Un autobus di rifugiati.

Dove eravamo rimasti?

Chi ha riconosciuto Selenio? un suo professore universitario (60%)

Domiziano.

Un autobus semivuoto è ciò che Domiziano vede. La prima location della sua nuova vita.

Si guarda intorno e forse si pente un po’ di non aver salutato la sua compagna. Le ha lasciato un biglietto sul frigorifero, sotto la calamita a forma di Coca-Cola.

Era la calamita di Francesca, prima che partisse. Ora era la calamita delle cose importantiSe quindi era necessario comprare del cibo prima di una cena fra colleghi, Domiziano scriveva la lista della spesa su un post-it rosa e  lo attaccava al frigo con la calamita a forma di Coca-Cola. Elena faceva lo stesso quando aveva un appuntamento dall’estetista o dal parrucchiere. A Domiziano non piaceva vederla rientrare nello stereotipo della donna mantenuta dal compagno, che vive per andare dal parrucchiere e scambiarsi pettegolezzi con le amiche. Beh prima non era così. Poi qualcosa era andato storto, evidentemente.

Dopo la morte della moglie, la madre di Francesca, Domiziano non riusciva più a concentrarsi su niente: non sulla sua vita, non su sua figlia. Poi, un po’ come l’Alighieri dopo la morte di Beatrice, aveva trovato conforto nella filosofia. Aveva iniziato a leggere Nietzsche, Dostoevskij e Kierkegaard di nuovo. Aveva riletto i Fratelli Karamazov, le Notti Bianche. Aveva riletto l’Arte di Amare e aveva rispolverato la passione e l’amore e la curiosità che lo avevano spinto in primis a laurearsi in filosofia. Poi aveva conosciuto Elena, neo-laureata in filosofia a sua volta, e qualche anno in meno di Domiziano. Si erano incontrati ad una serata di poesia in un bar, avevano scambiato due parole, e tre ore dopo erano sul divano a casa di Domiziano a discutere su quanto fosse cinico Machiavelli, mentre Francesca dormiva.

L’incontro con Elena era stato per Domiziano come l’aprire una finestra nella camera da letto dopo un mese di temperature sotto zero, e vedere il sole filtrare fra le foglie, e sentire l’aria tiepida accarezzare la propria pelle. Anzi no, meglio. Sentire anche il profumo di caffè dalla cucina, aprire le tende, chiudere gli occhi, e lasciare il resto del lavoro ai sensi.

Peccato che non era lo stesso per Francesca. Ma Domiziano non ci aveva fatto molto caso. Sapeva che tutto questo sarebbe durato solo quattro notti, e che al mattino la sua bella Nastjen’ka sarebbe corsa via. O peggio. Non sarebbe corsa dall’uomo dei suoi sogni, niente di tutto ciò: sarebbe rimasta al suo fianco, a morire lentamente. E lui l’avrebbe guardata morire, e avrebbe voluto farlo anche lui. Morire metaforicamente, s’intende. L’unica amara consolazione era che la sua vita non aveva come sfondo la Neva delle notti bianche. Niente San Pietroburgo. Niente notti bianche. “Consolazione”.

I due avevano deciso tuttavia di convivere: Domiziano aveva iniziato a lavorare come professore universitario ed Elena restava a casa. Ogni giorno preparava il pranzo per Francesca, quando tornava da scuola, e per Domiziano. Ogni giorno gli allentava la cravatta e gli stampava un bacio umido sulle labbra. La solita routine.

E a quel punto qualcosa era cambiato. Francesca era maturata, Elena era invecchiata e il loro amore reciproco non era cresciuto nemmeno un po’. Francesca aveva iniziato a trattare il padre in modo freddo (lo vedeva come un estraneo: aveva tradito la madre, lei pensava), i litigi fra lei ed Elena erano sempre più frequenti, e l’unica cosa che Domiziano volesse, era vedere le due persone più importanti della sua vita amarsi. Ma Francesca era giovane, vent’anni, e non aveva intenzione di passare la sua vita a cercare di riconciliarsi con Elena, che , dal canto suo, non vedeva la figliastra di buon’occhio. E quindi si era trasferita al nord. Nascosta in mezzo alle Alpi.

E Domiziano la sta andando a trovare. E spera non sia fredda e distaccata di nuovo, nei suoi confronti.

Fredda e distaccata, come si sta comportando Selenio.  

Lui l’aveva riconosciuta. Assomigliava vagamente a Francesca. L’aveva notata a lezione ed era sempre sorridente, solare, disposta ad aiutare tutti. Ed ora guarda fuori dal finestrino, e gli risponde a monosillabi.

Decide di sedersi vicino a lei: non è di molte parole questa sera, ma è l’unico viso familiare in mezzo ad un autobus di sconosciuti. Lei lo fissa, però, come se volesse chiedergli con quale coraggio si stesse sedendo lì vicino a lei. Non lo guarda in modo arrogante, né infastidito, ma lascia intendere che non è proprio in vena di parlare. 

“Tutto a posto?”

Domanda retorica. Si vede lontano da due metri che nulla è a posto. Domiziano nota un livido sulla spalla destra.

“Tutto okay”.

Poi si voltano entrambi verso l’entrata.

La portiera dell’autobus si apre, ed una persona alquanto bizzarra sale, scruta i passeggeri uno ad uno, e guarda Domiziano dritto negli occhi. 

Cosa fa Domiziano?

  • Chiede agli altri chi sia il nuovo passeggero. (0%)
    0
  • Si alza e saluta un po' intimorito il nuovo passeggero. (60%)
    60
  • Convince Selenio a raccontargli cos'è successo, ignorando il nuovo passeggero. (40%)
    40
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16 Commenti

  1. La tua storia mi ricorda il primo romanzo che ho scritto, poco più grande di te.
    S’intitolava “Autobus” e in realtà erano quattro racconti che partivano da quattro personaggi in viaggio sullo stesso autobus.
    E siccome mi piace questa idea di dieci personaggi per dieci capitoli voto il saluto, che mi sembra lasciare più spazio al nuovo venuto.
    Per ora bravissima e benvenuta su THe iNCIPIT!

  2. Eh, purtroppo le relazioni morbose fanno soffrire. E’ una triste realtà. Spero veramente che la protagonista riesca a rifarsi una vita.
    Mi è piaciuta l’idea di partenza del racconto e anche la descrizione dell’omertà della gente che sta intorno ma non interviene.
    Sono curiosa di conoscere il seguito! A presto.

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