Saul

Dove eravamo rimasti?

E ora, che succede? Un telefono squilla (60%)

Di che colore sono gli occhi di Dio?

Saul si guardò intorno, senza sapere come comportarsi. Lo sguardo cadde sulla macchinetta del caffè. Fu tentato di prepararsene uno, ma decise che non era il momento.

Accanto alla porta d’ingresso c’era una giacca blu. La scosse, ricevendo in risposta un tintinnio di chiavi nella tasca. Le estrasse, si accertò che fossero quelle giuste e uscì di casa.

Il corridoio era in marmo bianco, molto raffinato. C’erano due ascensori. Ne chiamò uno, il numero sul display salì fino a quattordici e le porte si aprirono.

Si aprirono di nuovo davanti alla reception del palazzo. Saul fece un passo avanti, domandandosi cosa dire se qualcuno avesse chiesto spiegazioni circa la sua presenza, ma l’addetto che lo vide si toccò il cappello e lo salutò con un educato: «Buongiorno, signor Aller».

Saul sorrise e fece un cenno con la mano. Attraversò l’androne in fretta e quando spalancò le porte a vetri fu un sollievo sentire l’aria toccargli il volto.

Si allontanò, camminando in fretta ma non troppo. Quando fu abbastanza lontano si voltò. Il grattacielo era un grande dito nero puntato verso il cielo.

Di nuovo si chiese come fosse arrivato lì. Si chiese anche chi fosse il signor Aller.

Fu allora, voltandosi nuovamente verso la città sconosciuta, che si accorse che questa appariva deserta.

Sul momento non capì come fosse arrivata la deduzione. Dopotutto, il fatto di non scorgere nessuno non significa che in un luogo non ci sia nessuno. Ma Saul provava quella sensazione e poco dopo ne comprese il motivo: non c’erano automobili in vista. Non ce ne erano in movimento, non ce ne erano parcheggiate. E la strada era bella ampia, il classico scorcio metropolitano di…

Di nuovo Saul esitò. Il classico scorcio di cosa?

“Pensa a un nome di città” si disse.

Non servì. Saul sapeva cosa fosse una città, ma non ricordava di averne mai visitata una prima di quel momento. Si rendeva conto della mancanza delle automobili, ma non riusciva a mettere a fuoco un modello di vettura in particolare. Era come se, al di sopra di un substrato cognitivo di base, l’insieme delle sue esperienze fosse stato raso al suolo.

C’era un parco, di fronte al grattacielo. Mentre Saul ascoltava le foglie che si muovevano nella brezza, da qualche parte squillò un telefono.

Saul sobbalzò. Si guardò indietro, ma il suono non proveniva dall’edificio che aveva lasciato.

Senza sapere che altro fare, Saul si incamminò lungo la strada vuota, per rispondere alla misteriosa chiamata.

*

La cabina telefonica era all’angolo del primo incrocio.

Doveva essere passato un minuto buono da quando aveva incominciato a squillare, eppure l’apparecchio non dava l’impressione di volere tacere.

La situazione era talmente assurda da non lasciare dubbi: la chiamata era per lui. Saul entrò nella cabina e si portò la cornetta all’orecchio.

«Guarda ora» disse la voce dall’altra parte del filo.

Saul non capì. Fece per chiedere che cosa dovesse guardare, poi si voltò indietro e vide.

Il grattacielo era scomparso.

Al suo posto non c’era nulla, nel verso senso dell’espressione. Dove prima si trovava l’ingresso del palazzo il mondo terminava con un confine netto. Oltre, un’oscurità immensa e turbolenta, un muro di vuoto.

Saul distolse subito lo sguardo, aggrappandosi disperatamente a quel paragone inconsistente. Un muro. Doveva considerarlo un muro. Un muro è qualcosa che la mente può comprendere, un muro ha un inizio e una fine. La cosa che aveva intravisto in fondo alla strada non aveva fine, era la negazione stessa dell’essenza e dentro vi si agitavano forme gigantesche.

Strinse la cornetta con tutte le forze.

«Cos’è?» chiese.

«Di che colore sono gli occhi di Dio?»

Saul era annichilito. Mentre cercava ancora di riprendersi dalla visione terrificante, senza sapere perché, rispose: «Verdi».

La voce dall’altra parte tacque per un paio di secondi. Saul si voltò impercettibilmente, mandando in avanscoperta la coda dell’occhio. Appena sfiorò le tenebre, tornò a fissare il telefono.

La voce disse: «La dodicesima a destra».

Poi la chiamata terminò.

Saul riagganciò e uscì dalla cabina.

L’incrocio era di quelli classici a quattro strade. Quella alle sue spalle era ovviamente fuori discussione. La cabina telefonica si trovava sul lato sinistro dell’incrocio. Se avesse dovuto svoltare a destra, Saul immaginò che la voce avrebbe detto qualcosa del tipo “torna indietro”.

Rimanevano la via di sinistra e il proseguimento della strada da cui era giunto.

Saul guardò in alto, ma apparentemente le strade non avevano nome. Di fronte a lui, un cartello stradale recitava “Alt”.

Era l’unico indizio disponibile, per cui Saul imboccò la strada di sinistra.

Mentre camminava, ogni tanto si gettava rapide occhiate alle spalle. A debita distanza, il nulla avanzava con lui.

E ora?

  • Saul decide di ignorare le indicazioni (0%)
    0
  • Qualcosa si frappone lungo la strada (67%)
    67
  • Saul arriva alla dodicesima e... (33%)
    33
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

115 Commenti

  1. Ciao, Omega.
    Ho avuto la notifica del nono ma mi sono deciso a leggere solo ricevendo la notifica del decimo in rapida successione.
    Scritto molto bene, ma il fatto che lo dica io di certo non ti impressiona particolarmente.
    Ho apprezzato la dissertazione filosofica del nono, interessante la conclusione, per quanto qualche dubbio mi rimanga. Saul è l’artefice che replica sé stesso da millenni reincarnandosi nelle nuove vite? Più che altro, forse, è un’istanza dell’artefice che si replica e acquisisce consapevolezza, un infinito replicarsi della cosmogonia descritta nel nono. Forse non ho capito nulla, ma penso che l’ermetismo non ti dispiaccia affatto. Non ho riletto gli altri otto capitoli, per cui non sono sicuro dell’impressione che provo: l’impressione è di una mancanza dì unitarietà dell’opera, partita verso una direzione e terminata in tutt’altra lasciando molti punti aperti. Il mio dubbio è che questo fosse in realtà voluto fin dall’inizio.
    Ciao, sei un grande, ma non so se ti rileggerò ancora, se mantieni questi ritmi. Al massimo farò come con il bellissimo ‘Enana’, leggerò tutto insieme, una volta che pubblichi il decimo.
    P.S.: Ho usato questo nick anche se avevo giurato di non farlo più, ma vista la tua lunga assenza e visto che mi sono presentato a te come Moneta, mi sembra giusto usarlo per l’ultima volta. L’altro mio nick, se mai leggerai questo commento e ammesso che ti interessi, è JAW. Lui scrive di fantascienza.

  2. L’altra porta, se tutto sta venendo giù, hanno bisogno di uno sbocco.
    Belle atmosfere e ben descritte, come altri trovo un po’ scoraggiante dover attendere così tanto tra un episodio e l’altro, ma pazienza, quando arriva il nuovo è sempre un piacere leggerti. Inizio a capire il senso dell’evoluzione dell’atmosfera, da qualcosa di evanescente e indistinto va via via concretizzandosi con la presa di coscienza dei protagonisti, quasi come il risveglio da un sogno ma al contrario. Sempre che sia così, perché fino a questo momento avevo interpretato la fumosità iniziale come un’indeterminazione della trama, in attesa che il lettore le desse una direzione precisa.
    Ciao ciao a presto, tenendo conto ovviamente che il tempo è relativo al singolo osservatore e che il tuo pare un po’ dilatato 😀 😀

  3. In principio era il vuoto….
    già, come quello lasciato dalle tue lunghe assenze. Ma non c’è niente da fare con te, non passi, non giochi con le altre storie, non leggi nessuno, rispondi a babbo morto, ma alla fine ti si perdona sempre tutto… forse perchè sei intelligente, forse perchè scrivi in modo convincente e stilisticamente encomiabile. Però… quando ci si trova in un sito di gioco interattivo si dovrebbe interagire,…. o no?
    vabbè, tanto ti si perdona tutto a te! 😉
    baci baci 😉

    • Hai ragione da vendere, naturalmente.
      Ogni volta mi dico che è il momento di andare a curiosare anche io nella testa degli altri e ogni volta finisce che chiudo il sito e lo riapro quando mi viene l’idea per il capitolo successivo.
      Probabilmente deriva dal fatto che, più che un gioco, questo posto mi sembra un prato in cui piantare un’idea e vederla crescere.
      Ora però faccio un salto dalle tue parti, a presto!

  4. Porca miseria, Omega.
    Confesso che non ho capito cosa sapeva Edna. All’inizio ho pensato al nome di Saul, mi sono andata a ricercare indietro se mai si sono presentati. Mi pare che si presenti solo lei, ma onestamente l’opzione è un po’ debole. Mi sono riletta velocemente il sesto ma… ancora non capisco. Bello, denso, descrivi il dolore con maestria e originalità. Però non aver capito la base mi rimane qui…
    Scelgo l’ultimo dono di cenere.
    Ciao Ciao

    • Ahia, non ci ho pensato troppo a esplicarlo perché pensavo che si capisse. Colpa mia: il “come facevi a saperlo” sarebbe riferito al fatto che Edna gli chiede cos’ha visto quando ha toccato il dono, segno che in qualche modo sa già come funziona. Ma non gliel’ha detto, forse perché non vuole raccontare i suoi ricordi dolorosi.
      Spero che così il capitolo risulti più comprensibile!
      Ciao, a presto!

  5. Scosse.
    Saul lo vide di nuovo, con gli occhi della mente. Vide gli occhi maligni e gioiosi di chi sa di avere appena condannato la propria anima all’inferno ma sa anche che, in quell’inferno, sarà lui a comandare. – Quant’è vero!

  6. Voto anchi’o per il luogo delle idee. La città senza nome? Mi ha fatto pensare ancora una volta a Lovecraft… A questo punto della storia credo si sentisse proprio la necessità di un nuovo personaggio, un gancio tra la nebbia in cui vaga il nostro protagonista. Attendo con curiosità il prossimo episodio (sperando in un’accelerazione che non mi costringa a rileggere tutto ogni volta). Ciao

  7. Il luogo delle idee.
    Ma chi sei? Dove ti eri nascosto?
    Magnifici quattro capitoli, il quinto mi ha convinto un po’ meno, ma penso che sia perché ti sei giustamente un po’ forzato per dare uno scossone ad una storia che merita di essere conclusa. So che dall’affermazione che farò trasparirà una certa dose di arroganza da parte mia, ma non importa: ciò che ho letto trasuda intelligenza, profondità, riflessione.
    Complimenti.
    Ciao Ciao

  8. Ciao a tutti.
    Sono passati molti mesi dall’ultimo capitolo aggiunto a questa storia, quasi sette.
    Chiedo scusa a tutti voi che stavate seguendo questo racconto, purtroppo questi mesi per me hanno significato una pausa forzata. Non ho scritto nulla, né qui né altrove.
    Ora l’ispirazione, timida, sembra essersi riavvicinata. L’altra notte mi è tornato questo racconto e ho pensato che era davvero un peccato lasciarlo incompiuto.
    Questo capitolo in verità l’avevo scritto all’epoca, senza mai pubblicarlo. Ho scritto lo snodo successivo, forse arriverà ora, forse più avanti – dipende da voi.
    Comunque eccomi qui, di nuovo. Mi è mancato questo postaccio.

  9. Questo capitolo l’ho trovato un pò sottotono, rispetto ai precedenti, ma comunque migliore di molte altre storie che ho letto, il tuo stile mi piace molto. Ho votato “Il nulla si fà irrequieto”, a mio parere è una delle opzioni meno scontate e più intriganti. Aspetto il prossimo episodio!

  10. Ho votato anch’io perché si apra una porta. Sbaglio o è passato un po di tempo dall’ultimo episodio? Questa volta sarò brutale: mi sembra che il racconto abbia perso un po di smalto. Forse hai lasciato passare troppo tempo ed ho come la sensazione che tu ti stia stancando della storia. Alcune descrizioni mi sono sembrate troppo vaghe e anche l’atmosfera allucinata e sinistra dei primi tre episodi sembra averne risentito. Naturalmente questa è solo la mia opinione (che certamente non condividerai). Continuo a seguire e attendo trepidante il prossimo episodio sicuro che ti saprai degnamente riscattare.

    • Ciao Lou. Sì, purtroppo questa storia sta andando a rilento, negli ultimi mesi ho scritto davvero molto poco – su TheIncipit, ma anche fuori. Il fatto è che in questo periodo l’ispirazione manca, e piuttosto che scrivere qualcosa che non mi convince per mantenere vivo l’interesse preferisco prenderla con più calma e aggiungere un capitolo quando mi viene un’idea, anche se mi rendo conto che così diventa più difficile stare dietro alla storia. Ti confesso che, rileggendolo, questo capitolo non mi dispiace, ma ovviamente l’autore è la persona meno in grado di valutare la propria storia! Che dire, grazie per l’osservazione sincera, spero che andando avanti il racconto torni a essere di tuo gradimento!
      Un saluto.

    • Verdi!
      Alessandra, Alessandra, tu mi fai troppi complimenti!
      Prima o poi riuscirò anche a passare dalla tua isola di morte, peccato non essere riusciti a procedere di pari passo ma ultimamente sono presente sul sito poco o nulla (e scrivo ancora di meno!)
      Ma riuscirò a mettermi in pari, promesso.
      Grazie!

  11. Grazie a tutti di nuovo per le belle parole che spendete per questa storia. Già che sono qui, perdonatemi per l’entrata a gamba tesa (io mi auto-perdono perché non ci sono scopi lucrativi) volevo segnalare a chi potesse interessare che la mia storia precedente, Enana, è ora disponibile in versione rieditata e completa gratuitamente su amazon! http://www.amazon.it/Enana-Lorenzo-Crescentini-ebook/dp/B013TYKKE4/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1439747751&sr=1-1
    Alla prossima!

  12. Uaooooo!

    Ti confesso che lo psichedelico è il mio amore segreto. Li ho letti tutti e tre tutti d’un fiato! 🙂

    L’idea di uno che si è svegliato, con maglia bianca e tuta nera è già “oscena” (chi indossa una tuta oggigiorno se non per la ginnastica ?). La bambolina, la dodicesima … LA DOMANDA! 🙂

    Troppo bello poi con quel modo di scivolare per le mani le cose. Come se non gli appartenessero più. Come una immaginazione che scivola dopo averla creata in questo momento. Questo è un genere psichedelico. Uno dei pochi che ho la fortuna di leggere. E tu lo padroneggi davvero bene! 🙂

    Bravo. Bravo. Bravo! 🙂 Ti seguo.

    Ed ho scelto un ricordo. Chissà con che forza e consistenza soprattutto lo creerai! 🙂 Complimenti! 🙂

  13. Intanto lascia che ti faccia i complimenti per il tuo modo di scrivere. Ho ‘scoperto’ solo ora il tuo racconto. Ho letto i tre episodi tutti di un fiato. Sei riuscito per tutto il tempo a tenere altissima la tensione e l’interesse (una cosa che non mi capita spesso. Quando leggo, e credimi leggo molto, non è raro che mi distragga e che debba tornare sui miei passi per ‘capire meglio’, un fatto che con te non si è reso mai necessario). Detto questo la trama è ben costruita e l’atmosfera allucinata, spettrale e aliena della città senza nome è resa con grande maestria. Mi hai ricordato un po’ le atmosfere di qualche pellicola di David Lynch (la telefonata mi ha fatto ripensare a Strade Perdute) ma anche alcuni episodi de Ai Confini della Realtà. Mi sembra anche ci sia qualche piccola influenza letteraria ‘americana’ (Lovecraft, Howard, Long, Hodgson) ma forse mi sbaglio e, in ogni caso, anche questo voleva essere un complimento… Ah, quasi dimenticavo, hotato anche io per la premonizione, era l’opzione che mi intrigava di più. Seguo e spero che presto tu riesca a passare da me, sarei curioso di conoscere il tuo parere.

    • Che dire, grazie mille per le belle parole! Sono contento ti piaccia fin qui. Certamente non mi offendo per le influenze suggerite, anzi! Probabilmente il terzo capitolo più che dei sopracitati ha risentito dell’influenza di King e del suo Revival, che avevo finito la sera prima, ma che come trama effettivamente deve molto a Lovecraft.
      Alla prossima!

  14. Ciao. .) Un telefono squilla. Mi sembra la più misteriosa. Un bellissima incipit. Inoltre mi piace moltissimo il tuo modo di narrare. C’è sempre un filo di mistero che ti tiene incollato dall’inizio alla fine. Ti seguo. 🙂

  15. Ciao, Lorenzo.
    Credo di essere stata la prima ad averti letto, come successe con Enana, ma non ho potuto commentare, lo faccio adesso. L’incipit è come sempre intrigante, sei bravo a costellare le tue storie di domande che cercano risposte. Vedremo questa volta dove sei diretto… io per ora opto per un’esplorazione e ti seguo volentieri. Anch’io ho iniziato una nuova storia, mi pare però di aver capito che il mio genere non ti piace… butta un occhio, se ti piace, duelliamo… abbiamo iniziato praticamente insieme stavolta, sarà una bella sfida letteraria!! Che il gioco inizi! 🙂

  16. Ciao! Ottimo incipit, complimenti! 🙂 Ho votato per l’opzione in cui Saul esce ad esplorare la città perché mi piacerebbe saperne di più su questo posto misterioso in cui è finito..sono curiosa di conoscere il resto della storia 🙂

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi