Saul

Dove eravamo rimasti?

E adesso? Scosse (43%)

Al di là del velo

«Saul!» gridò Edna, strattonandolo con violenza.

Lui spalancò gli occhi, aprì le mani e il giocattolo cadde a terra.

Lo guardò, tremante, disfarsi in polvere. Le punte del forcone furono le ultime a scomparire.

«Stai bene? Cos’hai visto?»

Saul la guardò, ansimando.

«Mio padre. Il Luogo delle…»

Poi si fermò per guardarla: «Cos’hai detto?»

Lei strinse le labbra.

«Ti ho chiesto come stai».

Saul arretrò di un passo.

«Come facevi a saperlo?»

Lei si alzò e gli fece cenno di seguirlo.

«Andiamo».

*

Camminavano insieme ora, unificando le tenebre che si portavano alle spalle. Era Edna a guidare: seguiva un percorso regolare ed era una fortuna perché Saul aveva sempre avuto – era certo – un pessimo senso dell’orientamento.

«Perché non me l’hai detto?»

Lei scrollò le spalle.

«Forse dovevi scoprirlo così».

«Forse?»

«Forse. Oppure non volevo pensare a quello che avevo visto».

Istintivamente, senza pensare a ciò che faceva, Saul le toccò la spalla con la mano. Lei lo guardò, sorpresa, ma non si ritrasse.

«Che cos’hai ricordato, Edna?»

La sentì fremere.

«Cose orribili. La mia vita non è stata felice».

Saul non sapeva come comportarsi. Attorno a loro, la città senza nome si distendeva silenziosa, in attesa. Solo che forse non era più senza nome.

«Edna. Hai mai sentito parlare del Luogo delle Idee?»

Lei scosse la testa. Saul si accorse che due lacrime le rigavano il viso, ma la donna continuava a camminare a testa alta. In quel momento la trovò bellissima.

«No. Mai sentito. Ma mio padre mi parlava del Posto dei Pensieri. Lo fece la prima volta quando morì la mamma. È questo, vero? Questo è il sogno che ho inseguito per tutto la vita. Questo vuoto».

«Non lo so. Edna…»

E le raccontò le sue visioni. Disse dell’astronauta e di suo padre che entrava in camera per raccontargli quella storia.

Lei annuì. «Non ti ha detto una storia, quel giorno. Ti ha piantato un seme dentro. Te ne ha parlato ancora, dopo».

«Non me lo ricordo».

«Lo farai».

Saul stava pensando a cosa rispondere quando Edna si voltò, gli prese le mani tra le sue e lo guardò negli occhi. Quindi lo abbracciò e lo tenne stretto, accarezzandogli la schiena.

«Mi dispiace» disse, piano. «Mi dispiace tanto». Saul capì che, di qualunque cosa si trattasse, la sua sofferenza era rivolta a entrambi.

«Cosa ti è successo, Edna?» le sussurrò. «Cosa ci hanno fatto?»

Fu in quel momento che il mondo ebbe un sussulto. La città senza nome sciolse il loro abbraccio e li fece barcollare, la strada sotto i piedi sfuggì al controllo per un istante. Da qualche parte, oltre il cielo, arrivò lo stridio di un macchinario.

Saul incontrò i suoi occhi spalancati e capì che questa volta neanche lei ne sapeva nulla.

«Cos’è stato?» chiese comunque.

«Non ne ho idea» rispose Edna, e la città tremò di nuovo, per un attimo terribile parve inclinarsi, tutta intera, come se qualcuno avesse premuto una mano colossale alla sua base e l’avesse spinta da una parte.

Poi il suono si ripeté, più forte, e con orrore Saul capì che non si trattava di un rumore meccanico. Era un verso più cupo, più profondo, vivo. Ne comprese anche l’origine: le gigantesche creature del buio si erano svegliate, si chiamavano l’un l’altra. Se si fosse voltato, avrebbe visto titanici volti ciechi puntati su di lui. Avrebbe preferito morire che guardarsi indietro e ringraziò Dio, Satana o chiunque avesse scritto le leggi di quel non-luogo che l’unica oscurità che era in grado di vedere fosse quella alle sue spalle, perché ne era certo, al di là del velo dei palazzi e dei giardini era tutto un fremere ciclopico. Non li vedeva ma udiva i loro gemiti, osservava la città tremare in risposta ai loro movimenti.

«Dobbiamo sbrigarci!» gridò Edna, prendendolo per un braccio e iniziando a correre. «Sta finendo tutto!»

Saul la seguì, stordito.

Sta finendo tutto”.

*

È finito tutto e la bara viene calata sotto terra. Lei è finita, per sempre. Saul vorrebbe urlare ma non c’è più niente nemmeno dentro di lui, non c’è più un’anima, solo un deserto martoriato. L’intera sua coscienza è dolore, una piana sterminata che non ha un arrivo, solo la condanna di un’assenza che rende impossibile respirare.

Mentre il legno si appoggia sulla terra lui vi getta sopra un’orchidea, il suo ultimo regalo. Gliel’ha chiesto lei, un giorno, nel letto: quando morirò mi lancerai un’orchidea, come nei film. Ma lo diceva sorridendo e quello che stava raccontando sembrava sprofondato in un futuro lontanissimo.

Saul vede se stesso rientrare in una casa vuota e in una vita vuota. Si volta e suo padre è lì, senza ombrello, le rughe del viso bagnate di pioggia. Non dice niente e lo abbraccia, può contare sulle dita di una mano le volte in cui l’ha fatto. Saul risponde e lo stringe con rabbia e con bisogno.

E ha paura perché c’è una cosa che vorrebbe sentirlo dire, una cosa assurda, blasfema, mentre la guardano svanire dal mondo, ma lui non oserà, ne è certo.

E invece lo fa, con la voce resa ruvida dal tempo: «Non dimenticare il Luogo delle Idee. Lì è tutto come lo vogliamo».

No, Saul non lo dimenticherà mai. 

E ora?

  • Tra le fiamme (29%)
    29
  • L'ultimo dono di cenere (43%)
    43
  • La donna aveva un nome e si chiamava Marta. La verità. (29%)
    29
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115 Commenti

  1. Ciao, Omega.
    Ho avuto la notifica del nono ma mi sono deciso a leggere solo ricevendo la notifica del decimo in rapida successione.
    Scritto molto bene, ma il fatto che lo dica io di certo non ti impressiona particolarmente.
    Ho apprezzato la dissertazione filosofica del nono, interessante la conclusione, per quanto qualche dubbio mi rimanga. Saul è l’artefice che replica sé stesso da millenni reincarnandosi nelle nuove vite? Più che altro, forse, è un’istanza dell’artefice che si replica e acquisisce consapevolezza, un infinito replicarsi della cosmogonia descritta nel nono. Forse non ho capito nulla, ma penso che l’ermetismo non ti dispiaccia affatto. Non ho riletto gli altri otto capitoli, per cui non sono sicuro dell’impressione che provo: l’impressione è di una mancanza dì unitarietà dell’opera, partita verso una direzione e terminata in tutt’altra lasciando molti punti aperti. Il mio dubbio è che questo fosse in realtà voluto fin dall’inizio.
    Ciao, sei un grande, ma non so se ti rileggerò ancora, se mantieni questi ritmi. Al massimo farò come con il bellissimo ‘Enana’, leggerò tutto insieme, una volta che pubblichi il decimo.
    P.S.: Ho usato questo nick anche se avevo giurato di non farlo più, ma vista la tua lunga assenza e visto che mi sono presentato a te come Moneta, mi sembra giusto usarlo per l’ultima volta. L’altro mio nick, se mai leggerai questo commento e ammesso che ti interessi, è JAW. Lui scrive di fantascienza.

  2. L’altra porta, se tutto sta venendo giù, hanno bisogno di uno sbocco.
    Belle atmosfere e ben descritte, come altri trovo un po’ scoraggiante dover attendere così tanto tra un episodio e l’altro, ma pazienza, quando arriva il nuovo è sempre un piacere leggerti. Inizio a capire il senso dell’evoluzione dell’atmosfera, da qualcosa di evanescente e indistinto va via via concretizzandosi con la presa di coscienza dei protagonisti, quasi come il risveglio da un sogno ma al contrario. Sempre che sia così, perché fino a questo momento avevo interpretato la fumosità iniziale come un’indeterminazione della trama, in attesa che il lettore le desse una direzione precisa.
    Ciao ciao a presto, tenendo conto ovviamente che il tempo è relativo al singolo osservatore e che il tuo pare un po’ dilatato 😀 😀

  3. In principio era il vuoto….
    già, come quello lasciato dalle tue lunghe assenze. Ma non c’è niente da fare con te, non passi, non giochi con le altre storie, non leggi nessuno, rispondi a babbo morto, ma alla fine ti si perdona sempre tutto… forse perchè sei intelligente, forse perchè scrivi in modo convincente e stilisticamente encomiabile. Però… quando ci si trova in un sito di gioco interattivo si dovrebbe interagire,…. o no?
    vabbè, tanto ti si perdona tutto a te! 😉
    baci baci 😉

    • Hai ragione da vendere, naturalmente.
      Ogni volta mi dico che è il momento di andare a curiosare anche io nella testa degli altri e ogni volta finisce che chiudo il sito e lo riapro quando mi viene l’idea per il capitolo successivo.
      Probabilmente deriva dal fatto che, più che un gioco, questo posto mi sembra un prato in cui piantare un’idea e vederla crescere.
      Ora però faccio un salto dalle tue parti, a presto!

  4. Porca miseria, Omega.
    Confesso che non ho capito cosa sapeva Edna. All’inizio ho pensato al nome di Saul, mi sono andata a ricercare indietro se mai si sono presentati. Mi pare che si presenti solo lei, ma onestamente l’opzione è un po’ debole. Mi sono riletta velocemente il sesto ma… ancora non capisco. Bello, denso, descrivi il dolore con maestria e originalità. Però non aver capito la base mi rimane qui…
    Scelgo l’ultimo dono di cenere.
    Ciao Ciao

    • Ahia, non ci ho pensato troppo a esplicarlo perché pensavo che si capisse. Colpa mia: il “come facevi a saperlo” sarebbe riferito al fatto che Edna gli chiede cos’ha visto quando ha toccato il dono, segno che in qualche modo sa già come funziona. Ma non gliel’ha detto, forse perché non vuole raccontare i suoi ricordi dolorosi.
      Spero che così il capitolo risulti più comprensibile!
      Ciao, a presto!

  5. Scosse.
    Saul lo vide di nuovo, con gli occhi della mente. Vide gli occhi maligni e gioiosi di chi sa di avere appena condannato la propria anima all’inferno ma sa anche che, in quell’inferno, sarà lui a comandare. – Quant’è vero!

  6. Voto anchi’o per il luogo delle idee. La città senza nome? Mi ha fatto pensare ancora una volta a Lovecraft… A questo punto della storia credo si sentisse proprio la necessità di un nuovo personaggio, un gancio tra la nebbia in cui vaga il nostro protagonista. Attendo con curiosità il prossimo episodio (sperando in un’accelerazione che non mi costringa a rileggere tutto ogni volta). Ciao

  7. Il luogo delle idee.
    Ma chi sei? Dove ti eri nascosto?
    Magnifici quattro capitoli, il quinto mi ha convinto un po’ meno, ma penso che sia perché ti sei giustamente un po’ forzato per dare uno scossone ad una storia che merita di essere conclusa. So che dall’affermazione che farò trasparirà una certa dose di arroganza da parte mia, ma non importa: ciò che ho letto trasuda intelligenza, profondità, riflessione.
    Complimenti.
    Ciao Ciao

  8. Ciao a tutti.
    Sono passati molti mesi dall’ultimo capitolo aggiunto a questa storia, quasi sette.
    Chiedo scusa a tutti voi che stavate seguendo questo racconto, purtroppo questi mesi per me hanno significato una pausa forzata. Non ho scritto nulla, né qui né altrove.
    Ora l’ispirazione, timida, sembra essersi riavvicinata. L’altra notte mi è tornato questo racconto e ho pensato che era davvero un peccato lasciarlo incompiuto.
    Questo capitolo in verità l’avevo scritto all’epoca, senza mai pubblicarlo. Ho scritto lo snodo successivo, forse arriverà ora, forse più avanti – dipende da voi.
    Comunque eccomi qui, di nuovo. Mi è mancato questo postaccio.

  9. Questo capitolo l’ho trovato un pò sottotono, rispetto ai precedenti, ma comunque migliore di molte altre storie che ho letto, il tuo stile mi piace molto. Ho votato “Il nulla si fà irrequieto”, a mio parere è una delle opzioni meno scontate e più intriganti. Aspetto il prossimo episodio!

  10. Ho votato anch’io perché si apra una porta. Sbaglio o è passato un po di tempo dall’ultimo episodio? Questa volta sarò brutale: mi sembra che il racconto abbia perso un po di smalto. Forse hai lasciato passare troppo tempo ed ho come la sensazione che tu ti stia stancando della storia. Alcune descrizioni mi sono sembrate troppo vaghe e anche l’atmosfera allucinata e sinistra dei primi tre episodi sembra averne risentito. Naturalmente questa è solo la mia opinione (che certamente non condividerai). Continuo a seguire e attendo trepidante il prossimo episodio sicuro che ti saprai degnamente riscattare.

    • Ciao Lou. Sì, purtroppo questa storia sta andando a rilento, negli ultimi mesi ho scritto davvero molto poco – su TheIncipit, ma anche fuori. Il fatto è che in questo periodo l’ispirazione manca, e piuttosto che scrivere qualcosa che non mi convince per mantenere vivo l’interesse preferisco prenderla con più calma e aggiungere un capitolo quando mi viene un’idea, anche se mi rendo conto che così diventa più difficile stare dietro alla storia. Ti confesso che, rileggendolo, questo capitolo non mi dispiace, ma ovviamente l’autore è la persona meno in grado di valutare la propria storia! Che dire, grazie per l’osservazione sincera, spero che andando avanti il racconto torni a essere di tuo gradimento!
      Un saluto.

    • Verdi!
      Alessandra, Alessandra, tu mi fai troppi complimenti!
      Prima o poi riuscirò anche a passare dalla tua isola di morte, peccato non essere riusciti a procedere di pari passo ma ultimamente sono presente sul sito poco o nulla (e scrivo ancora di meno!)
      Ma riuscirò a mettermi in pari, promesso.
      Grazie!

  11. Grazie a tutti di nuovo per le belle parole che spendete per questa storia. Già che sono qui, perdonatemi per l’entrata a gamba tesa (io mi auto-perdono perché non ci sono scopi lucrativi) volevo segnalare a chi potesse interessare che la mia storia precedente, Enana, è ora disponibile in versione rieditata e completa gratuitamente su amazon! http://www.amazon.it/Enana-Lorenzo-Crescentini-ebook/dp/B013TYKKE4/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1439747751&sr=1-1
    Alla prossima!

  12. Uaooooo!

    Ti confesso che lo psichedelico è il mio amore segreto. Li ho letti tutti e tre tutti d’un fiato! 🙂

    L’idea di uno che si è svegliato, con maglia bianca e tuta nera è già “oscena” (chi indossa una tuta oggigiorno se non per la ginnastica ?). La bambolina, la dodicesima … LA DOMANDA! 🙂

    Troppo bello poi con quel modo di scivolare per le mani le cose. Come se non gli appartenessero più. Come una immaginazione che scivola dopo averla creata in questo momento. Questo è un genere psichedelico. Uno dei pochi che ho la fortuna di leggere. E tu lo padroneggi davvero bene! 🙂

    Bravo. Bravo. Bravo! 🙂 Ti seguo.

    Ed ho scelto un ricordo. Chissà con che forza e consistenza soprattutto lo creerai! 🙂 Complimenti! 🙂

  13. Intanto lascia che ti faccia i complimenti per il tuo modo di scrivere. Ho ‘scoperto’ solo ora il tuo racconto. Ho letto i tre episodi tutti di un fiato. Sei riuscito per tutto il tempo a tenere altissima la tensione e l’interesse (una cosa che non mi capita spesso. Quando leggo, e credimi leggo molto, non è raro che mi distragga e che debba tornare sui miei passi per ‘capire meglio’, un fatto che con te non si è reso mai necessario). Detto questo la trama è ben costruita e l’atmosfera allucinata, spettrale e aliena della città senza nome è resa con grande maestria. Mi hai ricordato un po’ le atmosfere di qualche pellicola di David Lynch (la telefonata mi ha fatto ripensare a Strade Perdute) ma anche alcuni episodi de Ai Confini della Realtà. Mi sembra anche ci sia qualche piccola influenza letteraria ‘americana’ (Lovecraft, Howard, Long, Hodgson) ma forse mi sbaglio e, in ogni caso, anche questo voleva essere un complimento… Ah, quasi dimenticavo, hotato anche io per la premonizione, era l’opzione che mi intrigava di più. Seguo e spero che presto tu riesca a passare da me, sarei curioso di conoscere il tuo parere.

    • Che dire, grazie mille per le belle parole! Sono contento ti piaccia fin qui. Certamente non mi offendo per le influenze suggerite, anzi! Probabilmente il terzo capitolo più che dei sopracitati ha risentito dell’influenza di King e del suo Revival, che avevo finito la sera prima, ma che come trama effettivamente deve molto a Lovecraft.
      Alla prossima!

  14. Ciao. .) Un telefono squilla. Mi sembra la più misteriosa. Un bellissima incipit. Inoltre mi piace moltissimo il tuo modo di narrare. C’è sempre un filo di mistero che ti tiene incollato dall’inizio alla fine. Ti seguo. 🙂

  15. Ciao, Lorenzo.
    Credo di essere stata la prima ad averti letto, come successe con Enana, ma non ho potuto commentare, lo faccio adesso. L’incipit è come sempre intrigante, sei bravo a costellare le tue storie di domande che cercano risposte. Vedremo questa volta dove sei diretto… io per ora opto per un’esplorazione e ti seguo volentieri. Anch’io ho iniziato una nuova storia, mi pare però di aver capito che il mio genere non ti piace… butta un occhio, se ti piace, duelliamo… abbiamo iniziato praticamente insieme stavolta, sarà una bella sfida letteraria!! Che il gioco inizi! 🙂

  16. Ciao! Ottimo incipit, complimenti! 🙂 Ho votato per l’opzione in cui Saul esce ad esplorare la città perché mi piacerebbe saperne di più su questo posto misterioso in cui è finito..sono curiosa di conoscere il resto della storia 🙂

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