Un autobus di rifugiati.

Selenio.

Un autobus semivuoto è ciò che Selenio vede. La prima location della sua nuova vita. Venti anni e una relazione abusiva alle spalle, una sera ha preso il suo zainetto  del liceo, l’ha riempito il più che potesse con vestiti, scarpe ed effetti personali, ha stampato un bacio umido sulla guancia della madre e se n’è andata. Lontano.

Negli ultimi anni l’odio che aveva nei confronti della sua città natale era un po’ svanito, in parte perché era maturata (anche se faceva ancora fatica a non rispondere “sedici” quando le veniva chiesto quanti anni avesse), in parte grazie ad Alessandro. Ah. Alessandro.

Selenio rivede nella sua mente la scena della litigata – l’ultima di tante altre. Alessandro che la prende per i capelli e la costringe a guardarlo negli occhi. Alessandro che le sorride mentre lei piange e non riesce a respirare e si sente morire. Alessandro che le sorride sempre, perché – finalmente Selenio ce la fa ad ammetterlo – lui prova piacere nel vederla soffrire. Un piacere malato che lei non era mai riuscita a capire.

Tutto era iniziato come una cosa strettamente sessuale. Nonostante Selenio trovasse strano fare certe cose, non aveva obiettato. Lo fa un sacco di gente no?

Poi la cosa era degenerata, e Alessandro – nove anni più di lei e un faccino da diciottenne – aveva iniziato ad ingelosirsi ogni volta che lei scambiasse due parole con un amico, e ogni volta che la gelosia aveva la meglio sulla ragione, volavano ceffoni.

Selenio non aveva mai pensato che ciò potesse accadere proprio a lei. È una di quelle cose di cui senti parlare in tv, ma che vedi sempre lontana dalla tua realtà. E invece eccola in bagno a tamponarsi la guancia rossa con un panno umido. Ora lo lascio, giuro che lo mando a quel paese.

E  lui tornava sempre, dopo aver passato qualche ora al bar sotto casa. Tornava e le chiedeva scusa, le faceva del tè al mirtillo e le stampava mille baci sulle labbra. E lei si sentiva a casa. Ci provava a restare concentrata. Ma poi il profumo di Alessandro le inebriava i sensi. Profumo di casa. E lei – scema – non si opponeva ai suoi baci. Non faceva l’incazzata per qualche ora, giusto per fargli capire che volendo, lei se ne sarebbe potuta andare in qualsiasi momento.

Poi ovviamente successe quel che successe, quella sera. Due giorni fa. Lui era tornato ubriaco, prima del solito, perché al bar i suoi amici gli avevano raccontato che lei “andava in giro la notte con la gonna da zoccola”.Era incazzato nero. Furioso. E ha iniziato a tirare cose, a strattonare Selenio per i capelli. Il tutto sorridendo. E lei mentiva a se stessa, per nascondere la sua debolezza. Non riusciva ad allontanarsi da lui, nonostante le botte. Si ripeteva che era normale che egli perdesse la pazienza. Lo fanno tutti. Lo conosceva dalle medie ed era sempre stato un bravo ragazzo. Stava solo attraversando un brutto periodo.

Però stavolta aveva esagerato. Era ricoperta da lividi violacei. Pugni e calci. E lei aveva preso il suo zaino, era andata a casa della madre per salutarla, e sticazzi dell’università. Lei voleva andare in Scozia. Proprio al nord. Là c’era la zia, che l’avrebbe ospitata di sicuro. E quindi era salita sul pullman. 

 La mamma sapeva che sarebbe successo, prima o poi. Sapeva –inconsciamente- che avrebbe visto, un giorno, sua figlia fare i bagagli coperta da lividi. Lo sapevano tutti. Lo sapeva la sua migliore amica, lo sapeva la vicina di casa che faceva finta di annaffiare le piante ogni volta che sentiva delle urla. Lo sapevano tutti! Selenio si ripeteva questa frase nella mente.

Non riusciva a capacitarsi del fatto che tutti sapevano della sua situazione, ma nessuno l’aveva aiutata. È così che fanno le brave persone no? Si accorgono delle cose brutte. Si ripropongono di non immischiarsi negli affari di coppia. Poi vanno in chiesa, si confessano e pregano che la ragazza riesca a trovare il coraggio di lasciare il fidanzato. Li guardano da lontano. “ Se si spinge troppo in là, intervengo”. Ma non lo fanno mai. Le uniche cose che fanno sono parlarne preoccupate alle amiche, e andare in chiesa per liberarsi dei sensi di colpa. Sono ignavi. Se guardate bene nell’Antinferno vedrete quel gruppo di signore, quella vecchia che osserva i due senza fare nulla, la madre di Selenio, vedrete tutti.  Però loro vanno in chiesa, quindi non c’è da preoccuparsi, no? E invece Selenio c’era finita lo stesso sul pullman. C’era finita ricoperta di lividi.

Però ormai è li. Sana e salva, Più o meno.

 Si guarda intorno. Sembra un pullman di rifugiati. Forse lo è.

C’è un signore alto, capelli ricoperti di gel, camicia a rombi e pantaloni cachi. Dondola avanti e dietro sui piedi e fissa l’uscita.

C’è una ragazza. Ha dei bei capelli e Selenio ha voglia di accarezzarli e stampare un bacio sulle sue guance paffute.

Selenio si guarda intorno. È tutto come nei film. L’inizio di una nuova vita. Se fosse in un film ora partirebbe una canzone. Selenio guarda fuori e cerca di immaginarlo. Ma l’unica cosa che sente è una voce squillante. “Selenio?!”.

Chi ha riconosciuto Selenio?

  • una bambina (20%)
    20
  • un'amica della madre (20%)
    20
  • un suo professore universitario (60%)
    60
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16 Commenti

  • La tua storia mi ricorda il primo romanzo che ho scritto, poco più grande di te.
    S’intitolava “Autobus” e in realtà erano quattro racconti che partivano da quattro personaggi in viaggio sullo stesso autobus.
    E siccome mi piace questa idea di dieci personaggi per dieci capitoli voto il saluto, che mi sembra lasciare più spazio al nuovo venuto.
    Per ora bravissima e benvenuta su THe iNCIPIT!

  • Eh, purtroppo le relazioni morbose fanno soffrire. E’ una triste realtà. Spero veramente che la protagonista riesca a rifarsi una vita.
    Mi è piaciuta l’idea di partenza del racconto e anche la descrizione dell’omertà della gente che sta intorno ma non interviene.
    Sono curiosa di conoscere il seguito! A presto.

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