto tutto i precedenti commentatori. Lasciami solo dire che non è così facile trovare una storia ben scritta e una bella idea nello stesso racconto, sarà banale ma è il miglior complimento che possa farti, almeno dal mio punto di vista. Ancora complimenti. E mi auguro di non rivederti mai più su questo sito: il tuo prossimo racconto voglio trovarlo in libreria!

  • Ciao Alessandra! Sono finalmente riuscita a leggere il tuo capitolo finale. Davvero, davvero geniale! Devo ammettere che prima della tua non avevo mai letto nessuna storia su questo genere, ma sono contenta di essermi decisa a farlo! È un racconto bellissimo, scritto in modo impeccabile e che affronta temi molto attuali al giorno d’oggi, senza però rivelarsi pesante o noiosa. I miei migliori complimenti, Alessandra! Bravissima davvero! Aspetto il tuo prossimo racconto! 😀

  • Abbastanza senza parole.
    Non capisco come fai ogni volta ad utilizzare 5000 caratteri come fossero il triplo, soprattutto in questo finale.
    Un finale gigantesco.
    Una fine di tante cose; la fine della relazione di Eve e Asier nel piccolo, la fine del progetto di Mallick nel grande. E con esse, tante, troppe altre fini…
    Un finale che mi ha fatto paura, e per questo ti devo fare i miei complimenti per quanto l’hai narrato bene (e le mie scuse per essere un lettore ritardatario)
    Te lo scrissi nel mio primo commento a questa storia, storie di azione e terrorismo sono molto lontane dal mio gusto personale, avevo timore non mi sarebbe piaciuto questo tuo racconto.
    Felice di essere stato smentito.
    Nuovamente complimenti, a presto 🙂

  • eccomi, infine: ti ho mollato al sesto capitolo, ma il segnalibro era sempre lì ben visibile
    aggiungo il mio cappello ai tanti che si sono levati di fronte al tuo racconto, ed anch’io voglio dirti: cosa aspetti? prendi una delle tue storie, magari proprio questa, svincolati dai 5000 caratteri e dalle il giusto respiro, vedrai… però avvisaci!

  • Non è bello iniziare un commento con una premessa, ma non vedo altra soluzione. Devo dirti subito che le “storie” sull’11 Settembre iniziano ad essere inflazionate, ormai ne ho (abbiamo) sentite molte, tra le tante quella del falso attentato terroristico è subito stata la più quotata poco dopo la strage. Devo anche dirti che sei stata brava, molto brava, a curare il rapporto con i tuoi lettori: hai capito il meccanismo di The Incipit, le sue “regole” e le hai giustamente usate per arrivare al #1 della classifica! Detto questo, ti faccio comunque i complimenti: quando un racconto lo “vedi” nella tua testa come un film, quando inizia costringerti a farti delle domande, a pensare, a riconsiderare certi avvenimenti, significa che ha raggiunto il suo scopo! Fort Island ha centrato l’obiettivo, con l’azione non gratuita, affrontando l’illusione visiva e soprattutto quella acustica (sconosciuta ai più) per “spiegarci” come la popolazione mondiale abbia creduto che l’11 Settembre sia stato un (falso) attentato terroristico. Se chi ti legge ha qualche piccola “nozione militare”, saprà che ci sono anche tecniche di “disorientamento sensoriale” per confondere una persona sul tempo ed il luogo in cui si trova. Quindi la tua visione degli eventi, non è poi così scontata! È facile dire al mondo “è stata tutto un complotto” senza motivarlo. La tua personale prospettiva, ripeto, potrebbe non essere poi così lontana dalla realtà! Di conseguenza, ancora brava brava brava! Apprezzo il finale “finale”, le storie “troppo” aperte non le sopporto (già sai come la penso, mi sembra una presa per il c—- verso chi legge). Fort Island si chiude, la domanda principale ha una risposta, le altre, quelle “piccole” di domande, possono rimanere dove sono, ognuno può unire i puntini e magari dargli una risposta (un po’ alla Inception direi). Certo… la conclusione amara è insita nel tuo DNA di scrittrice, li hai fatti schiattare tutti, forse…
    One Big Kiss

  • Ciao, devo dire che questa volta sono rimasto davvero impalato come una statua, dopo aver letto il tuo finale: ora mi sono ripreso e posso commentare ^_^
    Di storie belle ne hai scritte ma questa le batte tutte: è intrigante perché riapre vecchie ferite e colpisce al cuore con argomenti che ci toccano tutti i giorni, c’è un’alternanza di situazioni adrenaliniche e angoscianti che mantiene alle stelle l’attenzione del lettori, una patina di complottismo (ma chissà, poi…) affrontata in maniera originale.
    Per quanto ho provato a leggerti fra le righe, al piano del falso attentato terroristico non sarei mai arrivato, il test psicologico che prevedere la reazione della mentalità mondiale all’evento è pura genialità, sono veramente onorato di aver letto una storia simile.
    Spero proprio che tu non voglia abbandonare la piattaforma, sarebbe una vera delusione per tutti i tuoi fedeli lettori come me…

  • Lasci il segno, Alessandra, e non solo perché con tutti gli incipoints accumulati sei in cima alla classifica! Lasci il segno perché parli di verità, di realtà, di non accontentarsi, di speranza, di desiderio, di volontà, nonostante le avversità, nonostante i dolori e i complotti. Trovo nel tuo racconto moltissime cose, non solo riferimenti a un tragico evento (mi hai enormemente sorpreso con questo episodio: quando ho capito cosa stava succedendo ho avuto un balzo al cuore!), ma anche tanta umanità e intimità. Ammiro il modo in cui riesci a mantenere tutto questo pur raccontando eventi che sembrano così enormi, così lontani, così difficili da afferrare.
    Lasci il segno, lo ripeto.
    Dirò una banalità, perché so già che continuerai a farlo (forse non qui, ma continuerai): non smettere di scrivere!
    A presto, Ale! 🙂

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