Girlfriend experience

Dove eravamo rimasti?

(come avrete notato, mi sono preso la libertà di inventare alcuni progressi scientifici). Ari accetta. Prima di tornare a casa: si tromba all'aperto e dalle acque del lago esce una bestia geneticamente modificata (67%)

animali

«Una sera d’estate, in vacanza in un villaggio turistico, mio padre venne a prendermi a una festa in spiaggia. Non ero ancora tredicenne. Mi trovò in un gruppetto in disparte, nuda con altre ragazze e due ragazzi dello stabilimento, coetanei o poco più grandi. Ero vergine e credo lo fossero anche loro. Non stavamo facendo proprio sesso, non ancora, diciamo preliminari in formato orgia»

Lo stupore troncò i discorsi di Arianna.

«Ehi, ma quella…»

…mi aveva fatto vedere le tette mentre Ari guardava da un’altra parte, ma non era stata abbastanza veloce. Sedute sull’erba a una ventina di metri da noi, lei e un’altra ragazza già da un po’ confabulavano e ridevano lanciandoci brevi occhiate.

«A quanto pare sei davvero una calamita per situazioni piccanti» constatai, «ma non dirmi che ti dispiace»

«Insomma, non mi piace essere presa per il culo, e la loro idea è provocarti sotto il mio naso senza che io me ne accorga» Nella sua voce colsi una seccatura non eccessiva, ma sincera.

«Allora metti in chiaro che hanno trovato pane per i loro denti: escile anche tu!» le dissi col tono che avrei potuto usare per dirle “sposami!”

E fui convincente, poiché dallo sguardo indispettito “mi sento messa da parte” passò a quello complice “sei proprio un monello”, ed enfatizzando ogni gesto si liberò della poca stoffa che copriva il suo invitante seno.

Stupite in un primo momento, le altre due ci stupirono a loro volta. Si era fatto abbastanza tardi e il luogo era abbastanza appartato, solo in lontananza vedevamo altra gente. Le nostre compagne di giochi si spogliarono di ogni inibizione mostrandoci un amplesso lesbo in piena regola.

Perdemmo anche noi ogni remora, ma la primordiale gioia di accoppiarci all’aria aperta fu interrotta da un grido non meno primordiale. Una delle amichette agitava in aria un piede a cui era agganciato qualcosa, forse un serpente, l’altra cercava di colpirlo con qualunque oggetto. Il tempo di metterci mutande e scarpe e corremmo da loro: non era un serpente, aveva l’aspetto di un enorme bruco, circa 30 cm, e notai pure che le ragazze da vicino sembravano più giovani di quanto avessi pensato. Mentre Ari chiamava il 118, io e l’altra convenimmo che per colpire forte bisognava tenere ferma la gamba dell’aggredita urlante, io più o meno la immobilizzai a terra e l’amica buttò una grossa pietra su quel coso, che mollò la presa.

*

Avevo accettato volentieri l’invito a pranzo a casa di Arianna. La nonna Ginevra mi aveva visto fugacemente e voleva conoscermi, e poi erano “tutti avidi di dettagli” sulla nostra avventura della sera prima, che aveva impegnato persino il Corpo forestale della polizia. Non mi era chiaro chi fossero alcuni di quei “tutti”, cioè l’uomo e la donna arrivati all’improvviso il giorno prima, ma me lo spiegarono Ari e la nonna in attesa dell’ora di pranzo.

Il messaggio ricevuto da Arianna era destinato a Miriam, un’amica di sua madre. Di punto in bianco Miriam si era autoinvitata per il ponte, al che Chiara (la madre di Ari) per rifiutare l’improvvida richiesta aveva usato la nonna come scusa. Ragion per cui Ginevra era lì: fingere che la scusa fosse vera. Perché a quel punto Miriam aveva vuotato il sacco. Si trovava già in città, e precisamente fino a un attimo prima a casa dell’amante, Lorenzo (altro amico e collega di Chiara), la moglie del quale li aveva appena colti in fallo e buttati fuori, con un coltello in una mano e un iPhone nell’altra, strillando che anche il di lei marito avrebbe appreso la verità. Costui, Miriam lo sapeva, sarebbe divenuto gelido e vendicativo, pochi minuti dopo infatti il bancomat era già bloccato.

Data la situazione, la comune amica non si era potuta esimere dall’offrire ospitalità. Ma poi Lorenzo aveva ricevuto dalla moglie una telefonata conciliatoria: vediamoci, parliamo, non buttiamo via tutto. E lui aveva accettato, con gran disperazione di Miriam, che quindi avrei trovato parecchio depressa.

A tavola mi attenni alla versione concordata da tutti, già utilizzata con la polizia e il personale ospedaliero. Era la pura verità e ometteva solo circostanze irrilevanti per il caso. Consultando lo smartphone, Arianna vide che la notizia compariva anche sui quotidiani nazionali, per la singolarità dell’animale: era certamente un bruco, lo stato larvale delle farfalle, ma non si erano mai viste specie neppure vagamente simili a quella, in nessun continente. “I più grossi tra quelli conosciuti sono lunghi circa la metà. Inoltre quasi tutti sono strettamente vegetariani, e i pochi predatori non mordono piedi umani ma attaccano bestiole quasi microscopiche, non più grandi di larve e afidi”. A rendere il quadro ancor più inquietante, la nostra area aveva già avuto pochi anni prima, nel settore agricolo, una funesta e misteriosa esperienza con certi bruchi… i complottisti erano già al lavoro.

Accanto a questa, un’altra notizia dalla nostra città: una donna aveva evirato il partner con delle cesoie da giardino (e poi, “per sicurezza”, distrutto il pene mettendolo nel frullatore).

da dove si riparte?

  • la polizia suona alla porta (60%)
    60
  • dalla storia interrotta di Arianna (40%)
    40
  • dall'ultima notizia (0%)
    0
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97 Commenti

  • Premetto che non ho capito tutto sull’origine dei vermoni ma mi sembra aver intuito che siano un effetto indesiderato di una lotta biologica agli infestanti, e non ho capito chi è Thor Von non so cosa e quale sia il suo film ( magari era citato nel racconto e l’ho dimenticato: non è facile ricordare tutto con un capitolo ogni 3 mesi).
    Il pezzo sulla sedicente evoluzione politica e l’anima rivoluzionaria ormai dislillusa e depressa di Matteo. e anche il finale di gioioso e decomplessato amor porcello, e senza pubblico per una volta!

    Io continuo a pensare che vorrei rileggerti, magari con dei capitoli un po’ meno diradati nel tempo per non perdere il filo 😉
    E se sei troppo affezionato ai tuoi protagonisti, niente ti vieta di dedicare loro un altro racconto con una trama diversa e magari ( soprattutto?!) di un altro genere.
    Il sesso lo si può infilare in qualsiasi tipo di racconto, rendere interessante un intero racconto incentrato solo sul sesso e basta mi sembra più arduo.
    Alla prossima?

    P.S. Sai che mi stavo davvero rassegnando a non leggere mai il finale di questa storia, sono stata davvero molto piacevolmente sorpresa vedendolo tra le storie complete mentre cercavo la mia per rispondere a un commento.

    • No aspetta, davvero non si capisce qual è la precisa origine dei vermoni? Potresti farmi un favore grande grande, cioè rileggere e dirmi cosa hai capito e se sei sicura? Partendo dalle ultimissime righe del capitolo precedente, dove comincio a parlare della FFBI. Grazie mille, perché è una svolta fondamentale. Se non è chiara è un bel problema.

      Lo so hai ragione, il tempo trascorso tra il 9 e il 10 supera di varie volte quello ragionevole. Era l’ultimo capitolo e un po’ avevo troppa roba da infilare in poco spazio, un po’ sono stato preso dal perfezionismo perché non c’era più nulla a cui si potesse rimediare in seguito… e un po’, quando si faceva stressante, abbandonavo la storia e il sito per settimane 😀

      Credo che il tuo commento sia finito in moderazione, quando ho risposto a Moneta non c’era. Comunque mi preoccupa che entrambe abbiate colto un’atmosfera quasi del tutto spensierata. Io l’avevo immaginata carica di contrasti, sia tra loro due che ognuno al proprio interno. E di incertezze. Secondo voi dove stanno i malintesi? Cosa avreste fatto per rendere il clima un po’ più come lo volevo io?

      Thor von Saar sarebbe Lars von Trier, non l’avevo mai citato ma credevo si capisse per l’eloquente titolo di un suo film, Nymphomaniac. È diviso in tre parti per non ricordo quante ore, ma valgono la pena anche solo per la conclusione paradossale, spiazzante.
      Ciao ciao e grazie 🙂

      • Allora, io ho capito che una prima larva, probabilmente ogm, è comparsa negli anni 90 in concomitanza del boom del biologico del gruppo della fattoria felice: probabilmente a opera della lobby dell’agricoltura industriale. Quelli nuovi sono un nuovo esperimento o allora la conseguenza secondaria delle larve originali che sono diventate carnivore. Non mi è chiarissimo chi abbia stoppato le ricerche (la Monsanto? il governo, gli Usa?)

        Io la spensieratezza l’ho letta nel loro rapporto: sembrano sempre più amici e affezionati tra loro, si fanno confidenze, e fanno l’amore per piacere e senza pubblico. Che non vivano benissimo la situazione attuale si era capito.

        Quello è uno dei pochi film di Von Trier che non ho visto, l’avevo proprio cancellato dalla memoria; leggendo il tuo racconto pensavo che fosse proprio un film girato da Ari come attrice, e non mi sembrava ricordarlo. Non avendo visto il film non conosco il finale, spiacente.
        Io i nomi delle starlettes non li avrei parodiati, potevi usarli tali e quali.
        per l’inquietudine non saprei, secondo me è stemperata dal fatto che i due scherzino ancora e comunque, ma mi sembra adatto ai personaggi: sono sempre stati piuttosto cinici ed autoreferenziali, nel racconto: che lui fosse un idealista rivoluzionario al liceo io l’ho scoperto ora.
        Non saprei come rendere l’atmosfera più inquietante: secondo me non è possibile perché tutto il tono del racconto era abbastanza disincantato e cinico, anche le frecciatine al sistema erano sempre ironiche e un po’ snob, non so se è il termine ma non ne trovo di migliori.
        Ma magari è solo il modo in cui l’ho letto io, ognuno legge la stessa cosa secondo la propria sensibilità, e il messaggio percepito è diverso.
        Non so se tutte queste elucubrazioni possano esserti utili, ma spero di rileggerti prima o poi.
        Ciao

  • Ah ah, finale delirante e concentratissimo.
    Se ho capito bene: forti dell’acquisita notorietà grazie alle loro gesta, la useranno (anche) per scardinare un sistema di pericolosi bioingegneri maneggioni.
    Il futuro gli sorride, hanno raggiunto anche una sicurezza sentimentale tra loro, pur rimanendo giocosi e sbarazzini. Ma lo sai che mi piace?
    È un tantino ottimistico, Ma mi piace.
    Congratulazioni per aver terminato la tua prima opera qui su theincipit.
    Penso che tu sappia come la penso, te lo ribadisco. Scrivi bene e soprattutto, mi pare, hai dimostrato di avere un’ottima fantasia. Nel tuo caso abbastanza spregiudicata da permetterti di volare dove altri non oserebbero neppure.
    Perciò sarei molto contenta di leggere qualcos’altro di tuo.
    Anche, o forse soprattutto (inutile che finga di essere una fan della letteratura erotica) di altro genere.

    Ciao ciao

    • Ciao, grazie di essere qui anche se io manco da un secolo. Grazie dei complimenti. Sì, finale concentratissimo, ho notato che i maledetti 5000 caratteri si fanno sentire soprattutto qui, per tutto quel che volevi scrivere prima e in mancanza di spazio hai rimandato a dopo, finché il dopo non c’è più. Almeno per me è stato così.

      Per il resto: forse hai ragione e il loro futuro sarà roseo, tanto meglio per loro, a me la situazione sembra ancora incerta ma forse mi sbaglio io 🙂
      Io non so cosa deciderà di fare né l’uno né l’altra, e di certo non so quale esito avrebbe l’eventuale tentativo. Non ci ho visto tanta “sicurezza sentimentale”, anche se c’è una totale confidenza tra due personalità già un po’ stravaganti per conto proprio. Credo che lei davvero non sappia se vorrà ancora dargliela in futuro, e che riescano a scherzare pur nella tensione e nell’incertezza perché, almeno quando sono insieme, loro sono fatti così. O forse è come dici tu…

      Invece una cosa è certa, almeno nel mondo in cui vivono loro: il problema non è una banda di bioingegneri maneggioni, ma i loro mandanti. E se risali nella catena dei mandanti, questi diventano sempre di più, fino a trovarci anche me e te.
      Discorso, ripeto, limitato al mondo in cui vivono loro. Magari il nostro è diverso. Ciao ciao

  • Accolti in maniera diversa, ma odiarsi no, non vorrei proprio.
    Su Ezechielo sono perfettamente d’accordo con Ari. E ora ne resta soltanto uno, vediamo come quadrerai il cerchio. Bel capitolo, ho l’impressione che la mente logico/matematica a cui si accenna sia la tua: interessante come svisceri in poche parole l’atteggiamento dei genitori, mi ha fatto pensare a una partita a scacchi, in cui papà e mamma subiscono il Matto.
    Ciao ciao

    • Ciao Moneta, mi sono scordato di rispondere al tuo commento precedente. A me sembra che il naturale svolgersi della trama abbia intrappolato i genitori nel classico dilemma morale (il fine giustifica i mezzi? I genitori di Rocco Siffredi stanno bene o si saranno suicidati da tempo?), e la mia priorità con loro era sbrigarmela in fretta. Per come si sono messe le cose poi, mi è stato anche facile farli restare potenzialmente sul palcoscenico.

      Altro che mente logica, questa storia è andata avanti in modo tutt’altro che logico: dopo il titolo e il primo capitolo è deragliata di brutto dai binari che immaginavo. Doveva raccontare la vita di questa coppia artificiale, tra amicizia e conflitto di fondo per via del ricatto originario. Molto vagamente ispirata a un’esperienza reale. Non saprei dire di preciso cosa è andato storto e dove 😀
      Sì, ne resta solo uno, anche se io continuerei. Forse però è uno spreco scrivere il seguito di un racconto che ha solo tre o quattro lettori… a meno che non mi venga un’idea per fare come la tua Moneta, renderlo leggibile per tutti senza specificare “seguito di” 😉
      Ciao ciao

  • Oddio, era difficile scegliere un’opzione. Ho optato per le due reazioni, mi sembrava quella che lasciava più possibilità.
    Questo capitolo mi è piaciuto davvero molto, e hai persino dato un seguito e delle conseguenze alla storia delle telecamere per mamma; che mi sembrava essere stata un po’ abbandonata come vicenda secondaria.
    Tutti sono cinici e mossi solo dall’aspirazione al denaro, nella tua storia, ma tutto ciò non impedisce che sia davvero gradevole e interessante. Pronti per il gran finale, qualunque tu deciderà che sia. Foss’anche un baccanale collettivo intra-intre-familiale-cittadino-regionale. Trepido per la spiegazione dei vermoni.
    Bravo,
    Ciao ciao

    • A me invece non piace, l’ho pubblicato per liberarmene più che altro. Forse ho concentrato qui più che potevo spiegazioni rimaste in sospeso: dai quei presupposti non sarebbe stato logico che non li riconoscessero, bisognava anche dire come l’avessero presa i genitori (non si poteva evitare con protagonisti che non sono ancora andati via di casa), c’era ancora da rivelare cosa sapessi di indecoroso (avendolo accennato in precedenza) sul passato di mia madre. Ari è in analisi, suo padre non c’è e sua madre non sa del suo “problema”, questi tasselli della sua vita erano da mettere in ordine.

      E poi appunto, traspare solo la brama di denaro e vita facile, c’è anche quella ma non doveva esserci solo quella, non credo sia stato solo un problema di spazio. Mostrare il desiderio di soldi o di sesso è facilissimo, per altri sentimenti non mi viene così spontaneo. Oddio sono un mostro XD
      p.s. Hai notato che ti ho ho rubato le parole nel titolo? Non mi sembrava ce ne fossero di migliori per descrivere la situazione 😀

      • Secondo me sei troppo critico con te stesso E lo dice una che ha un’esperienza pluridecennale in autocritica professionale! 😉
        IL capitolo è scorrevole, interessante, anche divertente e riesce nell’intento di fare lo spiegone senza farlo: sbroglia e chiarifica più o meno tutto in poche linee, senza appesantire. Mancano solo i vermoni!
        Io pensavo che il cinismo brama di sesso e di soldi fosse voluto, in ogni caso non sei un mostro (XD), è difficile parlare di sentimenti. IO ho sempre paura di scadere nel melenso che non sopporto, anche nella vita vera tendo a passare attraverso lo scherzo. E mi ritengo sensibile, non mostruosa 😉

        Avanti col finale

        P.S. mi ci sono voluti diversi minuti per ricordarmi dove avessi scritto le parole del titolo. I miei neuroni perdono colpi! ciao

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