Un’anonima estate bollente

Dove eravamo rimasti?

Che tipo sarà il signor Mantinacci? Simpatico, ma cretino (60%)

Una grande pensata

Il tragitto è lungo: c’è d’aspettare, dunque. Nel frattempo, vi racconto alcune cose del nostro protagonista; in verità, sono quisquilie forse trascurabili… però non si sa mai: nel dubbio è bene approfondire! Pare sia molto intelligente (non ho mai indagato) e molto erudito (è un quasi autodidatta, perché è un non-laureato – è stata una scelta dovuta, figlia della giusta abdicazione dal ruolo di fuori corso cronico), anche antipatico e supponente, arrogante indubbiamente. Tuttavia gli si perdona tutto, perché ha un cuore buono e soprattutto è un tipo d’altri tempi con antichi valori. Probabilmente quest’ultima peculiarità deve aver conquistato Nadia che lo sopporta da un bel po’ di anni. Sono una coppia affiatata sentimentalmente e lavorativamente. E non è un particolare da poco: Michele non lavora bene con nessuno e un probabile gruppo è sempre un invito ad un proposito di tirannia. Nadia, però, non si fa mettere in piedi in testa dal fidanzato: è una donna forte e indipendente intellettualmente. Sicchè, in principio, non lo voleva e solo dopo ha ceduto: complice un disastro sentimentale che ha portato alla nascita di un sincero amore… Non posso continuare, abbiate pazienza: il treno è giunto a destinazione. Il tempo è tiranno e bisogna marciare. La stazione è un forno micidiale, che distrugge le energie dei passeggeri smarriti dal trambusto della vita: non c’è scampo alcuno di salvezza per nessuno, nemmeno per Michele vittima consapevole del meccanismo della routine, che lo coglie ormai preparatissimo da un paio d’anni. Stavolta la consuetudine l’ha sorpreso con un’improbabile novità dell’accoglienza inedita dell’editore – anche autista per l’occasione – che gli catapulta una prospettiva di proposte e aspettative varie: «Dobbiamo riformare tutto. Bisognare rivoluzionare i palinsesti ed io parlo di tutt’e due.» La lagna è sempre quella: il disco ormai ripassa ininterrotto. Sono anni che il capoccia propone una rivoluzione che – dopo varie ipotesi di cambiamento – respinge prontamente.  Michele è abituato alla cosa, perché dopo trecento idee (sui programmi e sui contenuti) di rinnovamento buttate nel cestino,uno ci si abitua tranquillamente. E’ la classica improvvisata che dura il tempo di una mezza giornata, tant’è che Michele cambia subito discorso: «Ma com’è sto Mantinacci?»

«Simpatico, scherzoso, sa contare pure le barzellette, ma è piombo puro e pure un po’ cafone. Però è ‘nu bravo cristiano» Tutto sommato ha ragione: Mantinacci, dopotutto, è una brava persona. In verità, questa dichiarazione, sembra una contraddizione con un recente problema con la GDF per dei bilanci sospetti… ma è un’altra storia che poco c’entra con il caro Michele, il quale deve sopportare le assurde proposte dell’apologeta della cozza: «Per me, si va ad una mia pescheria e si inquadra tutta bella. Mi ha capito? La dovete inquadrare bella e non brutta, non si deve sentire la puzza della pescheria»

«Ma, in tv, la puzza non si sente.»

«No signore, si sente. Quella è la cosa psicologica subliminata, dove se tu la inquadri brutta ti viene la psicologia della puzza. E senti il pesce puzzolente e te lo immagini, così quello che guarda alla televisione dice “Madonna che puzza! Come puzza sto pesce schifoso!” e alle pescherie mie non ci va più. Quindi ci fate l’inquadratura bella con la voce dietro…»

«Dietro? Ah la voce fuori campo… il commento» – e nel mentre, Michele riceve un sms dall’editore: “La riunione è alle 16 e 30. Mi raccomando, puntualità”.

«Eh si, il commento. Oh mi raccomando, voglio una bella voce squillante da uomo, da donna non me piace. Quindi per la pescheria facciamo così. Mentre invece, per le cozze che vendo ai supermercati dobbiamo fare una cosa più lunga, perché ci sono le cozze surgelate, le cozze in vaschetta fresche e poi la linea nuova di pasta con le cozze già pronta, che in due minuti te la riscaldi ed è buona.»

«Interessante, beh allora si potrebbe…»

«La giriamo in un supermercato, di un fornitore amico mio e ci chiamiamo a Giorgio Mastrota che mi fa una grande pubblicità per le cozze, che così informiamo le persone, che se vanno al supermercato trovano le cozze mie quelle buone. E ci possono fare pure gli spaghetti già pronti se non hanno tempo, che non ci vuole niente: cinque minuti in padella, girati.»

«Scusi, ma lei vuol fare tutto questo con duemila euro soltanto? La pescheria, le cozze nei supermercati, vuole pure Mastrota!» – Michele lascia fare, seppure resta il desiderio di dominare il tutto con una sua idea, poiché le pensate altrui non gli piacciono. Mantinacci, dal canto suo, sembra convinto fino ad un certo punto. Una cosa è certa: duemila euro sono pochi.

Michele riuscirà ad alzare il budget delle varie promozioni?

  • Riuscirà a cambiare le cose a suo piacimento (0%)
    0
  • No (0%)
    0
  • Si (100%)
    100
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5 Commenti

  1. Ciao e benvenuto!
    Direi che il tipo sarà intelligente… ritengo che cretineria e ignoranza con si sposino con “affari e imprenditoria”… 😉
    In quanto all’incipit, mi è piaciuto e ho scelto di seguirti. Anche per capire meglio, nei prossimi episodi, dove vuoi portarci, poichè questo era un po’ contorto…
    A presto!

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