Il Trono degli Incipit

Dove eravamo rimasti?

Il decimo capitolo è alle porte. Quali toni vorreste fargli assumere? Drammatico (57%)

Ombre

Costanzo si protese verso lo specchio e cercò di dilatare il più possibile gli occhi. Ma gli occhi erano secchi e incollati. Nel voltarsi mise male un piede e crollò in terra.
– Pocco diavolo! – urlò.
– Sire? – la voce del servo veniva da dietro la porta della sua stanza.
– Sire un cazzo! Vien’ad azzammi!
Il servo era magro e aveva la faccia di un tonno. Lo avrebbe potuto spezzare con un grissino. Ci vollero altri due stronzetti per rimetterlo in piedi.
– Avete visto? Eh? – disse ghignante. – Non impotta se sono grossi, quando cadono fanno più rumore. Bboni! –
Passò i minuti seguenti a chiedersi che cazzo avesse detto. Ma in fondo era sempre così: la sera beveva, beveva, beveva. Forse beveva un po’ troppo e il mattino, o meglio il pomeriggio seguente, faticava a ragionare. Ma lui era il re, e quindi… Che cazzo gliene fregava, in fondo? Poteva dire quello che voleva e la gente, quell’insulsa plebaglia, avrebbe fatto ciò che lui ordinava.
Disse ai servi di esibirsi in una danza Casatchok fino allo stremo, e passò un buon quarto d’ora a sbellicarsi dalle risate.
Tornò alla realtà quando il capitano delle guardie, Amadeus, bussò alla porta per ricordargli ch’era atteso alle prigioni.

Le celle erano situate al di sotto del castello. In passato avevano ospitato alcuni tra i più temibili criminali di Uèsteroz, quali John Wayne Gacy e Annamaria Franzoni. E adesso, mentre scendeva gli ultimi gradini dell’ala ovest, si rese conto che gli prudevano le mani. Gli prudevano e non era colpa delle zanzare.
La guardia che lo scortava reggeva una lanterna che emanava una strana luce arancione. La luce fendeva il buio e rivelava i dettagli delle celle adiacenti. La sporcizia, l’infinita tristezza di cui erano sature. I pochi prigionieri che abitavano quegl’infami recessi erano ridotti a uno stato pietoso. Tutti gli altri erano morti da tempo.
“Mia moglie è qui sotto, tra queste bestie…”
– Siamo arrivati, sire…
– Lasciaci soli.
La guardia gli porse la lanterna, aprì il cancello e si fece in disparte. Costanzo esitò un attimo, poi varcò la soglia e richiuse il cancello alle spalle.
– Siete… Siete voi…? – La voce era rotta da qualche emozione che lui non riuscì a comprendere. Gli girava la testa, aveva ancora il sapore del vinoh in bocca, sul palato, ma sembrava andato a male. Sapeva di muffa. E tutte le parole parevano arrivare in ritardo al suo udito.
– Siete voi… – ripeté la voce. – Costanzo?
Sollevò la lanterna e l’abbassò di colpo. D’istinto. Il volto che aveva illuminato non si poteva definire un volto. “L’hanno torturata…”
Rimase così, con la luce bassa, ad aspettare l’ispirazione di un momento che, forse, non sarebbe mai giunto. Sentì una lacrima colare lungo la guancia destra.
– Mi dispiace – disse Barbara. – Sono mortificata…
Costanzo sollevò ancora una volta la lanterna. L’espressione di Barbara era indefinibile. No, questa volta sua moglie non avrebbe fatto smorfie. Tutto il suo viso era sfregiato e, qualunque fosse l’emozione che la traversava in quel momento, sarebbe rimasta celata sotto quegli strati di sangue e di sofferenza.
– Dimmi solo pecché – domandò lui. – Dimmelo.
– Io… Non ho fatto nulla… Quella guardia…
– Quella guaddia un cazzo! Quante bugie mi hai detto?
– Io vi amo, Costanzo!
“Come se non sapessi del nano”, pensò. Ora sentiva il sapore salato delle lacrime. “Quel fottuto nano che passa le notti con te. Non sono sempre così ubriaco da non accorgermi di questo”. E avrebbe aggiunto qualcosa come: “Muori, troia”.
Ma in fondo il suo cuore era tenero. Si dispiacque per molte cose. Per lo stato in cui versava la moglie, per il fatto che fosse stata torturata senza il suo consenso. Che fine avevano fatto le vecchie usanze? L’avrebbe dovuta calpestare lui. L’avrebbe dovuta prendere a schiaffi, a pugni, fino a strapparle la verità.
– Babbara…
– Sì? Ditemi!
– È finita.
E con questo si voltò, uscì dalla cella e si lasciò alle spalle il sotterraneo. E il pianto di Barbara d’Urson.

Più tardi, quando fu solo nella sua stanza, meditò se fosse il caso di togliersi la vita. Un cappio al collo? Lanciarsi da una torre? Ma come avrebbe potuto? Non ne aveva il coraggio.
Quando aprì il grande armadio, intenzionato a cambiarsi d’abito, rivelò l’orrore della notte scorsa: un corpo sfracellato e macchie di sangue ovunque.
“Ho fatto io questo…?” Ora ricordava. Quel dannato Pinguino continuava a cantare strofe senza un senso nel cortile del castello, così lui lo aveva invitato a salire e lo aveva riempito di botte. “Bisognerà pulire…”
All’improvviso sentì come una presenza nella stanza. Il sangue si gelò nelle vene. Un lungo brivido. Si voltò piano. Molto piano.
Dal camino aveva preso vita qualcosa. Fumo? Ombra? In quella sorta di fantasma riconobbe il volto della sua ultima moglie, Maria De Phil.
– Questa è stregoneria! – gridò. – Tu dovresti essere morta!
La forma parve sogghignare e parlò con voce atona: – Ti piacevebbe.
Un solo fendente, una lama incorporea lo trapassò al cuore. E Costanzo perse la vita oltre al collo.

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99 Commenti

  1. Ma il collo di Costanzo era un “collofit dinoerre”? E lei, la De Phil, ha detto: piacerebbe con la “erre” moscia?
    No, perchè conta. Accidenti se conta.
    🙂
    Bravo, acrobata della parola. Ti voglio leggere ancora, non sparire.

  2. Rispondo alla maniera di Josno’: “non lo so” xD

    Nono dai, seriamente, io opto per il drammatico, magari con la d’Uurson che fa una delle sue espressioni addolorate nel mezzo ahaha

    Al prossimo!

  3. Ho votato per la svolta horror ma solo per vedere all’opera il tuo genio irriverente con un genere che, almeno, fino a qui, hai solo sfiorato… Bello, bellissimo, spassosissimo… Mi spiace quasi essere arrivati alla nona. Aspetto con ansia e un pizzico di precoce nostalgia il prossimo e, ahime, ultimo episodio…

    • Grazie per i complimenti, Lou. Non avrei dato venti centesimi a questo racconto, e invece scopro con piacere che si fa piacere 🙂
      In quanto al finale… È dura, in effetti. Posso provare a completare il testo e chiudere ogni quesito lasciato irrisolto, oppure dividere la storia in due parti e usare una nuova sezione per approfondire e continuare le vicende con calma.
      Ci penserò in questi giorni, con la massima spensieratezza ovviamente.
      Grazie ancora per avermi letto fin qui 🙂

  4. Non fa ridere.

    Per imparare a fare battute intelligenti ti consiglio di iscriverti al forum di Spinoza.it (se non lo conosci è il miglior sito di satira in Italia) e incominciare a copiare gli utenti storici del sito. Io ci ho bazzicato per un sei mesi e ho la sensazione di fare battute più intelligenti adesso.

    • Grazie, non lo conoscevo ma approfondirò volentieri. Mi dispiace che non ti abbia nemmeno fatto sorridere; in verità questo non è il mio genere ma ho voluto fare un piccolo esperimento per cominciare su The Incipit. Siccome all’inizio era una roba buttata lì per caso, ammetto che dal primo capitolo agli ultimi si notino un po’ di differenze, almeno nella cura di alcuni dettagli. Alla prossima!

  5. I miei più sentiti (e divertiti) complimenti per la tua imperdibile saga. Un po’ Terry Pratchett e un po’ nonciclopedia… Ho votato per la tortura e la gogna (non oso immaginare quali terrificanti sofferenze dovrà sopportare il povero Schettino). Attendo impaziente il prossimo episodio…

    • Ciao Silvia, anche per me è un piacere.
      Se non ti chiedo troppo, ti andrebbe di argomentare il commento? Vorrei capire cosa ti infastidisce; se pensi che stia usando una storia già fatta e affermata per trarre un qualche genere di profitto ti posso assicurare che sei fuori rotta. Non ho bisogno di usare le idee altrui e chi mi conosce lo sa. All’inizio credevo che si potesse scrivere più di una storia per volta, così ho esordito con questo raccontino che sì, è una palese presa in giro di una saga che ormai è entrata nel pensiero collettivo. Probabilmente anche mia nonna conosce a memoria i simboli delle casate di Westeros. Sono convinto che sappia anche parlare in alto valyriano. Comunque, se vorrai spiegarmi la natura del commento io sarò qui ad ascoltare!

        • Allora ci siamo fraintesi! Credimi, fino al tuo primo commento non avevo idea dell’esistenza di un fantasy/humor. Quando ho letto Milf Italy ho sorriso nel ritrovare il nome di Lele Mora, ma si tratta comunque di due ambientazioni del tutto diverse.
          Il mio incipit nasce sulla piattaforma 20lines (amici liners potranno confermare) e l’idea era quella di riproporlo e testare l’esperimento con le opzioni finali di ogni capitolo. Lo sto scrivendo solo per far divertire chi ha cominciato a leggerlo ed è chiaramente indirizzato a chi sa orientarsi un poco nel mondo di Westeros. I personaggi dello spettacolo e della politica sono un tratto comune ma, converrai con me, sono i primi elementi a cui pensiamo se vogliamo far ridere. A me scappa da ridere, se m’immagino Maurizio Costanzo seduto sul trono di spade.
          Spero di averti convinta, poiché davvero copiare un’idea è l’ultima delle cose che farei – specie appena arrivato su questo sito.
          È molto più probabile che ti offra un caffè… Pace? ^_^
          Credimi, fino al tuo primo commento non avevo proprio aperto Milf Italy. Abbiamo Lelemor di Arcor in comun

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