Saul

Dove eravamo rimasti?

E ora? L'ultimo dono di cenere (43%)

La voce che sussurra ai morti

C’era davvero qualcuno oltre a loro e ne udirono le urla, l’angoscia che svaniva in dissoluzione mentre la paura affrettava le decisioni e le strade si chiudevano, il buio raggiungeva e divorava.

Saul stava correndo ma il sudore che gli imperlò la fronte era gelido, non proveniva dalla fatica ma dal pensiero di quello che sarebbe stato di lui se non ci fosse stata Edna a guidarlo lungo rotte sicure.

Continuavano a seguire lo schema, senza vedere squarci aprirsi nella città ma udendo il suono di profonde lacerazioni. Edna fece per gettarsi nell’ennesimo vicolo ma Saul la trattenne per una spalla.

«Che fai? Dobbiamo andare di qua, sbrigati!»

Ma Saul si diresse verso un punto lontano e la trascinò con sé, ignorando le sue proteste.

«Che stai facendo? È la direzione sbagliata, dobbiamo…»

Saul iniziò a ridere. Edna imprecò e cercò di divincolarsi, ma quando l’oscurità gemente eliminò la possibilità di tornare indietro poté solo rassegnarsi e seguirlo.

Il cartello, sproporzionatamente grande, faceva capolino a metà della via. Saul rideva per non gridare e intanto si domandava come avesse fatto a dimenticarsene. Nessuna strada aveva un nome ma quella sì, il cartello era bianco e vi spiccava un grosso “12”.

Un nuovo rumore, questa volta il cigolio di una porta sui cardini. Dritto davanti a loro. Imboccarono la strada e il buio chiuse il passaggio alle loro spalle.

«Devi dirmelo ora, Edna. Dimmi tutto quello che sai».

«Saul…»

Avanzarono e lui si guardò intorno. Quella strada era diversa, la calce degli edifici era perfetta, non portava il segno dell’usura del tempo. Vide dei citofoni, si avvicinò per leggere i nomi sulle targhette ma queste erano vuote, pronte all’uso.

Il cuore della città era una casa appena finita di costruire, ancora da consegnare alla famiglia che vi si stabilirà e sui cui muri i muratori non hanno ancora cancellato i loro segni a matita. Oppure era la scenografia di secondo piano, quella lontana dall’occhio della telecamera e dello spettatore che serve solo a dare spessore all’immagine. La mente di Saul si sforzava inutilmente di fornire termini di paragone, ma il pensiero dominante era un altro.

«Edna, la porta è laggiù».

Forze più antiche del mondo che lui ricordava solo a sprazzi scuotevano la città, pura energia meccanica che iniziava a sbriciolare la fondamenta. E nel palazzo davanti a loro, che chiudeva la dodicesima in un vicolo cieco, si apriva un rettangolo di luce bianca, intensa.

«Cosa c’è là dentro?»

«Saul, non posso essere io a rivelartelo».

«Non c’è tempo, ho bisogno di sapere. Dimmi cosa…»

«Siamo morti».

Si fermò. La guardò. I pilastri continuarono a cadere, lontani, in sottofondo.

La fissò senza parlare.

«Mi sono suicidata» disse Edna, la voce svuotata di ogni emozione. «Sono entrata nella vasca e mi sono tagliata le vene. La mia vita è finita lì».

Saul scosse la testa, cercando di rifiutare il pensiero senza riuscirci.  “Te l’hanno detto i doni di cenere?” voleva chiederle, ma cambiò idea: «Da quanto lo sai?»

Edna guardò la porta, il bianco lucente.

«Da un po’. Ma speravo fosse un errore. O un sogno. Volevo credere che mi sarei svegliata nel mio letto per scoprire che avevo ancora tutto il sangue dentro al corpo. Un morto non ricorda la sua morte, giusto? Ma io sì. E anche quello che è successo dopo».

«Dopo?»

Edna abbassò lo sguardo, Saul fece lo stesso. Per terra, tra i piedi della donna e i suoi, era posata un’orchidea.

E Saul ebbe paura. Cercò gli occhi di Edna, lei annuì piano.

Lui si chinò sul fiore, lo prese tra le dita.

*

Lo prende tra le dita, delicatamente, e lo tiene come aveva tenuto la sua mano mentre moriva in una stanza d’ospedale.

Da dove si trova può spingere lo sguardo lontano, vede palazzi, automobili, campi lontani, la frenesia del mondo che è anche il suo significato, l’intreccio di miliardi di esistenze che come tante pennellate creano un dipinto immenso, mutevole, magico.

Si inebria di tutto questo per l’ultima volta, un terribile sorso di bellezza colta troppo tardi, quando il suo cuore non è più in grado di accettarla. Da lassù, sul cornicione, il cielo sembra vicinissimo. Un oceano in grado di bagnarlo, ma lui non alza il braccio.

Chiude gli occhi, invece, e stringe il fiore al petto.

Salta.

*

Il buio, per sempre. Demoni sopiti che si risvegliano terrificanti, gli corrono incontro, nelle tenebre, non ha bisogno di vederli perché ode le urla antiche.

Si rifugia nel castello e sulle pietre scorrono millenni che smussano gli spigoli, consumano.

Si nasconde mentre i mostri cercano di entrare, l’inferno dei suicidi è fame e un’oscurità troppo profonda perché la più debole luce possa giungere a portare conforto.

Si raggomitola e le ere passano, una dietro l’altra, granelli di sabbia nell’eternità.

Non la vita, ma il concetto stesso di vita è ormai un’idea labile, e le mura del castello sono ridotte a un foglio esile quando qualcosa dentro di lui gli parla.

È la voce che sussurra ai morti.

Saul ricorda il suo scopo.

Il tempo scappa, le strutture crollano. Presto.

  • L'altra porta (17%)
    17
  • In principio era il vuoto (50%)
    50
  • Il Rito (33%)
    33
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

115 Commenti

  1. Ciao, Omega.
    Ho avuto la notifica del nono ma mi sono deciso a leggere solo ricevendo la notifica del decimo in rapida successione.
    Scritto molto bene, ma il fatto che lo dica io di certo non ti impressiona particolarmente.
    Ho apprezzato la dissertazione filosofica del nono, interessante la conclusione, per quanto qualche dubbio mi rimanga. Saul è l’artefice che replica sé stesso da millenni reincarnandosi nelle nuove vite? Più che altro, forse, è un’istanza dell’artefice che si replica e acquisisce consapevolezza, un infinito replicarsi della cosmogonia descritta nel nono. Forse non ho capito nulla, ma penso che l’ermetismo non ti dispiaccia affatto. Non ho riletto gli altri otto capitoli, per cui non sono sicuro dell’impressione che provo: l’impressione è di una mancanza dì unitarietà dell’opera, partita verso una direzione e terminata in tutt’altra lasciando molti punti aperti. Il mio dubbio è che questo fosse in realtà voluto fin dall’inizio.
    Ciao, sei un grande, ma non so se ti rileggerò ancora, se mantieni questi ritmi. Al massimo farò come con il bellissimo ‘Enana’, leggerò tutto insieme, una volta che pubblichi il decimo.
    P.S.: Ho usato questo nick anche se avevo giurato di non farlo più, ma vista la tua lunga assenza e visto che mi sono presentato a te come Moneta, mi sembra giusto usarlo per l’ultima volta. L’altro mio nick, se mai leggerai questo commento e ammesso che ti interessi, è JAW. Lui scrive di fantascienza.

  2. L’altra porta, se tutto sta venendo giù, hanno bisogno di uno sbocco.
    Belle atmosfere e ben descritte, come altri trovo un po’ scoraggiante dover attendere così tanto tra un episodio e l’altro, ma pazienza, quando arriva il nuovo è sempre un piacere leggerti. Inizio a capire il senso dell’evoluzione dell’atmosfera, da qualcosa di evanescente e indistinto va via via concretizzandosi con la presa di coscienza dei protagonisti, quasi come il risveglio da un sogno ma al contrario. Sempre che sia così, perché fino a questo momento avevo interpretato la fumosità iniziale come un’indeterminazione della trama, in attesa che il lettore le desse una direzione precisa.
    Ciao ciao a presto, tenendo conto ovviamente che il tempo è relativo al singolo osservatore e che il tuo pare un po’ dilatato 😀 😀

  3. In principio era il vuoto….
    già, come quello lasciato dalle tue lunghe assenze. Ma non c’è niente da fare con te, non passi, non giochi con le altre storie, non leggi nessuno, rispondi a babbo morto, ma alla fine ti si perdona sempre tutto… forse perchè sei intelligente, forse perchè scrivi in modo convincente e stilisticamente encomiabile. Però… quando ci si trova in un sito di gioco interattivo si dovrebbe interagire,…. o no?
    vabbè, tanto ti si perdona tutto a te! 😉
    baci baci 😉

    • Hai ragione da vendere, naturalmente.
      Ogni volta mi dico che è il momento di andare a curiosare anche io nella testa degli altri e ogni volta finisce che chiudo il sito e lo riapro quando mi viene l’idea per il capitolo successivo.
      Probabilmente deriva dal fatto che, più che un gioco, questo posto mi sembra un prato in cui piantare un’idea e vederla crescere.
      Ora però faccio un salto dalle tue parti, a presto!

  4. Porca miseria, Omega.
    Confesso che non ho capito cosa sapeva Edna. All’inizio ho pensato al nome di Saul, mi sono andata a ricercare indietro se mai si sono presentati. Mi pare che si presenti solo lei, ma onestamente l’opzione è un po’ debole. Mi sono riletta velocemente il sesto ma… ancora non capisco. Bello, denso, descrivi il dolore con maestria e originalità. Però non aver capito la base mi rimane qui…
    Scelgo l’ultimo dono di cenere.
    Ciao Ciao

    • Ahia, non ci ho pensato troppo a esplicarlo perché pensavo che si capisse. Colpa mia: il “come facevi a saperlo” sarebbe riferito al fatto che Edna gli chiede cos’ha visto quando ha toccato il dono, segno che in qualche modo sa già come funziona. Ma non gliel’ha detto, forse perché non vuole raccontare i suoi ricordi dolorosi.
      Spero che così il capitolo risulti più comprensibile!
      Ciao, a presto!

  5. Scosse.
    Saul lo vide di nuovo, con gli occhi della mente. Vide gli occhi maligni e gioiosi di chi sa di avere appena condannato la propria anima all’inferno ma sa anche che, in quell’inferno, sarà lui a comandare. – Quant’è vero!

  6. Voto anchi’o per il luogo delle idee. La città senza nome? Mi ha fatto pensare ancora una volta a Lovecraft… A questo punto della storia credo si sentisse proprio la necessità di un nuovo personaggio, un gancio tra la nebbia in cui vaga il nostro protagonista. Attendo con curiosità il prossimo episodio (sperando in un’accelerazione che non mi costringa a rileggere tutto ogni volta). Ciao

  7. Il luogo delle idee.
    Ma chi sei? Dove ti eri nascosto?
    Magnifici quattro capitoli, il quinto mi ha convinto un po’ meno, ma penso che sia perché ti sei giustamente un po’ forzato per dare uno scossone ad una storia che merita di essere conclusa. So che dall’affermazione che farò trasparirà una certa dose di arroganza da parte mia, ma non importa: ciò che ho letto trasuda intelligenza, profondità, riflessione.
    Complimenti.
    Ciao Ciao

  8. Ciao a tutti.
    Sono passati molti mesi dall’ultimo capitolo aggiunto a questa storia, quasi sette.
    Chiedo scusa a tutti voi che stavate seguendo questo racconto, purtroppo questi mesi per me hanno significato una pausa forzata. Non ho scritto nulla, né qui né altrove.
    Ora l’ispirazione, timida, sembra essersi riavvicinata. L’altra notte mi è tornato questo racconto e ho pensato che era davvero un peccato lasciarlo incompiuto.
    Questo capitolo in verità l’avevo scritto all’epoca, senza mai pubblicarlo. Ho scritto lo snodo successivo, forse arriverà ora, forse più avanti – dipende da voi.
    Comunque eccomi qui, di nuovo. Mi è mancato questo postaccio.

  9. Questo capitolo l’ho trovato un pò sottotono, rispetto ai precedenti, ma comunque migliore di molte altre storie che ho letto, il tuo stile mi piace molto. Ho votato “Il nulla si fà irrequieto”, a mio parere è una delle opzioni meno scontate e più intriganti. Aspetto il prossimo episodio!

  10. Ho votato anch’io perché si apra una porta. Sbaglio o è passato un po di tempo dall’ultimo episodio? Questa volta sarò brutale: mi sembra che il racconto abbia perso un po di smalto. Forse hai lasciato passare troppo tempo ed ho come la sensazione che tu ti stia stancando della storia. Alcune descrizioni mi sono sembrate troppo vaghe e anche l’atmosfera allucinata e sinistra dei primi tre episodi sembra averne risentito. Naturalmente questa è solo la mia opinione (che certamente non condividerai). Continuo a seguire e attendo trepidante il prossimo episodio sicuro che ti saprai degnamente riscattare.

    • Ciao Lou. Sì, purtroppo questa storia sta andando a rilento, negli ultimi mesi ho scritto davvero molto poco – su TheIncipit, ma anche fuori. Il fatto è che in questo periodo l’ispirazione manca, e piuttosto che scrivere qualcosa che non mi convince per mantenere vivo l’interesse preferisco prenderla con più calma e aggiungere un capitolo quando mi viene un’idea, anche se mi rendo conto che così diventa più difficile stare dietro alla storia. Ti confesso che, rileggendolo, questo capitolo non mi dispiace, ma ovviamente l’autore è la persona meno in grado di valutare la propria storia! Che dire, grazie per l’osservazione sincera, spero che andando avanti il racconto torni a essere di tuo gradimento!
      Un saluto.

    • Verdi!
      Alessandra, Alessandra, tu mi fai troppi complimenti!
      Prima o poi riuscirò anche a passare dalla tua isola di morte, peccato non essere riusciti a procedere di pari passo ma ultimamente sono presente sul sito poco o nulla (e scrivo ancora di meno!)
      Ma riuscirò a mettermi in pari, promesso.
      Grazie!

  11. Grazie a tutti di nuovo per le belle parole che spendete per questa storia. Già che sono qui, perdonatemi per l’entrata a gamba tesa (io mi auto-perdono perché non ci sono scopi lucrativi) volevo segnalare a chi potesse interessare che la mia storia precedente, Enana, è ora disponibile in versione rieditata e completa gratuitamente su amazon! http://www.amazon.it/Enana-Lorenzo-Crescentini-ebook/dp/B013TYKKE4/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1439747751&sr=1-1
    Alla prossima!

  12. Uaooooo!

    Ti confesso che lo psichedelico è il mio amore segreto. Li ho letti tutti e tre tutti d’un fiato! 🙂

    L’idea di uno che si è svegliato, con maglia bianca e tuta nera è già “oscena” (chi indossa una tuta oggigiorno se non per la ginnastica ?). La bambolina, la dodicesima … LA DOMANDA! 🙂

    Troppo bello poi con quel modo di scivolare per le mani le cose. Come se non gli appartenessero più. Come una immaginazione che scivola dopo averla creata in questo momento. Questo è un genere psichedelico. Uno dei pochi che ho la fortuna di leggere. E tu lo padroneggi davvero bene! 🙂

    Bravo. Bravo. Bravo! 🙂 Ti seguo.

    Ed ho scelto un ricordo. Chissà con che forza e consistenza soprattutto lo creerai! 🙂 Complimenti! 🙂

  13. Intanto lascia che ti faccia i complimenti per il tuo modo di scrivere. Ho ‘scoperto’ solo ora il tuo racconto. Ho letto i tre episodi tutti di un fiato. Sei riuscito per tutto il tempo a tenere altissima la tensione e l’interesse (una cosa che non mi capita spesso. Quando leggo, e credimi leggo molto, non è raro che mi distragga e che debba tornare sui miei passi per ‘capire meglio’, un fatto che con te non si è reso mai necessario). Detto questo la trama è ben costruita e l’atmosfera allucinata, spettrale e aliena della città senza nome è resa con grande maestria. Mi hai ricordato un po’ le atmosfere di qualche pellicola di David Lynch (la telefonata mi ha fatto ripensare a Strade Perdute) ma anche alcuni episodi de Ai Confini della Realtà. Mi sembra anche ci sia qualche piccola influenza letteraria ‘americana’ (Lovecraft, Howard, Long, Hodgson) ma forse mi sbaglio e, in ogni caso, anche questo voleva essere un complimento… Ah, quasi dimenticavo, hotato anche io per la premonizione, era l’opzione che mi intrigava di più. Seguo e spero che presto tu riesca a passare da me, sarei curioso di conoscere il tuo parere.

    • Che dire, grazie mille per le belle parole! Sono contento ti piaccia fin qui. Certamente non mi offendo per le influenze suggerite, anzi! Probabilmente il terzo capitolo più che dei sopracitati ha risentito dell’influenza di King e del suo Revival, che avevo finito la sera prima, ma che come trama effettivamente deve molto a Lovecraft.
      Alla prossima!

  14. Ciao. .) Un telefono squilla. Mi sembra la più misteriosa. Un bellissima incipit. Inoltre mi piace moltissimo il tuo modo di narrare. C’è sempre un filo di mistero che ti tiene incollato dall’inizio alla fine. Ti seguo. 🙂

  15. Ciao, Lorenzo.
    Credo di essere stata la prima ad averti letto, come successe con Enana, ma non ho potuto commentare, lo faccio adesso. L’incipit è come sempre intrigante, sei bravo a costellare le tue storie di domande che cercano risposte. Vedremo questa volta dove sei diretto… io per ora opto per un’esplorazione e ti seguo volentieri. Anch’io ho iniziato una nuova storia, mi pare però di aver capito che il mio genere non ti piace… butta un occhio, se ti piace, duelliamo… abbiamo iniziato praticamente insieme stavolta, sarà una bella sfida letteraria!! Che il gioco inizi! 🙂

  16. Ciao! Ottimo incipit, complimenti! 🙂 Ho votato per l’opzione in cui Saul esce ad esplorare la città perché mi piacerebbe saperne di più su questo posto misterioso in cui è finito..sono curiosa di conoscere il resto della storia 🙂

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi