L’album che visse due volte

Secondo capitolo della storia, il primo è inesistente

Mi chiamo Ray e ho vent’anni.
Ok, ora abbiamo finito con le formalità vero ?
Sono seduto alla fermata del bus di Porta San Donato da una mezz’oretta almeno. Giuro che se scopro che anche sto giro hanno fatto sciopero della TPER mi incazzo veramente, dal momento che mi hanno ciulato la bici giusto ieri.
Che degrado il centro città di Bologna, ci sono scritte ovunque e la maggior parte sono pure fatte male. Non che sia un grande esperto di graffiti, sia chiaro.
Però Jackson Pollock le avrebbe fatte meglio e per meglio intendo peggio.
Prima di trovarmi seduto a questa fermata ho fatto un buon quantitativo di giri e giretti stamane.
Avevo le gambe a pezzi già a metà mattinata e questa dannata allergia non mi da un attimo di tregua, il che non sarebbe un problema se solo gli antistaminici che prendo facessero il loro dovere.
E invece no.
Sono in sciopero anche loro, insieme ai bus della TPER.
Carina però sta tipozza qui a fianco.
Ma poi se ripenso all’amore e alle complicazioni che genera mi passa dalla mente la tipozza.
E mi ricordo piuttosto il film Whiplash, la scelta che fa il protagonista in fatto di relazioni.
Anche io suono la batteria jazz e infatti sono single.

Ma ho altro per la testa, poco fa mi è capitata una cosa alquanto bizzarra.
Mi ha chiamato un numero che non conoscevo.
E che c’è di strano penserete voi e ve ne darei atto, se solo non fosse che non possiedo un cellulare.
In pratica quando sono passato di fianco ad una di quelle cabine del telefono, che una volta si usavano per chiamare ma che oggi fungono EGREGIAMENTE da latrina pubblica, questa si è messa a suonare.
Rispondendo l’interlocutore mi ha chiamato per nome.
Assurdo.
Mi ha proposto di far parte di una band e registrare un LP tutto a “loro” spese, poi, senza neanche lasciarmi il tempo di replicare all’inverosimile ingaggio, mi ha dato un indirizzo ed ha riagganciato.
Inutile dire che è dove mi sto recando proprio ora. 
Pazzesco.
Assurdo.
…intendo lo sciopero della TPER. 

Nomini il diavolo e spuntano le corna, oh, proprio ora è arrivato il 25. 
Ma come sempre pieno zeppo.
Cristina D’Avena !” dico quando mi accorgo che non c’è un posto a sedere manco a pagarlo.
Estraggo dalla tracolla la mia copia dell’Antologia Spoon River e me la leggo li in piedi come uno stronzo.
Si può dire stronzo su TheIncipit, vero ?
Ah ok.
Niente, sono li che me la leggo e questi mi strattonano tanto che pare di trovarmi a metà tra incontro di wrestling ed un film porno.
A proposito, la tipina di prima è salita sul bus.
Ci faccio un pensierino e così mi sono tolto lo sfizio.
In poco più di 10 minuti siamo già alla fermata vicina alla mia destinazione.

Che strana coincidenza, scendo e scende anche lei.
Ha i capelli rossi ricci, è bassettina ed indossa una di quelle magliette anni novanta larghe che io adoro.
Mi sento un po’ Hitchcock in miniatura con le sue manie per le bionde ma io con le rosse.
Si dice che facesse buchi nei camerini per guardarle spogliarsi ed improvvisamente realizzo la mia necessità di trovare lavoro come regista. 
Scherzi a parte il sesso è un argomento sopravvalutato, ne sento fin troppo parlare tra ragazzi della mia età.
Oh che topa questa, oh che topa quella”, io invece trovo affascinante la mentalità delle donne. Disturbante ma affascinante. “Distubinante”.
Finardi diceva che far musica è un po’ come fare l’amore: è il gioco di prendere per dare.
Quindi mi aspetto di ricevere una collana di diamanti dal mio rullante.
Ma questo adesso che c’entra ?
Mi sono perso, di che parlavamo ? 

Realizzo che si è fermata al numero civico che mi hanno dettato per telefono, io stesso sono qualche decina di passi dietro a lei e guardo spaesato.
Ehi, scusa … Anche tu qui ? Che strumento suoni ? Come ti chiami ? Hanno chiamato anche te ? Ne sai qualcosa di questa faccenda ? Cosa ne pensi degli album nuovi dei Godspeed You Black Emperor ? Sentiti libera di rispondere con un NO a tutte le domande” 
Risatina secca ma sincera, di quelle che ti fanno innamorare.
Me ne innamoro.
“Suono il basso. Mi chiamo Giulia. Ne so’ quanto te della faccenda, a quanto mi pare di capire
Qualcuno ci dà il tiro al portone.

Rampe di scale. Ve le risparmio.

Quinto piano, una porta aperta, la spalanchiamo.
Dentro ci sono 2 ragazzi della nostra età seduti al centro della stanza e davanti a loro ci da le spalle un signore elegante e brizzolato.
Ci sediamo nelle due sedie vuote a completare il semicerchio ipotetico.
Benvenuti, ora siamo al completo”, lunga pausa, “Siete tutti stati convocati per registrare un album, per la precisione L’ALBUM, quello che nel settore consideriamo IL MALEDETTO, quello che nonostante i molteplici tentativi non ha mai visto la luce
Aprite le tapparelle” dice quello che senza ombra di dubbio è il grassoccio tastierista, solo loro fanno battute così brutte.
Mi accendo una sigaretta e ci guardiamo tra di noi tutti.
Il chitarrista è un tipo magrettino e spilungone, una parodia di se’ stesso.
Ho lasciato il fornello acceso“, provo come scusa.
Non attacca, il signore di mezza età ci porta gli strumenti.

Come prosegue la faccenda ?

  • Brainstorming tra i componenti del gruppo per trovare un nome alla band e per capire meglio il da farsi (22%)
    22
  • Digressione nel passato del nostro protagonista, per conoscerlo meglio (33%)
    33
  • Si inzia subito a provare i pezzi, facendo conoscenza e stringendo rapporti di amore/odio (44%)
    44
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64 Commenti

  • Il ruolo di un man in black solitamente è quello di preservare segreti agendo in segreto a sua volta ;), per cui voto perché pongano rimedio dopo aver scoperto di Ray.
    L’episodio stavolta mi ha fatto nascere un dubbio: ma tu sei davvero un musicista che andrà alle selezioni di Sanremo prima o poi?
    Perchè nella bio dichiari di essere triste?
    Potresti togliere il cappuccio della felpa, please? 🙂

    • Haha, spiace deludere ma non ho un identità segreta 🙂
      A parte “Minghe” che è il soprannome che mi tiro dietro dalle medie quando già ascoltavo Charles Mingus e tutti mi prendevano in giro cercando erroneamente di proferirne il nome fallendo, quello che leggi è il vero nome.
      La questione della bio è un po’ verità un po’ esagerazione: sono una persona abbastanza nostalgica che cerca di vivere di ricordi felici (tra macchine fotografiche a rullino, audiocassette, VHS, vinili…), ma che si accorge di esserlo e quindi ci ride un po’ su alla sua maniera. Una sorta di autocritica demenziale, come la storia stessa, anche se a parte il carattere di Ray e qualche passaggio specifico, specie in questo episodio (ma che si svolse in tutt’altro contesto nella vita vera), è pura esagerazione.
      Ho un sacco di immagini senza cappuccio, ma siccome il profilo è collegato al mio account facebook mi inserisce spontaneamente quella che ho come foto profilo del social network.
      Infine, non credo otterrò mai i miei 15 minuti di fama su qualsiasi rete televisiva o articolo giornalistico, i miei progetti musicali sono molto di nicchia. Chissà magari il Bolognetti Rock è più vicino alle mie aspettative (e alle loro), ma no, in definitiva non sono nessuno di famoso. Sono “uno degli altri” di quelli “emergenti”, che in Italia non emergeranno mai.
      Però se devo dirla tutta qualcuno che è arrivato in alto lo conosco e qualcuno che ha fatto i provini di XFactor anche (non ho idea se sia passato o meno, il digitale terrestre è parola aliena nella mia vita).

      Spero di aver tolto ogni dubbio, in ogni caso grazie ancora del voto e della lettura 🙂
      mi rendete tanto più felice che mi toccherà poi cambiare la descrizione del mio profilo.

  • Ciao! 🙂 una sola parola: bravissimo!!! Episodio meraviglioso! Continuo ad apprezzare tantissimo il tuo modo di interloquire con il lettore e l’ironia con cui scrivi. Io voto per il colore verde, dà speranza 😀 al prossimo! 😀

  • Mi scuso pubblicamente con tutti gli altri scrittori del sito per non essere riuscito, negli ultimi giorni, a leggere e commentare i vostri ultimi capitoli. Recupererò al più presto, lavoro permettendo.
    A presto e di nuovo grazie per la lettura.

    Piccola postilla personale. Mi piacerebbe avere il vostro feedback riguardo al mio vero gruppo musicale “Centro Anziani di Quarzio” (il nome vi dovrebbe far capire la serietà del progetto, infatti facciamo musica demenziale anche se con un certo impegno) quindi vi lascio il nostro link Facebook: https://www.facebook.com/centroanzianiquarzio

  • Chi se ne frega, incidi lo stesso! 😉
    Comunque un episodio spiritoso, mi piace anche che parli a noi mentre racconti. Non è che sia sempre ritenuto un buon sistema ma con te riesce bene. Poi vabbè … io il tastierista lo avrei perdonato, magari parla male ma suona bene… sarà che anch’io sono mezza tastierista ( dico mezza, perché mezza pianista) ahahah
    (ti aspetto da me) Bacio

  • Giulia non può sparire perché il solo fatto che lei riesca a leggere le note nei suoi occhi con una tale simbiosi, è unico e non si può perdere. Per cui direi… che si riappacificano con la band… io gli darei una seconda possibilità.
    ottimo. 😉

  • Ciao. Ma tu sei l’autore di “Tycho nello Spazio”?
    Una storia che ho letto in ritardo e di seguito, e devo farti i miei complimenti. Un autore che stimo molto qui dentro me ne parlò tempo fa, mi disse che se volevo leggere qualcosa di valido dovevo leggere Tyco e l’ho fatto. Aveva ragione, bravo davvero.
    Ora campi di rendita, 😉 ti vengo a leggere per vedere cosa fai stavolta.
    Seguo.

  • Suonano ma fanno schifissimo. A trattila tua scrittura è un po’ confusionaria. Mi spiego: vanno bene le digressioni, sono anche ben fatte e cazzute -passami il termine- ma sono un po’ troppe. Per il resto, avanti così, mi piace molto l’evoluzione musicale del brano e il percorso che ha portato i musicisti a raggiungerla. Molto bene! Al prossimo capitolo allora! 🙂

    • Grazie del suggerimento.
      E’ sempre stata una caratteristica della mia scrittura quella di essere un poco “free jazz”, verissimo, ma è dovuto principalmente che scrivo a notte fonda (verso le 3 di mattina di solito, fino alle 5 o alle 6) e butto giù a flusso di pensiero, terapeuticamente.
      Infatti mi scappano sempre errori di battitura o logici, anche perchè devo tagliare molti pezzi di racconto per via del vincolo “5000 caratteri” del sito (non che mi lamenti anzi, è molto utile per regolarsi, solo che io ho COSI tanta roba da dire che riempirei fogli e fogli).

  • Ciao! 🙂 io voto per fare prendere il comando a Ray..alla fine mi sembra proprio il più ragionevole tra tutti e se questi Gattini Carini vogliono decollare ci vuole qualcuno in grado di dare loro una scrollata 😀 Bravissimo!

  • Mai letto niente nella sezione humor, ma ho visto il tuo pargolo tra le nuove storie e ho dato un’occhiata. Stile fresco, e ho tanto apprezzato il fatto di aver potuto leggere riferimenti all’Orlando Furioso (bio), all’antologia di Spoon River e a Cristina D’Avena tutti in una sola pagina. E’ stato divertente anche leggere i tuoi commenti qua sotto.
    Direi di iniziare a provare i pezzi.
    Alla prossima!

    • Lusingato di essere stato la prima parentesi umoristica del sito per addirittura due persone.
      Eh i riferimenti non mancheranno,Tarantino mi invidierà la libertà citazionistica (o si dice citazionale, bah ?). Non so se Masters sia altrettanto contento di comparire nel racconto.

      FUN FACT: Cristina D’Avena è davvero la mia bestemmia personale per quando ci sono tante persone. L’effetto indesiderato che provoca supera di gran lunga in sorpresa generale anche la miglior creazione invettiva del più serio bestemmiatore veneto del mondo (che è personificato talvolta in mio padre).

  • Ciao! 🙂 ammetto di non aver mai letto nulla sul genere Humor, ma la tua storia mi ha ispirato, ed effettivamente questo primo capitolo mi è piaciuto. Soprattutto apprezzo molto la tua capacità di scrivere così “ironicamente”, mi piace. Voto per “si inizia a provare i pezzi..” al prossimo 🙂

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