La mia vita, da capo.

Nuovi Profumi

Aprii gli occhi, il viaggio in macchina mi aveva stremata. Abbassai il finestrino e mi colpirono una serie di profumi d’allora sconosciuti. Intorno a me vedevo solo campi, montagne. Dove ero finita?  Già sentivo la mancanza della mia amata città, il trambusto. il caos che mi ricordavano di non essere sola anche se la sconosciuta di molti. Sentivo già la mancanza dei miei amici. 

Presi in mano il telefono, lo sbloccai e con mia grande fortuna vidi che non c’era campo, pensai -Fantastico!- decisi quindi di riaddormentarmi sperando che tutto fosse solo un dannato sogno.

-Rose, ROSE, ROSEEE-  mi svegliai di scatto, vidi il viso enorme  di mia zia Belle alitarmi in faccia il mio nome. Mi grattai la testa e con un cenno del viso le feci capire che avevo capito e non c’era bisogno di urlare. Scesi dalla macchina, mi stirai e a pieni polmoni feci un bel respiro. -Wow, molto bello qui..- sbottai. Zia Belle rise e disse -Vedrai che ti piacerà, musona-. Presi le valigie e le portai dinnanzi a quella piccola casa, abituata ai palazzi quella casina mi ricordava più uno stanzino. Mi girai verso zia Belle e dissi -E’ qui dove abitavano prima di avermi zia?- -Si Cara, questa fu la loro prima casa, entra pure, non essere timida. E’ casa tua-.

All’età di 3 anni persi sia mia madre che mio padre. non saprei dirvi molto di loro, non ricordo nulla se non la canzone che mia madre mi cantava prima di addormentarmi, ma ne ho ricordo solo perchè zia Belle mia tutrice diceva che non dovevo scordarmela per nessun motivo quindi me la cantava ogni volta che poteva. Non ho mai voluto sapere il perchè della loro morte, forse non ho nemmeno mai avuto il coraggio di chiederlo. Zia Belle oramai era mia madre e mio padre, era quella figura in cui riponi tutta te stessa e sulla quale conti per sempre. Per questo non rifiutai quando mi disse che ci saremmo trasferite in un nuovo paese. Sapevo che lo stava facendo per me, dove mi trovavo prima le cose non stavano andando cosi bene, i miei voti a scuola erano orribili, i miei amici anche se mi mancavano non si potevano chiamare tali. Forse un po’ d’aria nuova mi avrebbe fatto bene, mi avrebbe fatta ritornare quella di un tempo.

Entrai in casa e rimasi sorpresa. All’interno sembrava molto più grande, era quasi tutta fatta di legno con decori sul color pastello. Era una casa particolare, decorata da mani esperte ma allo stesso tempo con tanta immaginazione. Zia Belle mi diede una spinta e disse – Che aspetti? Sali le scale, seconda porta a destra. Tua madre l’aveva arredata per te, sapeva che un giorno ci saresti venuta vivere-. Corsi su per le scale , ero curiosa di vedere se mi fosse piaciuta o meno la mia nuova stanza. 

Mi fermai sulla porta, su di essa una targhetta con scritto ” Elisabeth Rose, per te.”. Spalancai la porta, un profumo di viole mi pervase, mi persi a guardare l’enorme lucernario che mirava il cielo sopra il soffitto, io amavo il cielo. Le pareti erano di un azzurro quasi ghiaccio, il letto, i comodini, l’armadio e la scrivania era tutto perfetto, mi sedetti per terra e toccai il pavimento per rendermi conto che tutto ciò fosse vero, qualcuno che non aveva potuto vivermi come poteva sapere che tutto questo era ciò che amavo. Sentii bussare, mi girai e vidi Zia Belle appoggiata alla porta – Sapevo ti sarebbe piaciuta, sei proprio uguale a mia sorella- avvicinandosi mi prese i capelli e prosegui – avete gli stessi lunghi capelli neri, gli stessi occhi azzurri penetranti, quelle piccole lentiggini che vi rendono cosi dannatamente carine, avete la stessa testardaggine, la stessa forza d’animo, lo stesso coraggio. Sai ho pensato molte volte a come dirti ciò che è successo, ma tu non chiedendolo mai, mi hai fatta credere che poi cosi tanto non ti importasse. Ma ora ho capito, non sono io che devo dirtelo, c’è un motivo per il quale hanno voluto lasciarti questa casa, vogliono farsi conoscere da te. Ma sopratutto vogliono che tu inizi a vivere appieno la tua vita.- mi diede un bacio sulla fronte e uscendo dalla camera mi sorrise.

La giornata passò velocemente tra lo scartaggio dei pacchi e la sistemazione della valigie. Mi buttai sul letto e mi persi a guardare il cielo da quel splendido lucernario. Presi a viaggiare con la mente, pensai a come avrei vissuto ora, a chi avrei incontrato, pensai anche che l’indomani sarebbe stato il mio primo giorno di scuola e la cosa mi metteva ansia. Ritornare ad essere sola in mezzo a ragazzi che si conoscevano da tempo mi faceva paura. Non ero mai stata un asso nelle conoscenze e nemmeno nelle relazioni. Ero sempre stata catalogata come la stronza di turno, quindi la questione scuola compagni per me era veramente un incognita. Ma non ci volevo pensare, se no, sarebbe stato peggio.

Le 00:23 buon orario per andare a dormire, spensi le luci e provai a chiudere gli occhi, ma qualcosa catturò la mia attenzione.Dalle ante dell’armadio vidi brillare qualcosa, riaccesi le luci e le spalancai. Era una collana, molto bella. Me la misi al collo e mi addormentai.

Come proseguirà la storia?

  • Scoprirà qualcosa su i suoi genitori? (33%)
    33
  • Un'incontro curioso il primo giorno di scuola? (67%)
    67
  • Rose chiede della collana? (0%)
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3 Commenti

  1. Ciao,
    vedo che nel tuo racconto c’è un po’ di tutto: una storia famigliare, una storia d’amore e persino un giallo – la collana – il cui intrigo pone molte domande e che probabilmente ci regalerà un intreccio alla The Vampire Diaries, non nel senso vampiresco della forma, ma in quello delle tradizioni che tornano, delle persone che si ritrovano, degli incontri occasionali che si rivelano fatali e scritti in un destino già segnato. In altre parole nonostante si noti che tu non sei ancora matura come narratrice e che dovresti affinare il tuo stile, hai creato una storia intelligente e per niente banale, anzi direi molto efficace. Ho deciso di seguirti e di incoraggiarti. Scrivi e non ti perdere d’animo. Io dico sempre: meglio un solo lettore che davvero mi apprezzi che mille lettori per caso… 😉
    Indagheranno sulla collana…

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