E io scelsi la vodka

Ospedale

Sirene. Luci. Bianco.

Ma dove mi trovo?

Ecco una persona che viene verso di me. No sta girando in un corridoio. Ora la seguo. Pareti bianche, persone che aspettano, sangue un po’ ovunque: sì mi trovo proprio in un ospedale.

Ma perché mi trovo in un ospedale?

Un’infermiera mi tocca una spalla e con fare affettuoso mi dice – Signorina Sara? – e io senza neanche riflettere rispondo – Si certo. Che è successo?

L’infermiera scoppia a ridere e mi verrebbe da rimproverarla perché sta ridendo in un luogo che non fa ridere per niente – No signorina che vuole che sia successo?! E’ solo il suo turno, mi segua. Il mio turno? Per cosa? La seguo senza neanche chiederlo perché mi sembra una domanda impropria. Potrebbe ricominciare a ridere di fronte a quelle povere persone che stanno male. Effettivamente pensandoci bene questa ragazza passerà le sue giornate insieme ai malati e se non ride potrebbe uccidersi. Dev’essere orribile vivere tutto il giorno circondati da persone che stanno male e che non hanno alcun motivo per ridere, ma in fondo chi decide di farlo sa cosa si aspetta. Cosa ci sarà di così bello nel passare la propria vita in ospedale?

Va bene, si aiutano tante persone, ma molte altre ti muoiono tra le braccia. No, io non potrei lavorare in ospedale. Ogni morto per me sarebbe una depressione terribile. No, diciamolo pure, non sono fatta per fare il medico.

Quasi mi sono dimenticata che sto seguendo quella sorridente infermiera. Sta camminando da due ore. Ma dove mi sta portando?

Siamo in un’ala dell’ospedale molto strana. Le pareti continuano ad essere bianche, ma non ci sono più pazienti in giro. Solo infermiere sorridenti che mi sfiorano mentre corrono da una parte all’altra. L’infermiera mi fa fermare davanti ad una porta dove c’è scritto “Dottore”. 

Perchè è in ospedale?

  • sta sognando (100%)
    100
  • è stata scelta per fare degli esperimenti (0%)
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  • ha avuto un incidente (0%)
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37 Commenti

  1. I miei complimenti, la tua storia funziona. L’idea di rendere Bridget Jones – la citazione nel titolo è perfetta – protagonista di una notte da leoni è molto interessante. Sara è divertente e folle, si merita davvero il paragone con la sua più illustre collega pasticciona; il tuo stile mi piace: scrivi bene, il tuo testo si legge facilmente. Stai solo attenta al modo in cui sviluppi le relazioni tra Sara e gli altri personaggi della storia, che, anche se sono solo secondari, devono essere vivi e ben caratterizzati. Detto questo, scelgo anche io la vodka e continuo a seguirti.

    • Ti ringrazio per i complimenti e per i suggerimenti che seguirò!! Bridget è da sempre stata un pò la mia eroina e questa storia la sta riportando indietro nel tempo a quando aveva vent’anni. Diciamo che io la immagino proprio così!
      Spero che continuerai a seguire la mia storia e spero di sorprendere te e gli altri lettori sempre di più!

  2. Ho votato per il tizio incontrato la sera prima 🙂
    Mi piace l’attesa che crei con il semplice fatto che, in mezzo a quella gente, non possa aprire e ascoltare i messaggi vocali. Questo è un imprevisto; a mio parere ogni racconto dovrebbe vantare dei buoni imprevisti per mettere in difficoltà i personaggi.
    Dunque ci chiediamo: “Chissà cosa contiene quell’audio e a chi lo avrà inviato”. Ed è anche per questo che ho optato per il tizio conosciuto la sera prima e NON per il ragazzo a cui ha inviato l’audio: vorrei ritardare il più possibile la risoluzione del quesito appena posto, mi piacerebbe che il contenuto dell’audio fosse una rivelazione che ricomporrà – o quasi – l’intero puzzle, ma non adesso.
    Brava, continua così!

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