E io scelsi la vodka

Dove eravamo rimasti?

Perchè è in ospedale? sta sognando (100%)

Dottor nessuno

Bene adesso sono pure in un ospedale dove i medici non hanno nome?

L’infermiera torna da me ma non so da dove e mi conferma – Prego è il suo turno. Può entrare. Il dottor……la sta aspettando – e va via correndo.

No, diamine, aspetti! Come si chiama questo medico? Perché non sono riuscita a sentire proprio il nome? Maledette sirene dell’ambulanza.

Mi avvicino alla porta del dottore anonimo e vado per aprirla quando improvvisamente si apre da sola come se avesse sentito il mio contatto. Che posto strano.

Entro e comincio a guardarmi intorno. Ci sono macchinari strani. Tanti computer e nessuna scrivania. La luce è debole, ma abbastanza forte per distinguere i diversi oggetti presenti nella stanza. I computer sono sicuramente touch screen perché non ci sono tastiere. Avanzo tanto quanto basta per notare che c’è una specie di casco per la permanente attaccato ad un altro computer. Che diamine ci faranno con un casco per la permanente in un ospedale?

Sara non farti domande assurde. Cerca di capire piuttosto che ci fai tu in un ospedale. Tu che per fare le analisi del sangue aspetti di avere qualche grave malattia perché hai il terrore degli aghi. La vocina dentro di me mi fa ritornare sull’attenti. Continuo a guardarmi intorno. Nessuna libreria, nessun libro. È proprio vero allora che questi medici ormai non studiano più. Nessuna pergamena di laurea appesa alla parete, nessun quadro. Ok, questo presunto dottore non ha studiato, probabilmente non ama l’arte e…

Sento la porta che si apre dietro di me e una luce molto più forte per poco non mi acceca. Mi giro e vedo un signore che mi guarda e senza perdersi in chiacchiere mi dice – Bene signorina cominciamo. Signorina Sara giusto? – mi domanda con fare professionale e abitudinario.

Ecco questi sono i momenti in cui ci si chiede se, rispondendo di si, dici la verità o meno. Sono la signorina Sara? Ma soprattutto sono la signorina Sara che doveva incontrare lui?

Mi guardo i piedi e sembrano proprio i miei. Magri, lunghi come vermicelli. Si i miei piedi sono veramente così e ogni volta che li guardo mi chiedo se possano reggere il mio corpo. Non sono proprio una top model. Salgo con lo sguardo verso le gambe e sembrano le mie, ma la cosa che mi leva ogni dubbio sono le cosce. Si sono proprio le mie!

Delle sirene fortissime cominciano a suonare e non riesco a capire da dove provengono.

Driiiiin…apro gli occhi, istintivamente guardo davanti a me pensando di vedere il dottore e invece vedo una poltrona piena di vestiti e un comodino con sopra un biglietto.

Di chi sarà il bigliettino sul comodino?

  • Di una sua amica che le ricorda il caffè e la pillola post-sbornia (50%)
    50
  • Di qualcuno di misterioso con cui è stata la sera prima (33%)
    33
  • Di sua madre che le ricorda di andare dal dentista (17%)
    17
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37 Commenti

  • I miei complimenti, la tua storia funziona. L’idea di rendere Bridget Jones – la citazione nel titolo è perfetta – protagonista di una notte da leoni è molto interessante. Sara è divertente e folle, si merita davvero il paragone con la sua più illustre collega pasticciona; il tuo stile mi piace: scrivi bene, il tuo testo si legge facilmente. Stai solo attenta al modo in cui sviluppi le relazioni tra Sara e gli altri personaggi della storia, che, anche se sono solo secondari, devono essere vivi e ben caratterizzati. Detto questo, scelgo anche io la vodka e continuo a seguirti.

    • Ti ringrazio per i complimenti e per i suggerimenti che seguirò!! Bridget è da sempre stata un pò la mia eroina e questa storia la sta riportando indietro nel tempo a quando aveva vent’anni. Diciamo che io la immagino proprio così!
      Spero che continuerai a seguire la mia storia e spero di sorprendere te e gli altri lettori sempre di più!

  • Ho votato per il tizio incontrato la sera prima 🙂
    Mi piace l’attesa che crei con il semplice fatto che, in mezzo a quella gente, non possa aprire e ascoltare i messaggi vocali. Questo è un imprevisto; a mio parere ogni racconto dovrebbe vantare dei buoni imprevisti per mettere in difficoltà i personaggi.
    Dunque ci chiediamo: “Chissà cosa contiene quell’audio e a chi lo avrà inviato”. Ed è anche per questo che ho optato per il tizio conosciuto la sera prima e NON per il ragazzo a cui ha inviato l’audio: vorrei ritardare il più possibile la risoluzione del quesito appena posto, mi piacerebbe che il contenuto dell’audio fosse una rivelazione che ricomporrà – o quasi – l’intero puzzle, ma non adesso.
    Brava, continua così!

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