Saul

Dove eravamo rimasti?

Cosa troverà Saul nel prossimo episodio? Una premonizione (50%)

Crocevia

Camminava senza destinazione e rifletteva su quest’ultima ipotesi. Aveva senso, a suo modo: forse lo strano mondo in cui si trovava era quello riservato a chi ha ultimato il percorso, forse la luce in fondo al tunnel di cui parlano quelli che si svegliano dal coma non è che il contrasto con quell’oscurità immensa e fremente che Saul sapeva trovarsi alle sue spalle.

C’era qualcosa di rassicurante, in quel pensiero. Nel momento in cui si accetta l’impossibile come reale, allora tutte le leggi, fisiche ed esistenziali, diventano fogli di carta da fare tranquillamente a brandelli. Tentare di spiegare il paradiso o l’inferno applicando le stesse formule che regolavano la quotidianità sarebbe stato qualcosa di ovviamente inutile. Ma quale che fosse la sua posizione, che la sua anima fosse stata premiata o punita, Saul, che non ricordava il nome di una religione o il titolo di un libro, sapeva che l’immaginario letterario e folkloristico di nessuna tradizione a lui nota contemplava un luogo come quello.

Era arrivato a un incrocio. Svoltò l’angolo e la città senza nome esplose tra le fiamme.

L’incendio era immenso, totale, eterno. La strada che aveva di fronte era satura di fiamme, gli edifici che la contornavano tizzoni ardenti, così come l’asfalto, ma non solo: era come se l’aria stessa bruciasse, dovunque posasse gli occhi socchiusi c’era solo fuoco, diverse gradazioni di fuoco. Il cielo non esisteva più: un coperchio ardente soffocava il mondo, torri mutevoli di cenere e lapilli salivano e ricadevano sull’asfalto sciolto, che non era più asfalto, era terra infuocata, o roccia, qualunque cosa fosse bruciava nella luce violenta che strappava lacrime a Saul nonostante si schermasse gli occhi semichiusi con il braccio.

E al centro del braciere c’era qualcuno, alto e nero e tremulo nel riverbero delle fiamme. E questo qualcuno alzò il braccio e puntò un dito verso di lui.

Saul sbatté gli occhi e la strada tornò a stendersi davanti a lui in maniera ordinaria. Delle fiamme non c’era traccia. Per un istante Saul credette di avvertirne ancora il calore sulla pelle, ma l’istante successivo di quella sensazione rimase un vago ricordo. Quando si portò la mano al volto lo trovò fresco e asciutto.

Quello che ci mise più tempo ad andarsene fu il terrore. Senza nome, primordiale, assoluto. Assoluto come la certezza che l’essere tra le fiamme l’aveva visto.

*

Tempo dopo, quando ebbe ripreso il controllo di sé, Saul si chiese se imboccare quella strada o se ci fosse un collegamento con ciò che aveva visto. Forse non era quello l’arrivo, dopotutto. Forse si trovava in una crocevia e la porta che avesse aperto, la via che avesse scelto, avrebbe deciso il destino della sua anima. O forse non era morto e la città e i palazzi erano sorti nella sua mente incosciente su un letto di ospedale, mentre il suo corpo lottava per vivere, o forse ancora prima, tra le lamiere di un auto che si contorcevano come unghie affilate e la pioggia di cristalli che era stata un parabrezza, sfondato dalla testa di chi era stato un guidatore e che per un microscopico istante si ritrovava a essere un’entità scollegata dal tempo, in attesa di sapere se era sopravvissuta all’impatto.

In quel caso, Saul avrebbe dovuto scegliere le sue mosse con estrema cautela. Non voleva prendere la direzione sbagliata, anche se gli era difficile credere che il suo destino fosse sul palmo del caso. D’altra parte, pensò, l’astronauta giocattolo sarebbe stato pronto ad assicurargli che ciò era pressoché impossibile. Dovunque fosse, Saul dubitava che la casualità fosse qualcosa con cui fare i conti.

“Forse è questo l’inferno”.

E gli tornarono in mente le parole di suo padre: “Quando sarai all’inferno te ne accorgerai, stanne certo”. Era uno dei suoi modi di dire, che brandiva quando Saul si lamentava a suo parere in modo eccessivo. Si domandò cos’avrebbe detto in quell’occasione.

Poi Saul trattenne il respiro, perché ricordava suo padre.

*

Era il primo, vero ricordo della sua vita precedente a quel disarmante adesso. Non un ricordo lineare, era più come una nube informe che a tratti si schiudeva e mostrava scorci di ciò che c’era all’interno. Suo padre, dai tratti incerti ma dal taglio sobrio dei capelli neri che Saul ricordava con precisione. Suo padre seduto a tavola, che gli chiedeva della scuola mentre l’ambiente e le persone attorno (una madre? una sorella?) si muovevano tremando come ombre grigie fatte di fumo, troppo labili per essere messe a fuoco.

Suo padre che arrivava a casa e si sedeva sul divano mentre il piccolo Saul giocava sul tappeto, e chinandosi in avanti gli rivelava di avere un regalo per lui prima che da dietro la schiena facesse capolino un fantastico astronauta.

Faber est homo fortunae. È latino, Saul. Significa “L’uomo è artefice del suo destino”.

“Cos’è il latino?”

“È una lingua antica”.

“Come fa a vedere con la scritta sugli occhi?”

La risposta di suo padre si perse nella nube-tempo e Saul si ritrovò di nuovo all’incrocio.

E ora?

  • Una porta si apre (83%)
    83
  • Uno sguardo su un'altra vita (0%)
    0
  • Il nulla si fa irrequieto (17%)
    17
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115 Commenti

  1. Ciao, Omega.
    Ho avuto la notifica del nono ma mi sono deciso a leggere solo ricevendo la notifica del decimo in rapida successione.
    Scritto molto bene, ma il fatto che lo dica io di certo non ti impressiona particolarmente.
    Ho apprezzato la dissertazione filosofica del nono, interessante la conclusione, per quanto qualche dubbio mi rimanga. Saul è l’artefice che replica sé stesso da millenni reincarnandosi nelle nuove vite? Più che altro, forse, è un’istanza dell’artefice che si replica e acquisisce consapevolezza, un infinito replicarsi della cosmogonia descritta nel nono. Forse non ho capito nulla, ma penso che l’ermetismo non ti dispiaccia affatto. Non ho riletto gli altri otto capitoli, per cui non sono sicuro dell’impressione che provo: l’impressione è di una mancanza dì unitarietà dell’opera, partita verso una direzione e terminata in tutt’altra lasciando molti punti aperti. Il mio dubbio è che questo fosse in realtà voluto fin dall’inizio.
    Ciao, sei un grande, ma non so se ti rileggerò ancora, se mantieni questi ritmi. Al massimo farò come con il bellissimo ‘Enana’, leggerò tutto insieme, una volta che pubblichi il decimo.
    P.S.: Ho usato questo nick anche se avevo giurato di non farlo più, ma vista la tua lunga assenza e visto che mi sono presentato a te come Moneta, mi sembra giusto usarlo per l’ultima volta. L’altro mio nick, se mai leggerai questo commento e ammesso che ti interessi, è JAW. Lui scrive di fantascienza.

  2. L’altra porta, se tutto sta venendo giù, hanno bisogno di uno sbocco.
    Belle atmosfere e ben descritte, come altri trovo un po’ scoraggiante dover attendere così tanto tra un episodio e l’altro, ma pazienza, quando arriva il nuovo è sempre un piacere leggerti. Inizio a capire il senso dell’evoluzione dell’atmosfera, da qualcosa di evanescente e indistinto va via via concretizzandosi con la presa di coscienza dei protagonisti, quasi come il risveglio da un sogno ma al contrario. Sempre che sia così, perché fino a questo momento avevo interpretato la fumosità iniziale come un’indeterminazione della trama, in attesa che il lettore le desse una direzione precisa.
    Ciao ciao a presto, tenendo conto ovviamente che il tempo è relativo al singolo osservatore e che il tuo pare un po’ dilatato 😀 😀

  3. In principio era il vuoto….
    già, come quello lasciato dalle tue lunghe assenze. Ma non c’è niente da fare con te, non passi, non giochi con le altre storie, non leggi nessuno, rispondi a babbo morto, ma alla fine ti si perdona sempre tutto… forse perchè sei intelligente, forse perchè scrivi in modo convincente e stilisticamente encomiabile. Però… quando ci si trova in un sito di gioco interattivo si dovrebbe interagire,…. o no?
    vabbè, tanto ti si perdona tutto a te! 😉
    baci baci 😉

    • Hai ragione da vendere, naturalmente.
      Ogni volta mi dico che è il momento di andare a curiosare anche io nella testa degli altri e ogni volta finisce che chiudo il sito e lo riapro quando mi viene l’idea per il capitolo successivo.
      Probabilmente deriva dal fatto che, più che un gioco, questo posto mi sembra un prato in cui piantare un’idea e vederla crescere.
      Ora però faccio un salto dalle tue parti, a presto!

  4. Porca miseria, Omega.
    Confesso che non ho capito cosa sapeva Edna. All’inizio ho pensato al nome di Saul, mi sono andata a ricercare indietro se mai si sono presentati. Mi pare che si presenti solo lei, ma onestamente l’opzione è un po’ debole. Mi sono riletta velocemente il sesto ma… ancora non capisco. Bello, denso, descrivi il dolore con maestria e originalità. Però non aver capito la base mi rimane qui…
    Scelgo l’ultimo dono di cenere.
    Ciao Ciao

    • Ahia, non ci ho pensato troppo a esplicarlo perché pensavo che si capisse. Colpa mia: il “come facevi a saperlo” sarebbe riferito al fatto che Edna gli chiede cos’ha visto quando ha toccato il dono, segno che in qualche modo sa già come funziona. Ma non gliel’ha detto, forse perché non vuole raccontare i suoi ricordi dolorosi.
      Spero che così il capitolo risulti più comprensibile!
      Ciao, a presto!

  5. Scosse.
    Saul lo vide di nuovo, con gli occhi della mente. Vide gli occhi maligni e gioiosi di chi sa di avere appena condannato la propria anima all’inferno ma sa anche che, in quell’inferno, sarà lui a comandare. – Quant’è vero!

  6. Voto anchi’o per il luogo delle idee. La città senza nome? Mi ha fatto pensare ancora una volta a Lovecraft… A questo punto della storia credo si sentisse proprio la necessità di un nuovo personaggio, un gancio tra la nebbia in cui vaga il nostro protagonista. Attendo con curiosità il prossimo episodio (sperando in un’accelerazione che non mi costringa a rileggere tutto ogni volta). Ciao

  7. Il luogo delle idee.
    Ma chi sei? Dove ti eri nascosto?
    Magnifici quattro capitoli, il quinto mi ha convinto un po’ meno, ma penso che sia perché ti sei giustamente un po’ forzato per dare uno scossone ad una storia che merita di essere conclusa. So che dall’affermazione che farò trasparirà una certa dose di arroganza da parte mia, ma non importa: ciò che ho letto trasuda intelligenza, profondità, riflessione.
    Complimenti.
    Ciao Ciao

  8. Ciao a tutti.
    Sono passati molti mesi dall’ultimo capitolo aggiunto a questa storia, quasi sette.
    Chiedo scusa a tutti voi che stavate seguendo questo racconto, purtroppo questi mesi per me hanno significato una pausa forzata. Non ho scritto nulla, né qui né altrove.
    Ora l’ispirazione, timida, sembra essersi riavvicinata. L’altra notte mi è tornato questo racconto e ho pensato che era davvero un peccato lasciarlo incompiuto.
    Questo capitolo in verità l’avevo scritto all’epoca, senza mai pubblicarlo. Ho scritto lo snodo successivo, forse arriverà ora, forse più avanti – dipende da voi.
    Comunque eccomi qui, di nuovo. Mi è mancato questo postaccio.

  9. Questo capitolo l’ho trovato un pò sottotono, rispetto ai precedenti, ma comunque migliore di molte altre storie che ho letto, il tuo stile mi piace molto. Ho votato “Il nulla si fà irrequieto”, a mio parere è una delle opzioni meno scontate e più intriganti. Aspetto il prossimo episodio!

  10. Ho votato anch’io perché si apra una porta. Sbaglio o è passato un po di tempo dall’ultimo episodio? Questa volta sarò brutale: mi sembra che il racconto abbia perso un po di smalto. Forse hai lasciato passare troppo tempo ed ho come la sensazione che tu ti stia stancando della storia. Alcune descrizioni mi sono sembrate troppo vaghe e anche l’atmosfera allucinata e sinistra dei primi tre episodi sembra averne risentito. Naturalmente questa è solo la mia opinione (che certamente non condividerai). Continuo a seguire e attendo trepidante il prossimo episodio sicuro che ti saprai degnamente riscattare.

    • Ciao Lou. Sì, purtroppo questa storia sta andando a rilento, negli ultimi mesi ho scritto davvero molto poco – su TheIncipit, ma anche fuori. Il fatto è che in questo periodo l’ispirazione manca, e piuttosto che scrivere qualcosa che non mi convince per mantenere vivo l’interesse preferisco prenderla con più calma e aggiungere un capitolo quando mi viene un’idea, anche se mi rendo conto che così diventa più difficile stare dietro alla storia. Ti confesso che, rileggendolo, questo capitolo non mi dispiace, ma ovviamente l’autore è la persona meno in grado di valutare la propria storia! Che dire, grazie per l’osservazione sincera, spero che andando avanti il racconto torni a essere di tuo gradimento!
      Un saluto.

    • Verdi!
      Alessandra, Alessandra, tu mi fai troppi complimenti!
      Prima o poi riuscirò anche a passare dalla tua isola di morte, peccato non essere riusciti a procedere di pari passo ma ultimamente sono presente sul sito poco o nulla (e scrivo ancora di meno!)
      Ma riuscirò a mettermi in pari, promesso.
      Grazie!

  11. Grazie a tutti di nuovo per le belle parole che spendete per questa storia. Già che sono qui, perdonatemi per l’entrata a gamba tesa (io mi auto-perdono perché non ci sono scopi lucrativi) volevo segnalare a chi potesse interessare che la mia storia precedente, Enana, è ora disponibile in versione rieditata e completa gratuitamente su amazon! http://www.amazon.it/Enana-Lorenzo-Crescentini-ebook/dp/B013TYKKE4/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1439747751&sr=1-1
    Alla prossima!

  12. Uaooooo!

    Ti confesso che lo psichedelico è il mio amore segreto. Li ho letti tutti e tre tutti d’un fiato! 🙂

    L’idea di uno che si è svegliato, con maglia bianca e tuta nera è già “oscena” (chi indossa una tuta oggigiorno se non per la ginnastica ?). La bambolina, la dodicesima … LA DOMANDA! 🙂

    Troppo bello poi con quel modo di scivolare per le mani le cose. Come se non gli appartenessero più. Come una immaginazione che scivola dopo averla creata in questo momento. Questo è un genere psichedelico. Uno dei pochi che ho la fortuna di leggere. E tu lo padroneggi davvero bene! 🙂

    Bravo. Bravo. Bravo! 🙂 Ti seguo.

    Ed ho scelto un ricordo. Chissà con che forza e consistenza soprattutto lo creerai! 🙂 Complimenti! 🙂

  13. Intanto lascia che ti faccia i complimenti per il tuo modo di scrivere. Ho ‘scoperto’ solo ora il tuo racconto. Ho letto i tre episodi tutti di un fiato. Sei riuscito per tutto il tempo a tenere altissima la tensione e l’interesse (una cosa che non mi capita spesso. Quando leggo, e credimi leggo molto, non è raro che mi distragga e che debba tornare sui miei passi per ‘capire meglio’, un fatto che con te non si è reso mai necessario). Detto questo la trama è ben costruita e l’atmosfera allucinata, spettrale e aliena della città senza nome è resa con grande maestria. Mi hai ricordato un po’ le atmosfere di qualche pellicola di David Lynch (la telefonata mi ha fatto ripensare a Strade Perdute) ma anche alcuni episodi de Ai Confini della Realtà. Mi sembra anche ci sia qualche piccola influenza letteraria ‘americana’ (Lovecraft, Howard, Long, Hodgson) ma forse mi sbaglio e, in ogni caso, anche questo voleva essere un complimento… Ah, quasi dimenticavo, hotato anche io per la premonizione, era l’opzione che mi intrigava di più. Seguo e spero che presto tu riesca a passare da me, sarei curioso di conoscere il tuo parere.

    • Che dire, grazie mille per le belle parole! Sono contento ti piaccia fin qui. Certamente non mi offendo per le influenze suggerite, anzi! Probabilmente il terzo capitolo più che dei sopracitati ha risentito dell’influenza di King e del suo Revival, che avevo finito la sera prima, ma che come trama effettivamente deve molto a Lovecraft.
      Alla prossima!

  14. Ciao. .) Un telefono squilla. Mi sembra la più misteriosa. Un bellissima incipit. Inoltre mi piace moltissimo il tuo modo di narrare. C’è sempre un filo di mistero che ti tiene incollato dall’inizio alla fine. Ti seguo. 🙂

  15. Ciao, Lorenzo.
    Credo di essere stata la prima ad averti letto, come successe con Enana, ma non ho potuto commentare, lo faccio adesso. L’incipit è come sempre intrigante, sei bravo a costellare le tue storie di domande che cercano risposte. Vedremo questa volta dove sei diretto… io per ora opto per un’esplorazione e ti seguo volentieri. Anch’io ho iniziato una nuova storia, mi pare però di aver capito che il mio genere non ti piace… butta un occhio, se ti piace, duelliamo… abbiamo iniziato praticamente insieme stavolta, sarà una bella sfida letteraria!! Che il gioco inizi! 🙂

  16. Ciao! Ottimo incipit, complimenti! 🙂 Ho votato per l’opzione in cui Saul esce ad esplorare la città perché mi piacerebbe saperne di più su questo posto misterioso in cui è finito..sono curiosa di conoscere il resto della storia 🙂

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