Campane a morto

Dove eravamo rimasti?

Cosa farà il capitano Cattaneo? Accetterà d'ascoltarla, è troppo bella per dirle no. (83%)

Sera

Le stelle brillavano tanto forte da poterle contare una ad una. Sotto un cielo così, passeggiando con una donna stupenda, in una vita precedente ero stato felice.

Angela, senza l’ombra cupa che indossava, avrebbe potuto illudermi di non aver perduto per sempre quel tempo. Ma lei era lì per un’altra ragione.

Ci allontanammo dal locale imboccando una strada sterrata, in discesa verso il fiume. La mia stampella era poco avvezza ai percorsi di campagna.

«Non potevamo restare in piazza?»

«Voglio evitare orecchie indiscrete» poi finalmente s’accorse della mia difficoltà «scusi, non mi ero resa conto…»

«Lasci, non importa.»

«Cosa le è successo?»

«Avrà letto sui giornali, un paio di mesi fa, la sparatoria a un posto di blocco» se potevo preferivo evitare racconti.

«Sì, ricordo, ne hanno parlato anche in TV» attese, come se aspettasse altri dettagli, o cercasse di rammentare di più. Poi rinunciò: «Mi dispiace…»

«Non deve, io sono quello cui è andata meglio.»

Puntuale arrivò altro silenzio. Avevamo raggiunto il sentiero che costeggiava il torrente, in quella stagione nulla più di una pisciata di cane, di cui si percepiva la presenza solo grazie alle zanzare.

«Come la posso aiutare?» decisi di porre fine all’imbarazzante suspense.

Lei tentennò ancora, neanche dovesse farmi una dichiarazione d’amore.

«Non abbia paura, è il mio mestiere.»

«È per mio padre…» ancora una pausa «Sono convinta sia stato ucciso.» 

Non c’è uomo delle forze dell’ordine che non coltivi il sogno segreto di vivere questa situazione: un fanciulla indifesa, un caso misterioso e un cattivo da sbattere in galera. E tu, solo contro tutti. Anch’io non ero da meno, ma gli anni avevano mitigato le fantasie di allievo e, confrontandomi con la realtà, mi ero rassegnato al fatto che certe trame erano possibili solo nei film. Era la conclusione cui arrivavamo tutti, prima o poi.

Salvo rari casi in cui capitava un’Angela tra capo e collo.

«Signorina, forse dovrebbe parlane prima ai colleghi del comando locale» risposi, dando per scontato d’essere il primo a conoscere i suoi sospetti.

«A chi!? Al maresciallo Biguzzi? Dio, quello non sa fare una O col bicchiere.»

«Senta, io non conosco il maresciallo Biguzzi ma sono certo sia persona competente e preparata. E anche non fosse questa è la procedura, se ha dei sospetti deve presentarsi al comando locale per sporgere denuncia. Anzi, avrebbe già dovuto farlo» ero molto serio, lo ero sempre quando si trattava di lavoro.

«Non vorrei sembrarle anarchica o anche solo impertinente ma… io qui sono solo la figlia di Eugenio, quella scappata in città a sedici anni pur di non vivere in mezzo al nulla, quale credibilità vuole abbia ai loro occhi?»

«Sono discorsi senza la minima importanza, il maresciallo ha l’obbligo…» ma le altre parole restarono imbrigliate nel riflesso di un lampione solitario dentro una lacrima indomita. Era bella, dannatamente bella. «Va bene, intanto può spiegare a me.»

«Vede, mio padre era un maniaco salutista, uno che dai vent’anni non ha mancato un solo check-up annuale, e da quando ne ha compiuti cinquanta era passato addirittura a due. Conosceva a memoria i suoi valori di trigliceridi e glicemia, passava in farmacia ogni tre mesi a controllare la pressione, insomma, aveva un’unica malattia: la sua salute.»

Io però ero ancora poco informato sui fatti: «Mi scusi, com’è morto suo padre?»

«Infarto, così ha detto il dottore, ma è impossibile.»

«Senta, io non sono medico ma per esperienza so che certe cose succedono. Ho avuto un capitano che la mattina mi ha spedito in pattuglia e il pomeriggio…»

Lei, fortunatamente, non mi lasciò finire l’irrispettoso racconto: «Succedono agli altri, non a mio padre. Si provava le pulsazioni ogni mattina. Gli sarebbe stato più facile morire colpito da un meteorite.»

All’accademia ufficiali insegnavano due metodi per affrontare situazioni simili: la durezza e l’accondiscendenza.

Applicare la durezza, senza la divisa e fuori dal mio ufficio, risultava molto difficile.

Mi restò l’accondiscendenza, tra l’altro facilitata da due occhi d’uno splendore osceno: «Ha già dei sospetti?»

«Mio padre era un benefattore del paese, tutti lo amavano, ma ne era anche il proprietario…»

«Proprietario?»

«Cinque appartamenti, una villa, tre esercizi commerciali e non mi ricordo quanti ettari di terreno, tutti in affitto a gente del posto. Siamo ricchi, molto ricchi, e in un paese come questo odio e invidia viaggiano a braccetto.»

«Ora capisco perché non è andata dal maresciallo.»

«Quindi mi aiuterà?»

Ovviamente avrei dovuto rispondere no.

Ovviamente non lo feci.

Da dove cominciamo le indagini?

  • Da un prete di paese (45%)
    45
  • Da un amico medico (55%)
    55
  • Da un collega carabiniere (0%)
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