Kyatho Brane l’Ammazzamostri

Dove eravamo rimasti?

Come continua la storia? Esecuzione del lepomino (50%)

L’esecuzione

La piazza principale era situata a ridosso del muro orientale. Al centro della piazza c’era una piccola torre a due piani alta circa venti metri.

    Attorno alla torre era radunata una folla curiosa. Circa un migliaio di persone, lo sguardo rivolto sopra la torre. Lì, dei Preti Bianchi e degli uomini di Lord Wylton stavano bruciando qualcosa accanto a una gabbia non molto grande, due metri per lato. L’odore era dolciastro e cadaverico, simile a quello di una fragola in decomposizione. Kyatho e suo fratello si avvicinarono.

     Tycho ruppe il ghiaccio. «Quella cosa ci voleva dentro la sua pancia, adesso è dentro una gabbia».

     «Magari ci voleva uccidere per divertimento» disse Ky. «I gatti lo fanno»

     «Adesso ci divertiamo noi».

     Ai bordi esterni della folla, staccato dalla massa di persone, un uomo a cavallo contemplava l’esecuzione. Ky lo riconobbe. Era quel Ser Lennarion Llantday, uomo dei Wylton. Era vestito con una tunica bianca, tutt’uno con il cavallo. Solo pochi giorni fa suo padre lo aveva ringraziato per aver catturato la stessa bestia che adesso stavano ammazzando pubblicamente. Ky voleva dirgli grazie di persona. Si gli avvicinò.

     «Ser Llantday!» disse Ky.

     «Signorini Brane, è un piacere rincontrarvi» disse. Gli occhi erano incollati sull’esecuzione. «Sapete perché bruciano l’erba?»

     “Sarà un’erba sacra, astragalo o mellonia”. «E’ doveroso accenderla, il profumo è un dono per Alhus.»

     «Questo odore mi si è attaccato alle pareti del cranio. Secondo me lo vogliono rincoglionire» disse Tycho.

     Ky stava per gridare a Tycho qualcosa, ma Ser Llantday proruppe in una sonora risata.

     «Il signor Tycho Brane ha perfettamente ragione. L’odore da fastidio anche a me. Serve per tramortire la bestia». La risata di Llantday divenne un mezzo sorriso. «I lepomini hanno la pelle dura, ma le radici di verbena bruciate li inducono in allucinazione. Quando respirano il suo fumo, restano immobili e immersi nei loro pensieri. Non mi risulta complesso mettermi nella testa di un lepomino durante la caccia, ma mettersi nella sua testa durante un’allucinazione è diverso». Il sorriso era scomparso. Gli occhi cercavano di carpire qualcosa di invisibile e lento nell’aria. «Funziona anche meglio con un po’ di sciroppo di elicrisio, ma pianta di elicrisio più vicina probabilmente è a cinquecento leghe da qui. E poi è quasi impossibile convincere le bestie a ingerire qualcosa, con la verbena è molto più semplice. Cresce spontanea attorno alla città. L’abbiamo raccolta appena dopo avere incontrato Lord Brane, i suoi uomini e voi».

     «Volevo ringraziarvi per quello che avete fatto per la mia famiglia» disse Ky.

     «Volevo ringraziarvi anche io» aggiunse Tycho. Contemplava quel cavaliere in silenzio, accigliato.

     «Sono un umile servitore, un granello di sabbia nel deserto del mondo». Il cavaliere abbozzò un sorriso. «Siamo tutti granelli, Alhus è l’oasi al centro del deserto, più grande del deserto.»

     «Questo è Alhus ed è molto di più. Senza…» un rumore interruppe Ky.

  La gabbia sbatté. Si sentì il tonfo, ma la vibrazione fu strozzata dalle scintillanti catene d’acciaio. Il fumo e il legno ovattarono un suono lamentoso al suo interno, a metà tra il verso di un orso e le urla isteriche di una bambina sotto tortura.

     «Senza di voi sarei morto.» disse Ky.

     I preti gridarono la prima parte della preghiera.

     «Stssss…» fece Ser Llantday al cavallo.

     Il suo animale infatti incominciò a scalpitare sul posto e a guardarsi attorno, innervosito da quella scena. Il cavaliere affondò le dita nella criniera dell’animale. Entrambi chiusero gli occhi. Ser Lennarion incominciò a percorrere la criniera lentamente fino alla testa. Entrambi riaprirono gli occhi.

     La folla incominciò a mormorare ad alta voce.

     «Mi avete salvato la vita» disse Ky.

     I preti ormai stavano urlando.

     «Dite grazie all’ambizione» disse Lennarion.

     «Cosa intendete dire?»

     Quattro uomini diedero colpi violenti alla gabbia. La gabbia si aprì. Il brusio della folla si tramutò in un urlo di stupore.  

     «Avremo modo di riparlarne».

     Due guardie sollevarono da sotto le braccia la creatura, che scalciava e sembrava voler arrampicarsi lenta nell’aria. Era grande poco più di un cane da caccia. La postura semieretta era a metà tra quella di una scimmia e quella di una rana, gli arti posteriori piegati e quelli anteriori lunghi davanti al corpo. La faccia differiva da quella di un lupo solo per il muso smussato e la bocca esageratamente ampia, che partiva da metà guancia. Gli occhi erano grandi, arcuati e affilati, simili a quelli di una bella donna. Per il resto non differiva da un semplice lupo con la pelliccia bruna. Non appena gli uomini i Wylton lo trascinarono sul ceppo, quello emise un latrato, diverso da quelli che Ky aveva sentito in precedenza.

     «Nauuu! Rhooo!»

     Sembrava simile all’unico monosillabo che qualunque uomo avrebbe detto in quelle circostanze.

Come continua la storia?

  • Robaccia nelle fogne (56%)
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  • Torneo (44%)
    44
  • Duello tra Wylton e Oaklynn (0%)
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139 Commenti

  • Ciao,

    Ti confesso che sono capitato qui leggendo i tuoi commenti critici su altri racconti, volevo capire da cosa originasse tanto spietato rigore. Ho letto la tua storia e i commenti degli altri lettori. Probabilmente qualcuno ha esagerato, ma mi pare una sorta di fallo di reazione. Però io voglio pensare che la tua spietatezza sia dettata dal desiderio di stimolare lo spirito critico degli altri di modo che ti dicano tutto, ma proprio tutto, senza inutili remore. In questo caso, dovresti accettare quasi ogni osservazione che ti viene fatta, perché sono piuttosto argomentate. Invece non mi sembri molto equanime nell’interpretazione delle critiche che invochi. Ad esempio: ribattere che ‘chiunque sia’ è riferito ai dieci cavalieri ti espone alla controreplica che allora devi coniugare il verbo al plurale. Almeno quando l’errore è palese, accettalo. Detto, scusa, scritto questo, devo dire che non ho capito molto del racconto: mi pare un susseguirsi di frammenti slegati e un po’ confusi. È tutto un po’ sfuocato, non capisci chi devi seguire, cosa sta succedendo, dove stanno andando tutti, vedi i cavalieri che si squartano sulla montagna sopra il protagonista… Boh…Ho certamente notato un miglioramento nello stile dai primi capitoli, ma non sbagliare un congiuntivo al quarto capitolo non è poi una cosa di cui vantarsi particolarmente. Bon, finisco, ché è pure tardi. Non volermene per il tono, se non avessi capito che lo apprezzi avrei cercato di essere più diplomatico, o più probabilmente non avrei proprio commentato.

    • ” ma non sbagliare un congiuntivo al quarto capitolo non è poi una cosa di cui vantarsi”
      Secondo me, la negazione nella prima parte andrebbe tolta (“ma non sbagliare…” -> “ma sbagliare…”)

      A parte questo (e tenendo conto che ho smesso di seguire la storia -anche se non ho mai premuto il tasto “segui”- dopo 3 o 4 episodi), sono sicuro che tu abbia ragione.

    • Ciao,

      Un esempio di come scrivere bene è ugualmente utile di un esempio di come NON scrivere. Considerando che il livello medio di scrittura qui dentro è bassissimo, questo sito è una miniera. Mi serve per riconoscere gli errori. E’ come esercitarsi continuamente a riconoscere cosa NON fare.

      La mia è una scelta di crescita. Considerato che poi stimolo gli altri senza manco che se ne accorgano fornendo consigli tecnici (per quanto basilari siano quelli che conosco io) e piccole incazzature (che rendono più volenterosi di impegnarsi di più 🙂 sono anche contento di fare del bene.

      Quando ho scritto questo racconto scrivevo leggermente sopra o leggermente sotto la media di questo sito, cioè scrivevo di merda. Non mi sono più dedicato alla scrittura ma nel frattempo ho letto abbastanza, adesso vediamo cosa combino.

      Ripeto, il congiuntivo sbagliato è derivato da un copia incolla sbagliato. Quel verbo è un copiaincolla di un altro verbo di un’altra frase. Se non ricordo male subito dopo c’è lo stesso verbo o uno simile.

      Esattamente come quel tuo “NON SBAGLIARE”, anziché “sbagliare”.

      • Buongiorno VaiTra!

        Piacere di interagire con te, dopo tanto tempo.
        Hai ragione, c’è un’inesattezza in quello che ho scritto, ma non è quella che indichi: avrei dovuto scrivere “esattamente come non sbagliare un congiuntivo *a partire* dal quarto capitolo”. Mi riferivo al congiuntivo sbagliato al capitolo tre, se ce n’è qualcuno sbagliato nel quarto capitolo o nei successivi non sono stato in grado di vederlo.

        Buona scrittura

      • “Considerando che il livello medio di scrittura qui dentro è bassissimo”
        Tenendo conto che questo sito NON È solo per scrittori professionisti…
        Se vuoi leggere esclusivamente storie scritte da professionisti, hai scelto il posto sbagliato.

  • Ciao,
    Torneo.
    Non dico nulla in più che non ti sia già stato fatto notare nei commenti sottostanti, una progressione della qualità della scrittura si nota, anche se un po’ “timida” diciamo. Lo stile paratattico lo trovo confacente alla tua narrazione, tuttavia gli errori grammaticali (specialmente all’inizio) e qualche frase qua e là “sballata” hanno penalizzato il racconto. Sono venuto a leggerti avendo notato i tuoi commenti disseminati nelle altrui storie, e mi hai incuriosito. Non nascondo un po’ di delusione e disappunto leggendoti, visto le numerose letture (anche filosofiche a quanto ho capito) a cui ti sei dedicato. D’altro canto un conto è leggere ed un conto è scrivere, sei al tuo primo scritto in assoluto a quanto ho capito, quindi come inizio ci può stare, anche io sono esordiente, la seconda storia in assoluto che scrivo è quella che sto faticosamente sviluppando proprio su questo sito, sbagliando si impara, ma ritengo pure che un bagno di umiltà non guasti mai.

    Buone feste.
    Istinto =)

  • Confermo quanto detto da Aria. Sono arrivata al terzo capitolo e lo trovo tremendamente noioso, sconclusionato, grammaticalmente scorretto, stentato e banale. Non hai la più pallida idea di chi siano i tuoi personaggi, di cosa provino, di come possano reagire le persone di fronte alle varie incombenze che possono capitare loro. La tua narrazione è fredda, sbrigativa, vuota, non dà e non lascia assolutamente niente. E, ovviamente, non è originale, ma questo l’hai già detto tu stesso. Prima di criticare gli altri, comincia criticando te stesso, perché gli errori che hai fatto sono veramente agghiaccianti. Forse sei tu che dovresti impegnarti in letture migliori, non io.

    • Sì anche io ho la stessa impressione quando leggo i primi capitoli.
      Mi piace sentirlo dire, mi dà voglia di migliorare.
      Se leggi gli ultimi, però, sono sicuro che li troverai stilisticamente più puliti. Leggi l’ultimo e dimmi se lo stile ti sembra migliorato anche di poco! 🙂
      Come ti dicevo questa è la prima cosa in assoluto che scrivo, avevo solo scritto alcuni articoli accademici.

      “Prima di criticare gli altri, comincia criticando te stesso.” Chiaro, lo faccio già.

      • Non ho intenzione di leggere l’ultimo come non ho voglia di leggere quelli che lo precedono. Mi sono presa la briga di fare tutto questo per cercare di illuminarti su quanto il tuo comportamento sia assurdo, saccente e fastidioso per uno che non può vantare né originalità né men che meno una buona conoscenza della lingua italiana senza, a quanto pare, ottenere l’effetto desiderato. Un conto è conversare e provare ad aiutarsi a migliorare, un conto è denigrare e sminuire racconti che, in tutto e per tutto, sono migliori dei tuoi, per sentirtelo più grande. Come ho già detto, evidentemente devi avere qualcosa da compensare così facendo. Non v’è altra spiegazione.

  • “La luce della luna era intensa e azzurrognola” non ho mai visto la luce della luna azzurra.
    “Se le guardie lo avrebbero scoperto, lo avrebbero fermato” orrore grammaticale.
    “Se mi attacca, corro dietro urlando” corre dietro dove? Dietro cosa?
    “tra quelle dannatissime felci” non è scritto in prima persona, ma in terza, quindi al massimo dovrebbe pensarlo il personaggio. Inutile in una descrizione.
    “Scattò dietro d’impulso, urlando” semmai scatto INdietro.
    “Si era lasciato quella figura dietro di lui” è orribile da sentire.
    “mandi dieci cavalieri a prendere quella cosa, chiunque sia” se è una cosa non è una persona, quindi chiunque non ha senso.
    “Chiunque avesse cercato di assaltarli di notte, in una foresta, mentre dormivano, tra poco avrebbe dovuto vedersela con più di trenta cavalieri” prova a rileggerlo, e anche a leggere un po’ di più.
    ” se avesse visto davvero quella figura o se la fosse sognata” si dice se l’avesse sognata o se se la fosse sognata. L’italiano non è un’opinione.
    “obiettato” obbiettato, non obiettato.

    • “La luce della luna era intensa e azzurrognola” non ho mai visto la luce della luna azzurra.
      E’ vero. Ho appena controllato, la luna può apparire rossa, arancio ma non blu. Pensavo ad un effetto delle nuvole, ma in realtà non avevo una immagine ben precisa in mente di quello che volevo scrivere.
      Comunque in un fantasy un lettore non può dire di no ai fenomeni strani. Anche se non era quella la mia intenzione, poteva darsi che in un’altro mondo le lune fossero blu.
      Come le ragazze con gli occhi viola.

      “Si era lasciato quella figura dietro di lui” è orribile da sentire.”
      Per me no. Gradirei sentire altre opinioni.

      “mandi dieci cavalieri a prendere quella cosa, chiunque sia” se è una cosa non è una persona, quindi chiunque non ha senso.
      “chiunque” è riferito ai cavalieri

      “Chiunque avesse cercato di assaltarli di notte, in una foresta, mentre dormivano, tra poco avrebbe dovuto vedersela con più di trenta cavalieri” prova a rileggerlo, e anche a leggere un po’ di più
      Non capisco.

      ” se avesse visto davvero quella figura o se la fosse sognata” si dice se l’avesse sognata o se se la fosse sognata. L’italiano non è un’opinione.
      Pardòn.

  • ” Le betulle si fecero più grandi” le betulle sono betulle, dubito fortemente che possano farsi più grandi.
    “Il sentiero sboccò in uno spiazzo circondato dagli alberi” superfluo, dal momento che sono in un bosco.
    “Con il naso talmente lungo che quasi gli toccava le labbra sottili” lungo non vuol dire che cade verso il basso, quindi insensato.
    “Ebbe l’ardore” al massimo ebbe l’ardire, sicuramente non l’ardore.
    “…incominciarono a tirare in direzioni opposte le gambe di un altro cavaliere. Fino a quando uno dei…” punto non necessario, stacco della frase inutile.
    Secondo.

    • ” Le betulle si fecero più grandi” le betulle sono betulle, dubito fortemente che possano farsi più grandi.
      E’ la prospettiva di un corpo in movimento.

      “Il sentiero sboccò in uno spiazzo circondato dagli alberi” superfluo, dal momento che sono in un bosco.
      In effetti…

      “Con il naso talmente lungo che quasi gli toccava le labbra sottili” lungo non vuol dire che cade verso il basso, quindi insensato.
      Be’, no. Naso lungo può significare anche lungo in senso verticale, non solo sporgente.

      “Se le guardie lo avrebbero scoperto, lo avrebbero fermato” orrore grammaticale. – Già! XD Quei due avrebbero sono frutto di un copia e incolla su Word che non ho corretto. Erano la stessa parola. Ovvio che conosco i tempi!

      “Ebbe l’ardore” al massimo ebbe l’ardire, sicuramente non l’ardore.
      Pardòn.

      “…incominciarono a tirare in direzioni opposte le gambe di un altro cavaliere. Fino a quando uno dei…” punto non necessario, stacco della frase inutile.
      In che senso?

  • “Di mattina il cielo era bianco” non ha senso, il cielo non è bianco.
    “Improvvisamente, sul sentiero comparve un cadavere dilaniato” i cadaveri non si muovono, quindi non appaiono improvvisamente dal nulla e non hai scritto che i personaggi stavano camminando.
    “Schizzi giganteschi” se sono schizzi non sono giganteschi.
    “Kyatho notò Alena intimare Jordy” non si intima qualcuno, si intima A qualcuno.
    “Il teschio era spellato” un teschio è un osso senza pelle, spiegazione PLEONASTICA.
    “Non devi temere chi commette questi peccati per farci terrorizzare” non ha senso.
    E questa è solo la prima parte.

    • “Di mattina il cielo era bianco” non ha senso, il cielo non è bianco.
      Invece sì! Il cielo può essere completamente coperto dalle nuvole! Al massimo quel “di” non va bene.

      “Improvvisamente, sul sentiero comparve un cadavere dilaniato” i cadaveri non si muovono, quindi non appaiono improvvisamente dal nulla e non hai scritto che i personaggi stavano camminando.
      Qui in effetti dovevo specificarlo.

      “Schizzi giganteschi” se sono schizzi non sono giganteschi.
      Schizzo: Lo schizzare, il liquido schizzato: uno s. di fango, di vernice, d’inchiostro; anche, la macchia che produce su una superficie, su una parete, sulla stoffa. spruzzo, spruzzata, schizzata, getto, zampillo, fiotto; macchia, chiazza,
      Non c’è scritto da nessuna parte che dev’essere piccolo, controlla tu stessa.

      “Kyatho notò Alena intimare Jordy” non si intima qualcuno, si intima A qualcuno. – Giusto.

      “Il teschio era spellato” un teschio è un osso senza pelle, spiegazione PLEONASTICA.
      In effetti sì.

  • Ciao, dopo un pò di assenza sono riuscito a recuperare gli episodi ( mi ero fermato al quarto). Allora, senza dubbio c’è un enrome salto di qualità dai primi, confusi episodi agli ultimi che hai pubblicato. Le descrizioni sono molto vivide, in particolar modo quelle del quinto episodio (la cinta muraria e i vari fregi e statue che la adornano) sono molto suggestive, complimenti. Ho votato per “torneo” (scusa per la parità), mi sembra la cosa più naturale come proseguimento della storia (anche considerando l’esecuzione del lepomino, a carattere cerimoniale, quasi una apertura dei giochi, se non sbaglio pure altri hanno avuto questa stessa impressione). Aspetto i prossimi episodi.

      • Dipende da cosa vuoi ottenere, cosa intendi per miglioramento. Semplicemente considerando il format qui sul sito (storie brevi, 5000 caratteri) il miglioramento più consono sarebbe “limare” le descrizioni, renderle più snelle con poche frasi ad effetto. Tuttavia dipende sempre dal tipo di scena che vuoi descrivere. Ad esempio nella scena delle mura descrivi una situazione in cui l’elemento principale è proprio l’enormità di dettagli e la sensazione di maestosità che suscitano, quindi una descrizione articolata è funzionale, anche se non proprio adatta al format della storia (mentre va bene per un romanzo o una storia più estesa). Usare lo stesso tipo di descrizione per un personaggio (descrizione fisica) o per un macchinario o scena di battaglia (in cui la sintesi dà una idea migliore della velocità dello scontro, a mio parere) possono invece rendere il racconto più pesante.

  • Ciao, ho votato “torneo” perché ho pensato che la creatura sul ceppo fosse una sorta di rito d’iniziazione. Anch’io ho notato che il tuo stile narrativo si confà più ad un romanzo che ad un racconto e non ti nascondo che ho avuto difficoltà a seguire la storia. Ho il tuo stesso problema e credo che scrivere su “the incipit”, grazie ai commenti dei lettori, possa senza dubbio aiutarci a ridimensionare le nostre storie, rendendole più simili ad un racconto e di più facile lettura. Ti seguo.

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