Saul

Dove eravamo rimasti?

E ora? Qualcosa si frappone lungo la strada (67%)

Due voci

 Doveva essere circa a metà del percorso, perché aveva contato sei incroci, quando vide la bambola al centro della carreggiata.

Si chinò e la raccolse. Non era una bambola, bensì un pupazzetto di plastica dalle articolazioni snodabili. Era un astronauta, con il viso celato da un grosso, piccolo casco lucido. Sul casco c’era un’iscrizione: “Faber est homo fortunae”.

Saul non aveva idea di che lingua fosse, ma il significato era: “L’uomo è artefice del suo destino”.

Non si stupì troppo di essere in grado di comprendere quelle parole. Dopo la telefonata aveva capito una cosa: quel luogo, ovunque si trovasse, era su misura per lui. O, perlomeno, la città senza nome agiva in modo consapevole della sua presenza.

Si sorprese di più per la scelta infelice di collocare una scritta ingombrante proprio sul casco dell’astronauta. Gli avrebbe ingombrato la visuale, come ci si poteva aspettare che svolgesse bene il suo incarico in quelle condizioni?

La domanda cessò di essere importante quando l’astronauta divenne polvere tra le sue mani. Un attimo prima stava stringendo il corpicino di plastica, quello dopo i granelli gli scivolavano tra le dita. Saul aprì le mani, lasciando che quello che era stato un astronauta dalla vista ostruita piovesse a terra. Quando abbassò lo sguardo, l’asfalto era pulito. La polvere era scomparsa. Come se il giocattolo non fosse mai esistito.

Saul si rialzò in piedi, guardandosi intorno. La città ricambiò il suo sguardo, grande e deserta.

Ricominciò a camminare, turbato. Si sentiva turbato dall’inizio, ovviamente, ma ora c’era qualcosa che non tornava. Saul si era svegliato in un luogo sconosciuto, alle sue calcagna l’incubo di una non essenza gravida e feroce. Le sue azioni fino a quel momento erano state pilotate, e proprio la presenza di quel nulla alle sue spalle glielo confermava: Saul non poteva tornare indietro.

Ora, però, il giocattolo. Con quell’iscrizione inspiegabilmente familiare, che Saul sentiva essere stata vicina a risvegliare ricordi sopiti, come una mano che bussa a una porta troppo debolmente per essere udita.

Saul non sapeva se nel corso della sua vita fosse stato un tipo sveglio o no, ma nel vedere l’astronauta disfarsi in polvere si era insinuata in lui una consapevolezza. Si stava recando alla dodicesima, come la voce al telefono aveva comandato. I mostri del vuoto lo stavano accompagnando, impedendo che potesse tornare sui suoi passi. Allora, che bisogno c’era di fargli trovare quel giocattolo?

Nessuno. E la polvere che era caduta a terra per poi scomparire suggeriva una soluzione: qualcuno, o qualcosa, aveva interferito per quanto aveva potuto. Per fermarlo.

Saul smise di avanzare. C’era qualcosa di ineluttabile nell’obbedire all’unico copione, ma se le voci erano più di una… aveva bisogno di capire.

La dodicesima strada era laggiù in fondo e per il momento vi sarebbe rimasta. Saul prese una strada minore sulla sinistra, deviando dalla retta via.

*

Seduto su una panchina, rifletteva su quei pochi indizi che aveva e ne aggiungeva di nuovi. L’aria, per esempio. Non aveva nessun odore. Era passato accanto a un giardino e ora sedeva su una panchina di legno. Ma non aveva sentito il profumo dell’erba, né, chinandosi ad annusare l’oggetto su cui stava seduto – sollevato per la prima volte dal fatto che non ci fosse nessuno a vederlo – aveva individuato la sfumatura di un aroma. Per quanto paradossale in un uomo senza memoria, Saul ricordava l’odore del legno su cui si abbattono piogge e su cui batte il sole.

C’era movimento, quello sì. Saul ricordava la brezza che lo aveva accarezzato non appena uscito dal grattacielo. Ma era movimento neutro, un vento senza emozioni, l’equivalente meteorologico di un disegno in bianco e nero. Come fare il bagno in una piscina dopo un’infanzia trascorsa a nuotare tra le onde del mare.

“Di che colore sono gli occhi di Dio?”

Saul spaziò con lo sguardo in quel panorama urbano. Se avesse trovato un errore, un lembo di realtà sollevato attraverso cui sbirciare, non si sarebbe sorpreso. Tutto però sembrava al proprio posto.

Erano verdi. Saul aveva saputo la risposta nel momento in cui lo sconosciuto aveva posto la domanda. Se avesse riposto diversamente, forse le cose sarebbero andate in un altro modo. Forse il nulla lo avrebbe ghermito. O forse non ci sarebbe stato nessun nulla e lui sarebbe rimasto lì per l’eternità, senza uno scopo, senza una dodicesima strada, senza forze in gioco a contendersi il suo destino.

E quando Saul si rese conto dell’improbabilità di quei pensieri, della tranquillità con cui formulava quelle ipotesi assurde, si rese conto che una parte di lui doveva sapere dove si trovava.

Sepolta nel suo subconscio c’era la verità. Saul doveva richiamarla, o aspettare che tornasse da sé. Nel frattempo, aveva un’idea. Forse era morto.

Cosa troverà Saul nel prossimo episodio?

  • Una premonizione (50%)
    50
  • Un ricordo (30%)
    30
  • Un altro dono di cenere (20%)
    20
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115 Commenti

  1. Ciao, Omega.
    Ho avuto la notifica del nono ma mi sono deciso a leggere solo ricevendo la notifica del decimo in rapida successione.
    Scritto molto bene, ma il fatto che lo dica io di certo non ti impressiona particolarmente.
    Ho apprezzato la dissertazione filosofica del nono, interessante la conclusione, per quanto qualche dubbio mi rimanga. Saul è l’artefice che replica sé stesso da millenni reincarnandosi nelle nuove vite? Più che altro, forse, è un’istanza dell’artefice che si replica e acquisisce consapevolezza, un infinito replicarsi della cosmogonia descritta nel nono. Forse non ho capito nulla, ma penso che l’ermetismo non ti dispiaccia affatto. Non ho riletto gli altri otto capitoli, per cui non sono sicuro dell’impressione che provo: l’impressione è di una mancanza dì unitarietà dell’opera, partita verso una direzione e terminata in tutt’altra lasciando molti punti aperti. Il mio dubbio è che questo fosse in realtà voluto fin dall’inizio.
    Ciao, sei un grande, ma non so se ti rileggerò ancora, se mantieni questi ritmi. Al massimo farò come con il bellissimo ‘Enana’, leggerò tutto insieme, una volta che pubblichi il decimo.
    P.S.: Ho usato questo nick anche se avevo giurato di non farlo più, ma vista la tua lunga assenza e visto che mi sono presentato a te come Moneta, mi sembra giusto usarlo per l’ultima volta. L’altro mio nick, se mai leggerai questo commento e ammesso che ti interessi, è JAW. Lui scrive di fantascienza.

  2. L’altra porta, se tutto sta venendo giù, hanno bisogno di uno sbocco.
    Belle atmosfere e ben descritte, come altri trovo un po’ scoraggiante dover attendere così tanto tra un episodio e l’altro, ma pazienza, quando arriva il nuovo è sempre un piacere leggerti. Inizio a capire il senso dell’evoluzione dell’atmosfera, da qualcosa di evanescente e indistinto va via via concretizzandosi con la presa di coscienza dei protagonisti, quasi come il risveglio da un sogno ma al contrario. Sempre che sia così, perché fino a questo momento avevo interpretato la fumosità iniziale come un’indeterminazione della trama, in attesa che il lettore le desse una direzione precisa.
    Ciao ciao a presto, tenendo conto ovviamente che il tempo è relativo al singolo osservatore e che il tuo pare un po’ dilatato 😀 😀

  3. In principio era il vuoto….
    già, come quello lasciato dalle tue lunghe assenze. Ma non c’è niente da fare con te, non passi, non giochi con le altre storie, non leggi nessuno, rispondi a babbo morto, ma alla fine ti si perdona sempre tutto… forse perchè sei intelligente, forse perchè scrivi in modo convincente e stilisticamente encomiabile. Però… quando ci si trova in un sito di gioco interattivo si dovrebbe interagire,…. o no?
    vabbè, tanto ti si perdona tutto a te! 😉
    baci baci 😉

    • Hai ragione da vendere, naturalmente.
      Ogni volta mi dico che è il momento di andare a curiosare anche io nella testa degli altri e ogni volta finisce che chiudo il sito e lo riapro quando mi viene l’idea per il capitolo successivo.
      Probabilmente deriva dal fatto che, più che un gioco, questo posto mi sembra un prato in cui piantare un’idea e vederla crescere.
      Ora però faccio un salto dalle tue parti, a presto!

  4. Porca miseria, Omega.
    Confesso che non ho capito cosa sapeva Edna. All’inizio ho pensato al nome di Saul, mi sono andata a ricercare indietro se mai si sono presentati. Mi pare che si presenti solo lei, ma onestamente l’opzione è un po’ debole. Mi sono riletta velocemente il sesto ma… ancora non capisco. Bello, denso, descrivi il dolore con maestria e originalità. Però non aver capito la base mi rimane qui…
    Scelgo l’ultimo dono di cenere.
    Ciao Ciao

    • Ahia, non ci ho pensato troppo a esplicarlo perché pensavo che si capisse. Colpa mia: il “come facevi a saperlo” sarebbe riferito al fatto che Edna gli chiede cos’ha visto quando ha toccato il dono, segno che in qualche modo sa già come funziona. Ma non gliel’ha detto, forse perché non vuole raccontare i suoi ricordi dolorosi.
      Spero che così il capitolo risulti più comprensibile!
      Ciao, a presto!

  5. Scosse.
    Saul lo vide di nuovo, con gli occhi della mente. Vide gli occhi maligni e gioiosi di chi sa di avere appena condannato la propria anima all’inferno ma sa anche che, in quell’inferno, sarà lui a comandare. – Quant’è vero!

  6. Voto anchi’o per il luogo delle idee. La città senza nome? Mi ha fatto pensare ancora una volta a Lovecraft… A questo punto della storia credo si sentisse proprio la necessità di un nuovo personaggio, un gancio tra la nebbia in cui vaga il nostro protagonista. Attendo con curiosità il prossimo episodio (sperando in un’accelerazione che non mi costringa a rileggere tutto ogni volta). Ciao

  7. Il luogo delle idee.
    Ma chi sei? Dove ti eri nascosto?
    Magnifici quattro capitoli, il quinto mi ha convinto un po’ meno, ma penso che sia perché ti sei giustamente un po’ forzato per dare uno scossone ad una storia che merita di essere conclusa. So che dall’affermazione che farò trasparirà una certa dose di arroganza da parte mia, ma non importa: ciò che ho letto trasuda intelligenza, profondità, riflessione.
    Complimenti.
    Ciao Ciao

  8. Ciao a tutti.
    Sono passati molti mesi dall’ultimo capitolo aggiunto a questa storia, quasi sette.
    Chiedo scusa a tutti voi che stavate seguendo questo racconto, purtroppo questi mesi per me hanno significato una pausa forzata. Non ho scritto nulla, né qui né altrove.
    Ora l’ispirazione, timida, sembra essersi riavvicinata. L’altra notte mi è tornato questo racconto e ho pensato che era davvero un peccato lasciarlo incompiuto.
    Questo capitolo in verità l’avevo scritto all’epoca, senza mai pubblicarlo. Ho scritto lo snodo successivo, forse arriverà ora, forse più avanti – dipende da voi.
    Comunque eccomi qui, di nuovo. Mi è mancato questo postaccio.

  9. Questo capitolo l’ho trovato un pò sottotono, rispetto ai precedenti, ma comunque migliore di molte altre storie che ho letto, il tuo stile mi piace molto. Ho votato “Il nulla si fà irrequieto”, a mio parere è una delle opzioni meno scontate e più intriganti. Aspetto il prossimo episodio!

  10. Ho votato anch’io perché si apra una porta. Sbaglio o è passato un po di tempo dall’ultimo episodio? Questa volta sarò brutale: mi sembra che il racconto abbia perso un po di smalto. Forse hai lasciato passare troppo tempo ed ho come la sensazione che tu ti stia stancando della storia. Alcune descrizioni mi sono sembrate troppo vaghe e anche l’atmosfera allucinata e sinistra dei primi tre episodi sembra averne risentito. Naturalmente questa è solo la mia opinione (che certamente non condividerai). Continuo a seguire e attendo trepidante il prossimo episodio sicuro che ti saprai degnamente riscattare.

    • Ciao Lou. Sì, purtroppo questa storia sta andando a rilento, negli ultimi mesi ho scritto davvero molto poco – su TheIncipit, ma anche fuori. Il fatto è che in questo periodo l’ispirazione manca, e piuttosto che scrivere qualcosa che non mi convince per mantenere vivo l’interesse preferisco prenderla con più calma e aggiungere un capitolo quando mi viene un’idea, anche se mi rendo conto che così diventa più difficile stare dietro alla storia. Ti confesso che, rileggendolo, questo capitolo non mi dispiace, ma ovviamente l’autore è la persona meno in grado di valutare la propria storia! Che dire, grazie per l’osservazione sincera, spero che andando avanti il racconto torni a essere di tuo gradimento!
      Un saluto.

    • Verdi!
      Alessandra, Alessandra, tu mi fai troppi complimenti!
      Prima o poi riuscirò anche a passare dalla tua isola di morte, peccato non essere riusciti a procedere di pari passo ma ultimamente sono presente sul sito poco o nulla (e scrivo ancora di meno!)
      Ma riuscirò a mettermi in pari, promesso.
      Grazie!

  11. Grazie a tutti di nuovo per le belle parole che spendete per questa storia. Già che sono qui, perdonatemi per l’entrata a gamba tesa (io mi auto-perdono perché non ci sono scopi lucrativi) volevo segnalare a chi potesse interessare che la mia storia precedente, Enana, è ora disponibile in versione rieditata e completa gratuitamente su amazon! http://www.amazon.it/Enana-Lorenzo-Crescentini-ebook/dp/B013TYKKE4/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1439747751&sr=1-1
    Alla prossima!

  12. Uaooooo!

    Ti confesso che lo psichedelico è il mio amore segreto. Li ho letti tutti e tre tutti d’un fiato! 🙂

    L’idea di uno che si è svegliato, con maglia bianca e tuta nera è già “oscena” (chi indossa una tuta oggigiorno se non per la ginnastica ?). La bambolina, la dodicesima … LA DOMANDA! 🙂

    Troppo bello poi con quel modo di scivolare per le mani le cose. Come se non gli appartenessero più. Come una immaginazione che scivola dopo averla creata in questo momento. Questo è un genere psichedelico. Uno dei pochi che ho la fortuna di leggere. E tu lo padroneggi davvero bene! 🙂

    Bravo. Bravo. Bravo! 🙂 Ti seguo.

    Ed ho scelto un ricordo. Chissà con che forza e consistenza soprattutto lo creerai! 🙂 Complimenti! 🙂

  13. Intanto lascia che ti faccia i complimenti per il tuo modo di scrivere. Ho ‘scoperto’ solo ora il tuo racconto. Ho letto i tre episodi tutti di un fiato. Sei riuscito per tutto il tempo a tenere altissima la tensione e l’interesse (una cosa che non mi capita spesso. Quando leggo, e credimi leggo molto, non è raro che mi distragga e che debba tornare sui miei passi per ‘capire meglio’, un fatto che con te non si è reso mai necessario). Detto questo la trama è ben costruita e l’atmosfera allucinata, spettrale e aliena della città senza nome è resa con grande maestria. Mi hai ricordato un po’ le atmosfere di qualche pellicola di David Lynch (la telefonata mi ha fatto ripensare a Strade Perdute) ma anche alcuni episodi de Ai Confini della Realtà. Mi sembra anche ci sia qualche piccola influenza letteraria ‘americana’ (Lovecraft, Howard, Long, Hodgson) ma forse mi sbaglio e, in ogni caso, anche questo voleva essere un complimento… Ah, quasi dimenticavo, hotato anche io per la premonizione, era l’opzione che mi intrigava di più. Seguo e spero che presto tu riesca a passare da me, sarei curioso di conoscere il tuo parere.

    • Che dire, grazie mille per le belle parole! Sono contento ti piaccia fin qui. Certamente non mi offendo per le influenze suggerite, anzi! Probabilmente il terzo capitolo più che dei sopracitati ha risentito dell’influenza di King e del suo Revival, che avevo finito la sera prima, ma che come trama effettivamente deve molto a Lovecraft.
      Alla prossima!

  14. Ciao. .) Un telefono squilla. Mi sembra la più misteriosa. Un bellissima incipit. Inoltre mi piace moltissimo il tuo modo di narrare. C’è sempre un filo di mistero che ti tiene incollato dall’inizio alla fine. Ti seguo. 🙂

  15. Ciao, Lorenzo.
    Credo di essere stata la prima ad averti letto, come successe con Enana, ma non ho potuto commentare, lo faccio adesso. L’incipit è come sempre intrigante, sei bravo a costellare le tue storie di domande che cercano risposte. Vedremo questa volta dove sei diretto… io per ora opto per un’esplorazione e ti seguo volentieri. Anch’io ho iniziato una nuova storia, mi pare però di aver capito che il mio genere non ti piace… butta un occhio, se ti piace, duelliamo… abbiamo iniziato praticamente insieme stavolta, sarà una bella sfida letteraria!! Che il gioco inizi! 🙂

  16. Ciao! Ottimo incipit, complimenti! 🙂 Ho votato per l’opzione in cui Saul esce ad esplorare la città perché mi piacerebbe saperne di più su questo posto misterioso in cui è finito..sono curiosa di conoscere il resto della storia 🙂

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