Saul

Dove eravamo rimasti?

Il tempo scappa, le strutture crollano. Presto. In principio era il vuoto (50%)

In principio era il vuoto. Parte 1

In principio era il Verbo, ma prima era il vuoto e il vuoto non era disabitato.

Le bestie del vuoto, immense e slegate da limiti di tempo e forma, crebbero, esistettero, senza requie.

Finché arrivò la Creatura e offrì loro l’unica cosa che potessero desiderare: il sonno.

E così le bestie dormirono, su di loro la Creatura tessé un luogo, perché di ciò aveva bisogno per creare. Un tavolo di esistenza nella non-esistenza, un luogo in cui le idee potessero trasformarsi in struttura.

E allora furono il principio e il Verbo, il tempo iniziò a scorrere.

La Creatura creò. La sua immaginazione prese forma nel Luogo della Creazione, che in principio assomigliò a un grande giardino.

Nel Luogo della Creazione, aprì la prima porta. Dentro di essa costruì un mondo di cui il Luogo della Creazione era lo specchio segreto: i pensieri divenivano struttura nel giardino, attraverso la porta accedevano al secondo mondo, che mutava in risposta ai nuovi arrivi.

Inebriata, la Creatura si spinse oltre: dopo avere pensato a moltissime cose, pensò a se stessa. Inventò a sua immagine e somiglianza.

Meravigliosa, fragile vita camminò sull’erba del Luogo della Creazione, poi varcò a sua volta la soglia.

L’uomo e la donna abitarono il secondo mondo, e fu allora che avvenne qualcosa che neanche la Creatura aveva previsto: essi immaginarono, idearono, e il giardino forgiò anche i loro pensieri.

La Creatura, sorpresa e ammirata dalle conseguenze della propria opera, fece quello che non aveva mai potuto fare: si fermò a guardare.

Il Luogo della Creazione e il secondo mondo mutarono di pari passo, l’erba divenne terra, sorsero capanne, strumenti per il fuoco, armi, tutto ciò che gli uomini teorizzavano per la propria sopravvivenza si disegnava nel telaio del reale.

La Creatura osservò tutto quanto. Vide la bellezza estrapolarsi dall’aria, assistette al flusso inesorabile del cambiamento. Vide l’uomo farsi inconsapevole artefice del proprio universo. Ma qualcosa era rimasto radicato nell’animo dell’uomo, perché egli iniziò a cercare la Creatura, forse inseguendo un richiamo ancestrale scolpito indelebilmente da qualche parte nei recessi della sua anima.

Numerosi dei calcarono il suolo del Luogo della Creazione. La Creatura li guardò alzarsi in piedi uno a uno, nell’erba alta.

Migliaia di dei. Volti animali, umani, amorfi. Dei che si guardavano intorno fieri. Raramente oltrepassavano la soglia: il loro posto era quello, erano stati inventati per vivere in un mondo separato da quello dell’uomo.

Gli dei erano innumerevoli e differenti. Ma c’era qualcosa che li accomunava: l’alternativa alla loro benevolenza. E dopo migliaia di anni e milioni di pensieri simili tra loro, accadde una nuova cosa inaspettata: una seconda porta si aprì nel Luogo della Creazione, un nuovo regno al di là di essa.

La Creatura vi guardò dentro e vide oscurità. Gli uomini avevano edificato il luogo del castigo e del tormento.

Molti secoli trascorsero. Le bestie del vuoto continuarono a dormire, il Luogo della Creazione seguitò a trasformarsi.

Gli dei diminuirono. Il trascorrere del tempo li vedeva sempre più deboli, a volte uno di essi si inginocchiava a terra, si rannicchiava e cessava di esistere.

Uno a uno vennero dimenticati. La Creatura non poteva essere dimenticata e cancellata, ma iniziò a sentirsi stanca. Da troppo tempo osservava.

Fu allora che decidette di riposare. Aprì la terza e ultima porta, al di là di essa collocò una stanza. Vi si ritirò e lasciò che il Luogo della Creazione seguisse il suo destino.

*

La donna ha un nome e si chiama Marta, ma questo non è mai stato importante, non più di quanto lo sia l’intrico casuale sul dorso di un baccello in confronto al seme che racchiude.

Mani iniziate ad antichissimi riti intagliano sul suo corpo morente il Sigillo dell’Uomo. Un dito si intinge nel sangue che sgorga dalle ferite e dal taglio alla gola che la uccide; con quel sangue traccia i medesimi simboli sulla pelle del bambino appena nato.

Il concilio lo battezza come Saul. Viene affidato alla sua nuova famiglia, anche questo fa parte del rito.

Ce ne sono tanti, di bambini. Nascoste in grotte, chiuse in saloni sfarzosi, distese in camere da letto all’apparenza ordinarie, due vite vengono reclamate dal rito: quella che termina e quella che sta per iniziare. I bambini vengono affidati alle loro nuove famiglie.

Conosceranno il dolore.

*

È passato così tanto tempo che il concetto stesso di vita è un ricordo labile, ma ci sono bisbigli che sono rimasti ancorati da qualche parte dentro di lui, qualunque cosa lui stesso sia: se sua coscienza, se un’anima, se l’idea che il buio ha di lui.

Il terrore, quello è rimasto immutato, ma Saul ugualmente esce dal castello e si inoltra nell’oscurità.

I demoni sono rimasti lì tutto il tempo, attendendo che le ere radessero al suolo il castello, e ora gli si gettano addosso. Urlano di dolore e rabbia quando il Sigillo dell’Uomo si accende sul suo corpo e impedisce che lo tocchino.

Grazie a tutti voi, e ora il gran finale.

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115 Commenti

  1. Ciao, Omega.
    Ho avuto la notifica del nono ma mi sono deciso a leggere solo ricevendo la notifica del decimo in rapida successione.
    Scritto molto bene, ma il fatto che lo dica io di certo non ti impressiona particolarmente.
    Ho apprezzato la dissertazione filosofica del nono, interessante la conclusione, per quanto qualche dubbio mi rimanga. Saul è l’artefice che replica sé stesso da millenni reincarnandosi nelle nuove vite? Più che altro, forse, è un’istanza dell’artefice che si replica e acquisisce consapevolezza, un infinito replicarsi della cosmogonia descritta nel nono. Forse non ho capito nulla, ma penso che l’ermetismo non ti dispiaccia affatto. Non ho riletto gli altri otto capitoli, per cui non sono sicuro dell’impressione che provo: l’impressione è di una mancanza dì unitarietà dell’opera, partita verso una direzione e terminata in tutt’altra lasciando molti punti aperti. Il mio dubbio è che questo fosse in realtà voluto fin dall’inizio.
    Ciao, sei un grande, ma non so se ti rileggerò ancora, se mantieni questi ritmi. Al massimo farò come con il bellissimo ‘Enana’, leggerò tutto insieme, una volta che pubblichi il decimo.
    P.S.: Ho usato questo nick anche se avevo giurato di non farlo più, ma vista la tua lunga assenza e visto che mi sono presentato a te come Moneta, mi sembra giusto usarlo per l’ultima volta. L’altro mio nick, se mai leggerai questo commento e ammesso che ti interessi, è JAW. Lui scrive di fantascienza.

  2. L’altra porta, se tutto sta venendo giù, hanno bisogno di uno sbocco.
    Belle atmosfere e ben descritte, come altri trovo un po’ scoraggiante dover attendere così tanto tra un episodio e l’altro, ma pazienza, quando arriva il nuovo è sempre un piacere leggerti. Inizio a capire il senso dell’evoluzione dell’atmosfera, da qualcosa di evanescente e indistinto va via via concretizzandosi con la presa di coscienza dei protagonisti, quasi come il risveglio da un sogno ma al contrario. Sempre che sia così, perché fino a questo momento avevo interpretato la fumosità iniziale come un’indeterminazione della trama, in attesa che il lettore le desse una direzione precisa.
    Ciao ciao a presto, tenendo conto ovviamente che il tempo è relativo al singolo osservatore e che il tuo pare un po’ dilatato 😀 😀

  3. In principio era il vuoto….
    già, come quello lasciato dalle tue lunghe assenze. Ma non c’è niente da fare con te, non passi, non giochi con le altre storie, non leggi nessuno, rispondi a babbo morto, ma alla fine ti si perdona sempre tutto… forse perchè sei intelligente, forse perchè scrivi in modo convincente e stilisticamente encomiabile. Però… quando ci si trova in un sito di gioco interattivo si dovrebbe interagire,…. o no?
    vabbè, tanto ti si perdona tutto a te! 😉
    baci baci 😉

    • Hai ragione da vendere, naturalmente.
      Ogni volta mi dico che è il momento di andare a curiosare anche io nella testa degli altri e ogni volta finisce che chiudo il sito e lo riapro quando mi viene l’idea per il capitolo successivo.
      Probabilmente deriva dal fatto che, più che un gioco, questo posto mi sembra un prato in cui piantare un’idea e vederla crescere.
      Ora però faccio un salto dalle tue parti, a presto!

  4. Porca miseria, Omega.
    Confesso che non ho capito cosa sapeva Edna. All’inizio ho pensato al nome di Saul, mi sono andata a ricercare indietro se mai si sono presentati. Mi pare che si presenti solo lei, ma onestamente l’opzione è un po’ debole. Mi sono riletta velocemente il sesto ma… ancora non capisco. Bello, denso, descrivi il dolore con maestria e originalità. Però non aver capito la base mi rimane qui…
    Scelgo l’ultimo dono di cenere.
    Ciao Ciao

    • Ahia, non ci ho pensato troppo a esplicarlo perché pensavo che si capisse. Colpa mia: il “come facevi a saperlo” sarebbe riferito al fatto che Edna gli chiede cos’ha visto quando ha toccato il dono, segno che in qualche modo sa già come funziona. Ma non gliel’ha detto, forse perché non vuole raccontare i suoi ricordi dolorosi.
      Spero che così il capitolo risulti più comprensibile!
      Ciao, a presto!

  5. Scosse.
    Saul lo vide di nuovo, con gli occhi della mente. Vide gli occhi maligni e gioiosi di chi sa di avere appena condannato la propria anima all’inferno ma sa anche che, in quell’inferno, sarà lui a comandare. – Quant’è vero!

  6. Voto anchi’o per il luogo delle idee. La città senza nome? Mi ha fatto pensare ancora una volta a Lovecraft… A questo punto della storia credo si sentisse proprio la necessità di un nuovo personaggio, un gancio tra la nebbia in cui vaga il nostro protagonista. Attendo con curiosità il prossimo episodio (sperando in un’accelerazione che non mi costringa a rileggere tutto ogni volta). Ciao

  7. Il luogo delle idee.
    Ma chi sei? Dove ti eri nascosto?
    Magnifici quattro capitoli, il quinto mi ha convinto un po’ meno, ma penso che sia perché ti sei giustamente un po’ forzato per dare uno scossone ad una storia che merita di essere conclusa. So che dall’affermazione che farò trasparirà una certa dose di arroganza da parte mia, ma non importa: ciò che ho letto trasuda intelligenza, profondità, riflessione.
    Complimenti.
    Ciao Ciao

  8. Ciao a tutti.
    Sono passati molti mesi dall’ultimo capitolo aggiunto a questa storia, quasi sette.
    Chiedo scusa a tutti voi che stavate seguendo questo racconto, purtroppo questi mesi per me hanno significato una pausa forzata. Non ho scritto nulla, né qui né altrove.
    Ora l’ispirazione, timida, sembra essersi riavvicinata. L’altra notte mi è tornato questo racconto e ho pensato che era davvero un peccato lasciarlo incompiuto.
    Questo capitolo in verità l’avevo scritto all’epoca, senza mai pubblicarlo. Ho scritto lo snodo successivo, forse arriverà ora, forse più avanti – dipende da voi.
    Comunque eccomi qui, di nuovo. Mi è mancato questo postaccio.

  9. Questo capitolo l’ho trovato un pò sottotono, rispetto ai precedenti, ma comunque migliore di molte altre storie che ho letto, il tuo stile mi piace molto. Ho votato “Il nulla si fà irrequieto”, a mio parere è una delle opzioni meno scontate e più intriganti. Aspetto il prossimo episodio!

  10. Ho votato anch’io perché si apra una porta. Sbaglio o è passato un po di tempo dall’ultimo episodio? Questa volta sarò brutale: mi sembra che il racconto abbia perso un po di smalto. Forse hai lasciato passare troppo tempo ed ho come la sensazione che tu ti stia stancando della storia. Alcune descrizioni mi sono sembrate troppo vaghe e anche l’atmosfera allucinata e sinistra dei primi tre episodi sembra averne risentito. Naturalmente questa è solo la mia opinione (che certamente non condividerai). Continuo a seguire e attendo trepidante il prossimo episodio sicuro che ti saprai degnamente riscattare.

    • Ciao Lou. Sì, purtroppo questa storia sta andando a rilento, negli ultimi mesi ho scritto davvero molto poco – su TheIncipit, ma anche fuori. Il fatto è che in questo periodo l’ispirazione manca, e piuttosto che scrivere qualcosa che non mi convince per mantenere vivo l’interesse preferisco prenderla con più calma e aggiungere un capitolo quando mi viene un’idea, anche se mi rendo conto che così diventa più difficile stare dietro alla storia. Ti confesso che, rileggendolo, questo capitolo non mi dispiace, ma ovviamente l’autore è la persona meno in grado di valutare la propria storia! Che dire, grazie per l’osservazione sincera, spero che andando avanti il racconto torni a essere di tuo gradimento!
      Un saluto.

    • Verdi!
      Alessandra, Alessandra, tu mi fai troppi complimenti!
      Prima o poi riuscirò anche a passare dalla tua isola di morte, peccato non essere riusciti a procedere di pari passo ma ultimamente sono presente sul sito poco o nulla (e scrivo ancora di meno!)
      Ma riuscirò a mettermi in pari, promesso.
      Grazie!

  11. Grazie a tutti di nuovo per le belle parole che spendete per questa storia. Già che sono qui, perdonatemi per l’entrata a gamba tesa (io mi auto-perdono perché non ci sono scopi lucrativi) volevo segnalare a chi potesse interessare che la mia storia precedente, Enana, è ora disponibile in versione rieditata e completa gratuitamente su amazon! http://www.amazon.it/Enana-Lorenzo-Crescentini-ebook/dp/B013TYKKE4/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1439747751&sr=1-1
    Alla prossima!

  12. Uaooooo!

    Ti confesso che lo psichedelico è il mio amore segreto. Li ho letti tutti e tre tutti d’un fiato! 🙂

    L’idea di uno che si è svegliato, con maglia bianca e tuta nera è già “oscena” (chi indossa una tuta oggigiorno se non per la ginnastica ?). La bambolina, la dodicesima … LA DOMANDA! 🙂

    Troppo bello poi con quel modo di scivolare per le mani le cose. Come se non gli appartenessero più. Come una immaginazione che scivola dopo averla creata in questo momento. Questo è un genere psichedelico. Uno dei pochi che ho la fortuna di leggere. E tu lo padroneggi davvero bene! 🙂

    Bravo. Bravo. Bravo! 🙂 Ti seguo.

    Ed ho scelto un ricordo. Chissà con che forza e consistenza soprattutto lo creerai! 🙂 Complimenti! 🙂

  13. Intanto lascia che ti faccia i complimenti per il tuo modo di scrivere. Ho ‘scoperto’ solo ora il tuo racconto. Ho letto i tre episodi tutti di un fiato. Sei riuscito per tutto il tempo a tenere altissima la tensione e l’interesse (una cosa che non mi capita spesso. Quando leggo, e credimi leggo molto, non è raro che mi distragga e che debba tornare sui miei passi per ‘capire meglio’, un fatto che con te non si è reso mai necessario). Detto questo la trama è ben costruita e l’atmosfera allucinata, spettrale e aliena della città senza nome è resa con grande maestria. Mi hai ricordato un po’ le atmosfere di qualche pellicola di David Lynch (la telefonata mi ha fatto ripensare a Strade Perdute) ma anche alcuni episodi de Ai Confini della Realtà. Mi sembra anche ci sia qualche piccola influenza letteraria ‘americana’ (Lovecraft, Howard, Long, Hodgson) ma forse mi sbaglio e, in ogni caso, anche questo voleva essere un complimento… Ah, quasi dimenticavo, hotato anche io per la premonizione, era l’opzione che mi intrigava di più. Seguo e spero che presto tu riesca a passare da me, sarei curioso di conoscere il tuo parere.

    • Che dire, grazie mille per le belle parole! Sono contento ti piaccia fin qui. Certamente non mi offendo per le influenze suggerite, anzi! Probabilmente il terzo capitolo più che dei sopracitati ha risentito dell’influenza di King e del suo Revival, che avevo finito la sera prima, ma che come trama effettivamente deve molto a Lovecraft.
      Alla prossima!

  14. Ciao. .) Un telefono squilla. Mi sembra la più misteriosa. Un bellissima incipit. Inoltre mi piace moltissimo il tuo modo di narrare. C’è sempre un filo di mistero che ti tiene incollato dall’inizio alla fine. Ti seguo. 🙂

  15. Ciao, Lorenzo.
    Credo di essere stata la prima ad averti letto, come successe con Enana, ma non ho potuto commentare, lo faccio adesso. L’incipit è come sempre intrigante, sei bravo a costellare le tue storie di domande che cercano risposte. Vedremo questa volta dove sei diretto… io per ora opto per un’esplorazione e ti seguo volentieri. Anch’io ho iniziato una nuova storia, mi pare però di aver capito che il mio genere non ti piace… butta un occhio, se ti piace, duelliamo… abbiamo iniziato praticamente insieme stavolta, sarà una bella sfida letteraria!! Che il gioco inizi! 🙂

  16. Ciao! Ottimo incipit, complimenti! 🙂 Ho votato per l’opzione in cui Saul esce ad esplorare la città perché mi piacerebbe saperne di più su questo posto misterioso in cui è finito..sono curiosa di conoscere il resto della storia 🙂

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