LA CASA

La Casa

Quella villa abbandonata in fondo al viale mi attirava sin da bambino. Nessuno entrava da decenni ma la natura aveva deciso di essere clemente e limitava molto la crescita incolta intorno all’abitazione e al terreno circostante. Solo un rampicante eccedeva a questa regola, crescendo smisuratamente e tappezzando di un verde giallastro gran parte della parete esterna di uno dei lati della casa. Negli anni saro’ passato davanti a questa casa centinaia di volte senza mai decidermi di entrare. Tranne quel 13 agosto di tre anni fa quando incurante delle dicerie e delle superstizioni mi decisi ad entrare. Scavalcai il cancello principale, percorsi il lungo vialone e mi ritrovai davanti alla grande porta in legno a cui qualcuno aveva infranto un paio di vetri. Non dovetti faticare molto per aprirla. Era socchiusa. La spinsi energicamente. Mi ritrovai in un grande salone, vuoto, con a terra tante foglie degli alberi circostanti, rigorosamente secche. Davanti a me una scala doppia. Una rampa verso destra, una verso sinistra. La luce del sole che entrava dalle grandi vetrate non richiedeva l’utilizzo della torcia elettrica che mi ero portato. Alcuni paesani raccontavano di strane luci la notte e di una cantilena ossessiva che nel periodo di estate di riusciva a sentire distintamente. Era il 13 agosto, quindi io ero in perfetto tempo per poter seguire eventualmente l’evento. Camminando calpestavo le foglie e questo scricchiolio mi dava alquanto sui nervi a tal punto che cercavo di evitarle facendo ora un passo a destra o a sinistra. non ero affatto tranquillo ma la mia indole di materialista cercava di portarmi conforto. Era forse davvero una grande casa abbandonata e nulla piu’. Sempre gli anziani raccontavano di averla sempre vista li, di non ricordare nessun proprietario che l’avesse abitata, e come una ciliegina sulla torta, di non aver piu’ rivisto chiunque avesse deciso di entrare. Ma erano solo leggende o almeno in cuor mio lo speravo. Ma la curiosita’ era montata negli anni e ora ero li. Iniziai dai piani superiori. anche se mobilio e arredi erano completamente assenti, si percepiva lo spirito di chi avesse abitato in ogni singola stanza. La camera da letto, un paio di stanze che potevano essere per gli ospiti, e due camere che a giudicare dai drappi e dai tessuti appesi alle pareti, potevano essere di bambini. In una di queste camere, tra la sporcizia a terra, quasi sepolta dalla polvere, trovai una foto. O almeno intravidi un lembo. Erano ritratti due bambini, un maschietto e una femminuccia, dall’apparente eta’ di due o tre anni che tenendosi per mano sorridevano alla macchina fotografica. Il tipo di foto mi faceva pensare agli anni compresi tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento. Tenendo questa foto in mano continuai la mia perlustrazione. Trovai due sale da bagno, una cameretta, forse adibita alla servitu’ e scendendo, altre due camere. La seconda che apri’ mi sorprese. Al contrario delle altre era completamente arredata e quasi pulita. Era uno studio, con alle pareti una libreria e alcuni testi. Una lampada a petrolio sulla scrivania e alcuni fogli. Sembrava collocata li’ successivamente al resto della casa. Mentre cercavo di leggere alcune frasi scritte su un fogli ingiallito mi sembro’ di sentire delle voci. Sobbalzai.

– “C’e’ nessuno? – gridai.

Le voci continuarono e riusci’ a distinguere le voci di un uomo e di una bambina.

-”C’e’ qualcuno in casa? – gridai di nuovo. Nessuna risposta.

Tornai a frugare tra le carte sulla scrivania e un foglio in particolare attiro’ la mia attenzione. Era una sorta di pagina di diario. Riportava, giorno dopo giorno frasi senza un apparente senso.

– “Terzo giorno. Tutto e’ silenzio. Da fuori non vedo nulla. Ma sento voci e grida. Ma non capisco da dove provengano.

Quarto giorno. L’ho visti. Ma non si sono fermati. Ho urlato con tutto il fiato in gola ma nulla. Riprovero’ domani.

Quinto giorno. Ho paura di aver capito cosa e’ accaduto. Mi sembra impossibile ma credo davvero che tutto sia finito.

Quinto giorno. Ho la certezza. Sono passato e non me ne sono accorto. Pazzesco…ma e’ cosi’.”

Passato? Finito? Cosa poteva essere passato o addirittura finito? Aperto un cassetto trovai un paio di occhiali con una montatura rotonda e un libricino. Ero agitato. Nelle pagine, in ogni singola pagina, disegni realizzati da una mano bambina. Raffiguravano parti della casa con sempre gli stessi personaggi. Un uomo, una donna e due bambini. Mi sentivo troppo agitato e decisi di uscire. Scesi frettolosamente al piano inferiore e mi accorsi, dopo un momento di smarrimento che mancava qualcosa. La porta di uscita. Era scomparsa. non c’era piu’. Mi fermai a pensare, non volevo essere colto dal panico. Ma la porta non c’era piu’. Provai inutilmente con un candelabro a rompere un vetro della finestra. Ero in trappola. Chiuso. E mentre mi accanivo contro un vetro senti’ distintamente una voce chiamarmi. Mi voltai di scatto e lei era li, in cima alle scale.

La casa dei nostri incubi.....

  • Devo prepararmi ad affrontare qualcosa piu' grande di me...incomprensibile. (100%)
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  • Si tratta di un incubo. Prima o poi mi svegliero'... (0%)
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  • E' un posto infernale dove realta' e fantasia si fondono (0%)
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28 Commenti

  • Indubbiamente sotto c’è il trucco, quello che tu definisci “inganno”. per cui lo capirai e troverai una soluzione prima della fine.
    La storia è complessa, ma anche semplice. nel suo attraversare mondi ed esseri soprannaturali, alla fine è una storia di sentimenti e – passami il termine – umani. Ogni buona storia parla di umanità, alla fine dei conti. L’avventura, l’azione, le gesta dell’eroe, altro non sono che un modo per raccontare sentimenti umani. E tu lo hai fatto devo dire molto bene. Hai qualche problema a diversificare l’umano dall’alieno, a volte sbagli a inserire il corsivo, e al più distratto lettore questo può portare dubbi, ma non sfugge l’attenzione che hai per i personaggi, nel caratterizarli, nel descriverli come parte integrante di due diversi mondi, l’uno fatto di materia, l’altro di energia, che in qualche modo si compensano e completano e che si sono incontrati/scontrati perchè simmetrici, complementari appunto. Per questa ragione – che definirei davvero interessante – concluderei questa storia con una bella metafora del QUI e del DOPO, di quello che noi beceri umani grevi ed essenziali definiamo “trapasso”, che altro non è che la forma che non si distrugge ma si trasforma in emergia. Appunto…
    E poi beh, a buon intenditor…

  • “la natura aveva deciso di essere clemente” frase fatta, “limitava… abitazione” raccontato, “tante foglie” aggettivo qualificativo: taglia; meglio sostituire con un’ immagine: “dal centro della stanza fino al battiscopa, il pavimento era un lago di foglie secche” o preferibilmente immagini più memorabili, “rigorosamente secche” avverbio inutile che tra l’altro rende la frase paratattica senza risultare più “profonda”: quando usi la paratassi, la lettura risulta più difficile: quindi ci dev’essere un buon motivo per farlo: qui non c’è. “strane luci la notte e di una cantilena ossessiva” cliché, “come una ciliegina sulla torta” frase fatta, “si percepiva… stanza” togli, “Il tipo di foto” non visivo e astratto; “sorta di” taglia sempre “piuttosto, sorta di, quasi come, tipo” etc; l’immagine della porta completamente scomparsa mi piace, ma dovevi specificare che la stanza era cieca; etc etc etc

  • Ciao! Purtroppo arrivo assai tardi a leggere questo tuo racconto! Ho letto tutti e 5 gli episodi usciti. Good job 😉 è stato un crescendo. Una mia personale impressione: tra il terzo e quarto capitolo ho avuto come un senso di ansia, di panico. Mi sono sentito in sintonia col protagonista. Aspetto il prossimo! 😀

  • ” Siamo anime sospese nel tempo, e non siamo mortali. Ci rinnoviamo ogni volta che il nostro ciclo si esaurisce, per rigenerarci in un altra composizione, trattenendo tutti i ricordi e le esperienze delle vite passate. ”

    geniale e poetico.
    Approfondiamo la loro conoscenza….

  • Questo tema è molto interessante ed intrigante: pensare ad altre cose che producano più energia. E così ho votato.
    Certo avrei gradito un alleato, ma tu sollevi un tema non facile e di discussione attuale tra ufologi ed esperti, per cui mi riservo di leggere come te ne caverai d’impaccio…

  • Sì, serve un alleato.
    Il mondo nel mondo e la casa con una sua propria volontà che ti tiene “prigioniero” è un’idea surreale e intensa che se volessimo analizzarla in modo psicologico potrebbe avere tanti di quei significati da farci trascorrere una giornata intera a discuterne. Bel racconto, continua a piacermi. E, per quella giornata, quando vuoi… 😉

  • Allora, complimenti vivissimi per il racconto, mi piace lo stile e l’idea della Casa che “mangia” le persone è funzionale, per certi versi mi ha ricordato “l’ultima casa a sinistra”, un film horror dell’ottante. Solo che qui a quanto pare ci coprti in un universo fantasy, e non in una macelleria letteraria 😉

    Seguo incuriosito

  • Ti stai preparando ad affrontare qualcosa di più grande di te.
    Vedi,
    siccome io e te siamo amici voglio spiegarti brevemente una cosa su questa piattaforma: tu te la cavi bene, scrivi bei racconti, ma vieni qui solo per pubblicare un episodio e poi svanisci. Questo è un gioco interattivo e se tu non partecipi al gioco anche leggendo e commentando gli altri “concorrenti” nessuno sa che esisti e finisce che ti leggo solo io !!
    Detto questo… ehehehehe, dell’episodio avevamo già parlato, perciò nulla da aggiungere.
    E te lo dice l’unica che segui sempre, 😉

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