‘E mille culure e mille paure… (Di mille colori e mille paure)

Dove eravamo rimasti?

In cui facciamo un giochino: chi è l'assassino? Zeppolella (37%)

In cui “... e tu saje ca nun si’‘ sulo!“

L’auto di De Cimma era parcheggiata davanti al cancello della villa, di traverso, come se l’avesse abbandonata di gran fretta.

Zeppolella smontò dalla Uno e sfilò la pistola dalla fondina incastrata tra le natiche.

“E’ aperto!”

Spinsi il cancello verso l’interno: la villa era al buio.

“L’auto di Greco!” dissi indicando il SUV parcheggiato nel viale.

Zeppolella si portò l’indice al naso e mi fece segno di anticiparlo.

Raggiunsi il portone di corsa.

“E’ socc…”

Uno schianto, ceramiche frantumate.

Spalancai la porta e aggredii la rampa di scale.

Sbucai in un salone tutto vetrate, affacciato su un profilo di luna incipriato.

Davanti a me c’erano due figure, ombre cinesi contro il cielo stellato.

“Fermi!”

Sentii la mano rassicurante di Zeppolella sulla spalla e, un istante dopo, un fascio di luce fredda illuminò la scena.

De Cimma e Greco erano l’uno di fronte all’altro, come pupi pronti a darsele.

De Cimma teneva la pistola puntata alla testa di Greco.

“Doc abbassi la pistola!”

Cercai di dare un tono perentorio alla voce, ma ne uscì un suono acuto, da casalinga isterica.

“L’ha uccisa lui!” accusò De Cimma gelido.

“L’amante di Maria Capuano era lei!”

“Sì, ero io!” ammise De Cimma. “Maria si era appena trasferita in quel palazzo e io andavo lì… per delle sedute.”

“Ora ricordo: nella lista degli inquilini c’era un certo Dr. Gori, uno psicologo!”

“Sì, lo studio era di Gori, ma aveva anche un associato, vero Dottore?”

Greco fece ripetutamente di sì con la testa, come uno di quei pupazzetti macrocefali che si mettono sui cruscotti delle auto.

“Lavoravo lì… ma non ho ucciso Maria, la conoscevo appena.”

La voce era rotta dall’ansia e dalla paura.

“Buciardo!” sibilò De Cimma spingendo più avanti la pistola.

“Dobbiamo arrestarlo, trovare le prove e…”

“Nun servono prove!”

Fu come assistere a una scena al rallentatore, vidi il grilletto retrocedere, poi Zeppolella mi spinse via come un sacco di patate e sparò.

De Cimma volò contro la vetrata.

Per un istante pensai che l’avrebbe mandata in frantumi… Die Hard.

Ma non accadde nulla del genere.

Si udì solo un tonfo secco.

Poi il corpo di De Cimma scivolò lungo il vetro e si accasciò sulla moquette.

Lasciai cadere la pistola e corsi verso di lui.

“E’ vivo! Zeppolè chiama un’amb…”

Un colpo di pistola mi esplose nelle orecchie.

Zeppolella cadde sulle ginocchia, un foro di proiettile tra gli occhi sbarrati, la bocca socchiusa in una ‘O’ di stupore.

Alzai lo sguardo verso Greco.

Teneva la pistola fumante ancora puntata davanti a sé.

“Che ha fatto?”

“Io? Niente!” ribatté lui allargando le braccia “E’ stato De Cimma: è venuto qui per difendere il suo segreto, ma voi, da bravi poliziotti, l’avete intuito e avete provato a fermarlo. Peccato che lui fosse poco propenso a farsi arrestare. C’è stata una sparatoria e vi siete ammazzati a vicenda: The End!”

“Ha ucciso lei Maria!”

Il Dr. Greco infilò la punta della lingua tra i mustacchi e e strofinò la canna della 92 contro la tempia… Joker!

“Venne da me in lacrime, la feci accomodare e le preparai una tisana. Mi raccontò che avevano fatto l’amore e, poi, che aveva preso per lui una rosa rossa, l’unica che avesse mai coltivato, il simbolo dell’amore puro, un amore che non aveva mai conosciuto. Solo che lui non indossava i suoi preziosi occhiali ambrati e alla vista del rosso aveva reagito come un toro: l’aveva colpita ed era scappato via!”

“Aveva pianificato tutto!”

Naturally, lei sarebbe venuta da me e io sarei stato la sua consolazione!”

“Bastardo!”

Greco agitò la testa come per ricacciare indietro i ricordi.

“Si mise a fare stronza. La presi di forza, solo che continuava ad agitarsi. Le spinsi la rosa in gola. Aveva un collo esile, da ballerina. Mi si spezzò tra le mani come un ramo secco.”

“E poi nascose il corpo nei sotterranei!”

“All’epoca la Filiale era solo un cantiere. E ora…”

Bang!

Restai con gli occhi chiusi per un istante ancora.

Cosa avrei visto quando li avrei riaperti. San Pietro? Il Diavolo? Un harem di vergini semi-nude?

“Tonino? Che fai qui?”

“Mi ha chiamato Zeppolella: ha detto che dovevo venire a casa di Greco, solo che io stavo a Ceprano a fa’ nu servizio.”

“Devi chiamare un medico, De Cimma è ferito e Zeppolella è…”

“Sì, lo so!”

*

De Cimma rientrò in servizio un anno dopo.

Io e Tonino facevamo coppia fissa adesso e lui fu costretto a trovarsi un nuovo autista.

Non parlammo più dell’accaduto, ma il 7 Gennaio 2015, il giorno dei funerali di Pino Daniele, ci ritrovammo fianco a fianco in Piazza del Plebiscito.

Mi degnò di un’occhiata cortese, ma tacque, lasciando al silenzio il compito di raccontare il resto.

C’erano più di 50 mila persone quella sera e ciascuno di loro era lì col proprio silenzio.

Erano tutti orfani di un Dio Minore, ma erano così in tanti a sentirsi soli che finivano per farsi compagnia.

Non erano solo le bocche a tacere, persino i cuori sembravano aver sospeso i battiti.

Poi una melodia incorniciò quel silenzio e migliaia di voci intonarono all’unisono le parole di una canzone…

Napule è mille culure, Napule è mille paure, e tu saje ca nun si’ sulo…

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264 Commenti

  • L’ho letto tutto d’un fiato: delizioso. Scritto con maestria, no, maestria suona freddo, con reale e genuino talento, estro si diceva anni fa.
    Davvero. La storia, l’atmosfera, i luoghi, i personaggi, il linguaggio: tutto di altissimo livello.
    Ma siccome mi hai detto che apprezzi le critiche ne ho due, infinitesimali:
    la scena della rivelazione del colpevole, l’ho trovata un po’ già vista e appiccicata lì, non so, come in uno dei tanti gialli americani che si leggono d ‘estate. Tutti i nodi vengono al pettine in due minuti, con gelosia bramosia e psicanalista cattivo e manipolatore. Ma credo che tenga soprattutto alla necessità di concludere nel poco spazio a disposizione, non lasciava margine per le sottigliezze.
    2: Forse avresti dovuto scegliere un protagonista del nord ma non veneto: non conosco bene il veronese, ma secondo me, come nel resto del Veneto, parlano molto più in dialetto che in italiano. Proprio come i napoletani.

    Il finale ai funerali di Pino Daniele e il silenzio di De Cimma che dice tutto: bellissimi.
    Mi rimarranno impressi, come la scena in cui lui scende nel cunicolo e si immagina finire come un bambino in un pozzo, con le tv e i soccorsi che lo tranquillizzano E la frase dello str** innaffiato di rum, che non conoscevo e serberò preziosamente.

    Ma non hai mai pubblicato nulla? Le librerie sono piene di pagine scritte senza un decimo del tuo talento. Opinione personale e spassionata.
    Ciao

    • Non so che dire. Sono a disagio davanti a manifestazioni di apprezzamento così decise. Ti ringrazio. Punto. Quanto alle critiche provo a risponderti. Sull’episodio finale hai ragione e
      il poco spazio a disposizione mi giustifica solo in parte. La scelta del veronese come località di provenienza del protagonista è stata dettata in primis dalla voglia di non ricorrere al solito e un po’ scontato classico dualismo milanese/napoletano (anche se sarei stato a mio agio con un protagonista milanese perché ho vissuto dieci anni a milano e forse avrei potuto anche osare qualche frase in dialetto). Verona la conosco meno (anche se ho vissuto sei mesi a Peschiera el Garda). Alla fine la scelta è ricaduta lì, scelta che forse ho faticato a gestire un po’ proprio per la mia scarsa confidenza con i veneti. Quanto alla pubblicazione forse non sono così poi così bravo… In ogni caso ti rinnovo i ringraziamenti

  • Ciao,
    Ho letto la storia quando era già conclusa. Mi è piaciuta parecchio e la trovo ottimamente pensata, ben ritmata e raccontata con uno stile che voglio rileggere. Ti seguo come autore, senza dubbio.
    Da profana: ma la moka per il caffé, a Napoli, non è essa stessa una mezza bestemmia?
    Te lo chiedo perché da poco ho comprato una piccola napoletana e in effetti il caffé è diverso, più completo, tra moka e napo è un po’ la differenza tra un bassorilievo e una statua.
    Ciao Ciao

    • La napoletana, purtroppo, non la usa quasi più nessuno.. . La moka è semplicemente più veloce e pratica… Sì, lo so, è una cosa che scoccia anche me, ma la napoletana è un’altra vittima dei tempi moderni..Anche se concordo in pieno sul sapore: non c’è proprio paragone! Grazie per i complimenti Moneta, sono apprezzatissimi!

  • Premetto che la mia latitanza mi ha obbligato a rileggere tutta la storia e sono molto soddisfatta. Assaporando tutto di un fiato, il godimento è stato maggiore. Il finale è degno della storia. Il racconto di come sono avvenuti i fatti è credibile e chiude il cerchio, per un giallo è, secondo me, la caratteristica fondamentale.
    Adesso avanti con un’altra…. :-), viste le capacità!

  • Emozionante, ben scritto, appassionante, coinvolgente, con uno stile originale e un finale sorprendente. Il tutto, ed è per me un altro merito non da poco, con la spada di damocle del limite massimo di battute a cui attenersi.
    Continua così, amico mio, sono ansioso di leggere il prossimo!

    • Grazie davvero… Il tuo parere è in assoluto quello più importante per me. Ci conosciamo da una vita e sapere di essere riuscito ad emozionarti, appassionati, coinvolgerti
      è per me motivo di orgoglio… Al prossimo (spero presto)

  • che dire….ho appena finito di leggere…ed ho gli occhi lucidi…io non c’ero in piazza x ricordare Pino Daniele, ma leggendo le tue parole ho avuto davanti agli occhi la scena così come l’ho vista in tv, al telegiornale…
    grazie x le emozioni che mi hai fatto provare….fiera di essere napoletana….e altrettanto fiera di essere una delle tue lettrici…scrivi ancora, per favore…
    a prestissimo….spero.

    • Sono felice di essere riuscito a suscitare emozioni tanto forti, credo sia una delle cose migliori che possa fare un autore… Grazie per avermi seguito e sostenuto… Da napoletano chequellaserac’era ti dico che si sentiva la presenza anche di quelli che fisicamente non c’erano, come te e tutti quelli che per le ragioni più diverse non sono riusciti ad essere in piazza…

  • di pancia… BRAVO

    cito: “C’erano più di 50 mila persone quella sera e,,,”

    da questo punto in poi hai “spaccato” un finale da 10 (impossibile farlo meglio)

    mi hai fatto provare invidia.. grrrr

    P.S. a un’altra volta, se vuoi, il parere tecnico

  • Domani parto. Torno a Napoli per quattro giorni, dopo non so più quanti anni. È una città difficile da vivere quando ormai hai perso l’abitudine di affrontarla giorno per giorno. Domani ci provo, torno: è in gran parte colpa tua, o forse merito.
    Cos’altro dirti? Hai già fatto una magia almeno per un lettore: il sottoscritto. Vuol dire tanto per un autore, lo sai.
    Non andare via.

    • Non so cosa dire (e questo per un autore è un problema non di poco conto). Mi hai aiutato molto e di questo ti sarò sempre, infinitamente grato. Non so da quanto tempo manchi da Napoli, certo molte cose sono cambiate (se arrivi in treno preparati a trovare una Stazione Centrale completamente rinnovata e ammodernata) e anche passeggiare su via Caracciolo sono sicuro che ti farà un certo effetto (ora è area pedonale, lo chiamano lungomare liberato, è sempre pieno di gente e poi ci sono bar, ristoranti, pizzerie)… Ma a parte queste, e poche altre cose, la città è rimasta inalterata, con le sue contraddizioni e le sue follie… Ultimo baluardo contro la globalizzazione culturale di cui un po’ tutti siamo vittime…Grazie ancora Napo, di vero cuore, e scusa se non riesco a trovare parole migliori di queste per esprimerti la mia riconoscenza.

  • Napule è Napule…
    Non potevi farle un omaggio migliore e non mi riferisco solo al grande Pino Daniele, ma soprattutto al tuo racconto che, con accenni al dialetto, a personaggi ben tratteggiati e alle scene vivide, ha riscattato questa città dal “fango” che ne offusca la bellezza quotidianamente.
    Complimenti Lou.

    • Napoli non ha bisogno di essere riscattata, il fango è solo in superficie… Ed è uno strato sottile, che va via con un colpo di spugna… Sono davvero felice che il racconto ti sia piaciuto… Non credo esista soddisfazione più grande per ‘unocheciprova’… Grazie davvero.

  • Finale travolgente Lou! Non saranno mai troppi i complementi, te li meriti tutti. Un finale bello quanto un ringraziamento a quel dio minore che ci ha accompagnato nelle serate romantiche, di solitudine e di riflessione. La musica è come la poesia non va spiegata va respirata e il tuo modo di scrivere mi ha fatto respirare passione per il lavoro che fai e passione per la scrittura. Continua così Lou perché nella terra arida della quotidianità tu possa trovare ancora stimoli per stupirti ogni giorno per qualcosa di unico.

    • Grazie Stefano, davvero. Il mio voleva essere un modesto omaggio a un artista che è riuscito a raccontare un popolo intero, come forse nessuno prima… Ho ancora nelle orecchie il suono di quel silenzio, un silenzio sollene, il tributo a un fratello, un amico, un padre, che lasciava un vuoto incolmabile, un vuoto che solo le note di una canzone potevano colmare…

    • Grazie gin. Sono felicissimo che ti sia piaciuto. Mi sono ripromesso di rileggerlo anch’io tutto d’un fiato (ma farò passare un po’ di tempo ancora). Devo capire delle cose… Però il tuo commento mi conforta. Sei forse la sola ad averlo letto senza pause e le tue sensazioni da lettrice mi fanno ben sperare.

  • “Sbucai in un salone tutto vetrate, affacciato su un profilo di luna incipriato.”

    Che figata di frase. Mi hai cambiato la fotografia mentale del luogo in cui si è svolto il finale. Un bel tocco, per non parlare della questione delle rose, molto raffinata.
    In generale sono rimasto soddisfatto, c’era tutto: amori perduti, agognati, spezzati e consumati. E poi intrighi, sensazioni, follia e comicità.
    Una storia completa, come lo è una vita.

    Chapeau, e alla prossima storia! 🙂

    • Grazie Ivan. Come ho già avuto modo di dire sono a disagio davanti ai complimenti, non ci sono abituato (un po’ come il protagonista del racconto). Sono felice che la storia ti sia piaciuta e devo dire che non mi sorprende che tu sia riuscito a coglierne l’intento: volevo scrivere una storia ‘vera’, fatta di persone più che di personaggi e di sentimenti autentici…
      P.S. Si, è proprio una figata di frase!!!
      P.P.S. Ci si vede tra i mai dipinti… E magari anche tra i mai
      scritti

  • Dai voti espressi vedo che ci hai messo tutti in difficoltà.

    Grande Lou sempre un artista delle parole, un giocoliere inadatto alla commedia è troppo svampito per il dramma.

    Curioso di leggere come finirà, non farmi friggere troppo 😉

  • Dot. greco. E confesso, l’ho votato solo per mandare in parità le opzioni. Sei tu a dover scegliere l’assassino.
    Ho recuperata tre capitoli insieme e sono sempre più convinta che questa storia merita. Merita parecchio.
    Aspetto uno strabiliante finale.

  • Bene, bene, molto bene davvero

    Per essere un esordiente autore sei già ad un ottimo livello e questo è possibile solo se si ha talento.
    La trama e i personaggi sono fondamentali in un racconto breve, e tu hai saputo gestire ambedue con lodevole risultato… (un neo si è manifestato a volte con qualche “descrizione” e qualche “spiegone” di troppo che hanno rischiato di imbolsire il ritmo).
    L’uso del dialetto è un altro step difficilissimo da utilizzare, soprattutto per non dare mai l’impressione al lettore che è l’autore che sta parlando, invece di far parlare il personaggio.

    Come è naturale il talento va coltivato e “sporcato” con un po’ di tecnica (non troppa sennò spegne l’emozione) e di lavoro.
    Lavoro vuol dire soprattutto leggere tantissimo e continuare a scrivere tanto, rompendosi le p…. a correggere, tagliare e buttare.

    Buon proseguimento e attendo di leggere con piacere la trovata finale

    ciao
    gieffe

    • Caro Gianfranco intanto grazie per i complimenti e stragrazie per gli appunti da ‘presunto editor’ (di cui provero a far tesoro). Ora che ti sei esposto ti confesso che temevo il tuo commento… Mi rimane solo un dubbio e riguarda il riferimento ai Manetti Bros e (credo) al loro bel film Song ‘e Napule (che in realtà si scriverebbe Songo ‘e Napule ma si tratta di un gioco di parole, ‘song’ in inglese ‘canzone’ con chiaro riferimento al protagonista, un cantante neomelodico). Non sei il primo a farmi notare che ci sono delle somiglianze, ma, a voler essere sinceri, anche se ho visto e gradito il film non credo di aver rubato molto ai geniali fratelli Manetti (almeno consciamente). Ho ‘rubato’ (come dici tu) molto a tanti (Luciano De Crescenzo, Erri De Luca, Eduardo De Filippo, Pino Daniele, Massimo Troisi tanto per citarne alcuni)… Forse l’equivoco (e correggimi pure se ritieni che sia in errore) è che condividiamo la stessa passione per i grandi del cinema e della letteratura napoletana (tra l’altro loro sono romani)… O forse sono semplicemente cleptomane e ‘rubo’ senza rendermene conto… Ciao e grazie ancora.

      • ….:) era il commento precedente (IN CUI… non avevo ancora letto bene il seguito del racconto) ed era riferito più che altro alla tua presentazione e al primo capitolo, (IN CUI… mi era sembrato di vedere Paco/Roja al cospetto del questore Vitali/Buccirosso)

        Dopodiché in questo, che è il vero commento, non occorrevano precisazioni di sorta: non hai rubato, sennò ti avrei chiaramente detto dove e quanto.

        In ogni caso voglio ribadire un concetto che ho fatto mio (ma non è mio, bensì di Carofiglio) ovvero che “rubare dal mestiere degli altri non è disdicevole se ben fatto, purché non sia scimmiottare e/o copiare”

        …infatti io adoro Carver, Cortazar e Murakami ed a loro faccio riferimento, ma magari fossi capace di rubare da quei tre!!!

        a presto
        gieffe

        • “L’imitare è seguir vestigia de’ maestri più celebri che prima di noi hanno scritto. (…) Infine dal primo dì ch’io incominiciai a scrivere imparai sempre a leggere col rampino tirando al mio proposito ciò ch’io trovava di buono” (Giambattista Marino, “Lettera a Claudio Achillini, 1620)
          A proposito di imitare, plagiare, rubare, ispirarsi… Cito Marino (napoletano come me) solo per dare l’idea di quanto dibattuta e ‘antica’ sia la questione del ‘rubare’ in letteratura. Comunque concordo con la tua visione, benissimo rubare il mestiere ad altri,
          ignobile avvelerarsi del ‘rampino’ mariniano e scopiazzare qua e là…

  • Il dottor greco mi sta antipatico. De Cimma certo è un gran personaggio, ma non ce lo vedo colpevole. Voto dottor greco ma mi aspetto un finald sorprendente per il primo giallo che io abbia mai letto ahahah 😀

    Al prossimo episodio!

  • prima che sia troppo tardi contribuisco anche io al successo del tuo racconto – seguo la storia e voto Zeppolella

    …per il commento da presunto editor 🙂 non sono ancora pronto, mi occorre più tempo e lucidità,
    ma soprattutto devo riuscire a capire se e quanto hai “rubato” dai Manetti Bros (e rubare non è negativo se fatto bene come lo fai tu)

    forza col gran finale

    gieffe

  • Se si tratta di un giochino… forse non è nessuno dei tre? Alla luce dei fatti, dire De Cimma o Zeppolella sarebbe scontato, entrambi vittime di vendette trasversali quindi il movente è servito su un piatto d’argento. Resta il dottor Greco. Mi sa che voto lui. Una scelta più intricata di questa non la potevi proprio trovare.
    Scorrono fluide le parti in cui hai inserito le notizie, passando dal corsivo al grassetto, lo stacco è servito ad attirare l’attenzione del lettore su un punto focale della narrazione. Molto bravo, complimenti.
    Ciao e alla prossima.

  • Sei molto bravo, talmente bravo che nell’episodio precedente ho votato senza commentare perché altrimenti ti avrei fatto solo complimenti, ma i soli complimenti valgono zero per un autore. Anche questo episodio è giusto, ben calibrato, descrittivo e colorato. Non puoi però lasciare al lettore la scelta dell ‘assassino perché il lettore è mediamente meno abile di te nel seguire un intreccio che è tuo e solo tuo. Hai lanciato una sfida a te stesso? Spero che i lettori sapientemente ti ripaghino con un ex aequo tra le tre opzioni.

    • Ben ritrovato Napo… Credo che tu abbia ragione anche stavolta. Ma, come ho detto più volte, sono qui per imparare. Sono davvero felice di ritrovati. Temevo di averti in qualche modo deluso e non immaginavo minimamente che fossero altre le ragioni per le quali ti eri astenuto dal commentare. Grazie davvero.

  • Caro Lou, il quadro è chiaro. Mi piacerebbe scoprire come va a finire. Ho votato le confessioni, ora che dal nodo sono emersi i lacci.
    Non sono mai stato a Napoli, ma il pregio del tuo racconto è quello di mettere il lettore nelle conduizioni di vedere i colori e percepire le tensioni dei personaggi. Ti seguo, non solo per curiosità.

    • Grazie per aver letto e commentato. Ho visto il film dei Manetti Bros e mi è pure piaciuto… In effetti la trama ha qualche punto di contatto col racconto ma diciamo che non è esattamente al film che pensavo quando ho iniziato a scrivere il racconto. Ciao e grazie.

  • Ciao Lou
    Eccomi qua, meglio tardi che mai.
    Ho letto tutti gli episodi e ti confesso che mi sono gustata la tua storia.
    Il modo di pensare e dunque di comportarsi di un popolo è in stretto rapporto con la lingua e la cucina, e tu hai fatto abilmente arrivare al lettore “l’atmosfera” della città, attraverso l’uso del dialetto napoletano e delle descrizioni di piccoli particolari come il rituale del caffè (lo offrono già zuccherato…). Hai descritto bene anche i pregiudizi riguardo alle persone del “profondo Nord”.
    I tuoi dialoghi sono freschi e vivaci, se fossero stati scritti in italiano, avrebbero perso colore e dinamicità.
    C’è una frase ricorrente a Napoli che mi aspettavo di trovare (la storia non è ancora finita, chissà…) quando il poliziotto di Verona è arrivato:
    “Ah, sei appena arrivato?”
    “ E quand’è che te ne vai?”.
    Ciao
    🙂

  • Mi sono faticosamente tolto questo sassolino(e faticosamente perché il cellulare non risponde ai miei comandi..l’episodio sette non me lo ha fatto proprio leggere!) Non so da dove partire per questo commento, perché ci sono tante o troppo poche cose da dire. Innanzitutto De Cimma mi piace moltissimo. Lo trovo un personaggio assolutamente comico e caricato, ha un suo fascino speciale di serio arlecchino che coinvolge parecchio. Poi la trama. C’è questa trama che un po va e un po viene, un po che sembra solo un dipinto, a volte un ricordo e altre volte un vero poliziesco. E questa miscela, che funziona assai, perché ha davvro di tutto, porta non dico confusione ma forse, e inappropriatamente uso questo termine, un po di dispersione..in alcuni passaggi,accortezze,congruenze e non(e un po di incongruenze ci sono secondo me, ma vabbe 😉 )Sebbene le scene puramente descrittive siano davvero scritte bene, e di questo te ne faccio un grande merito – generalmente poco mi piacciono le descrizioni(siano di persone, situazioni ecc)-, ci sono tratti in cui tutto è tanto incalzante quanto veloce che diventa poco pulito. Giusto per rompere un po ed essere un po incoerente di mio 😛 : più volte ho notato un periodo lunghissimo(cosa che spesso uso e che sempre adoro), portato avanti non da precisazioni ma da continue informazioni- che alla lunga sfuggono di mano e sopratutto di testa! Non so bene come spiegarmi..c’è molta bellezza eppure molta fretta, voglia, confusione, idee…non saprei come definirlo(non sono te 🙂 )! Comunque quando parli di caffè continuo a canticchiarmi in testa don raffaè di De Andrè, ed essendo egli il mio cantante preferito certo questo ti dà molti punti in più. Comunque scusa per i mille errori nel commento ma il cellulare sta proprio andando, al prossimo episodio!

    • Ti ringrazio moltissimo per essere passato. E’ di commenti come il tuo che ho bisogno. Credo che per un autore sia molto difficile riconoscere i propri limiti e i propri difetti e il confronto (almeno per come lo intendo io)
      può aiutare molto a migliorarsi. Lo stile che ho scelto di adottare per questo racconto (almeno nelle intenzioni) in effetti è una via di mezzo tra quello disincantato e ironico di Luciano De Crescenzo e quello più riflessivo e ricercato di Erri De Luca. Le due anime di Napoli. La struttura, invece, è quella del giallo classico e anche la scelta dei due protagonisti (volutamente molto diversi tra loro) si ispira ai classici del genere… Sulla confusione credo possa dipendere da un paio di fattori: il primo dipende da me, trattandosi di un giallo, ho volutamente tralasciato di dire rivelare certi particolari, il secondo credo possa dipendere dal fatto che non hai letto il settimo episodio che è centrale nell’evoluzione della trama. Spero che tu possa recuperarlo in maniera da avere una visione d’insieme più completa… Grazie ancora, conservero questo sassolino per parecchio tempo, le critiche per me sono un dono prezioso.

  • Ciao Lou, non ho letto gli altri commenti perchè non mi volevo far sviare. La storia fila bene e probabilmente ci sarebbe bisogno di qualche capitolo in più per mantenere la giusta tensione. Il tuo racconto è basato moltissimo sugli scambi di parole e poco sull’ambientazione, anche se Napoli la conosciamo tutti. Il napoletano è ben inserito, ma per me che sono “nordico” impaccia molto anche se è comprensibile. Mi sarei aspettato una battuta ogni tanto, giusto per ricordarsi dove ci si trova, In ogni caso trovo che le battute, l’ironia e i giochi di parole siano molto azzeccati, sei in gamba. Io ho votato per ascoltare le confessioni. Credo che, arrivati al nono episodio, sia quanto meno indispensabile. Alla prossima!

    • Grazie davvero. Anche perché non avendo letto gli altri commenti hai una visione più personale del racconto. Credo che tu abbia ragione su entrambe le questioni sollevate. Non sei il primo a farmi notare che forse sarebbero necessari altri capitoli, è solo che, come ho già avuto modo di spiegare eccedere i dieci, per me sarebbe un po’ come barare e poi sono qui per imparare e considero la prolissità uno dei miei peggiori difetti. Per quanto concerne l’ambientazione non ti nascondo che avrei voluto darle più spazio ma il limite di 5000 mi ha messo in grandissima difficoltà. Certo non avrei scelto descrizioni particolareggiate, perché non è bel mio stile, però, come dici tu, una pennellata ogni tanto ci sarebbe stata bene. Grazie ancora.

    • Grazie Anna. I dialetti credo abbiano una forza espressiva persino maggiore dell’italiano (è lingua di strada, autentica, carnale, verace)… Mi piacciano molto, non solo il napoletano… E’ chiaro che cerco di non abusarne, anche perché voglio cercare di ‘arrivare’ anche ai non napoletani. Felice che l’episodio sia stato di tuo gradimento.E grazie per essere passata.

  • In cui si approfondiscono le indagini.

    Mmh… mi fa strano sentire da uno strizzacervelli che è impossibile aiutare un paziente. La cosa è molto grave, affascinante e potenzialmente pericolosa. Non in quest’ordine.

    Emanuele finalmente si rende personaggio attivo, e pare essere più “cazzuto” di quanto dà a vedere.

    Ottimo intreccio. Mo sbroglia la matassa, Lou.
    Bravissimo. Davvero

    Giò

    • Ci provo Gio… Ci provo. Ormai il racconto volge al termine e vista la fiducia che molti di voi hanno riposto in me temo di poter deludere qualcuno… Emanuele è un ragazzo
      in gamba e si e adattato presto (o meglio si è dovuto adattare, ambientarsi o soccombere, è la legge della jungla, anche quella urbana, Welcome to the jungle boy). Al prossimo (spero presto). E grazie ancora per il sostegno.

  • Vorrei approfondire le indagini, e credo che quella data intravista dal protagonista si rivelerà molto importante. 😉

    Mi è piaciuta molto la tua riflessione sulla verità, davvero. Divertente anche il dialogo fra il portinaio e il poliziotto ahahah 🙂

    Alla prossima!

    • E’ una curiosità legittima. Nel prossimo episodio si alzerà un velo. Grazie anche a te Linda, il racconto sta per volgere al termine e tu sei stata una delle mie lettrici più assidue. Spero di non deludere le aspettative tue e di tutti quelli che mi hanno dato fiducia.

  • Ecco che arriva la bomba!
    Eh, far ricadere i sospetti su uno dei protagonisti… mossa da furbetto. Da giallista navigato!

    Bello lo sfumare “dal e nel” sonno del capitolo, la chiusura tormentata, gli incubi… I riferimenti agli horror della mia infanzia mi hanno fatto uscire gli occhi a cuoricino 😀 (Freddy… Jason…)
    Mmh… no, per me De Cimma è innocente, al massimo sta proteggendo qualcuno, e queste su di lui sono solo illazioni. Chiacchiere.

    Non conosco nessuna delle canzoni. Rischio, scegliendone una, ma solo se ne vale la pena…

    Giò

    • Grazie Gio, temevo che l’ultimo paragrafo potesse non piacere, specie a te che sei del mestiere ‘incubi&affini’. L’horror è tra i miei generi preferiti (sia quello cinematografico che quello letterario). Ci ho messo un po’ a capire che non sempre si riesce bene in ciò che si ama. Ormai ho (quasi) del tutto abbandonato l’idea di scrivere racconti dell’orrore… Ma a volte mi lascio andare e mi concedo una frase o addirittura un paragrafo (salvo poi arrovellarmi il cervello sulla questione del lasciarlo/ammorbidirlo/cancellarlo). Anche io adoro Freddy, un po’ meno Jason (che però come Freddy ha il pregio di poter essere ‘evocato’ con due parole). Complimenti apprezzatissimi. Grazie ancora.

  • “Rischio solo se ne vale la pena”, non penso che De Cimma sia l’assassino, probabilmente sta difendendo qualcuno… sarebbe scontato considerarlo un poliziotto invischiato in loschi affari, no? Mi piace il tuo stile fluido e personale, la trama poi, anche se non originalissima, è intrecciata in modo da catturare l’attenzione. Interessante.

    • Sono felice che tu sia passata e che il racconto ti sia piaciuto (almeno fino a questo momento). Sulla trama hai ragione, non è molto originale, in effetti l’idea era proprio quella di usare gli schemi classici del giallo in un contesto
      Insolito per il lettore e familiare per me… Grazie ancora. Spero continuerai a seguire.

  • Non so se la scelta delle opzioni da proporre è stata una furbata o un errore di valutazione da parte tua, ma è chiaro che, così stando le cose, non potrà che vincere l’unica opzione intellegibile ai non-napoletani (cchiù nera d”a notte nun po’ veni’). Chi vuoi che conosca il significato di “arresecare” o di “currea”?
    Episodio in cui hai dovuto dare spazio al giallo, sacrificando gli altri novecentonovantanove colori della tua sapiente tavolozza. Vabbè, ci sta e me l’aspettavo. Bravo, come sempre ma diversamente da sempre.
    M’arreseco sulo si ne vale ‘a pena.

    • Nessuna furbata, solo una gigantesca ingenuità di cui mi scuso coi lettori. Approfitto del tuo commento per fornire una tardiva traduzione delle opzioni:
      1) “ma se devi soffrire tira fuori la cintura”
      2) “io mi arrischio solo se ne ve la pena”
      3) “più nero della notte non può venire”
      Per dovere di cronaca sono frasi tratte da canzoni di Pino Daniele. Ancora mille grazie per la fiducia e per il ‘diversamente bravo’!

  • Continuo a votare la notte, De Cimma è l’assassino, perchè sembra scontato, ma si sa talvolta è davvero il maggiordomo.
    Mi ha lasciato perplessa, in senso positivo, l’ultimo paragrafo. Io l’ho interpretato come il riassunto di un sogno o incubo a occhi aperti, mi è sembrato molto efficace… Bravo

  • Va bene, su tua richiesta sto leggendo un racconto giallo, cosa che non ho maimaimai fatto in vita mia.
    Sul sito, ignoro eros, gialli e la maggior parte del fantasy. Senza offesa per carità, ma i primi due non sono i generi che preferisco, mentre sul terzo sono molto esigente.

    Ma torniamo a noi. Ho letto tutto stamane, quindi potrò fare un commento complessivo del racconto, avendolo letto tutto assieme.
    L’introduzione è fatta benissimo, il protagonista riesce già ben caratterizzato all’interno del nuovo ambiente e con i personaggi in soli due episodi, il che è un buon risultato.
    Sempre dei primi episodi (con più risate che giallo… e ci sta, perché a Napoli un po’ di allegria esiste ovunque) mi ha fatto morire dalle risate l’amico del bar di De Cimma, non ricordo il soprannome, quando dici che “il suo vero nome è sfumato nel mito”. Ahahah, ancora mi fa sorridere! 😀
    E poi molti bei dettagli e descrizioni azzeccate, non sto qui ad elencarle tutte. Il rapporto col padre del protagonista riesce a portare l’attenzione anche sulla sua psiche.

    La seconda parte diventa finalmente del colore giusto. Le indagini avvengono in quella che credo essere la forma “canonica” del giallo moderno, con medici legali, analisi ed interrogatori preziosi. Ma io di questo non mi intendo molto, quindi evito valutazioni nel dettaglio.
    Nell’ultimo episodio che ho letto sembra esserci un indiziato, finalmente, anche se devo ammettere un po’ troppo scontato, quindi dubito sia il vero colpevole. Aspetto di trovare le mille paure, se non mi sono sfuggite (ho trovato solo i colori, per adesso ahah 😉 ).

    Nel complesso lo stile è fluido, riconoscibile, ben strutturato e soprattutto lo padroneggi con naturalezza. A volte riesci proprio a far comprendere i ragionamenti del protagonista e i pensieri più fuggevoli, i collegamenti che si fanno nella vita reale.
    C’è pure quella dose di ironia che non guasta mai… e poi una domanda: ma l’ex-marito della vittima?

    p.s.: scusa se ho ripetuto cose già dette, non ho letto tutti i commenti!

    • Intanto ti ringrazio di essere passato comunque (nonostante il genere non ti entusiasmi) e grazie anche per le belle parole. Se mi sono permesso di chiederti un parere, nonostante tu non scriva gialli, è perché mi piace molto il tuo modo di scrivere e per la disinvoltura con la quale sei passato da un genere all’altro (davvero sorprendente). Come hai intuito la struttura è quella del giallo classico, anche se per me è fondamentale dare voce e respiro ai personaggi, provare a dar loro spessore, un’identità, un carattere. In questo mi sono molto d’aiuto le mi frequentazioni abituali, ma anche quelle occasionali e in una città come Napoli le ispirazioni certo non mancano. Per quanto concerne il marito della vittima per ora resta un’ombra sullo sfondo… Ciao e grazie ancora.

  • in cui “… cchiù nero d’ ‘a notte nun po’ venì…”

    perché dopo una notte simile cosa dovrebbe venire ancora?
    De Cimma un assassino, roba da non credere o forse si?
    Sembrerebbe quasi scontato…sembrerebbe…
    Sempre più intrigante questo racconto. Stavo spegnendo ed è arrivata la notifica, vado a letto col dubbio, buon inizio settimana.

  • “In cui è sempe sera”, senza motivi particolari. È questione di habitat, la sera (meglio la notte) è il mio momento, quindi la mia parte della giornata preferita.

    Il detto finale, tra l’altro uno dei miei preferiti, è la ciliegina sulla torta di un capitolo veramente molto bello. C’è tutto: qualche passo avanti nelle indagini (e quindi nella storia), qualche passo avanti nell’evoluzione dei personaggi (dei loro rapporti e della loro psicologia) e qualche personaggio di sottofondo (spassosamente dipinto) che non guasta affatto.
    La rosa in gola… un particolare (una firma?) da serial killer, molto noir, mi piace.
    Ho un solo dubbio, pensi di farcela a sciogliere la questione in quattro capitoli? Io mi sento di dirti: non avere fretta, continua con questo ritmo che stai andando alla grande, non rischiare uno spiegone affrettato, dato che puoi sempre continuare tutto in un secondo racconto. Ma il direttore d’orchestra sei tu, e dato che sei molto bravo, mi fido ciecamente di te.

    Giò

    • Il pericolo che sia costretto ad affrettare il finale esiste, inutile nasconderlo… E’ il primo racconto che scrivo su questa piattaforma e probabilmente devo imparare a gestirmi meglio. Cominciando da subito. Prolungare il racconto oltre il naturale decorso dei dieci episodi sarebbe come barare (almeno dal mio punto di vista). Voglio provarci. Uno dei miei più grandi difetti è la prolissità e sono qui, come ho già detto, anche per imparare. Sono felicissimo davvero che il racconto ti piaccia, anzi quasi mi sorprende leggere certi commenti. Grazie davvero per il tempo che dedichi alla lettura del mio racconto. E per i consigli.

  • Referti imperfetti, così finalmente sentiamo ‘sto medico legale “che vole ricere” (l’ho scritto bene?)
    A me, sentendo donna Concetta, m’è venuta in mente “Nun pozzo parlà”… la sentivo da ragazzino 😀

    Il messaggio su WhatsApp è stata una gag geniale ma al tempo stesso un calcio nei denti. Ti confesso che non so dirti se mi è piaciuta o meno, spezza un po’ l’atmosfera immobile, quasi antica, del racconto. Ma di geniale è geniale, senza dubbio. Oltre che spassosa.

    Vai alla grande, concordo con Napo, ogni capitolo sempre più.
    Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.

    Giò

    • Intanto grazie per i complimenti, quelli davvero non bastano mai, specie quando arrivano da qualcuno che hai cominciato a stimare ed apprezzare. Per quel che concerne l’incursione della modernità lasciami dire una cosa di cui, da napoletano, vado molto orgoglioso: noi non siamo impermeabili alla modernità, ci sono sicuramenti più smartphone che mandolini in giro per la città, tuttavia ciò che ci distingue da altri popoli (perché è questo che siamo) è la nostra capacità di napoletanizzare tutto quello che ci capita a tiro e di farlo in qualche modo nostro. E’ accaduto con il cinema, la musica, la cucina, l’arte… I napoletani sono uno dei pochi popoli a non subire passivamente la globalizzazione, essi hanno la capacità di metabolizzare la modernita

  • Bel capitolo, i dialoghi nel tuo stile arricchiscono l’incedere del racconto non lo rallentano. È un modo molto prospettico di dare spessore alle scene, picchiettando su pochi ma incisivi particolari per poi muovere la storia tra le parole dei tuoi spassosi personaggi. Mi piace leggerti, complimenti ancora.
    Al prossimo Lou…..

  • referti imperfetti…
    che carina, questa signora Concetta…è veramente la classica vecchietta napoletana impicciona!!!!attenta a tutto, persino peggio della polizia stessa!! 🙂
    anche stavolta ho sorriso tanto…e anche stavolta meriti tanti complimenti!!!

  • Innanzitutto complimenti per il tuo modo di scrivere, così “pulito e lineare”! Fin dal primo episodio mi ha intrigato sempre più, ed è proprio questo quello che cerco in un giallo. Mi sento già affezionata al protagonista del Nord catapultato in una Napoli che descrivi con tale verosimiglianza…Nonostante sia tanta la curiosità di sapere cos’abbia visto donna Concetta, credo sia più importante cos’abbia scoperto invece il medico legale, in quanto questo potrà fornire maggiori indizi allo svolgimento del caso..per cui io voto per conoscere questo famoso medico legale….
    Non vedo l’ora di leggere il prossimo episodio!
    A presto…Roberta

  • aro Lou oltre a seguirti assiduamente e trovo che tu sia impeccabile e attento nel cercare al contrario di altri una scrittura semplice, di facile lettura, descrittiva al punto giusto e mai monotona…indice d’ intelligenza, poiché troppo spesso si ricorre a grossi paroloni solo per dimostrare di saper scrivere cosa che sono certa tu sappia fare molto meglio di altri…ma apprezzo il tuo modo di metterti al servizio del lettore che ama leggere belle storie..detto ciò come ho scritto prima oltre a leggerti, leggo anche i commenti di altri e…hai ragione quando dici che con una donna intelligente al prp fianco si può TT…voto una telefonata strana…

  • Mi ero perso un po’ di capitoli ma ho recuperato, solitamente non leggo gialli ma con il tuo non posso che fare un’eccezione. Mi piace il tuo stile, i dialoghi che riesci ad imbastire, la psicologia dei personaggi… sei bravo e anche ironico!
    Per me comunque è Donna Concetta,
    a presto 😉

  • Ben scritto complimenti, ambientazione dettagliata e storia intrigante.
    Napoli è una città bella e colorita, bisogna viverla per capire. Mi piace la tua descrizione, soprattuto nell’ambientazione, in particolare trovo realistica la descrizione degli interpreti della storia, mi piace come descrivi il napoletano DOC, quello che segue gli stereotipi, quelli abitudinari, quelli folkloristici.
    Nell’attesa di leggere il continuo, cari amici, jammece a piglià o cafè….

  • Giusto per inciso, come puoi vedere la mente umana è sempre superiore alle macchine… il televideo è seguito da 20 milioni di utenti e il tour operator è uno dei più importanti a livello nazionale… Credo che tu abbia capito chi sono! Detto questo, posso dirti che il tuo racconto è molto interessante, è uno spaccato di una Napoli dalle mille paure e dai mille colori,come dici tu.. Sei molto bravo a scrivere, meriti tutto il mio rispetto, ma l’ulmiltà è sempre un pregio molto raro… Continua così, vai forte, BRAVO!!!

    • Ciao picopico, benvenuto e grazie per i complimenti… Non potevi essere più chiaro… I 20 milioni li hai contati uno a uno? Se lo hai fatto sarai di sicuro passato da casa di mia nonna… Se ti ricapita salutala da parte mia… Quanto a sconfiggere le macchine, con una donna intelligente al proprio fianco si può tutto! Ciao e grazie ancora…

  • E vero che è un giallo…ma considerando l’ambientazione non è assolutamente pensabile che il tutto si svolga senza ” ‘na ‘nciucessa” che vide e cela chissà quale”segreto”…motivo per cui voto Donna Concetta, ma potrebbe essere Donna Peppina,ecc ecc…poi dopo può venire o’miedeco!

  • Io voto per il medico legale, perché se lo proponi per due capitoli di fila forse è davvero importante… magari dall’autopsia salta fuori qualcosa di inaspettato?
    In ogni caso rinnovo i complimenti per l’ottimo lavoro, soprattutto con i dialoghi: leggendoli sembra quasi di sentir parlare i personaggi!

    • Il medico legale anche questa volta non raccoglie molto consenso, non so più che inventarmi, anche perché temo sia un passaggio obbligato… Si accettano consigli. Ciao Giulia e grazie, sono davvero molto onorato di averti tra i miei lettori e approfitto per segnalare ai miei affezionatissimi follower il tuo imperdibile racconto… Ragazzi davvero non ve lo potete perdere, Giulia è bravissima! Fidatevi e correte a leggerla!

      • Umh… per rimanere nell’ironia, farei rincorrere il De Cimma da un trafelato medico legale che lo sta cercando da ore :p
        Ciao Lou! L’onore è mio come ben sai e ti ringrazio per la segnalazione… però credetemi, cari lettori, Lou è fin troppo gentile 😉 tra me e lui non c’è storia

      • Devi per forza inserirlo in questo capitolo? Perché se è una cosa “posticipabile ” potresti comunque infilarlo nel prossimo, però senza metterlo tra le opzioni, così da non trovarti ad andare contro ai “desideri del pubblico” (io comunque il medico legale lo volevo sentire dal vivo XD)

  • Ho votato per donna Concetta perché in un affresco di Napoli non può mancare una donna Concetta. Della trama me ne importa poco, l’importante per me sono le pennellate, i dettagli e, nell’insieme, la raffigurazione di Napoli. Bravo.

    • La trama per un giallo è fondamentale. Forse persino più che per altri generi… Sto facendo del mio meglio per costruire un intreccio credibile… Ma non sono del mestiere, è il primo giallo che scrivo e ci sto provando, diciamo così… Se hai da obbiettare qualcosa fallo pure, sono qui per imparare e ho apprezzato moltissimo i tuoi consigli.

      • Non ho nulla da obiettare sulla trama. Probabilmente mi sono espresso male. Intendevo dire che, secondo me, in questo racconto non è essenziale che ci sia una trama poliziesca più o meno complessa perché la struttura del racconto la tiene su il tuo stile di scrittura (che apprezzo molto). Le trame complesse e i colpi di scena servono quando non c’è altra ‘sostanza’.

    • Trix mi metti davvero in imbarazzo… ‘Magistrale’ è un parolone ed e un complimento che non credo di meritare (lo dico molto sinceramente)… Per non dire del ‘magistrale niente di nuovo’ come a dare per scontata la mia ‘inarrivabile bravura’ (avviso per i maligni: sto scherzando!). A parte tutto grazie davvero, i complimenti infondono fiducia… E serve anche quella!

  • telefonata strana….
    un’unica cosa mi viene da dire…esemplare la tua descrizione del rito del caffè a Napoli…tutto giusto…tutto preciso…è una scusa x fare pace, o x vedersi con qualcuno…un piacere da condividere…
    ecco poi svelato il titolo del racconto…col riferimento a Pino Daniele e alla sua Napul è…
    bravissimo.

  • Telefonata strana…

    Te possino, Lou! Mi hai fatta scoppià in lacrime. No, davvero, lacrime proprio. Perchè non avevo letto la sinossi. Mannaggia a te. Poi ho ricollegato la sinossi al titolo e mi è balzato allo stomaco Pino Daniele con “Napul’è” e porca miseria mi so messa a piangere. Mannaggia a te.

    • Ale (ti posso chiamate Ale? Non so perché ma mi viene quasi naturale) sono felice di averti fatta piangere (anche se detta così suona un po’ strana). In fondo la cosa migliore che possano fare gli scrittori (o aspiranti tali) è regalare delle emozioni…

  • Innanzitutto il voto: “in cui raccogliamo chiacchiere e malelingue”. Motivo del voto: mi sembra la scelta più azzeccata e aderente alla storia. Che poi, se c’è un rapporto del medico legale, eventualmente lo voglio sentire riassunto in poche parole dal commissario. Se immagino la scena già rido.
    Bene, adesso le mie impressioni: come ho detto ad altri, i gialli non sono il mio genere preferito, a meno che qualcosa non attiri la mia attenzione. Questo è uno di quei casi. Non saprei dirti se per colpa (merito) del protagonista, che mi ricorda Bisio in Benvenuti al Sud, o per colpa (merito) del vernacolo, poco, ben dosato, e maledettamente calzante. Beh, qualunque sia il motivo, mi hai convinto a seguirti già dopo l’incipit. Sei un professionista (o semi?), l’ho letto nella bio, quindi i complimenti per come scrivi non ti servono (immagino te ne abbiano già fatti a sufficienza). Ti servono lettori. Bene, ne hai trovato uno.

    Giò

    Ps I soprannomi sono uno dei miei punti deboli. I napoletani potrebbero creare un corso di laurea in Soprannomologia. 😀

    • Solo per la cronaca non sono un professionista, mi piace scrivere, questo sì, ma più che uno scrittore credo di essere uno scrivente… Sono felice che il racconto ti piaccia e onorato di averti tra i miei lettori.
      Per quanto riguarda la soprannomologia se hai bisogno di un corso accelerato ti consiglio di fare un giro nel centro storico di Napoli e… di fermati a leggere i manifesti funebri, sono sicuro che potresti trovare la giusta ispirazione… Ciao e ancora grazie per il tempo che hai voluto dedicare alla lettura del racconto…

  • ho votato x l’opzione che mi sembra più logica…quando la polizia trova un cadavere il medico legale fa l’autopsia…
    anche stavolta mi hai fatto fare un sacco di risate con le conversazioni in napoletano….la frase più bella ed esilarante in assoluto è stata quella del tre spade quando la giocata è a coppe!!!! 😀
    al prossimo capitolo!!! 😉

  • Continua ad essere interessantissimo. Riesci a regalare una lettura scorrevole che non risulta appesantita da particolari fuori luogo. Ed ora? Attendo le righe “in cui ascoltiamo le indiscrezioni di un poliziotto di quartiere”… ti seguo Lou!

  • Un teschio – di una donna o “femminile” – mummificato e mangiato dai ratti.

    Nell’ultima frase sembra che i morsi di ratto li avesse dati una donna 🙂 scusami, a volte mi va di fare la precisina.
    I personaggi sono sempre divertenti, attendo di scoprire cosa capiterà in seguito.

    • E lo deduci dalla lettura dei primi due episodi? Aspetta… Un po’ di pazienza ancora e scoprirai che ti sbagli (e il fatto che un lettore si sbagli per un giallista è il massimo della soddisfazione)… Grazie x essere passata… Nel prossimo episodio ci saranno delle sorprese… Continua a seguire…

  • Brigadiè, io nun saccio niente.
    Mi piace molto, trovo entrambi gli episodi divertenti anche se ho avuto qualche difficoltà a decifrare le frasi in napoletano; le napoletanizzate le capisco meglio 🙂
    Ho gradito “assai” il riferimento a Gomorra di Roberto Saviano alla fine del capitolo precedente.
    Ti seguo.

  • ho votato, in minoranza, “Spara, ca poi se penza!”
    Il Dottore è sufficientemente folcloristico da fare una sfuriata del genere al povero giuvinò del nord che si comporta come gli hanno insegnato a Peschiera!! 😀 mi piace molto, soprattutto per come hai descritto lo shock “culturale” del protagonista: vivendo la mia vita in movimento tra nord e sud Italia ho visto spesso amici nordici disorientati allo stesso modo!
    Alla prossima, ti seguo!

  • …nun saccio niente…

    Vorrei leggerti, la tua scrittura mi entusiasma. Hai scritto altrove? Pubblicato qualcosa?
    L’episodio è efficace e notevole. Vorrei dirti di più ma trovo che sia sufficiente a esternarti il mio gradimento.
    Io sono arrivata alla fine di un racconto, mi piacerebbe che lo leggessi per avere un tuo parere. Non c’è bisogno di seguirlo o votarlo,
    vorrei solo che trovassi il tempo di dargli un’occhiata, proprio per la stima che sto inziando ad avere verso la tua scrittura.

    • Alessandra grazie mille. Oltre alla critiche (che certamente quando sono costruttive aiutano a crescere) a un esordiente servono anche commenti come il tuo che sono vere e proprie iniezioni di fiducia… Appena ho un po’ di tempo mi dedico alla lettura del tuo racconto (promesso)… Per quanto concerne i miei trascorsi da ‘scrivente’ (scrittore è una parola grossa) diciamo che ho pubblicato un racconto in un’antologia uscita in volume… Ma se vuoi i dettagli posso darteli solo in privato… Per ragioni che non sto qui a raccontarti… Ciao e grazie ancora!

  • “penza primma è sparà”…
    in verità ero indecisa tra questa opzione e la seconda, ossia l’inverso della prima…ma in fin dei conti ho pensato che quando si tratta di vite umane è sempre meglio pensare prima di sparare e nn il contrario…
    che dire….questo tuo racconto mi piace troppo….
    il primo capitolo mi ha affascinata e incuriosita…
    questo invece mi ha divertita e fatta sorridere un sacco!!!!l’azione sembra svolgersi proprio come quei film tipo IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO!!!! veramente esilarante….i soprannomi che hai scelto, poi….troppo forti!!!!
    ancora complimenti….sei un asso!!! 😉

  • Invece io dico che dovresti limitare l’uso del dialetto, soprattutto perché non lo sai scrivere. Jammc, muovt sono errori dovuti all’idea – che hanno purtroppo molti – che le vocali che non si pronunciano non si scrivano. In realtà il napoletano, ma anche altri dialetti, hanno suoni diversi dall’italiano, ma le vocali vanno comunque scritte: per esempio jammc si deve scrivere jammece. A volte si usano caratteri speciali: per esempio ‘devi vedere’ si scrive ‘hê vede’. In definitiva, visto che i dialetti sono molto difficili da scrivere, evita il napoletano e usa solo napoletanismi.
    Per il resto vai benissimo. Penza primma ‘e spara’.

    • Hai ragione… Il napoletano è una lingua vera e va scritta comme (con la e finale giusto?) se deve (giusto anche questo?). Non conosco alla perfezione il napoletano scritto (quella dell’utilizzo di alcuni caratteri speciali per rendere foneticamente alcuni suoni come appunto il devi vedere che segnalavi sono per me una novità assoluta) mentre il jammc è solo un erroraccio superficiale dovuto forse alla stanchezza… Felice che il resto ti sua piaciuto (sei uno di quelli che temevo di deludere). Ciao e ancora grazie per i preziosissimi consigli.

    • Approfitto del tuo commento per ringraziare la redazione di theIncipit e tutti quelli che hanno letto e commentato il racconto. E per te Fake un ringraziamento speciale… La vetrina di theIncipit è un grande privilegio ma anche una grandissima responsabilità per me che ho cominciato da poco… Spero di non deludere le aspettative. Grazie ancora.

  • Mi complimento con te per il plot. Veramente ottimo. Seguo molto volentieri questa storia che ha tutti i connotati per rendersi imperdibile e per lanciare un messaggio importante. Già lo si capisce dal contesto, dalla location, dai set-up seminati in questo episodio. Ti rimprovero la sintassi non sempre corretta, 😉 Bravissimo. Il mio ideale di plot.

    Non lasciamogli il tempo di posare le valige, gettiamolo subito nella mischia 😉

    • Grazie mille davvero per i complimenti… Sulla sintassi non sempre perfetta non posso che darti ragione. Ho un modo un po’ sporco e istintuale di scrivere (e pochissimo tempo per revisionare il testo), il che, chiaramente, mi espone a rischi di questo tipo… Ma non voglio trovare scuse. Provero a far meglio e… Spero di riuscire a mantenere le aspettative.

  • Quel: “Era più il tipo da” io lo eviterei. Meglio scrivere un ricordo vero e proprio. “Non che ci siano persone…” io eviterei tutte le considerazioni personali. Mi i ace l’idea del poliziotto che da piccolo in tv guardava le serie con i ladri protagonisti. “San Giovanni … vibrante di esistenze complicate” questa frase mi piace.

    • Hai ragione, il riferimento al ‘sistema’ richiama subito alla memoria Saviano (benché la prima volta che sentii usare la parola sistema per indicare la camorra ero solo un ragazzino e Gomorra molto probabilmente non era stata nemmeno pensata). Ma bisogna fare i conti con la memoria collettiva quando si scrive e parlare di sistema senza citare Saviano tra le fonti non mi svtava onesto. Grazie per i complimenti. Ti aspetto alla prossima…

  • Bell’incipit, nonostante il giallo sia un genere con cui non ho familiarità. Ho apprezzato in particolare il fatto di non essermi trovato subito catapultato tra ispettori e appuntati (ci sono, ma al momento rimangono fantasmi sullo sfondo, com’è giusto che sia) ma di avere visto prima il rapporto col padre, in modo esplicativo ma conciso, quindi un po’ del cuore del protagonista e infine la città, con le sue luci e le sue ombre. Mi sono piaciuti in particolare gli ultimi due paragrafi. E voto per un caffè, che in fondo non si nega a nessuno.

  • avrei votato x il caffè che non si nega a nessuno, ma poi l’istinto mi ha portato a cliccare sull’opzione in netta minoranza…ma che ha catturato la mia attenzione più delle altre…e cioè nemmeno il tempo di posare le valigie…
    Napoli è una città dove sono troppe le cose che succedono ogni giorno…e la polizia ha davvero tanto da fare!!!!
    il tuo incipit mi ha rapita…e x vari motivi…
    – nella descrizione del modo di essere del padre del protagonista ho rivisto mio padre….che non si scomponeva più di tanto se pure io prendevo 9 ad un compito in classe e che allo stesso tempo diceva che potevo fare di più!!!! 🙂 mi sono ritrovata quindi nel protagonista…
    – parli di Napoli….ed è una città che adoro…
    – il tuo stile mi piace…fluido…chiaro…e il lessico è molto articolato…
    insomma….complimenti davvero!!!!
    ti seguo!!!al prossimo capitolo!!! 😉

    • Grazie per il complimento. In effetti l’opzione del “nemmeno il tempo di posare le valigie” è la.mia preferita ( forse non dovrei dirlo per non influenzare i lettori ma ormai mi sembra che siano quasi tutti orientati verso il caffè). Mi avrebbe dato l’opportunità di passate subito all’azione, una cosa di cui nel primo episodio, si sente , forse, un po’ la mancanza… Ma il gioco è bello proprio per questo e la scelta dei lettori è sacra e va rispettata. Grazie ancora.

  • Complimenti…il tuo modo di scrivere è fresco, leggero fluibile…quel tipo di scrittura che non stanca e incuriosisce…ho votato” in cui il caffè non si nega a nessuno”, mi piacerebbe leggere ed entrare di più nei vicoli della Napoli de mille culure e mille paure…sicura che riuscirai a soddisfare noi lettori..buon divertimento.

  • grande Lou! ancora più grande perché accosto il tuo nickname a Reed e poi al rap, ma non importa, credo.
    mi piace un sacco questo incipit! uno dei primi che leggo. Mi sono trovato a leggere e studiare le opzioni con un sorriso beffardo, cercando di immaginarmi come tu avresti potuto sviluppare il resto, conscio dello stile e dell’ironia, della musicalità tra parole tutt’altro che morbide.
    Avrei voluto sentirti descrivere i colleghi, per farmi due risate o magari per tenermi ancora di più sulle spine, ma mi son buttato sull’opzione-massa del caffè che non si nega a nessuno… “vai a sapere che tipo incontra”
    A presto, magari pure sul mio profilo, appena mi decido a pubblicare qualcosa.

    • Grazie mille per i complimenti. Non ci sono abituato e quasi mi imbarazza leggere con quanto entusiamo tu abbia accolto il primo episodio. Spero solo di riuscire a mantenere le aspettative. Grazie ancora e appena scrivi qualcosa segnalamelo subito (anche su questa pagina). Ciao

  • Bell’incipit! Sembra di veder scorrere immagini e situazioni davanti agli occhi! Lettura scorrevole che ti tiene coinvolta dall’inizio alla fine. Attendo il prossimo episodio. Visto che la città è al centro del racconto, ho votato per un caffè non si nega a nessuno.

  • Benvenuto. Si capisce subito che sai scrivere e, per di più, lo fai con una leggerezza e un’umiltà che a molti qui manca. Un ottimo inizio su TI in tutti i sensi.
    Da napoletano d’origine non posso che pensare che un caffè non si nega a nessuno.

    • Lusingato, davvero. Spero di riuscire a mantenere intatta la leggerezza, che troppo spesso gli stolti confondono con la superficialità… Quanto all’umiltà è fin troppo facile conservarla quando non sei nessuno… L’umiltà è straordinaria solo nei grandi uomini. Grazie ancora per i complimenti.

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