Il Tizio che sussurrava agli asfalti

Sociopatia portami via

Svegliarmi la mattina è particolarmente traumatico, so che devo incontrare  persone, il vicinato, avere contatti col mondo; amo la compagnia degli altri ma nello stesso tempo ne ho una paura matta. 

Quando mi sveglio cerco di fare tutto molto in fretta nel silenzio più totale così da non svegliare i miei genitori. Non per rispetto nei loro confronti, ma non amo parlare con loro la mattina e se questo capita, si riduce tutto ad una serie di versi appena accennati giusto per far capire loro che sono viva e che sto uscendo da casa.

Mentre sono in ascensore penso e spero vivamente di non incontrare nessuno che conosco sotto casa, altrimenti ci sarebbero certi scambi di sguardi  come per dire ”ti conosco, ma odio troppo la vita per dirti buongiorno” oppure “ti sorrido, ma fattelo bastare come saluto per i prossimi trent’anni“.

Non amo camminare a piedi, lo faccio raramente. Odio i mezzi pubblici e per spostarmi uso la mia adorata macchina bianca. Purtroppo la macchina è parcheggiata in un garage custodito, il che significa che il mio primo contatto con un essere umano la mattina è appunto un custode. Quest’ultimo si trova sempre in una piccola stanza dal vetro trasparente così da controllare chi entra e chi esce  e così da poter spostare le macchine da un posto all’altro seguendo la logica “chi esce presto la mattina ha la macchina pronta“. Tre anni che esco da casa la mattina presto e tre anni che la mia macchina si trova  sempre nell’angolo più remoto di quel garage. In ogni caso per farmi sentire urlo con tutta me stessa “BUONGIORNO“; a quel punto il custode si alza, fa qualche battuta del tipo “20 minuti e la macchina è pronta” e la cerca disperatamente per tutto il garage finché non la trova, la esce dall’angolo più remoto e la porta davanti l’uscita. In tutto questo non consapevole del fatto che sono realmente passati 20 minuti!

Esco felice dal garage, finalmente mi chiudo dentro la macchina, comincio ad ascoltare David Bowie (a quanto pare la mattina riesco a sentire soltanto lui) e mi avvio verso una qualsiasi meta che possibilmente sia anche lontana da casa. Ad esempio vado a studiare all’università.

Trenta semafori rossi, traffico e duemila imprecazioni dopo, arrivo a destinazione e cerco parcheggio. Scendo dalla macchina con occhiali scuri e cuffie nelle orecchie (a senso mio le persone non mi possono riconoscere) e cerco un posto per potere studiare tranquilla.

Passo all’incirca nove ore a studiare senza muovermi, mi alzo un paio di volte per fare una pipì e fumare una sigaretta. Evito sguardi, persone che conosco, persone che non conosco, professori, piccioni, evito persino di comprarmi il pranzo proprio per evitare un qualsiasi contatto umano, infatti la mattina mi preparo un toast al volo. 

Penserete che sono la persona più sola del mondo. In realtà ho un ragazzo, tre ottime amiche, una decina di buoni conoscenti e altre persone di cui mi scoccia parlare perché momentaneamente non sono così rilevanti. Una vita ordinaria, se non fosse che per quanto io eviti le persone, queste ultime non evitano me e mi ritrovo spesso e volentieri in situazioni scomode, esilaranti, drammatiche; situazioni che mi rimarranno dentro il cuore e che non dimenticherò mai.

Verso il tardo pomeriggio ritorno a casa, saluto i miei urlando “CIAO, SONO RIENTRATA” e aspetto impazientemente di cenare.

Evito di parlare con i miei genitori perché la cena per me è un momento sacro, voglio avere un rapporto monogamo col cibo, esistiamo solo io e la pietanza che ho davanti. Un po’ come il sesso; se fate sesso mica parlate con i vostri genitori. Per me gustare ogni singolo boccone, riempire la bocca di sapori che durante la giornata ho potuto solamente immaginare e soprattutto dopo aver pranzato solo con un toast, è una delle sensazioni più belle della vita. 

Dopo cena arriva il momento più bello, IL LETTO. Non perché voglio mettermi a dormire, piuttosto accendo il computer, parlo al telefono con le amiche, controllo le notifiche di Facebook… Ecco, controllo le notifiche di Facebook. Circa 20 richieste di amicizia di persone che ho potenzialmente cercato di evitare durante la giornata.

Comincio a spulciarmi i loro profili e gli elementi sono i seguenti: il custode serale del garage, un “magnaccio” uscito dal Jersey Shore, tre profili quasi sicuramente falsi, tre ragazze che mi hanno chiesto l’accendino all’università e non si sa come hanno identificato il mio nome, un piccione, la portinaia e circa cinque ragazzi con i quali ho soltanto un paio di amicizie comuni.

Comincio ad accettare tutti, tranne i profili palesemente falsi. Noto che la maggior parte di queste persone  mettono qualche “mi piace” ad alcune foto, ad alcuni post risalenti al 2009 o a qualche testo di canzoni che condivido solo per attirare la mia attenzione. Tuttavia mi importa ben poco.

Passano i giorni e quando meno te lo aspetti “DIN”, suona il telefono. Notifica della chat di Facebook;

Tizio Caioso Sconosciuto scrive: “ciao..”

A quel punto può succedere di tutto. 

Cosa volete raccontato..?

  • Ulteriori informazioni sulla vita privata di lei (14%)
    14
  • Perché durante la giornata è restia ad avere qualsiasi contatto umano (29%)
    29
  • Chi è Tizio Caioso Sconosciuto (57%)
    57
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82 Commenti

  1. La storia è abbastanza divertente, ma un po’ scontata, non credi? C’è una cosa che non funziona assolutamente: l’uso dei tempi verbali. Ti prego usane solo uno all’interno dello stesso periodo, dello stesso episodio, dello stesso racconto.
    Scusa per la schiettezza, ho letto gli altri commenti entusiastici, ma se nessuno le dice queste cose non migliorerai mai.

  2. Magnetismo che inevitabilmente porta all’incontro.

    Ci sono degli spigoli nel tuo stile contro i quali battere il mignolo è morbosamente piacevole. Voglio capirne di più. Mi stimoli. Mi incuriosisci. Ti seguo da qui, nell’ombra…

  3. Questa la voglio sapere: perché è restia a qualunque contatto umano… sì, mi interessa scoprirlo… tanto sono certa che saprò comunque chi è tizio caioso… l’episodio si conclude con la chat….
    Mi piace il ritmo e lo stile diaristico.
    Seguo 😉

  4. Conosciamo il “Tizio” e vediamo se si collega al titolo della storia che, devo confessare, mi ha incuriosito più che la sua asocialità, un po’ da adolescente.
    Non ho scelto la seconda opzione perché l’inizio dell’incipit già contiene una risposta “amo la compagnia degli altri ma nello stesso tempo ne ho una paura matta”.
    Riguardo invece la terza ipotesi, abbiamo altri nove episodi per capirlo.
    ti seguo.
    🙂

  5. “un po’ come il sesso; se fate sesso mica parlate con i vostri genitori “- immaginare la scena mi ha fatto collassare.Anche io passo gran parte della vita in silenzio nella speranza che il mondo faccia lo stesso con me, ma il mondo ci tiene a fare condivisioni di vita non richieste!!!

  6. Sono della convinzione che la storia vada raccontata. A quanto pare c’è affinità tra i nostri modi di scrivere. A me è piaciuta l’asocialità di questa ragazza. Ha un che di fascinoso.

    Per questo ti seguo e credo che voglia sapere chi è questo tizio.

    Nonostante tutto però la gente comunque è nei dintorni suoi. Non può scappare. Divertentemente sadico ma comunque divertente. So che non esiste divertente come avverbio ma non importa.

    Ciao! 🙂 🙂

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