Il Trono degli Incipit

Dove eravamo rimasti?

Quale sarà la reazione di Josno'? Josno' trova la forza per reagire e riesce a dare l'allarme. (100%)

Tre suoni di corno

Fabrice non era mai stato un vero guerriero. Sotto lo sguardo truce e quel tono di voce che faceva impallidire la notte, si celava un carattere più ponderato, incline al semplice menefreghismo e al sano far nulla.
Gli avevano sempre dato dell’opportunista, ma lui non se n’era mai dispiaciuto. In fondo, si trattava di una delle innumerevoli doti della casata Corona. “Corona non perdona” era il motto che si tramandava da generazioni: essi erano stati i custodi di una bizzarra tecnologia che tutti invidiavano. Tramite l’uso di complicate apparecchiature, i Corona erano gli unici a saper manipolare la luce per imprimere immagini sulle pergamene. Ad Alto Scrittoio si era decantato il prodigio di questa pratica, quasi fosse magia. Almeno finché i Corona non avevano cominciato a usarla per scopi meno… leciti.
Tutti gli alfieri erano stati incaricati di catturare le immagini più scandalose dei Sette Regni. I bersagli più ambiti erano stati i lord e le lady delle famiglie più prestigiose; i Corona avevano fatto di tutto pur di acchiappare i momenti imbarazzanti delle loro vite. E Fabrice non aveva fatto eccezione: dopo aver stretto un patto con lord Lelemor di Arcor – un tizio alquanto losco che, tutto sommato, lo riempiva di dragoni d’oro come se non vi fosse un domani – si era recato a Grande Infermo. Qui aveva colto in flagrante due personaggi ben noti al continente intero: Janni e Pinotta. I due se la stavano spassando non poco e così Fabrice aveva pensato: “Sarebbe un peccato non avere un ricordo di questo momento”.
Be’, quella singola istantanea di pergamena gli era costata l’esistenza intera. Di fronte alla corte suprema, là dove un uomo dalle sembianze di un cinghiale tracannava vinoh e sedeva sul Trono degli Incipit, gli era stata concessa una scelta: “Vai alla barriera e prendi il nero, oppure muori agonizzante tra le fiamme di R’hllor, mentre tentacoli di Cthulhu si fanno strada nelle tue membra polverizzate”.
In realtà Fabrice non aveva mai capito cosa intendessero per “prendere il nero” ma, di fronte a quelle due opzioni, non ci aveva riflettuto poi molto.
Ed eccolo qui, in un posto freddo e inospitale che “mannaggia ai sette diavoli era meglio se me ne stavo a casa quel giorno.”
Lui non aveva intenzione di allenarsi con la spada, così gli affidavano mansioni più stimolanti, quali sfamare i piccioni, pulire le gabbie dei piccioni, imparare a leggere e via discorrendo.
“Avrai un futuro come Archivista” gli disse una volta un vecchio cieco che non aveva ancora capito chi fosse.
“Ci si vede” gli aveva risposto lui.
Quel giorno stava pulendo per l’ennesima volta una gabbia con un panno imbevuto di aceto – ancora un poco e si sarebbe potuto dire che brillasse – quando un suono fortissimo squarciò il suo udito e quello di tutta la fortezza. Era un corno da guerra, nessun dubbio.
“Aspetta, aspetta” pensò. “Un suono di corno sono compagni che tornano, due suoni di corno sono nemici che arrivano…”
Il corno suonò una seconda volta, facendosi strada attraverso la pietra e gettando l’intera milizia nel panico. “Bimbiminchia?”
Nel cortile, gli addestramenti si interruppero di colpo. Le urla si mischiarono al suono del ferro. Gli arcieri si muovevano come insetti impazziti lungo la muraglia.
Il corno suonò ancora, questa volta più forte. E più a lungo.
“Per i Sette infermi…” Fabrice deglutì. “Tre suoni di corno… Estronzi in arrivo.”

Si catapultò fuori dalla torre, scendendo i gradini a tre a tre. Tutti i volti di quei compagni in nero non gli dicevano nulla, in quel momento. Lui desiderava solo mettere in salvo la pelle e, possibilmente, le palle.
– Ehi tu! Confratello! – gli urlò qualcuno.
– Soreta – rispose lui scivolando in un vicolo buio della fortezza e calandosi da una scalinata ripida. Batté un ginocchio e imprecò, schiuse una pesante porta di legno rinforzato e se la chiuse alle spalle.
Espirò tutta l’aria che aveva nei polmoni. Si trovava in una cantina, uno spazio angusto illuminato a malapena da una lanterna. La fiamma era in via di estinzione. Decise di bloccare l’unico ingresso con un’asse di legno e, per sicurezza, piazzò anche un tavolo di fronte alla porta. Adesso era al sicuro, ma certo.
Attese così, in silenzio. Non poté fare a meno di ascoltare i rumori di una battaglia che forse era alle porte, forse si era già introdotta nella fortezza.
“Gli Estronzi…” Cosa poteva averli risvegliati dal sonno eterno? Qualcuno aveva spezzato l’incantesimo, oppure chiunque fosse di turno alla barriera doveva essersi sbagliato. “Non possono essere loro, no.”
All’improvviso si accorse di non essere solo nella cantina. Urlò.
Una figura magra e spettrale attendeva nel mezzo della stanza e ghignava.
– Che cosa… Cosa vuoi da me? – Fabrice si rannicchiò contro la parete.
– Io sono un emissario. Voglio che tu apra l’ingresso della fortezza per i miei compagni.
– Voi… Gli Estronzi…
– Stronzo sarai tu, se non apri quella dannata porta. E ti farò molto male se non mi darai retta, credimi…

Come reagirà Fabrice Corona?

  • Fabrice se la fa nei calzoni. (29%)
    29
  • Fabrice capisce che non può nulla e asseconda il nemico. (14%)
    14
  • Fabrice trova l'impeto per contrastare il nemico. (57%)
    57
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99 Commenti

  1. Ma il collo di Costanzo era un “collofit dinoerre”? E lei, la De Phil, ha detto: piacerebbe con la “erre” moscia?
    No, perchè conta. Accidenti se conta.
    🙂
    Bravo, acrobata della parola. Ti voglio leggere ancora, non sparire.

  2. Rispondo alla maniera di Josno’: “non lo so” xD

    Nono dai, seriamente, io opto per il drammatico, magari con la d’Uurson che fa una delle sue espressioni addolorate nel mezzo ahaha

    Al prossimo!

  3. Ho votato per la svolta horror ma solo per vedere all’opera il tuo genio irriverente con un genere che, almeno, fino a qui, hai solo sfiorato… Bello, bellissimo, spassosissimo… Mi spiace quasi essere arrivati alla nona. Aspetto con ansia e un pizzico di precoce nostalgia il prossimo e, ahime, ultimo episodio…

    • Grazie per i complimenti, Lou. Non avrei dato venti centesimi a questo racconto, e invece scopro con piacere che si fa piacere 🙂
      In quanto al finale… È dura, in effetti. Posso provare a completare il testo e chiudere ogni quesito lasciato irrisolto, oppure dividere la storia in due parti e usare una nuova sezione per approfondire e continuare le vicende con calma.
      Ci penserò in questi giorni, con la massima spensieratezza ovviamente.
      Grazie ancora per avermi letto fin qui 🙂

  4. Non fa ridere.

    Per imparare a fare battute intelligenti ti consiglio di iscriverti al forum di Spinoza.it (se non lo conosci è il miglior sito di satira in Italia) e incominciare a copiare gli utenti storici del sito. Io ci ho bazzicato per un sei mesi e ho la sensazione di fare battute più intelligenti adesso.

    • Grazie, non lo conoscevo ma approfondirò volentieri. Mi dispiace che non ti abbia nemmeno fatto sorridere; in verità questo non è il mio genere ma ho voluto fare un piccolo esperimento per cominciare su The Incipit. Siccome all’inizio era una roba buttata lì per caso, ammetto che dal primo capitolo agli ultimi si notino un po’ di differenze, almeno nella cura di alcuni dettagli. Alla prossima!

  5. I miei più sentiti (e divertiti) complimenti per la tua imperdibile saga. Un po’ Terry Pratchett e un po’ nonciclopedia… Ho votato per la tortura e la gogna (non oso immaginare quali terrificanti sofferenze dovrà sopportare il povero Schettino). Attendo impaziente il prossimo episodio…

    • Ciao Silvia, anche per me è un piacere.
      Se non ti chiedo troppo, ti andrebbe di argomentare il commento? Vorrei capire cosa ti infastidisce; se pensi che stia usando una storia già fatta e affermata per trarre un qualche genere di profitto ti posso assicurare che sei fuori rotta. Non ho bisogno di usare le idee altrui e chi mi conosce lo sa. All’inizio credevo che si potesse scrivere più di una storia per volta, così ho esordito con questo raccontino che sì, è una palese presa in giro di una saga che ormai è entrata nel pensiero collettivo. Probabilmente anche mia nonna conosce a memoria i simboli delle casate di Westeros. Sono convinto che sappia anche parlare in alto valyriano. Comunque, se vorrai spiegarmi la natura del commento io sarò qui ad ascoltare!

        • Allora ci siamo fraintesi! Credimi, fino al tuo primo commento non avevo idea dell’esistenza di un fantasy/humor. Quando ho letto Milf Italy ho sorriso nel ritrovare il nome di Lele Mora, ma si tratta comunque di due ambientazioni del tutto diverse.
          Il mio incipit nasce sulla piattaforma 20lines (amici liners potranno confermare) e l’idea era quella di riproporlo e testare l’esperimento con le opzioni finali di ogni capitolo. Lo sto scrivendo solo per far divertire chi ha cominciato a leggerlo ed è chiaramente indirizzato a chi sa orientarsi un poco nel mondo di Westeros. I personaggi dello spettacolo e della politica sono un tratto comune ma, converrai con me, sono i primi elementi a cui pensiamo se vogliamo far ridere. A me scappa da ridere, se m’immagino Maurizio Costanzo seduto sul trono di spade.
          Spero di averti convinta, poiché davvero copiare un’idea è l’ultima delle cose che farei – specie appena arrivato su questo sito.
          È molto più probabile che ti offra un caffè… Pace? ^_^
          Credimi, fino al tuo primo commento non avevo proprio aperto Milf Italy. Abbiamo Lelemor di Arcor in comun

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