Ostrakon – da una vita in pezzi

Dove eravamo rimasti?

Come reagiranno i tre oligarchi? Prenderanno in ostaggio le famiglie dei rivoltosi (100%)

Lumi nell’oscurità

Come previsto la caccia era stata infruttuosa, e il ventre se ne lamentava, l’ultima speranza di Aristandro per riempire il vuoto, almeno quello fisico, che lo attanagliava era riposta tutta nelle trappole piazzate la mattina vicino al fiume, sempre che un sasso con sotto qualche bacca sostenuto solo da un esile ramoscello possa essere chiamato trappola. Ad un primo sguardo i legni sembravano tutti aver ceduto alla sola pressione delle pietre, ma la sorte concesse un piccolo conforto al latitante, una delle trappole tratteneva una lontra. Le braci pulsanti cossero la preda davanti agli occhi assorti di Aristandro, i suoi occhi castani vedevano la carne ma guardavano ben oltre, oltre il mondo fisico e oltre i colori, fino a scorgere il suo stesso animo sconvolto; nemmeno la fame riusciva a distrarlo dall’inevitabile peso del bilancio interiore: il piatto dei contro raccolti col senno di poi sembrava pesare nettamente di più di quello dei pro. L’unica magra consolazione per lui era che forse un altro senno di poi avrebbe potuto scagionarlo se fosse riuscito a portare a termine l’impresa, o fosse morto nel tentativo, vivere con le mani sporche di sangue e la responsabilità della morte di un amico sarebbe stato più di quanto era disposto a sopportare se questi sacrifici non fossero bastati alla rinascita di Samo. Quando ebbe concluso il pasto di fortuna il sole era già calato, la polis era distante, avrebbe dovuto incamminarsi subito per arrivare ai lavatoi del porto prima della luce, unico padrone delle strade nelle ore in cui la città soleva dormire, quando sua madre si svegliava per poter poi esporre i panni già lavati ai primi raggi della giornata.

L’odore del mare e una piccola fiamma lo guidarono fino al porto, corse furtivo verso i lavatoi, sentendosi nemico in patria, sensazione che sembrava accompagnare frequentemente i membri della sua famiglia, e lì si nascose, aspettando che la madre giungesse. Lentamente il sole si alzò, fino a stagliare le prime lunghissime ombre sul selciato, la madre non arrivava e probabilmente non sarebbe arrivata. Questa anomalia valeva il rischio di un’indagine più approfondita, ma di certo non si sarebbe recato a casa con il sole ancora alto, decise allora di immergersi discretamente ed uscire dalla città per poi osservare da lontano i movimenti della sua famiglia, la sera per lo meno avrebbe visto le luci dei lumi, a conferma della loro presenza. Ma il dubbio stringeva la sua morsa, sin dai suoi primi ricordi ad Atene la madre era sempre andata a lavare i panni la mattina prima che il sole si levasse, o era malata o qualcosa di peggio era accaduto alla sua famiglia, possibile che fossero stati coinvolti in una rappresaglia degli oligarchi? Sarebbe stato terribile, avrebbe significato che erano già a conoscenza dei nomi degli attentatori. Se solo fosse stato più prudente prima di agire all’acropoli forse sarebbe riuscito a preservare la propria identità, ma la gioventù è troppo inesperta per sapere quanto è importante la lungimiranza.

Non appena il nuvoloso orizzonte si fece rosso Aristandro si inerpicò su una delle colline che circondano la città. Il buio escludeva la presenza di lumi nella zona dove sapeva trovarsi casa sua, essendo circondata da campi non lasciava spazio ad equivoci. Aristandro iniziò a disperare, i dubbi divennero certezze, prese ad ansimare trattenendosi a stento dal desiderio di urlare le peggiori bestemmie che parole potessero comunicare, in compenso raccolse un sasso e lo scagliò con forza in direzione della casa. Non esisteva gesto in grado di attenuare la rabbia convulsa che lo stava divorando, scoppiò quindi in un pianto, battendo il pugno a terra. Qualche attimo dopo vide una coppia di lumi solcare il buio dei campi, tutta la sua animosità, la violenta dinamicità del momento di rabbia si ruppe per lasciare spazio ad una sospensione, Aristandro si era bloccato pervaso da un fiato di speranza, la faccia era rimasta sconvolta dall’istante precedente, aveva avuto la coscienza solo di socchiudere gli occhi nel tentativo di identificare le facce dietro alle fiammelle. Il viso scavato del padre, coperto dalla canizie della barba, precedeva il volto gentile della madre, la quale sembrava singhiozzare. Poco dopo li raggiunsero altri lumi, le guardie li seguivano senza la minima discrezione, erano sotto sorveglianza. Il loro vecchio cane, ormai zoppo e quasi cieco, abbaiò rabbioso, mentre il padre cercava di farlo entrare per evitare che le guardie reagissero malamente ad uno dei suoi morsi ormai privi di forza e denti. Aristandro rimase ad osservare la casa, il cane non poteva essere tenuto in casa troppo tempo, non andava mai a dormire prima di aver rimarcato ogni singolo segnale olfattivo del territorio, sua indole naturale. Conscio che il momento sarebbe arrivato Aristandro si nascose negli alberi che crescevano appena dopo il sentiero che segnava la fine dei campi, il cane avrebbe sicuramente riconosciuto il suo odore e si sarebbe avvicinato.

Come reagirà il vecchio cane trovando Aristandro?

  • Riconoscerà il padrone (67%)
    67
  • Abbaierà allertando le guardie (0%)
    0
  • Il cane non troverà Aristandro (33%)
    33
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21 Commenti

  1. Mi è piaciuta moltissimo la seconda parte di questo episodio, specialmente le descrizioni e le azioni. Sei molto migliorato dall’inizio della storia.
    Il modo in cui hai descritto i movimenti della folla, la loro attesa e l’entrata della cavalleria. Ma anche la lapidazione dei cavalieri poco prima. È stato tutto molto vivido, quando i cavalieri sono entrati credo di aver provato un pizzico di quell’emozione, di quell’ adrenalinica paura del popolo. È per questo che ho votato per la vittoria sulle guardie, tifo per il popolo ahaha.
    I miei più vivi complimenti! 🙂

  2. Questa storia la vedrei bene come opera teatrale, ne ha tutti gli elementi! Spero solo che questa volta la scelta che ho fatto venga sviluppata…certo una intera generazione di eunuchi e..eunuche(non trovo il termine, vado di neologismi) non è proprio il massimo, ma renderebbe il tutto certo molto originale! Attendo il prossimo episodio

    • Addirittura, grazie mille! le scelte possibili sono state tutte tarate per cercare di rendere un ritratto realista dell’anelito di rivalsa dell’uomo, personalmente la mia scelta preferita è quella degli stupri, loro uccidono la sua stirpe e lui risponde rubando le loro, è la scelta che in fondo, agli occhi di Polimaco, riequilibra meglio le sorti.
      Grazie per l’attenzione 🙂

  3. Bene, è dallo scorso episodio, quando hai accennato al vecchio cane, che spero non si tratti di un omaggio alla vicenda di Argo e Ulisse… quella storia mi commuove sempre!

    Tornando al racconto ho votato per il massacro, mi sembra più in linea con le “tradizioni” greche, dimmi se sbaglio. 🙂
    Ah, c’è una parte, verso l’inizio, in cui ripeti troppo la parola “voce”, cerca di evitare questo genere di cose quando scrivi.

    Al prossimo episodio!

  4. Ho seguito la storia dall’inizio senza avere la possibilità di commentare (problemi di tempo).
    Il racconto va crescendo e non calando, cioè gli episodi appassionano man mano che si va avanti, e questo è un bene. L’inesperienza si vede in molti aspetti, soprattutto descrizioni ed azioni dei personaggi. I dialogi mi piacciono molto 🙂

    Al prossimo episodio!

  5. Allora, primo a commentare vedo.

    Deliziosa la cornice narrativa della grecia antica, e la vicenda scorre molto bene.
    Non ho notato errori,l ne di tipologia grammaticale ne storica a livello di descrizioni/linguaggio.

    La vicenda procede bene, se posso però vorrei farti un paio di osservazioni, causate forse dalla poca esperienza:

    Inizio del discorso diretto, la prima lettere va maiuscola, è una regoletta su cui passo volentieri sopra personalmente, ma stilisticamengte è un po’ una battuta d’arresto.

    Seconda cosa, quando all’interno del dialogo devi segnalare chi parla (es. -perfetto, mi occuperò del secondo, disse Aristandro, ho molti amici…) la componente “£disse Alessandro” invece che porla fra le virgole ti suggerisco di usare i trattini.

    -perfetto, mi occuperò del secondo- disse Aristandro -ho molti amici…

    Così risulta chiaro lo stacco fra parlato e narrazione, perchè usando le virgolette pare quasi che sia tutto discrso diretto.

    In Ogni caso seguo e son curioso di vedere che accade con la rivolta.

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