Il labirinto

Dove eravamo rimasti?

La fine è solamente l'altro nome di un inizio. Quale sarà il nome del prossimo enigma/capitolo? La gatta di Schrödinger (73%)

Capitolo 4 - La gatta di Schrödinger

Il capro giace disteso sulla schiena, esanime.

Mi chino, genoflettendomi d’innanzi a lui che, per diverse vite, è stato la mia pesante croce. Non per rispetto, s’intende, ma per estrarne il coltello, mortalmente piantato nel fianco sinistro. Mi sento come un novello Longino nel farlo, solo meno santo.

Non c’è suono da parte sua, non un verso, non un lamento. È finita, lui è finito.

Lentamente mi avvicino alla maschera, con l’intenzione di sollevarla per scoprire chi si cela dietro, dietro tutto questo. Sfioro il ciuffo di barba nera sul mento, mi vien voglia di ritirare la mano dal senso, ma resisto. La curiosità è troppa.

Sollevo un lato, intravedendo un lembo di pelle. Umana, molto umana, barba incolta di giorni. Sfiato per un attimo tutti i miei dubbi, immobile, in cerca di convinzioni ulteriori che non siano curiosità. Non trovo altro, me la devo far bastare.

Quando sono a un passo dal sollevare con forza, qualcosa mi blocca: luce. Anzi, luci, una seconda via di luci verso un altro cono, più in fondo.

Perdo tutta la forza e la voglia di quel gesto, non è finita ancora…

Lascio perdere la maschera, avviandomi lentamente, un passo dopo l’altro, come uno zombie ucciso dal virus dello sconforto, e lo raggiungo.

Il cono illumina un leggìo metallico, chiuso sulla sua sommità come custode di qualcosa. Sul lato sinistro di esso, c’è una placca semisferica, protetta da una cupoletta alta abbastanza da permettermi di infilarci la mano sotto.

Non si riesce a vedere altro. Il cono illumina solo questo. La placca sembra invitarmi a carezzarla, sembra nata esclusivamente per assolvere questo compito, messa lì in attesa di una mano.

Esito. Esito perché mi arrivano strani suoni alle orecchie. Sì, mugugnii, qualcuno che non riesce a parlare, ma vorrebbe.

Tutt’intorno è buio, così buio che non riesco a vedere né a capire da dove vengano quei suoni. È come se la luce aldilà del cono venisse tranciata di netto, come se questo spazio illuminato fosse ritagliato perfettamente nell’oscurità che l’avvolge.

Mi convinco, poso la mano sulla placca. Il leggìo si apre a scatto come una ghigliottina, scoprendo il suo contenuto: un bottone e due levette. Sopra il bottone c’è una targhetta con inciso “verità”, mentre le levette hanno entrambe targhette simili, ma con scritto “vita/morte”.

Le osservo meglio, ai lati di ogni coppia di “vita/morte” sono graffiate delle frecce. Sulla prima, “vita” punta su di me e “morte” punta verso il buio. La seconda è uguale ma il senso delle frecce è invertito.

Deglutisco, quell’ultima freccia ha il peso di una spada di damocle puntata dritto sulla mia testa. Sento quella lama bramare sangue, il mio.

Mi viene spontaneo indietreggiare, la mano sfugge dalla superfice della placca. L’apertura a ghigliottina del leggìo si richiude di scatto, come una bocca famelica, emettendo un clangore metallico agghiacciante. Devo fare attenzione perché sarebbe capace di tranciarmi di netto un braccio, carne e ossa insieme, con un colpo solo.

Ho bisogno di capire meglio la situazione, almeno per ora, poso nuovamente la mano sulla placca, stavolta con più decisione. Il leggìo si riapre.

– “Verità”…

Cosa vorrebbe significare? Cercare la verità? Scoprire la verità? Non lo saprò mai, se non provo.

Premo con fermezza il tasto.

Un secondo cono di luce s’accende, a pochi metri da me. È più abbagliante dei precedenti, socchiudo gli occhi riparandoli dietro la mano destra. Sotto il cono, una macchia nera prende piano piano forma.

Una sedia. Due stinchi umani, sottili, femminili, tenuti fermi da spesse cinghie di cuoio. La sedia ha anche i braccioli, con annesse braccia umane, sempre sottili e femminili, sempre fasciate e costrette nel cuoio. Ha il viso irriconoscibile, avvolto in un ampio bavaglio che, probabilmente, nasconde qualcosa per limitarle ulteriormente l’uso della parola. Gli occhi si cominciano ad abituare alla luce, riesco a scorgere una specie di cupola sulla sua testa, come un cappello, con un cavo.

È una sedia elettrica.

Credo basterebbe già tutto questo per destabilizzare chiunque, al mio posto. Ciò che sembra suggerirmi questa prova, scegliere tra la mia vita e quella di un’altra persona, è gia troppo così.

Ma tutto peggiora al migliorare della mia vista, sempre meno abbagliata. Sul seno scoperto della donna scorgo qualcosa di familiare: una voglia a forma di luna. Una voglia che ho visto migliaia di volte, ma che non dovrebbe trovarsi lì. Che non può, trovarsi lì.

Eppure… non può essere una coincidenza, esattamente in quel punto, in quello stesso punto.

Sollevo lo sguardo fino agli occhi della donna. Quando scorgo il profondo terrore che prova, dietro un brillante verde mare, quella sua stessa sensazione, quel suo medesimo terrore mi si propaga in ogni fibra del corpo, esplodendo in un urlo di panico incontrollato.

– Sonia!

(Nda: Mi sento un maledetto enigmista!) Cosa devo fare?

  • Non tiro alcuna leva e corro a slegare i lacci che la costringono alla sedia (78%)
    78
  • Tiro la levetta a destra (mors mea, vita sua) (22%)
    22
  • Tiro la levetta a sinistra (mors sua, vita mea) (0%)
    0
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199 Commenti

  1. Voto per il finale razionale, ma sono ancora più interessato dal leggere tutti i tre finali insieme… molto interessante
    Comunque i miei complimenti per la storia, è stato un vero piacere leggerti, mi piace molto il tuo stile di scrittura e ho apprezzato particolarmente anche la trama 🙂

  2. Ah… cosa mi stavo perdendo!
    Per me un finale razionale, perchè senza la sua controparte perfino la follia diventa nient’altro che un dato di fatto… ma onestamente credo che rimarrò soddisfatta di qualunque scelta: il tuo modo di scrivere mi piace troppo per deludermi.

  3. ho votato da un pezzo, ma mai commentato
    l’opzione che avevo scelto è in assoluta minoranza, peccato perché una spiegazione razionale ci sarebbe stata proprio bene dopo tanta follia
    d’altra parte mi rincuora e mi incuriosisce il fatto che alla fine scriverai tutti e tre i finali (!)

  4. finito…

    Capitolo 5 – bene, anche questo capitolo mantiene vivo l’interesse e richiama alla memoria Edge of Tomorrow (vivi muori ripeti); N.B. stai comunque navigando sul filo del rasoio e sei molto bravo a non far annoiare chi legge, ardua impresa complimenti!!
    Capitolo 6 – anche qui, il castello di carte è bello e regge. Hai rischiato molto a trattare l’argomento “verità” ma te la sei cavata con poche didascalie e pochissima retorica. Altro punto a tuo favore: ti sei persino esposto al luogo comune e alla banalità ritrita della verità che non esiste… ma ne sei uscito intatto, bravo!
    Capitolo 7 e 8 – belle sequenze di scacchi, buon climax, ritmo eccellente. Ottima scelta narrativa e coinvolgente attesa degli episodi successivi. Ma non mi è chiara una cosa: perché nel settimo capitolo prima fai giocare avanti veloce l’immortale? Non sarebbe stato più sorprendente scoprirlo durante la partita vera con le persone dentro i pezzi?
    Capitolo 9 – un po’ ovvio e scontato che sotto la maschera da capro ci fosse il viso del protagonista, è un classico dell’horror. Però tutto mi è piaciuto ed è ben gestito il girare a vuoto nelle scene ormai svolte ed immodificabili. La FINE vera è questa: “Sembra di specchiarmi, non fosse per quel rivolo scarlatto che gli taglia l’orlo della bocca fino al mento.” Un finale che lascia l’amaro in bocca come è giusto che sia.
    Le opzioni proposte sono esercizi di stile, voglio vedere come te la caverai.
    Io scelgo l’irrazionale.
    ciao,
    gieffe
    P.S. è stato un vero piacere leggerti e conoscerti

    • È stato un piacere e un onore per me. Ricevere commenti del genere sono una scarica d’energia e di vitalità alla mia vena letteraria, un po’ secca per via del troppo lavoro.

      Grazie di essere passato a leggere, ma soprattutto per il disturbo di aver commentato e analizzato ogni singolo episodio.

      Col senno di poi, leggendo il tuo commento e rileggendo i passaggi da te analizzati, condivido ogni appunto che mi hai fatto. Avrei cambiato alcune cose qua e la, ma è normalità quando si scrive a singhiozzo, come in questa piattaforma.

      Grazie ancora e, anche se so bene che non lo hai fatto per questo, passerò presto a ricambiarti il favore. Visto cheanalizzi così bene i racconti degli altri, sono curioso di vedere come te la cavi tu 😉

      A presto

      Giò

  5. riassunto delle prime quattro:

    Capitolo 1 — incipit che appare leggermente sottotono per un horror. Però il tutto è ben scritto e descritto, accurato, onesto, scorrevole ed inoltre incuriosisce ad andare avanti. Ok, proseguo la lettura e spero di trovare più avanti tracce del maestro (*)

    Capitolo 2 – “Racimolo tutta la mia dignità e ne faccio un’elemosina da lanciargli addosso…” questa frase è una perla! Ottimo capitolo, stai conquistando l’attenzione del lettore con bravura. L’ossessione della ripetizione è un buon mezzo di cattura. Un unico e modesto suggerimento: prova a non imbeccare il lettore su quello che deve provare ma limitati a “mostrare” come sai fare benissimo, quel che accade; per esempio quando descrivi più che egregiamente la frantumazione del viso è già raccapricciante senza bisogno di scrivere anche “l’orrore è indicibile…”

    Capitolo 3 – Benissimo, non vedo l’ora di continuare a leggere!!!

    Capitolo 4 – tutto prosegue benissimo e ben scritto, ma più che il paradosso Schrödinger (di cui ignoravo l’esistenza e avrei preferito continuare ad ignorare :)) mi pare l’asino di Buridano al contrario, cioè scegliere tra due opzioni che sono una peggio dell’altra!

    Vado al cinque… abbi pazienza ancora qualche ora

    (*) il maestro per me è rappresentato da Stephen King

  6. Diciamo che ci avevo preso (almeno sul volto che si celava sotto la maschera)… Come ho già avuto modo di dire l’horror è uno dei miei generi preferiti e provo nei tuoi confronti una sana invidia… Ma non mi piacciono troppo i finali irrazionali, quindi vado sul finale irreale ma possibile. La sfumatura fantascientifica secondo me ci sta! Ancora complimenti Gio, te li meriti proprio!

    • Ma grazie! Questo racconto mi sta dando parecchie soddisfazioni! 😀

      Non sei il solo ad aver mangiato la foglia, a quanto sembra se l’aspettavano in molti.

      Anche a me ispira più un risvolto fantascentifico, nel finale, ma per andare incontro ai gusti di tutti ne scriverò tre. Così non scontento nessuno. Spero…

      Giò

  7. Irreale ma possbile mi sembra la scelta migliore…
    Un episodio belllissimo, davvero…
    ” … Attore su questo infinito palcoscenico, costretto a interpretare questa tragica commedia. …” , mi ci riconosco anch’io, in quest’espressione.

    In quanto al titolo del romanzo…. devi togliere il TI, eheheheheheh, nel commento…. è “niente può”, non “niente TI può”… 😉 ma sono io che ringrazio te per la citazione, la lettura e la stima costante. Spero di meritarla sempre.

  8. Un ringraziamento speciale ad Alessandra Startari che mi ha gentilmente prestato la frase “Niente ti uccide di più”, che è anche il titolo di un suo romanzo. Se non lo avete letto, correte a farlo perché, oltre a essere grandioso, è anche il motivo per cui ho tardato tanto a pubblicare il capitolo.

    Giò

  9. 50 e 50.
    Avevo immaginato che la maschera celasse il volto del narratore che è vittima di se stesso. E mi piace che il messaggio di tutto riguardi l’importanza della libertà. Ma la libertà di fare le proprie scelte comporta in primis addossarsi le proprie responsabilità. Mi viene da credere che lui, nella realta, abbia fatto delle scelte sbagliate che hanno comportato la morte o simile della donna amata. E ora stia scontando le sue colpe, dell’inconscio.
    Ho parlato troppo 🙁

    • Beh, tieni sempre in considerazione che il protagonista non ha alcuna certezza, di nessun tipo. Che questo sia un incubo, è soltanto una sua deduzione, come lo è il fatto di “resuscitare” ogni volta che muore. È una deduzione empirica, supportata solo e soltanto dall’esperienza. Non ha alcuna certezza che funzioni ogni volta, nessuna regola che lo impone. Ora funziona, ma la prossima? Se dopo mille tiri di moneta ti è uscito solo testa, sei sicuro che al milleunesimo esca nuovamente testa?
      Immaginati in quella situazione, perché il mio obbiettivo è proprio quello, saresti davvero così sicuro che quello che stai vivendo è solamente un incubo? Abbastanza da rischiare la vita di altre persone? Abbastanza sicuro da sacrificare la vita della tua donna?

      Giò

      • Hume diceva che non importa quante volte lasci cadere a terra una pietra, non puoi sapere se la volta dopo cadrà ancora a terra o volera verso il cielo.
        Non diciamolo alla mia donna, ma io rischierei.
        Dici che è solo una deduzione basata sull’esperienza, solo? Mi sembra molto.

  10. E questa volta i complimenti te li faccio per come hai raccontato la partita a scacchi, una cosa che solo a pensarci mi fa venire un attacco di sbadigli…Hai descritto alla perfezione gli stati d’animo e le ansie del giocatore, hai dato dinamicità alle mosse, hai creato tensione emotiva e suspense. Bravo davvero. E adesso vediamo chi si cela sotto la maschera menzognera!

      • Ah io un’idea me la sono fatta… E mi sa che pure la mia collega Giulia ha intuito qualcosina … Ma non anticipare nulla e lasciaci godere il finale che sono sicuro sarà fantastico sia nel caso che tu ci sorprenda con qualche trovata che mandi in fumo tutte le nostre deduzioni, sia nel caso trovino conferma le nostre intuizioni.

  11. Il capitolo scorre inesorabile, mi è piaciuto.
    La domanda finale mi sembra decisiva per lo svolgersi degli eventi. E in questo caso il quesito è celato, non si capisce bene la scelta a cosa condurrà, al contrario di quando abbiamo governato testa e braccia del protagonista.
    Molto interessante, voto “Preludio al finale, di una spirale circolare”

  12. Bellissima l’ambientazione e su come l’hai svelata.
    So giocare a scacchi ma non conoscevo la partita, mi sono documentato (grazie per avermela fatta conoscere) ed è molto interessante.
    Non posso non prendere tempo, anche se in questo caso non è altro che un rimandare la scelta.
    Sono curioso di come evolverà, a presto

  13. non c’è la mossa che avrei fatto io, tra quelle che hai proposto opto per la seconda, muovo la torre di sinistra, mi sembra quella meno rischiosa, ma io non sono bravo a giocare, per cui attendo il seguito con ancor maggiore curiosità
    ps ma esiste veramente questa partita? comunque bravo, davvero!

    • Certo che esiste, o meglio, esistita. Fu giocata a Londra nel 1851 da Anderssen e Kieseritzky, durante una pausa.
      Ulteriori informazioni, curiosità, nonché la partita completa, puoi trovarle qui https://it.m.wikipedia.org/wiki/L%27immortale_(scacchi)

      E grazie dei complimenti, come sempre.

      Giò

      Ps Tu che mossa avresti fatto?
      Pps Sapendo che ripetendo esattamente le mosse di quella partita vinceresti sicuramente, cambieresti gioco?

      • domanda difficile, per indole direi di no, ma dipende da cosa c’è in gioco; in questo caso sai come poter vincere la partita, ma a quale prezzo? puoi ancora chiamarla vittoria nel momento in cui perdi ciò che ti è più caro?

        ps no non mi convincerai con quel link, ho resistito per lunghi anni ad imparare a giocare seriamente e non cederò proprio ora 😀

        pps avrei detto re in g2, libero la torre di destra e contemporaneamente la proteggo

    • Purtroppo, in questa specifica partita, non è più possibile, il re bianco si sposta intorno all’ottava mossa per evitare uno scacco di regina, rendendo irregolare un eventuale arrocco. Bel tentativo, però. 😉

      Grazie, che bello avere una fan così! 😛

      Giò

      Ps Ma… non è che c’era il doppio senso nella cosa dell’arrocco???? :-D:-D

  14. Gio, io le citazioni non le ho proprio afferrate 🙁 che te ne fai di una lettrice come me?
    Evidentemente non ho letto qualche libro o guardato qualche film che tu citi in modo chiaro per altri.
    Però tutto il capitolo mi è piaciuto – ah, non so nemmeno giocare a scacchi – soprattutto il delizioso particolare delle persone dentro i pezzi della scacchiera di vetro.

    Da brava donna assennata mi prenderei tempo per pensare, non posso credere che qualcuno di noi sia disposto a sacrificare la ragazza o la donna di mezza età.
    Genietto 😉

      • Il fatto che tu non le abbia colte non vuol dire assolutamente nulla, a parte che abbiamo gusti diversi, e questo è per me valore aggiunto.
        Che me ne faccio di una lettrice come te? Te lo spiego subito: della tua penna apprezzo la graffiante poesia di certi tuoi passaggi, che considero qualitativamente molto al di sopra dei miei. Hai uno spiccato senso per l’armonia dei versi, la scelta delle parole, l’evocazione delle immagini. Per questo uso i passaggi che ti piacciono come metro di misura dei miei progressi, in quella direzione.
        Comunque consolati, nessuno ha notato la grossissima citazione (per non dire “furto”…), nel primo atto, a un bellissimo romanzo di Orson Scott Card (Il gioco di Ender) 😉
        E poi Gio, ci leggiamo a vicenda da tanto tempo… che sono questi discorsi? Non li voglio sentire più, eh?! 🙂

        Ps Perdonami se non sono ancora passato, sto andandoci proprio ora! Preparati 😛

  15. Echi di Bergman (Il Settimo Sigillo), ma anche di Ridley Scott che in Blade Runner ripropose l’immortal game, una delle più celebri partite a scacchi della storia (Andersen/Kietzerisky Kiesereskje Keiserizky o come cavolo si chiamava). Prima di scegliere dovrei andarmi a rivedere la partita dell’immortale anche perché ne ho un vaghissimo ricordo. Ricordo solo che alla fine la spuntò Andersen sacruficando, mi pare, proprio le torri… Gio sei davvero straordinario, l’horror è un genere difficilissimo perché si può facilmente scadere nell’eccesso di violenza o, peggio ancora, nel ridicolo. Tu stai scrivendo un horror colto, zeppo di citazioni, intellettualmente stimolante e dannatamente divertente. Hai tutta la mia ammirazione (e la mia invidia, quella buona però).

    • Commenti come questo danno un senso concreto a quell’impulso incontrollato e viscerale che mi spinge verso la scrittura. Grazie di cuore delle tue magnifiche parole. Le ricorderò per molto, molto tempo!

      Tornando al racconto… Ricordi bene, Anderssen sacrificò entrambe le torri (e la regina) per ottenere la vittoria. Questa partita mi ha sempre affascinato, per svariati ovvi (e meno ovvi) motivi, e questo racconto mi ha dato l’occasione di parlarne un po’. Vediamo se riesco ad affrontare degnamente il tema del “sacrificio”, in questo ultimo atto.

      Giò

      Ps Ci ho messo mezzora a scrivere questa risposta… mi hai sorpreso ed emozionato. Sei davvero il lettore che tutti vorrebbero avere, molto attento e preparatissimo. Oltre a essere uno dei migliori autori in circolazione sul sito. E non lo dico per ricambiare i complimenti.

  16. Io sono per il Dilemma di Pirro, voglio vedere dove andrai a parare con questa scelta. Ultimamente non riesco a essere presente sul sito quanto vorrei e questo mi dispiace perché finisce che mi perdo per strada dei capitoli: nel caso del tuo racconto la cosa mi dispiace ancora di più, perché, come ho già detto, il tuo è il racconto “perfetto”, il lettore che lo segue è portato a pensare e a immedesimarsi nel protagonista… e questa non è una cosa comune.

    • Diciamo che è anche “colpa” mia che sto tenendo un ritmo sostenuto per gli standard del sito (un capitolo ogni 4 giorni).
      Grazie per i complimenti, li apprezzo molto. Alla fine, come ho detto diverse volte, questa è una piattaforma interattiva e se gli autori si limitano solo a far scegliere ai lettori particolari marginali, si rischia di perdere il mordente ma soprattutto la peculiarità principale di questa esperienza narrativa.

      Alla prossima

      Giò

      Ps Oggi, se riesco, metterò online il settimo capitolo 😉

  17. Dilemma di Pirro… Mi piacciono le discussioni filosofiche. Quanto alla verità se ne potrebbe parlare per ore. Aroon Eckart in “Thank you forma smoking” in una lunga discussione sostiene “Il bello di una discussione è che se sai argomentare hai sempre ragione”. Per quanto mi riguarda è una cazzata (un sofisma se vuoi o nel migliore dei casi un paralogismo) la ‘vittoria’ conquistata a suon di argomentazioni brillanti e apparentemente convincenti è, per rimanere in tema, una vittoria di Pirro, bella, effimera e sostanzialmente inutile. La verità esiste anche se non si concede facilmente, la strada per raggiungerla è lunga, tortuosa e piena di insidie (e il relativismo è una di queste). A parte la divagazione filosofica, che spero mi perdonerai, lascia che ti faccia ancora una volta i complimenti per il modo con cui stai affrontando il gioco, coinvolgente, intelligente e onesto. Per quel che riguarda il tuo.modo di scrivere sai già che hai tutto il mio apprezzamento. Bravo.

    • Premetto che questo è uno dei più bei commenti che abbia mai ricevuto, e di questo ti sono molto grato.

      I sofismi sono pallosi e inutili, condivido pienamente. Un po’ come gli aforismi, cito una frase di Groucho (quello di Dilan Dog :-)) molto pertinente “Il bello degli aforismi e che puoi dire tutto e il contrario di tutto, e dare sempre l’illusione della verità”. Il discorso sulla verità (o l’illusione della verità, come la definisco io) è complesso e lungo, troppo per questa modalità di scambio, ma credo ( no, sono convinto) saresti un ottimo compagno di conversazione.

      Ti ringrazio per i complimenti, sai già che oltre a essere molto graditi sono anche particolarmente stimolanti. Spero di riuscire a meritarli fino all’ultimo capitolo.

      Giò

      • Non voglio dilungarmi anche perché non ne sarei in grado. 🙂
        Vero e falso in logica sono una cosa, dire “io sono la verità” è un’altra.
        P.s
        Spezzo una lancia a favore dei sofisti, di cui sopra, il loro è un mero esercizio di stile, forma senza un contenuto forse, ma sostenere un’argomentazione che non condividi spesso rafforza le tue.
        Lou dice : “la ‘vittoria’ conquistata a suon di argomentazioni brillanti e apparentemente convincenti è, per rimanere in tema, una vittoria di Pirro, bella, effimera e sostanzialmente inutile”.
        Non credo che l’inutilità sia un valore negativo a prescindere .

  18. Nessuna vittoria è perfetta, per cui… imperfetta.
    E che la verità non esiste, non è vero 😉 permettimi di dissentire. Magari ai più può apparire “relativa”, ma solo per via della troppa miopia.
    Il viaggio conta, eccome, più della meta, è verissimo. E di sicuro non dimenticherò facilmente questo viaggio, in cui passo dopo passo segui la fila di luci in basso…
    mi ha emozionata.

    • Nulla, al mondo, è perfetto. Tranne le costanti fisiche e matematiche, quelle sì che sono perfette.

      A te lo permetto 😉
      Scherzi a parte, riconosco di avere un pensiero eccessivamente relativista, lo so, è questa la faccia del mio prisma. Io credo che la verità non esista, così come non credo esista la realtà, esistono solo innumerevoli punti di vista parziali e finiti. Potrei parlarne per ore… 🙂

      Altrettanto emozionato, grazie. Come sempre.

      Giò

  19. Vittoria imperfetta, perché la verità non sempre è tale.
    Gio, mi sembra di dover risolvere la settimana enigmistica 🙂 possiedi una mente abbastanza articolata da confondermi, ma solo perché io sono poco sveglia; tu scrivi benissimo, lo sai.

  20. Continuiamo a giocare… Sono davvero combattuto. Però resto sull’opzione mors mea, per le ragioni che ho già spiegato. Bravo Gio… Mi sta venendo voglia di buttare tutto all’aria, venire lì, prendere il capro morto per le corna e…

    • Alla fine, queste tre opzioni, mettono in confronto il rapporto che ha il protagonista (che avete voi, quindi) con la verità. Io ho un messaggio da trasmettere, la mia personale idea di verità, vedremo se le cose coincideranno. Altrimenti… le farò coincidere io! 😉

      Anche a te dico che il capro tornerà, in un modo o nell’altro. E… forse vedremo anche chi c’è sotto la maschera. Ma non ora. 🙂

      Giò

  21. Peccato non essere arrivato prima a leggere questa storia, l’avevo notata ma questi ultimi tempi ero sempre di corsa.
    Felicissimo di poter seguirti da adesso, anche perchè sei veramente bravo e amo le storie che fanno riflettere. Non mi piacciono gli horror ma penso che questo racconto vada oltre i classici generi e ciò mi gusta assai…
    Voto che la verità non esiste e un po mi dispiaccio che il protagonista (e noi con lui) non ci siamo fermati a osservare meglio il Capro e ciò che può avere indosso 😉

    • Felice di accoglierti a bordo di questo viaggio, bicchio.
      Grazie delle belle parole, sono felice di essere riuscito a catturarti con questo racconto, soprattutto perché appartiene (di fondo) a un genere che non ti appassiona.
      Per quanto riguarda il Capro… non temere, avrà ancora un po’ di spazio, ma più avanti 😉
      Alla prossima

      Giò

      Ps la tua scelta mi piace…

  22. insisto, levetta a destra, lou ed io abbiamo pensato la stessa cosa, è già morto molte volte ma senza successo, non morirà anche stavolta; e poi insomma, se avesse perso un minuto per dare un’occhiata a quella capra… 😉

  23. Credo che la verità debba esser cercata sempre, anche quando fa male.
    Non ho capito le opzioni, però suppongo che il viaggio metafisico del tuo protagonista possa arrivare ad una soluzione solo dopo innumerevoli tentativi. Sonia forse rappresenta una sua paura recondita?
    Ti aspetto al mio finale Gio 🙂

    • Vedremo se anche io la penso così, se è questa la lezione che il protagonista deve imparare.
      Dall’odore che sento nell’aria… mi sa che vi sorprenderò. Di nuovo. 😉

      E io che pensavo di essere stato anche troppo esplicito… vabbé, meglio così, la tua scelta è stata più istintiva e con meno congetture.
      Vorrei tanto darti qualche anticipazione su Sonia, ma preferisco lasciarti la sorpresa alla fine, ai finali…

      L’ho letto subito, appena arrivata la mail. Devo solo metabolizzare le parole giuste da dirti, perché meriti di più di un freddo “bellissima storia, ti aspetto alla prossima”.

    • Se il genere non ti piace, sono ancora più lieto di averti a bordo, benvenuto!

      Grazie, spesso mi fanno i complimenti per il mio “tocco poetico”, ma mai per lo stile (tra l’altro una delle poche cose che mi piacciono della mia scrittura :-P).
      Al prossimo capitolo.

      Giò

  24. Uhmmm… I capitoli precedenti lascerebbero pensare che la sola scelta per uscirne sia non fare una scelta e quindi liberare (o almeno provare a liberare la donna dai lacci)… Ma ripetere per due volte lo stesso schema mi sembrerebbe troppo scontato per un enigmista sofisticato come te… E quindi vado sull’opzione mors mea (in fondo è morto già un sacco di volte senza morire davvero e poi… “in strani eoni anche la morte può morire”). Ciao Gio e ancora complimenti.

  25. Più che di leve, mi occuperei di lacci 😉
    Enigmista, sì. Leggendoti devo dire che lo stai diventando sempre più, man mano che proseguiamo con la storia. Certa che tu abbia in mente un disegno che si scopre un pezzetto per volta, ma che già conosci per intero – altrimenti saresti un folle che va alla cieca e dubito che tu lo sia – resto in attesa di conoscere nuovi dettagli e nuovi pezzetti… e ti regalo un abbraccione, meritatissimo, per questo intrigante plot concept.

    • Diciamo che ho in mente tantissimi possibili disegni e, man mano che andiamo avanti nella storia, molti di essi si perdono in vicoli ciechi, lasciando spazio solo a quelli coerenti con la storia. Quindi no, per fortuna (o purtroppo) non sono così folle da impelagarmi in un “incubo” del genere senza un piano ben preciso. 🙂
      La fine è ancora lontana, anche se non troppo, e, se tutto va come deve andare, toccherà a voi sceglierla e sciogliere così i nodi rimasti in sospeso.

      Ti ringrazio di cuore e ti restituisco l’abbraccione. Raddoppiato però, quel tuo “amo/compito” mi ha fatto riflettere su tante cose. Anche per quanto riguarda questo racconto. Ne vedo chiaramente i frutti.

      Giò

      • Presto te ne assegnerò uno nuovo 😉
        Intanto sì, bravissimo, rifletti su quello. Domande e risposte. Non è possibile che ci siano domande senza risposta, quando si scrive una storia. Diverso è nella vita: vivendo si impara che non tutto viene per chiarire ma – spesso – solo per confondere. Tuttavia in una storia raccontata non si può essere come il fato nella realtà, ma solo come l’oracolo nella leggenda.
        ( a buon intenditor… 😉 )

    • Credo sia obbligatorio che la “catarsi” (del protagonista e del lettore) avvenga solo dopo l’aver colto quel qualcosa, quella specie di noumeno nascosto all’interno di ogni esperienza, in questo caso di ogni “prova”. Sbagliare, quindi, diventa essenziale per la maturazione personale, il che mi porta a essere molto d’accordo con quanto hai detto nel commento: non esiste una risposta giusta. Infatti esistono solo delle scelte e delle conseguenze.
      Ci sarà spazio anche per queste riflessioni, nei prossimi capitoli.

      Giò

      Ps Scusami per il commento prolisso, ma la tua affermazione era troppo calzante per non approfondirla.

    • Perdonami, ale, ma sto cercando di rispettare la scadenza di un episodio ogni quattro giorni (eccezionalmente di cinque per il quarto, ieri ero di matrimonio e non ho potuto pubblicare :-P)

      Il tuo giudizio non posso perdermelo, aspetterò con impazienza che scenda la sera! 🙂

      Giò

  26. E me lo chiedi?
    Non devi assolutamente tirare alcun laccio! Slega immediatamente Sonia, o almeno provaci 😉

    Però, Gio, la gatta dove sta? Devo aver perso un punto fondamentale 🙁
    Questo tuo racconto induce a riflettere, perché suppongo che le scelte che il protagonista deve fare nel mondo dei sogni siano delle allegorie di quesiti esistenziali.

    • Scelta interessante, vedremo se sarà la scelta vincente. Della votazione, intendo… 😉

      Come, non la vedi? È lì, proprio lì, sulla sedia! 🙂

      Se ti fa riflettere, vuol dire che sono riuscito a trasmetterti qualcosa e questa, per me, è già una grande vittoria. Grazie tante, Gio.

      Giò

  27. Io voto per “i pulsanti sono tutti bugiardi”, perché mi piace come suona. In realtà mi ispira anche la gatta, ma non vorrei infierire su sto poveretto, sommando paradosso su paradosso.
    Comunque devo farti i complimenti, sei riuscito a creare un racconto che si adatta alla perfezione al “format” del sito!

    • Invece, come avrai notato, i lettori di THeiNCIPIT sono tutti sadici! 🙂

      Grazie. Cerco sempre, per quanto mi è possibile, di far sì che le opzioni e i commenti influenzino il più possibile il racconto, alla fine questo è un gioco. Non credo sarebbe divertente se le scelte fossero marginali o del tutto ininfluenti.

      Giò

  28. Gatta di schrodinger… Ma dove diavolo ci stai portando? Fisica quantistica? Multiversi (interpretazione dei molti mondi)? Entanglement? A questo punto una spiegazione me la devi: c’entra qualcosa il mio riferimento a Donnie Darko? Stai giocando con noi (e con le indicazioni suggerite nei commenti come tra l’altro hai detto di fare spesso) o sotto-sotto avevo più o meno intuito dove volessi andare a parare?
    P.S. Esiste anche una terza via… Ma mi vesto da Capro e lascia a te intuirla…
    P.p.s. Dinenticavo i complimenti: stre-pi-to-so… Qui dentro sei di gran lunga il mio scrittore horror preferito… E buon compleanno…per questa e qualunque altra vita in qualunque altra dimensione…

    • Centra qualcosa, nel senso che ha fatto scattare qualcosa, che ha fatto scattare qualcosa, che ha fatto scattare qualcosa cosa, che ha fatto nascere l’idea.
      Guarda, onestamente non saprei dirti se l’hai fatto di proposito e con cognizione o meno, ma nel tuo commento c’è la parola chiave di questo “secondo atto”.
      Ovviamente sto giocando con voi

    • Centra qualcosa, nel senso che ha fatto scattare qualcosa, che ha fatto scattare qualcosa, che ha fatto scattare qualcosa cosa, che ha fatto nascere l’idea.
      Guarda, onestamente non saprei dirti se l’hai fatto di proposito e con cognizione o meno, ma nel tuo commento c’è la parola chiave di questo “secondo atto”.
      Ovviamente sto giocando con voi e con i vostri commenti, ma voi… io… non siamo sistemi separati.
      Ok, ho detto fin troppo 😉
      Alla prossima Lou

      Giò

      Ps La terza via… no, non la riesco a vedere. Bevo.

      Pps Troppo gentile, grazie infinite per i complimenti e gli auguri. E pensare che questo è il secondo horror che scrivo. Terzo in assoluto, ma l’altro non è qui su TI, lo trovi su Wattpad.

  29. “non esistono problemi senza soluzione, esistono solo posti sbagliati in cui cercarle” posti o modi, sono d’accordissimo Gio.

    Bene, il calcio al tavolino l’hai dato e il capro ha perso la sua partita (o almeno sembra, visto che come dici tu una fine presuppone un nuovo inizio).
    Il calice nero sembrava essere quello giusto, ma “la curiosità uccise il gatto” come dice il proverbio 🙂 e bere il liquido rosso, per curiosità appunto e forse presunzione, ha annullato il buon risultato ottenuto.
    Solo una forte determinazione è servita a sconfiggere il mostro che sembrava invincibile, come nella vita reale.

    Ho votato la gatta di Schrödinger perché…mi piacciono i gatti 🙂
    bravissimo come sempre Gio, grazie.

  30. bravo, noi continuavamo a guardare il dito ma la soluzione (almeno quella per superare questo quadro) era proprio lì a portata di mano
    per il prossimo, come non votare schrödinger (però pf non me lo maltrattare)!
    … ehi aspetta un momento, ma perché una gatta?

  31. Per festeggiare (anche se in ritardo di qualche minuto, vista la mezzanotte passata) il mio compleanno con voi, eccovi il nuovo capitolo.
    Spero mi perdoniate per aver barato leggermente, ma come dico sempre: non ho mai detto che sarei stato corretto!
    Buona lettura a tutti

  32. il racconto è sufficientemente ironico e scanzonato da farmi dimenticare che si tratta di un racconto dell’orrore, speriamo bene (!)
    migliore frase: “sfodero il ghigno di chi ha cinque assi in mano”, impagabile
    il mio voto: basta calici!

  33. Ciao Giovanni, mi fa molto piacere ritrovarti qui su TI, come stai? Spero tutto bene!
    Scusami se arrivo solo al secondo episodio ma in quest’ultimo periodo il tempo che riesco a dedicare a leggere le storie deve essere ritagliato in pochi momenti liberi. In ogni caso, eccomi!
    Che dire? Partiamo dall’ultima votazione: ho scelto sì, perciò… credo che per il momento il protagonista cerchi ancora un senso, una soluzione o una qualche speranza. Ma mi aspetto che presto provi a uscire dalla regole, a provare qualcosa fuori dagli schemi.
    La storia è accattivante e come al solito scrivi bene: scorrevole, interessante, con quella punta di ironia che non guasta mai. Metti davvero molta curiosità, per cui è inutile dire che ti seguo (ed è inutile dire che ho cliccato “segui storia” ancora prima di iniziare a leggere… 😉 ).
    Se poi hai voglia di passare da me, sai che sei sempre il benvenuto!

    • Ciao francesco, che piacere risentirti. Tutto bene, grazie, spero sia lo stesso anche per te. Non preoccuparti assolutamente di essere arrivato al secondo capitolo, anzi, grazie di essere passato, mi fa immenso piacere. Ho notato che hai messo su parecchie storie, nel frattempo, e intendo recuperarle tutte, difatti presto troverai i miei commenti sotto ognuna.
      Grazie anche per i complimenti, ancora più graditi quando vengono da persone che stimo profondamente.

      Ps Ho notato che hai sfiorato anche il genere eros. Ma sai che non me lo sarei aspettato? E la cosa mi incuriosisce ancora di più! 🙂

  34. Onde evitare un terzo episodio ciclico come la ripetizione del tempo ( citaz. da Doppio Freddo, ahahahaha) direi di andare sul colpo di scena, meglio definito in termini tecnici come “punto di svolta”: al diavolo i calici!
    Almeno due periodi da vero maestro, in questo episodio, che non copio e incollo, ma che non dimenticherò, che ho riletto tre volte. Da oggi ti chiamerò: Giò, il Maestro. Che in musica si scrive così: Giò°

  35. Oooh, intrigante!
    Dunque, mi dicono che c’è soluzione a tutto ed il primo errore è un indizio, non un fallimento… quindi proviamo con il liquido a sinistra: è l’unico che ribolle mentre gli altri due sono fermi ed è l’unico con un colore caldo. E nel caso in cui questo porti ad un nuovo inchino innanzi a Nostra Signora Morte… avremo imparato qualcosa!
    Ringrazio per aver preso in considerazione il mio commento, è la prima volta 🙂

  36. Mi ero iscritta a questo sito più di un anno fa, ma poi, come di consueto, la vita reale si è messa in mezzo e l’ho abbandonato. Sono “tornata” solo in questi giorni, ed è stata una piacevolissima sorpresa scoprire quante storie intriganti siano nate nel frattempo. Tra tutte, questa mi ha colpito per l’atmosfera angosciante ed evocativa, e questo secondo capitolo non delude affatto. Il ridursi in polvere del protagonista, quell’attimo di speranza al “risveglio” seguito dalla realizzazione che l’incubo, o l’inferno, non è ancora finito, tutto è descritto in modo assai efficace e suggestivo, quindi complimenti. Ho scelto di fargli prendere un calice, ma non a caso, ma chissà… non so cosa aspettarmi, e questo mi fa molto piacere.

  37. Al diavolo i calici.
    Con un braccio teso butta tutto giù dal tavolo, poi dai un calcio forte al tavolino per poter afferrare alle corna (ce le aveva le corna?) il capro sbigottito e mormorare: “Adesso le regole le faccio io”.

    🙂 Forse questa reazione è esagerata e forse non farei esattamente così, ma sicuramente non berrei più niente visto che qualsiasi cosa faccio provoca la mia morte.
    Anche per dare una svolta a questo sogno maledetto.
    Gio, sempre perfetto, mi è piaciuta molto questa frase “l’artico al confronto è una tiepida minestrina.”

    • Idea molto interessante, la battuta per quando l’afferra dalle corna (non l’ho specificato, ma le ha) è cazzutissima! 🙂

      Stavo per sbilanciarmi e rivelare alcune cose, ma vorrei aspettare almeno il prossimo capitolo prima di dire qualsiasi cosa.

      Grazie come sempre, sempre troppo buona.

      Giò

  38. Abbastanza terrificante la scena in cui il poveretto si sgretola, ma ancora più angosciante, dal mio punto di vista, questa sorta di loop senza evidente vita d’uscita.
    Ma una via d’uscita immagino ci sia, perciò scelgo di mettere in moto i neuroni del protagonista e vedere se gli riesce di trovare il calice giusto (che secondo me è quello nero, ma vabbè… Non sono mai stata particolarmente perspicace).

  39. Scrivo gialli perciò sono portato a pensare che ci sia sempre una soluzione… Basta calmarsi, respirare, riflettere è lì sotto i tuoi occhi anche se ancora non la vedi. Ancora complimenti, anche per il modo in cui hai elaborato le indicazioni di Giulia Vecchio Iseppi… Credo sia questo il giusto modo di ‘giocare’ (perche TheIncipit è un gioco anche se molti su questo sito sembrano prenderlo un po’ troppo sul serio). Le immagini forti, scusa il gioco di parole, sono il tuo forte… Davvero molo evocative. L’atmosfera allucinata e surreale mi ha fatto ripensare a Donnie Darko (e anche questo dal mio punto di vista è un complimento). Bravissimo.

  40. Ciao, io ho votato per il calice nero: a prima vista mi pare il più innocuo (spero solo che le apparenze non ingannino e che il nostro protagonista non stramazzi al suolo avvelenato).
    Devo dire che la prima parte dell’incubo, se così si può chiamare, è quella che mi ha fatto più impressione, forse perché difficilmente riesco a pensare a qualcosa di più terrificante di trovarsi nel nulla più completo, in un paesaggio nero senza luce né confini. Mi è molto piaciuta anche la seconda parte, il personaggio con la maschera è molto suggestivo, personalmente me lo immagino come qualcosa a metà tra un fauno e una rappresentazione medievale del demonio.
    In ogni caso il racconto promette benissimo: ti seguo e resto in trepidante attesa di ulteriori sviluppo.

  41. “Il bello di un incubo è che, prima o poi, riesci a svegliarti… Forse!” Quando l’ho letto mi è venuto subito da pensare a Wes Craven il ‘papà’ di Freddy Krueger, scomparso qualche settimana fa… Ho seguito l’istinto e, come in un sogno ad occhi aperti, ho cliccato sull’icona del racconto. E’ stata una piacevolissina sorpresa. Sembri molto a tuo agio nel genere e le immagini che riesci a evocare sono davvero efficaci… Ho scelto blu, un po’ perche da buon giallista mi ha affascinato la riflessione di Giulia Vecchio Iseppi e un po’ perché mi è piaciuto molto il riferimento al ‘ghiaccio secco’ che cristallizza l’umidità, un’immagine originale e quasi poetica… Ti seguì e ti invito a passare da me… Se hai tempo e nodo, naturalmente. Ciao

    • “Nightmare” è forse uno dei pochi film horror degni di essere visto, secondo il mio modesto parere, quindi l’accostamento lo ritengo un bel complimento, ti ringrazio.
      Passerò senz’altro dalla tua storia, ho letto il titolo sotto il tuo nick nei commenti ad altre storie e mi aveva incuriosito, l’ho messo tra i racconti da iniziare. Presto mi vedrai dalle tue parti, molto presto.

      Giò

  42. Adesso mi odierai: statisticamente, la maggior parte delle persone è destra e quando si beve si tende a prendere il bicchiere più vicino alla mano c.d. dominante. Se ci si fa caso, le persone spostano il bicchiere di vino a destra o a sinistra rispetto a quello dell’acqua anche se sanno che galateo impone un ordine esatto delle stoviglie per avvicinarlo alla mano dominante… Sì, ho scelto liquido blu.
    La tua storia mi piace davvero davvero molto, alla prossima!

  43. Bentornato Giovanni!
    Ho cliccato su segui storia ancora prima di iniziare a leggere.
    Il monologo mostra molto bene la desolazione del protagonista, e mi sembrava quasi di stare in uno dei miei sogni. Cioè, io non dormo, ma quando dormo è così che sogno 🙂

    Scelgo il calice col liquido nero come la notte, perché il rosso brucia come il fuoco e il blu come il freddo glaciale.

    • Grazie Gio, è sempre un piacere vederti approdare sui miei racconti.
      Io, invece, questi sogni li faccio a occhi aperti, nei momenti più assurdi. Questo l’ho partorito mentre tornavo a casa in auto, alle 6 del mattino, dopo una notte di lavoro particolarmente stressante. Lo sto covando da Febbraio, speriamo ne venga fuori un bel cigno. Magari nero…

  44. Ho pensato a cosa faresti tu – il tuo personaggio – non a cosa farei io, in effetti. E ho deciso che berrai il liquido blu. Forse perché hai dato un bacio della buonanotte a “Sonia” prima di addormentarti; forse perché hai pensato di uscire dall’incubo; forse perché ti spaventa l’occulto. Significa che sei pieno di speranza, di coraggio, di coscienza. E tutto questo lo indirizzerei sul blu.
    Seguo naturalmente e ti ribadisco la mia felicità per il tuo ritorno in The Incipit che – senza di te – aveva perso qualcosa di prezioso.

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