Dove eravamo rimasti?
Capitolo 9 - Il volto che si cela, sotto una maschera menzognera.
– Alfiere in e7, scacco matto…
Effettuo l’ultima mossa, dichiarando la vittoria con l’enfasi di un automa. È stata la partita più facile che abbia mai giocato, la più dolorosa della mia vita.
Ho vinto perdendo, sacrificando la cosa più preziosa che abbia mai avuto: la mia donna, la mia anima.
La scacchiera gigante, i pezzi e tutto il resto, si polverizzano mentre il buio cala tutt’intorno alla stanza, mischiandosi con la notte senza stelle che mi scoppia dentro. È oscurità che inghiotte ovunque, non saprei dire se è quella fuori che implode o quella dentro che divampa. O entrambe insieme.
È desolazione, è tristezza. È un senso di vuoto che fissa le parole con superbia, con la consapevolezza che non sono all’altezza di poterlo descrivere. Nemmeno le lacrime sono capaci di vincere, di sopraffare quel vuoto emotivo. Le emozioni sono svanite, inghiottite in quel nero profondo.
Per terra una nuova fila di luci, un nuovo cammino s’accende. Penso alla spensieratezza provata poc’anzi e fa a botte con il senso di morte che sento ora. E perde, incassa colpi senza pietà fino a stramazzare al suolo, senza nemmeno avere il tempo di arrendersi.
Seguo quel sentiero senza fine, stanco. Stanco di tutto, di tutto questo orrore. Che senso ha ora continuare? A cosa serve uscire di qui, se non ci sarà più lei ad attendermi?
– Basta! Basta, vi prego! Fatemi solo morire, per favore…
Ho voglia di arrendermi, di fermarmi. Ma qui non sono io a fare le regole, io qui non conto nulla. Sono solo un burattino manovrato da un volere sconosciuto. Attore su questo infinito palcoscenico, costretto a interpretare questa tragica commedia.
Un nuovo cono alla fine del più lungo sentiero percorso finora. Non ho le forze per un’altra prova. Non ho motivi, voglio perdere. Ma ad attendermi c’è un deja vu. Una prova già fatta, già passata: il tavolino con i calici, gli scranni, il Capro.
Dovrei affrontare nuovamente quel demone?
No. Non è così. Le cose sono diverse da come le trovai la prima volta e uguali a come le ho lasciate l’ultima: i calici sono vuoti, così gli scranni. Il Capro giace disteso dietro la scena, adagiato in sottofondo come un complemento d’arredo.
– Non capisco, che dovrei fare?
Alle spalle del cono, il sentiero che mi portò alla sedia elettrica. Lo percorro, mi porta esattamente dove mi aspetto di arrivare. Il manichino parzialmente fuso è sempre seduto al posto suo.
– Che significa? Cosa volete ancora?
Continuo a camminare, giungo alla scacchiera. Il re nero è sempre disteso, ucciso dal mio scacco matto.
Sto girando in tondo: calici, sedia elettrica, scacchiera. Calici, sedia elettrica, scacchiera…
Maledizione! Sono esattamente punto e accapo, come quando mi svegliai. Calcio il tavolino con i calici, facendolo volare via, ma dopo un giro quello è nuovamente al suo posto. I bottoni sul leggio non funzionano, non eseguono alcun comando. I pezzi sulla scacchiera non si spostano.
Sto iniziando a perdere la ragione…
Che sia questo il loro intento finale? Farmi impazzire?
Mi hanno tolto la donna che amo, mi hanno tolto la libertà. Esiste niente di peggio?
Si può morire di vecchiaia, tra le braccia delle persone care dopo una vita piena e intensa. Si può morire di malattia, troppo tardi o troppo presto. Si può essere uccisi, per rabbia, rancore o gelosia, per invidia o cupidigia, per troppo amore o per la sua assenza.
La morte. A volte arriva maledetta, alle volte salvifica. Ma ora, nelle mie condizioni, senza null’altro che vuoto dentro, non potrei morire più di così.
Non avere la liberta. La libertà di scegliere dove andare, la libertà di scegliere cosa fare, la libertà di vivere o morire.
Niente può uccidere di più…
Cado sulle ginocchia, abbandonandomi al buio. La maschera del Capro fa capolino dietro lo scranno sulla quale torreggiava soddisfatto, all’inizio di quest’incubo. Mi avvicino strisciando, come un verme. Sono una larva, ormai, costretto a questa involuzione dai continui shock.
Senza il benché minimo rispetto la faccio saltare con un manrovescio piuttosto maldestro, scoprendone il volto nascosto sotto. Il volto che si cela sotto quella maschera spaventosa, menzognera. È ancora nascosto nell’ombra, lo scosto, portandolo sotto la luce del cono.
– Dio! Ma che diavolo…?
Sembra di specchiarmi, non fosse per quel rivolo scarlatto che gli taglia l’orlo della bocca fino al mento.
– Com’è possibile? Cosa… cosa significa? Che razza di scherzo è mai questo?
(Nda: Adesso è il momento del finale, a voi decidere il tipo e il genere! Quello che vince lo troverete qui, ma potrete leggerli tutti)
- Finale 50 - 50. Diamo una risposta irreale, ma possibile a tutto questo. (Diamo a questo horror una sfumatura di fantascienza) (30%)
- Finale razionale. C'è sempre una spiegazione razionale, la tua qual è? (Rendiamo l'horror un'avventura) (30%)
- Finale irrazionale. Non è possibile spiegare un'esperienza del genere. (Restiamo nell'horror) (40%)

02/03/2016 at 17:40
Voto per il finale razionale, ma sono ancora più interessato dal leggere tutti i tre finali insieme… molto interessante
Comunque i miei complimenti per la storia, è stato un vero piacere leggerti, mi piace molto il tuo stile di scrittura e ho apprezzato particolarmente anche la trama 🙂
14/01/2016 at 10:36
Ah… cosa mi stavo perdendo!
Per me un finale razionale, perchè senza la sua controparte perfino la follia diventa nient’altro che un dato di fatto… ma onestamente credo che rimarrò soddisfatta di qualunque scelta: il tuo modo di scrivere mi piace troppo per deludermi.
03/12/2015 at 15:55
ho votato da un pezzo, ma mai commentato
l’opzione che avevo scelto è in assoluta minoranza, peccato perché una spiegazione razionale ci sarebbe stata proprio bene dopo tanta follia
d’altra parte mi rincuora e mi incuriosisce il fatto che alla fine scriverai tutti e tre i finali (!)
19/11/2015 at 09:46
e vabbè… come si fa a competere con certi racconti? mi viene voglia di andare a nascondermi 🙂 :;)
questo si che è un horror coi fiocchi
scelgo irrazionale e dico complimenti!
giusy
08/11/2015 at 22:32
Risposta irreale ma possible…
Ma lo paghi Gianfranco? ahahahaahh, manco un editor avrebbe fatto quel sermone tutto insieme… 😉 vabbè,. comunque aspetto la tua opinione alla confessione di Ivan…
09/11/2015 at 10:38
Ciao Marta, benvenuta.
Ce ne fossero di più lettori come lui…
Sicuramente sarebbe più stimolante e divertente scrivere qui.
Hai ragione, ho visto la notifica e ancora non ho letto. È un periodo in cui sono oberato di lavoro e faccende varie che non ho nemmeno il tempo di rispondere ai commenti…
Ma passeró, promesso! 😉
Giò
09/11/2015 at 14:22
@AmoMarta… così impari, tu non hai voluto pagarmi e io non ti faccio da editor 🙂
06/11/2015 at 14:24
finito…
Capitolo 5 – bene, anche questo capitolo mantiene vivo l’interesse e richiama alla memoria Edge of Tomorrow (vivi muori ripeti); N.B. stai comunque navigando sul filo del rasoio e sei molto bravo a non far annoiare chi legge, ardua impresa complimenti!!
Capitolo 6 – anche qui, il castello di carte è bello e regge. Hai rischiato molto a trattare l’argomento “verità” ma te la sei cavata con poche didascalie e pochissima retorica. Altro punto a tuo favore: ti sei persino esposto al luogo comune e alla banalità ritrita della verità che non esiste… ma ne sei uscito intatto, bravo!
Capitolo 7 e 8 – belle sequenze di scacchi, buon climax, ritmo eccellente. Ottima scelta narrativa e coinvolgente attesa degli episodi successivi. Ma non mi è chiara una cosa: perché nel settimo capitolo prima fai giocare avanti veloce l’immortale? Non sarebbe stato più sorprendente scoprirlo durante la partita vera con le persone dentro i pezzi?
Capitolo 9 – un po’ ovvio e scontato che sotto la maschera da capro ci fosse il viso del protagonista, è un classico dell’horror. Però tutto mi è piaciuto ed è ben gestito il girare a vuoto nelle scene ormai svolte ed immodificabili. La FINE vera è questa: “Sembra di specchiarmi, non fosse per quel rivolo scarlatto che gli taglia l’orlo della bocca fino al mento.” Un finale che lascia l’amaro in bocca come è giusto che sia.
Le opzioni proposte sono esercizi di stile, voglio vedere come te la caverai.
Io scelgo l’irrazionale.
ciao,
gieffe
P.S. è stato un vero piacere leggerti e conoscerti
09/11/2015 at 10:47
È stato un piacere e un onore per me. Ricevere commenti del genere sono una scarica d’energia e di vitalità alla mia vena letteraria, un po’ secca per via del troppo lavoro.
Grazie di essere passato a leggere, ma soprattutto per il disturbo di aver commentato e analizzato ogni singolo episodio.
Col senno di poi, leggendo il tuo commento e rileggendo i passaggi da te analizzati, condivido ogni appunto che mi hai fatto. Avrei cambiato alcune cose qua e la, ma è normalità quando si scrive a singhiozzo, come in questa piattaforma.
Grazie ancora e, anche se so bene che non lo hai fatto per questo, passerò presto a ricambiarti il favore. Visto cheanalizzi così bene i racconti degli altri, sono curioso di vedere come te la cavi tu 😉
A presto
Giò
09/11/2015 at 14:20
…abbassa le aspettative, sto scrivendo un sedicente Erotico (puoi anche fare a meno:))
06/11/2015 at 12:46
riassunto delle prime quattro:
Capitolo 1 — incipit che appare leggermente sottotono per un horror. Però il tutto è ben scritto e descritto, accurato, onesto, scorrevole ed inoltre incuriosisce ad andare avanti. Ok, proseguo la lettura e spero di trovare più avanti tracce del maestro (*)
Capitolo 2 – “Racimolo tutta la mia dignità e ne faccio un’elemosina da lanciargli addosso…” questa frase è una perla! Ottimo capitolo, stai conquistando l’attenzione del lettore con bravura. L’ossessione della ripetizione è un buon mezzo di cattura. Un unico e modesto suggerimento: prova a non imbeccare il lettore su quello che deve provare ma limitati a “mostrare” come sai fare benissimo, quel che accade; per esempio quando descrivi più che egregiamente la frantumazione del viso è già raccapricciante senza bisogno di scrivere anche “l’orrore è indicibile…”
Capitolo 3 – Benissimo, non vedo l’ora di continuare a leggere!!!
Capitolo 4 – tutto prosegue benissimo e ben scritto, ma più che il paradosso Schrödinger (di cui ignoravo l’esistenza e avrei preferito continuare ad ignorare :)) mi pare l’asino di Buridano al contrario, cioè scegliere tra due opzioni che sono una peggio dell’altra!
Vado al cinque… abbi pazienza ancora qualche ora
(*) il maestro per me è rappresentato da Stephen King
06/11/2015 at 11:50
aspetta! per favore non chiudere… non ho ancora fatto in tempo a leggere e vorrei contribuire anche io
a presto… promesso!!!!
gieffe
06/11/2015 at 12:18
Tranquillo, ti aspetto! 😀
Tanto sto facendo turni di lavoro al limite dell’impossibile, il tempo libero per scrivere è davvero ridotto al midollo.
Giò
04/11/2015 at 19:15
Dico proprio 50-50. Una risposta irrazionale, ma possibile a tutto questo.
06/11/2015 at 12:16
Va per la maggiore… penso che abbiamo già un vincitore.
02/11/2015 at 20:38
Risposta irreale, ma possibile. Molto bella la riflessione sulla morte.
06/11/2015 at 12:15
Grazie 🙂
01/11/2015 at 21:45
Diciamo che ci avevo preso (almeno sul volto che si celava sotto la maschera)… Come ho già avuto modo di dire l’horror è uno dei miei generi preferiti e provo nei tuoi confronti una sana invidia… Ma non mi piacciono troppo i finali irrazionali, quindi vado sul finale irreale ma possibile. La sfumatura fantascientifica secondo me ci sta! Ancora complimenti Gio, te li meriti proprio!
02/11/2015 at 11:50
Ma grazie! Questo racconto mi sta dando parecchie soddisfazioni! 😀
Non sei il solo ad aver mangiato la foglia, a quanto sembra se l’aspettavano in molti.
Anche a me ispira più un risvolto fantascentifico, nel finale, ma per andare incontro ai gusti di tutti ne scriverò tre. Così non scontento nessuno. Spero…
Giò
01/11/2015 at 13:12
Finale razionale, in realtà ogni volta che sbagliava moriva davvero, o meglio morivano dei suoi cloni, che condividono con lui la stessa mente cloud…forse dovevo votare fantascienza 🙂
Bel capitolo!
01/11/2015 at 19:58
Grazie, Gabriele.
Bella idea quella di una specie di “mente cloud”… tipo come succede in Gantz, non so se sei pratico di manga.
Giò
01/11/2015 at 20:22
Ho letto la trama di Gantz che non conoscevo ed è simile all’idea che avevo in mente in effetti.
01/11/2015 at 12:42
Irreale ma possbile mi sembra la scelta migliore…
Un episodio belllissimo, davvero…
” … Attore su questo infinito palcoscenico, costretto a interpretare questa tragica commedia. …” , mi ci riconosco anch’io, in quest’espressione.
In quanto al titolo del romanzo…. devi togliere il TI, eheheheheheh, nel commento…. è “niente può”, non “niente TI può”… 😉 ma sono io che ringrazio te per la citazione, la lettura e la stima costante. Spero di meritarla sempre.
01/11/2015 at 12:55
(Facepalm!!) Ca…spio, perdonami. Come cavolo ho fatto a sbagliare?! Eppure nel capitolo l’ho scritto bene! Imperdonabile…
Comunque grazie, felice ti sia piaciuto. Lo sapevo che avresti scelto quell’opzione 😉
Giò